Nudità aurorale


Occhieggia Venere in cielo: ogni giorno comincia e finisce così.
Prendo il guinzaglio ed esco col cane per un giro al vigneto.
Han già vendemmiato, i filari son spogli: han già dato.

Mi metto libero e subito mi sento rotondo, completo, perfetto.
Una brezza scirocca in velluto tutto m’avvolge e rinfresca.

Il cane segue sua usta; liberi, lascio vagare i pensieri.
Un momento d’incanto: entrambi stralunati e presenti,
ancorati alla terra, allo spazio d’intorno, persino col cielo.

Stringo i pugni, trattengo questo momento contento.
Si leva da solo un mio canto al sole che sorge
commosse le corde del petto, consonanti enarmoniche.

Son tutto di carne, son tutto di pelle, son tutto al presente.
Che più? Considero me: alluci, cosce, petto e fusello:
è tutto un sol corpo risonante di bronzo, d’argento, e boemia.

L’armonia delle sfere che ruotano in cielo, così come in terra,
e così nel corpo mio nudo: il bacio del tutto e del vero.

Info su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri.

Pubblicato il 19 agosto 2012, in Atteggiamenti, Poesie con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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