Archivio mensile:febbraio 2011

Un’artista che mette a nudo il mondo


Geniale, decisamente geniale: Ursula Martinez, un’artista che mette a nudo il mondo!

Un solo esempio della sua arte semplice e meravigliosa … semplicemente meravigliosa.

Le ricette del “Cuoco Nudo”: cavedano in padella


Ingredienti (per quattro persone)

1 cavedano di 1kg; 2 pomodori rossi non troppo maturi, 1 bicchiere di vino rosso non troppo corposo, 2 spicchi d’aglio, 2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva, sale e pepe

Preparazione

Squamare e pulire il cavedano, tagliare la testa e la coda, lavare e asciugare molto bene. Lavare e mondare i pomodori tagliandoli poi a fette non troppo sottili.
Schiacciare, direttamente nella padella, l’aglio con i rebbi della forchetta, aggiungere i due cucchiai d’olio e mettere al fuoco. Quando l’olio a contatto con l’aglio inizia a sfrigolare adagiare il pesce nella padella coprendolo immediatamente con un coperchio per evitare gli schizzi d’olio; quando l’olio smette di saltare togliere il coperchio e girare il pesce.
Lasciar friggere per un paio di minuti anche sull’altro lato poi aggiungere i pomodori affettati, salare e pepare. Dopo un altro paio di minuti girare nuovamente il pesce, salare e pepare e bagnare con il vino rosso. Coprire e completare la cottura (15/20 minuti) girando, con delicatezza, il pesce ancora una volta o due.
Quando il pesce è cotto, adagiarlo su un piatto di portata preventivamente scaldato, intorno sistemarci i pomodori e sopra al tutto versare il fondo di cottura (eventualmente fatto ridurre).
Portare subito in tavola, accompagnandolo con lo stesso vino utilizzato per la cottura.

Le ricette del “Cuoco Nudo”: risotto al persico con tocco di verde


Ingredienti (4 persone)
500g di riso per risotti, 750 grammi di persico reale pulito, 1 limone, 1 cipolla bianca, 2 carote, 4 spicchi d’aglio, 300g di verza, 2 bacche di ginepro, pepe bianco in grani, sale, olio extravergine d’oliva, 1 bicchiere di vino bianco secco, 100g di burro, sale grosso

Preparazione
Sfilettare i pesci tenendo da parte la lisca centrale con i residui di polpa. Tritare finemente 1/2 cipolla e 2 spicchi d’aglio, tritare grossolanamente (e separatamente) la verza e i filetti di persico.
Riempire una grossa padella con due litri d’acqua, versarci le lische dei pesci, l’altra mezza cipolla tagliata in due, le carote spezzate in due, i due rimanenti spicchi d’aglio, le bacche di ginepro, alcuni grani di pepe bianco, il limone tagliato in due e il sale grosso. Mettere la padella sul fuoco a fiamma alta e coprire, quando inizia a bollire abbassare la fiamma e scoprire parzialmente; lasciare andare per due ore a lieve bollore (se necessario aggiungere altra acqua, alla fine deve rimanere circa un litro di brodo), poi abbassare ancora la fiamma per mantenere il brodo in caldo.
Quando il brodo è pronto, in un’altra pentola versare due o tre cucchiai d’olio e mettere al fuoco, lasciar scaldare l’olio e poi versarci il trito di aglio e cipolla. Lasciar colorire, versare la verza e, dopo un paio di minuti, il riso. Mescolare continuamente per un altro paio di minuti poi sfumare con il vino bianco. Lasciar evaporare tutto il vino, aggiungere due mestoli di brodo e lasciarlo assorbire quasi completamente tenendo sempre mescolato.
Procedere nella cottura del riso versando un mestolo di brodo alla volta attendendo ogni volta l’assorbimento quasi totale dello stesso. Quando mancano 10 minuti alla cottura del riso (in genere il riso cuoce in 20 minuti, ma dipende da riso a riso), aggiungere la polpa del pesce e subito un mestolo di brodo.
Quando il riso è cotto, spegnere la fiamma, aggiungere la noce di burro e farla sciogliere mescolando energicamente, spolverare con pepe bianco tritato al momento. Servire ben caldo accompagnando con lo stesso vino utilizzato in cottura.

Aggiornamento


Aggiornata la pagina dei link!

Le ricette del “Cuoco Nudo”: risotto lago, mare e malga


Ingredienti (per 4 persone)
400g di riso per risotti, 200g di polpa di pesce persico, 100g di gamberetti sgusciati, 100g di formaggio di malga stagionato, 25g di burro, 2 spicchi d’aglio, 3 cucchiai d’olio extravergine d’oliva, 1 bustina di zafferano, il succo di mezzo limone, 2 bicchieri di vino bianco secco, 2l di brodo di pesce (preparato con le lische dei persici da cui si è ricavata la polpa, senza aggiungere troppi aromi giusto solo qualche grano di pepe nero, qualche bacca di ginepro e sale grosso), pepe bianco.

Preparazione
Mettere a scaldare il brodo di pesce. Nel frattempo versare in un largo tegame due cucchiaio d’olio e l’aglio tritato finemente. Lasciare scaldare l’olio e quando l’aglio inizia a imbiondire versare la polpa dei persici; cuocere per tre minuti tenendo mosso per evitare che si attacchi alla padella, a questo punto aggiungere i gamberetti lasciati interi, bagnare con il succo di limone e continuare la cottura per altri due minuti. Coprire e mettere da parte.
In una pentola alta versare il rimanente cucchiaio d’olio, mettere a fuoco moderato e lasciare scaldare bene. Versare il riso e, mescolando in continuazione, farlo soffriggere per un minuto. Aggiungere il pesce, versare i due bicchieri di vino bianco e lasciare evaporare quasi completamente. A questo punto iniziare ad aggiungere, un mestolo alla volta, il brodo di pesce ben caldo; prima di versare nuovo brodo attendere l’evaporazione quasi completa del precedente. A metà cottura sciogliere in un mestolo di brodo lo zafferano e versare il composto sul risotto mescolando bene. Quando il riso è cotto aggiungerci la noce di burro e, mescolando bene, farla sciogliere completamente. Versare sul risotto il formaggio grattugiato e mescolare per bene di modo che il formaggio dia cremosità all’intero risotto. Spegnere la fiamma, spolverare con abbondante pepe bianco macinato al momento, mescolare e servire ben caldo.
Accompagnare con lo stesso vino bianco usato per la cottura.

La verità o le verità?


S’avvicina la primavera e s’incomincia a pensare alle spiagge, al sole, all’aria aperta, al lago o al mare e a tutte le altre attività tipicamente estive. La nostra mente evoca paesaggi bucolici e ci trasporta in un viaggio fantasioso attraverso le strade dei desideri e delle aspettative, tra queste forte la speranza di poter passare un’estate tranquilla, di potersi permettere un estate da vivere totalmente e intensamente nell’ottica dello stile di vita nudista.
Purtroppo a questo punto la mente non può evitare di rievocare in noi i problemi del recente passato, i diversi focolai di opposizione al nudismo e le diverse ipocrisie della società; le nostre speranze vengono crudamente ridimensionate, i desideri devono tornare a fare i conti con la realtà e lo sconforto prende il soppravvento, inondando l’animo di tristezza.
Una domanda allora si affaccia alla finestra dei pensieri: “Dal momento che è stato ripetutamente accertato che nessuno degli oppositori alla diffusione del nudismo ha mai provato a praticarlo; dato che è risaputo e ovvio che la certezza si può avere solo provando le cose; allora, perché mai spesso si confonde il pensare e il credere con l’essere certi?”
Difficile rispondere e alla fine, forse, non è nemmeno importante in una società che, attraverso il giornalismo di parte e l’opinionismo spettacolarizzato, sta completamente cambiando il senso della parola “verità”; in una società che, attraverso i reality e altre trasmissioni assimilabili, sta abituando le persone a credere nella finzione, nella rappresentazione forzata e quindi fallace della vita quotidiana.
D’altra parte: può esistere “la verità” o invece esistono più verità?
Lungo sarebbe il viaggio necessario a dare una risposta, proviamo a tagliare corto con un esempio.

Un anno addietro andò in onda un servizio su Cap d’Agde, conosciuta cittadina della costa sud francese avente la prerogativa d’essere interamente nudista: in questa città i vestiti sono assolutamente facoltativi. Oltre al nudismo, però, si è da tempo affermata anche la trasgressione sessuale: inizialmente in forma isolata e riservata, ovvero, così come avviene in ogni città del mondo indipendentemente dal nudismo, all’interno dei Club Privè, delle stanze d’albergo o delle case private; poi in modo sempre più palese ed evidente, sebbene sempre all’interno di confini ben precisi.
Il servizio, realizzato dalla nota trasmissione “Le Iene” di Italia 1, che poi ne ricalca sostanzialmente uno precedente sempre fatto da loro, si presume volesse per l’appunto mettere in evidenza e in discussione questo secondo aspetto della cittadina, calcando la mano sull’assenza apparentemente generalizzata di protezioni dalle malattie trasmissibili per via sessuale, ossia il mancato utilizzo di preservativi. Due obiettivi assolutamente leciti e del tutto condivisibili, sennonché il servizio parte parlando di naturismo e, soprattutto, di nudismo, parlando della presenza di famiglie, portando, forse, l’ascoltatore ad accomunare le due cose: nudismo e sesso, se non addirittura pedofilia.
Molte, quindi, le domande che sorgono spontanee in merito a detto servizio:

  • Perché viene rifatto pari pari un servizio già mandato in onda non molto tempo prima?
  • Perché una trasmissione italiana e che si rivolge agli italiani va proprio in Francia a sviluppare un servizio?
  • Perché “Le Iene” si occupano di un qualcosa che, tutto sommato, viene fatto, senza violenza alcuna, tra persone adulte e consenzienti, quando esistono molti veri reati da poter trattare?
  • Perché ci si scandalizza per Cap d’Agde quando le stesse cose avvengono in tutte le città tessili del mondo?
  • Perché si pone l’accento sulla presenza degli Italiani, quando non sono di certo gli unici e i più numerosi?
  • Perché si calca la mano sul sospetto verso il vicino di casa, il collega, l’amico, eccetera?
  • Perché “Le Iene” si accaniscono su Cap d’Agde, nota appunto per la sua essenza anche trasgressiva, e ignorano le altre centinaia di località nudiste note per non essere trasgressive?
  • Perché si definisce come attività prevalente di Cap d’Agde quella della trasgressione sessuale nascondendo che chi non è interessato a questo può tranquillamente trascorrere le proprie vacanze in questa località senza entrarvi in contatto?
  • Perché si visualizzano immagini di famiglie nude in spiaggia, bimbi compresi, e poco dopo si gira sulle scene di sesso?
  • Perché il servizio parte dal nudismo per arrivare al libertinaggio sessuale?
  • Perché al naturismo e al nudismo viene riservato solo un piccolo spazio all’inizio del servizio?
  • Perché la distinzione tra nudismo e trasgressione sessuale viene fatta in modo così poco palese?
  • Perché si chiude il servizio con un richiamo all’uso del preservativo, senza ritornare sulla distinzione tra nudismo e trasgressione sessuale?

Dalla somma di queste ne viene un’ultima ma non meno importante domanda:

“Il servizio è stato fatto solo per parlare di Cap d’Agde e del libertinaggio sessuale o anche per indurre nell’osservatore l’idea che nudismo sia sinonimo di libertà sessuale, esibizionismo, scambismo, eccetera?”

A molte di queste domande possono rispondere solo i curatori del programma e del servizio, noi possiamo limitarci a considerare quale sia la natura e l’obiettivo del programma stesso: una trasmissione pseudo giornalistica volta a fare spettacolo e scalpore oltre o più che a dare informazione!
Essendo palese che il semplice nudismo non può fare ne spettacolo ne, tutto sommato, grande scalpore, ecco che l’argomentazione e il taglio del servizio dovevano necessariamente ricadere sulla trasgressione sessuale. Si poteva certo evitare di partire dal nudismo, ma si può ipotizzare, con buona approssimazione, che nell’intenzione della regia ci fosse proprio la volontà di segnalare all’osservatore che il servizio non trattava di naturismo e di nudismo ma di altro. Infatti nelle scene messe in apertura del servizio si evidenziano, brevemente ma comunque in modo chiaro e ben definito, due aspetti importanti:

  1. i naturisti e i nudisti hanno tentato di contrastare il diffondersi della trasgressione sessuale;
  2. la spiaggia è suddivisa in due zone ben distinte, quella “classica” e quella dove tutto è concesso.

E allora … Viene indotta nell’osservatore l’idea che nudismo sia sinonimo di libertà sessuale, esibizionismo, scambismo, eccetera?

Si e no! Se parliamo di certezza direi assolutamente no; se parliamo di dubbio allora possiamo effettivamente temere che alcuni spettatori siano stati indotti a pensarlo. Alcuni, non tutti, perché?

Perché non è assolutamente ipotizzabile che l’intero pubblico sia fatto da persone disattente, poco informate, che non abbiano la benché minima capacità di discernimento. Inoltre sussiste un aspetto ancora più importante che fa propendere per una posizione di mezzo: da molto tempo ormai i mezzi di comunicazione, i personaggi di rilievo (i cosi detti Vip), i personaggi della politica, le trasmissioni, la pubblicità, le persone stesse sono ormai dediti e abituati all’utilizzo sfrontato della provocazione; oggi, e da tempo, è ormai in voga il concetto di “non importa come, l’importante che se ne parli”. Possiamo infatti osservare tutti i giorni persone o strutture di cui si stava parlando sostanzialmente male che diventano, proprio in ragione del tanto parlarne male, personaggi famosi o strutture di rilievo.

Direi che si può affermare che, in linea di massima, oggi non viene dato più tanto peso ai contenuti ma piuttosto si presta attenzione e si viene condizionati dall’esibizione degli stessi, e il parlare porta molto rapidamente all’assuefazione e all’accettazione, talvolta anche dissennata, delle cose.
Ecco quindi che non abbiamo “la verità”, ma piuttosto più verità ognuna delle quali definita dal differente modo di osservare e valutare le cose, dalle differenti esperienze e abitudini di ogni singolo osservatore, dalla differenza generazionale e culturale. La stessa persona, cambiando l’approccio, può arrivare a vedere e definire contemporaneamente più verità. Allora perché preoccuparsi di definire “la verità” quando è certamente più semplice, sicuro e veloce far convivere tra loro le diverse verità? Invece di contestare e contrastare le altrui verità, le si accettino e le si rispettino, senza elevarne nessuna sopra l’altra, ma, nel contempo, lasciando ad ognuna il proprio spazio e la propria libertà d’azione.
In chiusura una piccola osservazione aggiuntiva: parlando di nudismo e di nudisti, dobbiamo mettere in evidenza che mentre il nudista conosce molto bene la realtà tessile, dato che nella stessa è nato e deve vivere, il tessile non conosce affatto la realtà del mondo nudista.

Non condannate, rifiutate o rigettate il nudismo senza prima aver vissuto una giornata da nudisti!

Le ricette del “Cuoco Nudo”: tinca gustosa


Ingredienti (per sei persone)

1 tinca di 2kg, 1 cipolla, 2 spicchi d’aglio, 150g di pomodori (freschi o in scatola), 150g di piselli (freschi o surgelati), 150 g di fagioli, 150 g di cuori di carciofo, 2 bicchieri di vino rosso di medio corpo, olio extravergine di oliva, sale e pepe

Preparazione

Pulire per bene la tinca, asportando la testa, la coda e la parte dell’addome solitamente piuttosto grassa e dal sapore di fango; lavarla, asciugarla e tagliarla a tranci non troppo piccoli (ogni trancio deve risultare una porzione).
Se si usano pomodori freschi, versarli in acqua bollente e lasciarceli un paio di minuti; farli raffreddare e spellarli.
Se si usano piselli e fagioli freschi o secchi, lessarli per metà del tempo di cottura.
I cuori di carciofo si trovano surgelati e vanno fatti lessare fino a tre quarti di cottura.
In una pentola abbastanza grande versare un poco di olio, farlo scaldare, quindi adagiarvi la cipolla e l’aglio tritati grossolanamente e far soffriggere finchè la cipolla inizia a dorarsi. Aggiungere i tranci di tinca, dopo un minuto girarli e lasciarli dorare anche sull’altro lato. Bagnare con il vino rosso. Quando il vino si è ridotto, aggiungere il pomodoro e, se necessario, un poco di acqua o di brodo vegetale molto leggero. Regolare di sale e di pepe. Coprire la pentola con il coperchio e lasciare insaporire per bene, mescolando ogni tanto con delicatezza, facendo attenzione a non rompere il pesce. Dopo qualche minuto aggiungere le verdure: prima i fagioli, poi i cuori di carciofo e, a pochi minuti dalla fine cottura, i piselli.

A termine cottura togliere i tranci di tinca e adagiarli su di un piatto di portata precedentemente scaldato. Se necessario far addensare il fondo di cottura o, se risultasse al contrario troppo secco, aggiungervi un poco di acqua o di brodo e scaldare mescolandolo per bene. Versare il fondo di cottura sul pesce, decorare con alcuni cuori di carciofo tenuti da parte allo scopo e qualche fetta di limone. Servire ben caldo.

Le ricette del “Cuoco Nudo”: persico alla maniera delle seppioline


Ingredienti (per quattro persone)

1kg di persici reali, 4 pomodori, 250g di piselli freschi o surgelati, 1 bicchiere di vino bianco secco fermo, il succo di un limone, olio extravergine di oliva, 2 spicchi d’aglio, 1 ciuffo di prezzemolo, sale e pepe.

Preparazione

Pulire e sfilettare il pesce, poi tagliare i filetti in due o tre parti. Versare un filo d’olio sul fondo di un tegame; tritare l’aglio, distribuirlo nel tegame e mettere sul fuoco a fiamma media.

Quando l’aglio inizia a sfrigolare, versare i pezzetti di pesce; lasciar soffriggere un attimo e versare il vino bianco. Quando il vino è evaporato per metà aggiungere il succo di limone. Lasciar passare ancora qualche minuto e poi aggiungere il pomodoro sminuzzato finemente. Mescolare e, se necessario, aggiungere un poco di acqua calda. Aggiungere i piselli già sbollentati a parte, regolare di sale
e pepe.

Portare a termine la cottura mescolando, delicatamente, ogni tanto per evitare che il tutto si attacchi sul fondo del tegame ma anche per sminuzzare ulteriormente il pesce. A termine cottura spolverare con prezzemolo tritato e servire ben caldo.

L’insostenibile leggerezza del…


È una giornata cupa, il cielo coperto da fitte nuvole grigie non permette di vedere il sole, fortunatamente non piove e non sembra voglia farlo, anche la temperatura dell’aria non è del tutto sgradevole e permette di starsene all’aperto anche senza coprirsi molto, basta una maglietta per proteggersi dalla lieve brezza.
Il mare è agitato, impensabile entrare in acqua, quindi mi siedo sulla spiaggia a osservare l’orizzonte e assaporare il lento scorrere del tempo. È mattina presto, gli altri ospiti del campeggio ancora dormono, sono solo, anzi no, quasi solo: poco distante da me, seduti su alcuni scogli, ci sono dei ragazzi, li ho conosciuti ieri sera, sono arrivati sul tardi e hanno piazzato le loro tende vicino alla mia; sono tre coppie di giovani che hanno programmato la loro estate insieme e stanno girando l’Italia alla ricerca dei paesaggi e dei sapori più antichi e naturali.
Che bello, mi fanno tornare in mente le mie avventure di ragazzo quando, a otto anni, al campeggio montano con l’oratorio, ero l’unico ragazzino che fosse accettato alle gite più impegnative; quando, a dieci anni, giravo per i boschi in piena notte senza torcia; quando, a quattordici anni, insieme con un amico partimmo e ci facemmo una settimana in giro da soli e in autostop; quando a diciassette anni mi feci il corso sub e alla gita finale, nonostante fossero i primi di maggio, mi gettai in acqua senza muta; quando … quando … quando.
Mentre rivivo mentalmente le mie avventure giovanili, i ragazzi vicino a me iniziano a parlare tra di loro. La voce non propriamente bassa e la complicità del vento mi permettono di udire bene quello che dicono: parlano di sesso e lo fanno senza pudore. Non voglio ascoltare, ma non voglio nemmeno spostarmi, così mi concentro sui miei pensieri e sull’osservazione delle onde per non percepire e rubare i loro discorsi.

Per un poco il gioco mi riesce ma quando una delle ragazze pronuncia la parola “nudismo”, beh, a quel punto faccio fatica a mantenermi distaccato e, incuriosito, ascolto il proseguio dei loro discorsi.
Lei, Luisa, è una ragazza mora, non molto alta, abbronzata e con due occhi neri che colpiscono subito per l’espressività e l’intensità dello sguardo. Fino ad ora era stata in disparte, silenziosa, sembrava che l’argomento in discussione la mettesse in imbarazzo, che non fosse molto contenta di parlarne. Ora è proprio lei che sta proponendo ai compagni, giacché non molto lontano c’è una spiaggia frequentata da nudisti, di andare a vedere e, magari, fermarcisi per passare una giornata in piena libertà.
La prima reazione dei compagni è di stupore, “Ma sei matta!” esclama Raffaella, “Io nudaaaa, mai!” Gli fanno coro Luigi e Michela “No, no, ma che proposte fai! Non siamo dei pervertiti, noi non facciamo queste cose”. Vedo che a Francesco, il ragazzo di Luisa, compare un sorrisino beffardo sulla bocca, mentre Sergio, il compagno di Raffaella, sembra non mostrare reazione.
“Ma ragazzi” riprende Luisa “mettersi nudi sulla spiaggia non vuol necessariamente dire fare cose strane e particolari, non vuol dire esibirsi o cercare incontri di natura sessuale. Mettersi nudi è la cosa più naturale al mondo, mettersi nudi è una cultura, la più antica cultura al mondo!” Vedo che il sorrisino sulla bocca di Francesco si rinforza, comincio a pensare che questa Luisa sia un bel peperino e non sarà facile per i suoi amici resistere alla sua proposta. La cosa, per me che del nudismo ne ho fatto una ragione di vita, a questo punto si fa alquanto interessante. Potrei unirmi al gruppo, ma non voglio influire e preferisco stare a vedere come le cose evolvono, quali saranno le obiezioni e quali le risposte.

La prima a prendere la parola è Raffaella: “Sarà anche la cosa più naturale al mondo, ma a me non interessa vedere altre persone nude, mi fanno sorridere tutti quei cosi che ciondolano a destra e a manca”. “E poi” aggiunge Luigi “io la mia ragazza nuda proprio non la faccio vedere a nessun altro”. “Già” commenta Michela “anch’io non voglio che altri vedano il mio Luigi che se ne gira tutto nudo per la spiaggia, e se poi qualcuna gli fa delle proposte? Né Luigi, poi mica che ti tiri indietro? No, no, mostrarsi nudi è un po’ tradire, io non voglio tradire e non voglio essere tradita!”.
“Scusa Raffaella, ma quei cosi che ciondolano invece ti piacciono e assai quando sono bei ritti, o no?”, interviene Sergio, il ragazzo di Raffaella, con un sorrisone soddisfatto. Raffaella per nulla imbarazzata ribatte “Zitto tu, con quella pancia di certo non potresti metterti nudo!” “Ehm, invero l’ho già fatto in alcune occasioni” “Come l’hai già fatto? Sporcaccione, non mi hai mai detto nulla!” “Guarda, è successo alcuni anni addietro, ancora non ci conoscevamo; non te l’ho mai detto perché non ce n’è mai stata l’occasione” “Ma a me, che sono la tua compagna, non dovevi tenerlo nascosto!” “Ma mica te l’ho nascosto, ripeto, non c’è mai stato motivo di parlarne e non ritenevo opportuno farlo a priori; le cose si dicono quando ne capita l’occasione, quando ne sorge una motivazione, non è un obbligo né una cosa scontata” “Si va beh, hai ragione.”

“Ecco vedete” Luisa riprende il controllo della situazione “Non so se ci avete badato, ma quando voi parlavate a ruota libera di sesso, raccontandovi quello che fate, quello che desiderate, quello che avete fatto ieri sera, beh, io me ne stavo in silenzio, mi tenevo in disparte. Non è che abbia paura a parlare di sesso, tutt’altro, solo che per me il sesso, quello che faccio con il mio uomo, quello che desidero, son cose riservate, cose che preferisco tenere per me, al massimo parlarne con il mio uomo, non sento l’esigenza di pubblicizzarle. Voi, invece, parlate di sesso a ruota libera, senza pudore, senza malignità. Giusto, non dico di no, ma come vi si parla di nudismo vi mettete subito sulle difensive, andate subito a pensare al sesso maligno, all’esibizione, allo scambismo, eccetera; subito immaginate che il nudista sia un sessuomane alla ricerca di nuovi stimoli ed esperienze. No, non è così, anzi spesso è proprio il contrario. Perché voi pensate quello che avete pesato?” “Beh, ma perché i genitali servono per fare sesso, no!” afferma Michela. “Si certo, ma il sesso si fa solo con i genitali?” domanda Luisa. “Ehm, no, in effetti: mani, bocca, occhi e anche l’olfatto fa la sua parte” risponde Luigi. “Si, si, si fa con tutto il corpo” rincalza Raffaella. “Ecco, e allora perché non coprite anche le mani, la bocca, gli occhi, il naso? Lo sapete che in certe culture i genitali non creano imbarazzo all’esposizione ma sussiste l’obbligo, quantomeno per le donne, di non esporre il viso? Perché?” “Ma, non saprei e in effetti mi sembra molto strano!” “Ragazze, provate a pensare, cosa fate quando volete sedurre un uomo? Cosa fate per rendervi interessanti? Per colpire l’attenzione?” “Mi vesto in modo attillato ed evidenzio gli occhi con un trucco adeguato” “Si, si, anch’io, e se questo non basta mi avvicino a lui e lo guardo in modo provocante, magari lascio scivolare una spallina o mi allargo un poco la scollatura” “Ecco, vedete, agite sul coprire, più che sullo scoprire, utilizzate lo scoprire parziale e malizioso, e poi condite il tutto con lo sguardo, perché senza di quello non esiste corpo che regga; il corpo potrà stimolare, ma se non date un segnale difficilmente poi andate a segno. E il segnale non è nello spogliarsi, ma nel guardare”.

“Si, hai ragione, mi hai quasi convinta. Ma… se poi qualcuno mi guarda?” “Scusa, ma non ti capita mai, nella vita quotidiana, d’essere guardata, e non intendo dire vista, ma proprio guardata, scrutata, osservata?” “Si certo che mi capita, mi capita spesso, sono una bella ragazza!” “E cosa pensi? Cosa provi?” “Beh dipende, a volte m’infastidisce, ma in genere mi sento lusingata” “E cosa credi che passi per la testa del tizio che ti sta guardando? “Beh di sicuro starà apprezzando il mio seno, il mio sedere e magari starà immaginandosi anche come sono sotto i vestiti” “Ecco e allora perché mai se ti guardano vestita facendosi illazioni su come sei nuda la cosa ti lusinga e se ti dovessero guardare nuda la cosa ti da fastidio? Non è forse la stessa identica cosa? Anzi, non è forse peggio che chi ti guarda faccia lavorare l’immaginazione?” “Ma forse c’è la paura di eccitarsi e dare involontariamente dei messaggi di disponibilità, anche quando non è vero” “Ecco, vedi che allora il problema non è negli altri ma in te stessa!”
“Eh già, il problema è in me” interviene Luigi “a vedere tutte quelle donne nude come faccio a non eccitarmi? Ciò gli ormoni io!” “Scusa Luigi, ma quando vedi Michela nuda ti ecciti subito?” “Beh, no, non sempre” “Ragioniamo su quel non sempre, quando ti ecciti e quando no?” “Mi eccito se stiamo per fare sesso, oppure se stavo pensando a fare sesso. Non mi eccito se lei sta facendo la doccia, se stiamo guardando la televisione, se sto pensando ad altro” “Ecco, vedi, quindi secondo te cos’è che ti eccita, la visione di lei nuda o il pensiero di fare sesso, la circostanza?” “Beh, si certo, non è tanto il vedere lei nuda, ma quanto e soprattutto la situazione e il pensare all’azione sessuale, è questo che mi eccita.” “Ecco, quindi abbiamo stabilito che il nudo di per se stesso non provoca eccitazione, se tu guardi al nudo in modo distaccato, senza pensare subito al sesso, non ti ecciti. Se è così con la tua ragazza, perché dovrebbe essere diverso vedendo altre donne nude?” “Beh, un conto la mia ragazza sola, un altro con decine di donne che se ne girano attorno a me in compelta nudità. Come faccio a non osservarle? Come faccio a non vedere e iniziare a pensare?” “Semplice, pensa che gli altri sono persone e non oggetti del desiderio; convinciti che quelle persone nude non lo sono perché vogliono esibire della mercanzia, ma lo sono perché hanno compreso l’assurdità e l’inutilità di certi precetti, perché si sono rese conto di quanto sia ipocrita l’accettare la liberazione sessuale, con tutti i suoi contorni più o meno edificanti, rifiutando al nudo la sua condizione di naturalità ed essenzialità; pensa al non senso, all’ipocrisia dell’accettare la vera provocazione sessuale e rifiutare ciò che di suo non è per nulla provocante!”

“Ragazzi” prende la parola Francesco, che fino ad ora era stato in disparte “vi assicuro che Luisa ha perfettamente ragione. Anch’io all’inizio avevo gli stessi vostri dubbi e perplessità, ma poi mi sono lasciato convincere a provare e devo dire che mi sono bastati pochi minuti per comprendere quanto fossero giuste le parole di Luisa. E’ straordinariamente bello potersene stare nudi senza problemi, una vera liberazione: la liberazione dai timori d’essere visti mentre ci si cambia il costume; la liberazione dalle lotte con l’asciugamano per cambiarsi senza farsi vedere; la liberazione dall’ossessione del corpo perfetto; la liberazione dalla paura dei commenti altrui; la liberazione dalla costrizione del corpo in qualcosa che, per quanto traspirante e leggero possa essere, è pur sempre e comunque una barriera, è sempre e comunque un qualcosa che impedisce la normale traspirazione del corpo, è sempre un qualcosa che altera le naturali funzioni del corpo. Io mi associo a Luisa e domani voglio proprio andare in quella spiaggia per ritrovare la mia naturalezza e la mia spontaneità, per risentirmi libero e tranquillo”. “Anch’io mi associo” ribatte Sergio “come già detto ho provato una volta e mi era piaciuto, voglio riprovare!” “Beh, si, voglio proprio provare anch’io, ok ci sto” appoggia Raffaella.
Mancano solo Luigi e Michela, i più titubanti. Li osservo guardarsi a lungo negli occhi, il loro viso esprime un senso di timore ma nel contempo anche di curiosità, vedo gli occhi di Michela muoversi continuamente, segno palese del mulinare dei suoi pensieri, improvvisamente si fermano, osservano quelli del suo ragazzo, ha deciso: “Si, si, ragazzi, andiamo, vero Luigi che andiamo anche noi?” Luigi resta un attimo in silenzio, non è ancora del tutto convinto, vedo che guarda la sua ragazza, poi scruta il mare per alcuni secondi, infine abbassa gli occhi e … “Si, ok, allora domani tutti alla spiaggia nudista!”. “Bene” dice Luisa “vedrete che le vostre preoccupazioni domani svaniranno in un battibaleno. Quella spiaggia è un posto bellissimo, c’è un mare d’incanto e una freschissima pineta, Vi assicuro, domani vedrete solo la bellezza della natura e imparerete cosa voglia dire vivere veramente in natura e alla fine anche voi riconoscerete l’insostenibile leggerezza del… tessilismo”.

Si è fatta l’ora di andare a colazione, i ragazzi si alzano e si avviano verso il campeggio, io mi soffermo ancora un poco a guardare il mare che pare allentare la sua furia. Forte questa Luisa, ha saputo condurre il dialogo in modo esemplare, non ha mai ribattuto alle obiezioni ma ha principalmente fatto domande, inducendo gli amici a rispondere di per se stessi alle loro obiezioni. Il risultato non poteva che essere quello che è stato. Sono assolutamente convinto che domani i suoi amici diventeranno a loro volta nudisti.
Mi alzo anch’io e m’incammino lungo la spiaggia, vedo il gruppo di raggazzi quasi all’ingresso del campeggio, li vedo allegri, si fermano un attimo e si girano, Luisa alza il braccio e indica un punto alle mie spalle, mi giro a osservare, si sta indicando la posizione della spiaggia nudista, a quanto pare ogni esitazione, ogni titubanza sono svaniti e al loro posto solo il desiderio che venga domani.

Già, forse è proprio così, forse è l’insostenibile leggerezza del tessilismo!

Il gioco


Sto andando al lavoro e, come mio solito, ascolto l’autoradio; è accesa sul mio canale preferito e stanno parlando di un argomento serio, che nulla ha a che fare con il sesso, ma proprio nulla, eppure ad un certo punto scatta la battutina, lo scambio ironico (ma sarà poi proprio così ironico?) tra i due presentatori, un uomo e una donna, e non è che sia stato l’uomo ad iniziare, no, proprio no, è stata lei, la donna.
Mi fermo all’edicola per acquistare una rivista di finanza, come spesso accade oggi, insieme alla rivista c’è un gadget per forzare un aumento delle vendite e che gadget: un bellissimo calendario con … no, no, non con i top della finanza mondiale, bensì con le top della malizia e dell’ammiccamento, ovviamente seminude (se va beh, seminude, non è che venga lasciato molto alla fantasia, giusto giusto la vulva) e in atteggiamenti provocatori.
Arrivo a scuola e davanti alla stessa un bel cartellone pubblicitario per una festa nel paese vicino, di contorno, anzi no, altro che contorno, sulla metà del cartellone campeggiano due belle veline con minicostume e sguardo malizioso.

Nel pomeriggio devo fare un giro per la città, davanti a me cammina una ragazza, ad un certo punto le cade il cellulare in terra, si piega per raccoglierlo e … la, tutto il sedere in bella mostra; eh, si, questi pantaloni a vita bassa sono proprio una favola. Poco oltre un ragazzo seduto sulla panchina mostra indifferente ai passanti, altrettanto indifferenti, metà dei suoi glutei. Ferma all’incrocio, una signora di mezza età aspetta di attraversare la strada, mi da il fianco ma posso vederla piuttosto bene, veste in modo elegante, si vede che è una donna in carriera e probabilmente, vista la ventiquattrore in mano e il palmare, sta andando a qualche appuntamento di lavoro; una gonna nera a mezza coscia, scarpe pure nere con tacco medio e sottile, camicetta bianca con decorazioni in oro appena visibili, al di sotto si nota senza problemi un reggiseno bianco con imbottitura. Tac, tac, tac, il segnalatore per non vedenti anticipa lo scatto del verde per il passaggio pedonale, la donna si gira mostrandosi di fronte e … zacchete, la camicetta è sbottonata per metà e lascia bene in mostra l’ampio decolleté contornato da un reggiseno che copre solo la metà inferiore delle mammelle (già perché così si chiamano, il seno è l’incavo tra di loro) e, giusti, giusti, i capezzoli.

Arriva la sera, mi stendo sul divano per osservarmi il telegiornale; apertura con un gossip e, ovviamente, bel primo piano dei due che si limonano, seguito da un campo lievemente più lungo dei due che scopano sul lettino della psicina. Secondo servizio, intervista ad una donna di successo, oviamente l’intervistatrice non può esimersi dal chiedere “secondo lei cosa manca alle donne di oggi?” La risposta, scontata, “La sensualità! Le donne oggi sono molto libere e intraprendenti ma hanno perso il concetto di sensualità, la capacità d’essere sensuali”.
Va beh, andiamo su Facebook a vedere se ci sono novità interessanti. Si carica la bacheca e … “Adotta anche tu una ragazza in mutandine”, “Quelli che la mattina ce l’hanno duro”, “W le tettone”, “Se non la lecchi, godi a metà”, e via dicendo sullo stesso tono e anche peggio.
Cambiamo strada, andiamo sui forum, forum che nulla hanno a che vedere con il nudismo, il sesso, la pornografia. Apro una discussione e … rizacchete, un bellissimo avatar con l’immagine di una bella ragazza, alta, slanciata, rigorosamente con le sole mutandine e in posa maliziosa. Controllo i nuovi arrivi, c’è un post di presentazione di una ragazza, una delle poche che capitano qui, sono poco più di 50 minuti che l’ha scritto e già ci sono diverse decine di risposte (chissà mai perché alle presentazioni dei maschietti dopo giorni le risposte si contano sulle dita di una mano): “ben arrivata, se vuoi ti ci accompagno io a…”; “ehi ma sei carina?”; “si, si, contala giusta, lo so io qual è la banana che cerchi”; e via dicendo.

Lungi da me voler fare il puritano, tutte le cose elencate sopra mi stanno anche bene, ritengo che sulle questioni morali nessuno, e ripeto nessuno, abbia il diritto d’interferire con l’opinione degli altri, che ognuno abbia il diritto di farsi la propria morale e di agire secondo la stessa, l’importante è che nessuno imponga agli altri di agire secondo la sua morale (beh, si il discorso è decisamente più complesso, ma non è questa la sede per affrontarlo e ai fini del presente articolo basta quanto detto). Se una cosa mi da fastidio posso girarmi e non guardare, ma se guardo poi non ho nessun diritto di lamentarmi di quello che ho visto, soprattutto non ho diritto di criticare coloro che ho osservato, magari anche di gusto.
Ecco, premesso che non è un articolo sulla morale, veniamo al nocciolo della questione: perché nonostante tutto quello che avviene nella società odierna (che ho brevemente riepilogato con gli esempi), nonostante l’apertura mentale e morale della società odierna, nonostante si parli liberamente di sesso, nonostante si mostri il corpo nella sua quasi interezza, ecco nonostante tutto questo, come mai se si parla di nudismo, di spiagge nudiste, di strutture nudiste, scatta subito una reazione di ostilità e chiusura? Ma dov’è il nesso? C’è qualcosa che non mi quadra in questo. Quale sarà la differenza tra l’immaginare senza neanche troppa difficoltà e il vedere schietto? Perché l’ipocrisia di chi non si lesina in turpiloquio, in frasi evidentemente provocatorie sul piano sessuale, in ironie che male nascondono il desiderio di un incontro sessuale con l’altra/o, in distribuzione senza sosta d’immagini sessualmente provocatorie, ma nel contempo rifiuta a priori il nudismo? Perché?
Qui mi sorge prepotente e invadente un dubbio: non è che chi è contrario al nudismo lo sia solo per esorcizzare inconsciamente la paura di non potersi più divertire con tali cose, la paura di dover rinunciare alla malizia, la paura di doverla smettere col gioco sessuale fuori dal contesto sessuale?

Beh, se fosse così voglio rassicurarvi: nonostante ci sia una corrente di pensiero che vorrebbe, irrazionalmente e ingiustamente (in quanto fuori da ogni contatto con la realtà sociale odierna), presentare e imporre il nudismo come una cosa totalmente ascetica e asessuata, in realtà il nudismo non è un distacco totale dalla sfera sessuale, non è una rinuncia alla libido e i nudisti fanno sesso come tutte le persone normali del mondo, i nudisti SONO persone normali.
Si, certo, praticando il nudismo si superano i condizionamenti e gli stereotipi sociali, gli altri smettono d’essere oggetti da giudicare e criticare od oggetti per il piacere sessuale e diventano persone, si guarda all’essenza delle persone e non alla loro apparenza, l’aspetto fisico perde la posizione predominante (perché il nudista non è trasandato e sporco, anzi, solo non condiziona atteggiamento e idea sulla base del bello o del brutto, del giovane o del vecchio, del magro o del grasso), però non si perde e non si rinuncia al gioco, all’ironia, allo scherzo anche su base sessuale, sono solo meno invadenti, meno penetranti, più rispettosi dell’altro, alla fine più divertenti, anche per chi ne è provvisoriamente il bersaglio.
Altrettanto non è da pensare che la visione continua e prolungata di altre persone nude possa, come sostenuto nel recente passato, e con un buon seguito, da un eminente psicologo, far svanire la libido; non è vero, era solo un’interpretazione fortemente condizionata e, forse, malignamente elaborata al fine di contrastare la naturale e inarrestabile tendenza a spogliarsi.
Anche le tesi Freudiane (tutto è legato al sesso e tutto dipende da esso) sono state nel tempo in buona parte messe in discussione: l’amicizia tra uomo e donna esiste, uomo e donna possono convivere senza necessariamente praticare il sesso (magari ci pensano, ma tra dire e fare c’è di mezzo il mare), possono condividere un luogo in totale nudità senza per questo essere intenzionati a fare sesso; nel contempo, però, possono poi saper interagire sessualmente in modo completo e normale quando le circostanze cambiano, quando sussiste una situazione di intimità, quando ambedue sono interessati alla cosa, esattamente come avviene nella società tessile e, forse, lo fanno in modo ancora più intenso e coinvolgente dato che la pratica del nudismo comporta un ottimo rapporto con il proprio corpo, quindi la capacità di usufruirne al meglio e di sapersi donare intensamente e profondamente all’altro/a.
Se, però, così non fosse, se il vostro vero perché dell’eventuale ostracismo al nudismo fosse un altro, beh, allora probabilmente non avrete trovato qui le risposte giuste, ma … continuate a leggermi, sono certo che prima o poi nei miei articoli troverete il motivo per affermare “Sto sbagliando!”

Le ricette del “Cuoco Nudo”: menù “Alghe e pineta”


Ingredienti (per quattro persone)

350g di riso, 2kg di lucci, 1kg di persici reali, 500g di Cantharellus Cibarius (gallinacci o finferli) freschi, aglio, cipolla, prezzemolo, burro, olio extravergine di oliva, acqua, sale grosso, sale fino, pepe nero macinato, pepe bianco in grani, limone, vino bianco secco fermo.

Preparazione

Pulire i funghi rimuovendo la terra al loro piede e lavandoli velocemente in acqua corrente con delicatezza (invero andrebbero solo strofinati con un panno umido, ma con i gallinacci l’operazione risulta lunga e tediosa, indi ammetto il lavaggio sotto acqua corrente, assolutamente non in ammollo). Sfilettare la metà dei lucci e tutti i persici.

Mettere le lische e le teste del pesce in una grossa pentola piena d’acqua fredda, aggiungere un mezzo limone, qualche ciuffo di prezzemolo, qualche grano di pepe bianco in grani, sale grosso. Mettere sul fuoco a fiamma media, portare ad ebollizione, abbassare la fiamma e lasciare sobbollire.

In attesa che il brodo di pesce venga pronto, tagliare i filetti di pesce a dadini. In una pentola alta mettere tre cucchiai d’olio e la noce di burro, schiacciarci con la forchetta due spicchi d’aglio, aggiungere un poco di cipolla tritata, mettere sul fuoco dolce e non appena l’olio inizia a fumare versarci il riso, mescolandolo continuamente finchè inizia a cantare (il rumore del riso mescolato da sordo diventa metallico e armonioso). A questo punto aggiungere i pezzettini di pesce, mescolare un paio di volte e poi aggiungere anche la metà dei funghi. Ancora un paio di giri e bagnare con un bel bicchiere di vino bianco, quando questo è evaporato iniziare ad aggiungere il brodo di pesce un mescolo alla volta e lasciandolo evaporare quasi completamente prima di aggiungere il successivo (il riso non deve mai diventare secco ma nemmeno risultare costantemente annegato).

Intanto che il riso cuoce, in un grande tegame versare un filo d’olio e uno spicchio d’aglio schiacciato, scaldare e quindi versare la rimanente parte dei funghi, salare e pepare. Quando l’acqua rilasciata dai funghi è quasi completamente evaporata, adagiare nella pentola il luccio rimasto, sfumare con un poco di vino bianco, coprire e lasciar cuocere, facendo attenzione a che il fondo di cottura non si asciughi troppo (all’occorrenza bagnare con un poco di acqua calda o, se è avanzato dal risotto, con del brodo di pesce). A tre quarti della cottura girare delicatamente il luccio e far finire la cottura sempre controllando che il fondo non asciughi troppo.
Quando il pesce è cotto metterlo in un piatto di portata versandoci sopra il fondo di cottura e tenerlo in caldo, verrà servito come secondo piatto.

Contemporaneamente dovrebbe essere venuto pronto anche il risotto, aggiungervi, a fiamma spenta o molto bassa, una piccola noce di burrro e mescolare finchè il burro si è completamente sciolto; versare nei piatti facendo in modo che sulla superficie si vedano pezzetti di pesce e funghi, presentare decorato con un ciuffetto di prezzemolo.

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