Archivio mensile:marzo 2011

Le ricette del “Cuoco Nudo”: persici ubriachi alla brace


Ingredienti (per quattro persone)
1kg di persici reali, 6 grossi peperoni (2 verdi, 2 rossi e 2 gialli), 1 bottiglia di spumante bianco brut (meglio se metode chardonnay), sale, pepe

Preparazione
Preparare il barbecue e accendere la carbonella. In attesa che le braci si formino (la carbonella deve diventare in buona parte grigia) pulire e lavare i persici senza squamarli e senza sfilettarli, poi asciugarli bene.
Quando le braci sono pronte far scaldare la griglia (meglio usare una di quelle doppie, di modo che sia più semplice girare i pesci senza romperli), poi adagiarvi sopra il pesce; salare e pepare su entrambi i lati.
Lasciar cuocere il pesce finché l’occhio del lato che non guarda verso le braci diventa opaco (in questo modo si è sicuri che l’interno è cotto), a questo punto girare la griglia (o il pesce se non si è utilizzata una doppia griglia) e completare la cottura.
A cottura quasi ultimata bagnare il pesce, su entrambi i lati, con un bel bicchiere (o anche due) di spumante e lasciar asciugare, poi servire molto caldo accompagnando con peperoni alla brace (vedi sotto) e lo stesso spumante usato per la cottura, che dev’essere a 8°C ca.

Peperoni alla brace
Dopo aver lavato e mondato i peperoni, tagliarli in grossi tranci, salarli e peparli e poi metterli sulla griglia con la buccia sul lato braci, da tenere a media distanza dalle braci. Quando il lato superiore inizia a mostrare i segni di cottura (diventa molliccio) girare la griglia (o i peperoni) e completare la cottura.
A cottura completata prendere i pezzi di peperone e metterli immediatamente in un sacchetto del pane (meglio se quello di carta marrone), agitare il sacchetto con forza tenendolo ben chiuso per togliere la buccia bruciacchiata. Tagliare i peperoni a metà e disporli sul piatto da portata attorno ai persici.

Offerta


Come Madre Natura insegna, ignudo mi sono offerto all’ignudo sole e sono così stato calorosamente accolto tra le sue dorate braccia, assorbendone per intero l’energia e la piacevolezza; ignudo mi sono immerso nell’ignudo mare o lago o torrente e questi m’hanno accolto familiarmente come acqua nelle acque; ignudo mi sono offerto all’ignudo bosco, il quale m’ha amorevolmente ricoperto di frescura e mille fraganze!

Ignudo mi sono offerto...

Ignudo mi sono offerto…

Tricolore


Si sono festeggiati i centocinquant’anni dell’unità d’Italia, tantissimi sono accorsi ad esporre la bandiera italiana dai loro davanzali, molti hanno intonato inni e canti dal tenore più o meno patriottico, ammesso e non concesso che ancora si conosca il significato del patriottismo. Quanti, però, sanno o ricordano il significato dei colori della bandiera italiana? Non solo quello poetico e leggendario, che già comunque sospetto sia ai più ignoto, ma quello vero, quello storico? No, non perdete tempo a ricordare o cercare, temo sia totalmente da riproporre e cambiare…

  • Verde, il colore di quello che ci viene a forza venduto come l’unico e assoluto valore: il denaro, strumento del vendersi e del comprare, a discapito del rispettarsi e dell’onorare.
  • Bianco, il colore di quanto diviene sempre più importante nel lavoro e nei rapporti interpersonali: il foglio di carta, strumento dell’apparire, a discapito dell’essere.
  • Rosso, il colore che sempre più vanno assumendo le finanze del popolo italiano, esclusi, ovviamente, i soliti pochi “ignoti”.

Ovviamente è mia speranza si possa tornare quanto prima possibile a credere nel significato originale e a fruire della forza dei relativi importanti e dignitosi precetti.

P.S.
Per la cronaca, il significato poetico e leggendario sarebbe il verde dei prati su cui si tennero epiche battaglie, il bianco delle nevi su cui gli alpini a lungo combatterono e il rosso del sangue versato dai nostri combattenti. L’origine storica è invece assai complessa e presenta opinioni lievemente discordanti, lascio a chi ne abbia voglia il piacere di ricercarsela.

La trappola


“Milioni di morti sulle strade tutti gli anni!”

Questo è solo un esempio dei tanti titoli che, periodicamente, appaiono sui quotidiani e vengono pronunciati ai telegiornali. Sono morti reali, vere, documentate, però nessuno si sogna, purtroppo, di proporre un, dico un, referendum affinché vengano aboliti i mezzi di trasporto motorizzati. Eppure le soluzioni esistono, sono efficaci, attuabili nell’immediato, adottabili da chiunque, collaudate ed economiche. Non elimineranno totalmente autovetture, camion, motociclette, ma ne possono ridurre il numero quantomeno del 50/60% .
Strana questa cosa, visto l’impegno profondamente profuso per richiedere referendum su questioni dove le morti sono solo potenziali, dove le soluzioni, pur esistendo, sono solo parziali, antieconomiche, ancora sperimentali o poco più.

Incoerenza delle persone? Incapacità di vedere i problemi globali? Logica di potere e contropotere? Pecorismo? Fanatismo?

Non è mia intenzione scendere sul campo dell’analisi motivazionale, non è mia intenzione definire cosa sia giusto e cosa no, voglio solo evidenziare come spesso, troppo spesso, si cada, più o meno inconsciamente, nelle trappole psico-sociali che, per inciso, tornano a vantaggio sociale, economico e politico di alcuni, non della società intera.

Le ricette del “Cuoco Nudo”: tinca al sale


Piatto a 5 stelle … veramente eccezionale!

Ingredienti (per 4 persone)
1 tinca da 2kg e mezzo, almeno 4 kg di sale grosso (dipende dalle dimensioni della pentola), una decina di foglie d’alloro, 5 rametti di rosmarino, maionese a piacere (meglio se fatta in casa).

Preparazione
Pulire e lavare per bene la tinca, poi farla asciugare perfettamente. Coprire il fondo d’una pescera con un bello strato di sale (1kg), posizionare sopra il sale 3 foglie d’alloro e due rametti di rosmarino. Prendere la tinca e mettergli in pancia 2 foglie d’alloro e 1 rametto di rosmarino, poi adagiarla sul sale. Sulla tinca mettere altre tre foglie d’alloro e due rametti di rosmarino, indi coprire perfettamente con altro sale, grosso badando bene che il sale scenda tra la pentola e il pesce, non deve esserci un solo tratto di pesce non coperto dal sale.
Accendere il forno e portarlo a 220°C, infornare il pesce e lasciare cuocere per 1ora e mezza, a questo punto spegnere il forno e lasciare riposare per altri 30 minuti. Ora togliere la pentola dal forno e rovesciarla, con delicatezza, su un tegame molto grande e basso. Rimuovere il sale che ancora ricopre la tinca, spellare e impiattare la prima parte; togliere la lisca e, facendo attenzione a non far cadere i pezzi di carne sul sale, impiattare anche la seconda metà di pesce. Decorare con un poco di maionese e servire, accompagnando con vino rosso di medio corpo.

Consiglio
La carne della pancia, quella a contatto con le viscere e con il grasso addominale, è quella che solitamente prende sapore di fango (la schiena, al contrario, è sempre perfetta e saporitissima), si consiglia di rimuoverla ancora prima della cottura; può essere utilizzata per fare polpettine insaporite con abbondante formaggio e prezzemolo, oppure condita in insalata con abbondante maionese.

Nudismo: è una fissazione?


Un amico per chiedermi un’informazione ha esordito con “visto che anche tu hai la fissa del nudismo….” e questo m’ha fatto riflettere.

Il nudismo è una fissa?
Beh, certo a chi nudista non è potrebbe sembrare così, in particolare perché anni, secoli di condizionamenti hanno indotto a ritenere giusto ed essenziale coprire pudicamente certe parti del corpo; poi una società che nel tempo, pur fingendosi collaborativa e corporativistica, è diventata sempre più individualista e accentratrice, ha indotto nelle persone l’attitudine a considerare le necessità, i desideri, le opinioni e le attività degli altri come secondarie alle proprie se non addirittura inutili; infine un’informazione sempre più di parte e scevra dalle considerazioni strettamente logiche e dalle dimostrazioni effettivamente scientifiche ha abituato le persone alla tifoseria anziché al ragionamento e alla mediazione.
Certo si può dire che qualsiasi ideologia, qualsiasi pensiero, qualsiasi atteggiamento sono una fissa. Ma cosa è una fissa? Chi è il fissato?
Dal vocabolario “fissato” è colui che è ostinatamente e ciecamente assorto in un’idea, dunque l’ostinazione e la cecità sono i caratteri fondamentali della “fissa”.
E’ il nudista ostinato e cieco? Cos’è il nudismo?

Non vorrei fare classificazioni, ma i discorsi spesso le esigono al fine di poter essere chiari ed esaustivi, non voglio affermare che qualcosa sia meglio di qualcos’altro, solo cercare di rispondere alla domanda fatta.

Il nudismo, inteso come “filosofia” e non come “mera attività”, non è tanto lo stare nudi a prendere il sole sulla spiaggia durante le ferie o alcuni week-end estivi, questo è come definire ciclista colui che usa la bici solo per andare al lavoro all’unico fine di risparmiare i soldi della benzina. Il nudista è colui che, dietro la forte spinta del desiderio di semplicità e naturalità della vita, decide di vivere nella nudità, massima espressione di semplicità e naturalità. Una tale decisione comporta necessariamente l’esigenza di poter stare nudo sempre e ovunque, ma le norme sociali, purtroppo, gli impediscono quasi sempre di farlo, quindi si accontenta di stare nudo il più possibile.
Stare nudi sempre e ovunque, ma anche solo il più possibile implicano lo stare nudi in gruppo e la nudità pubblica, quindi il nudismo, è possibile solo in presenza di concetti sociali quali il rispetto totale del prossimo per quello che è, l’accettazione della sparizione di ogni segno di distinzione sociale ed economica, un chiaro e armonico rapporto con se stessi e con gli altri, il contatto sincero e totalizzante con la natura delle cose che ci circondano, l’essere anzichè l’apparire.
Concetti sociali molto alti che indicano il nudismo come scelta edificante, come l’assenza, il superamento, l’eliminazione di una nutrita serie di limitazioni e tabù sociali e questi si che sono delle fisse.

Nudismo: altro che fissa, ma esigenza interiore assolutamente sana e naturale!

Conta…dino, conta!


Come sempre, anche in campo alimentare c’è chi pretende d’imporre agli altri la propria scelta e la vende, con argomentazioni spesso pretestuose se non faziose, come la migliore. Come sempre io, al contrario, affermo che ognuno è e dev’essere assolutamente libero di comportarsi come desidera, che nessuno può porsi sopra gli altri e imporre al mondo la propria visione delle cose. Il brano che segue vuole essere una provocazione ma anche uno spunto a voler vedere le cose da una diversa direzione e non ragionare sempre e solo a “Senso unico”: che forse i vegetali non sono elementi della natura? non sono esseri viventi pure loro?
Perché condannare chi mangia carne e elevare chi mangia verdura? A voler essere coerenti con certi discorsi dovremmo invero mangiare solo ed esclusivamente cibi artificiali!

Che fatica curare e coltivare questi esseri compagni di vita,
prima devi preparare con cura l’ambiente adatto,
poi ne aspetti con impazienza la nascita,
indi ne segui con trepidazione le varie fasi della crescita
e, a questo punto ….

zacchete

un terrorista strappa impunemente la rossa carota dal suo terreno,
un impavido accoltellatore fa a pezzi un bellissimo broccolo,
quell’altro senz’anima mangia le fragoline senza nemmeno dare loro il colpo di grazie,
e non parliamo di quello che, incensandosi come difensore della vita, non mangia carne
ma 5 volte tanto delle innocenti verdure.

Voglio, fortissimamente voglio che venga fermato questo scempio assassino,
io amo le mie verdure e mi dispiace vederle trattare come esseri senza diritto e senza sentimento
solo perché non hanno voce udibile,
solo perché non si muovono,
solo perché apparentemente non reagiscono allo strappo o al taglio crudele,
solo perché non versano il rosso liquido.

Amo le mie verdure,
quando le colgo ringrazio Madre Terra per il dono che mi sta facendo,
e così, da pescatore in apnea,
ringrazio Madre Acqua quando mi permette di catturare un pesce.

Amo la vita e la rispetto,
la rispetto rinunciando a strappargli quello che non mi serve,
la rispetto usufruendo di quello che Madre Natura ha messo a nostra disposizione,
la rispetto predicando il ritorno all’autosostentamento.

Basta con lo sfruttamento industriale delle risorse,
basta con lo spreco delle cose solo per tenerne alto il prezzo di vendita,
basta con le ipocrisie di chi vuol far credere che le bistecche crescano sugli alberi,
basta con l’animalismo da cartoni animati;
basta con il considerare l’uomo un intruso.

Torniamo all’orto personale,
torniamo alla piccola caccia,
torniamo alla piccola pesca,
torniamo alle piccole comunità produttive autonome!

L’uomo nudo, il mondo nudo è anche questo:
restare integrati nella natura,
farne parte senza false regole e ideologie,
saper fruire della natura in modo corretto seppur completo.

Retroevoluzione, qui è il futuro dell’uomo e della terra.

Stone Nudes


Dean Fidelman un fotografo che ha messo assieme tre arti bellissime:
1) la fotografia, con mirabili scatti in bianco e nero
2) l’arrampicata, con plastiche movenze e armoniose posizioni aggrappati a minuscoli appigli su rocce a strapiombo
3) la naturalezza, l’essere totalmente se stessi mostrando al mondo il proprio corpo senza inutili orpelli e stupide barriere, il sentirsi completamente a posto con se stessi e in sintonia con la natura che ci circonda.

La home page

La galleria fotografica

Il progetto “Stone Nudes”

Logica illogica o illogica logica?


Tutti paladini della libertà, ma spesso solo di quella propria! Tutti trionfi delle proprie certezze, ma spesso sono solo personali convinzioni! Si fa un gran parlare di evoluzione, ma alla fine non ci si vuole liberare dalla più grande involuzione al mondo: quella degli stereotipi sociali!

Logica illogica o illogica logica?

Un viaggio tra i principali luoghi comuni dell’opposizione al nudismo.

Tutti, in un modo o nell’altro, sostengono la logica del conoscere, dello studiare, dell’esaminare le questioni prima di dare un parere, prendere una posizione o deliberare in merito, eppure, quando si parla di nudismo tutte le logiche del mondo sembrano saltare e molti, tra gli oppositori e i dubbiosi, sono coloro che fanno affermazioni e formulano certezze senza aver mai minimamente avvicinato il mondo nudista, senza averne mai studiato le regole, senza averne mai approfondito l’essenza. Questo, purtroppo, avviene anche tra coloro che, più di tutti, dovrebbero attenersi alle logiche sopra menzionate, ovvero Consiglieri Comunali, Sindaci, Amministratori delle Istituzioni varie e politici in genere, sempre molto lesti nel recepire le lamentele avanzate dai soliti quattro gatti, ma, salvo rarissimi casi, assolutamente ciechi nei confronti del cospicuo numero di nudisti e dell’ancora più importante maggioranza tessile silente.

Uno dei luoghi comuni più frequenti è quello dei bambini. Ogni volta che si parla di nudismo salta fuori la frase “ma ci sono i bambini” ad affermare che non si può accettare il nudismo perché i bambini ne sarebbero in qualche modo danneggiati. Dove sono le prove di questo? Dove sono le dimostrazioni scientifiche? No, non perdete tempo a cercarle, non esistono! Esistono, invece, le prove e le dimostrazioni scientifiche dell’esatto contrario: “I bambini, il senso di vergogna e gli abusi” di Paul M. Bowman. Forse non si sa o più facilmente si vuole ignorare che almeno il 25% dei nudisti è costituito da nuclei familiari, e, con tale termine, mi riferisco alle coppie con figli, indi sussistono migliaia di esperienze reali dimostranti che i bambini non solo si trovano pienamente a loro agio nella nudità, ma crescono ben più sani, sia nel fisico che nello spirito. In Italia si vedono poche famiglie nudiste solo perché, non essendo il nudismo autorizzato se non in pochissimi posti (si contano sulle dita di una mano), sono costrette a fluire verso località e strutture estere, dove il nudismo non solo viene ampiamente ammesso, ma in molti casi è addirittura espressione stessa della cultura sociale del posto. Il bello è che anche i Sindaci e gli Assessori italiani che hanno rilasciato affermazioni del tipo “se il nudismo fosse fatto di famiglie nulla avremmo da obiettare e apriremmo parte del territorio al nudismo” nulla fanno affinché le famiglie nudiste possano essere indotte a frequentare i loro territori, anzi emettendo delibere che rendendo il nudismo atto illecito le allontanano definitivamente.

Si vuole la botte piena e la moglie ubriaca, ci si perde nel cercare di capire se sia meglio un uovo oggi o una gallina domani, ci si allunga in fulgide quanto inutili teorizzazioni del tipo “è nata prima la gallina o è nato prima l’uovo?” e, nel frattempo, si perdono tutte le possibili risorse turistico economiche che sono, con assoluta certezza, legate al nudismo: solo in Italia si stimano un due milioni di praticanti, certo non molti ma se consideriamo che in Italia non è facile essere nudisti e ancora meno praticare il nudismo, beh ecco che, come dimostrato da alcune indagini fatte anche in ambito non nudista, è facile ipotizzare che aprendo al nudismo i praticanti italiani potrebbero come minimo immediatamente decuplicarsi. Questo va a sconfessare la seconda assurda, perché non supportata da nessuna specifica indagine sociale, affermazione spesso esposta da Sindaci, Assessori, operatori turistici: aprendo al nudismo perderemmo una buona fetta del nostro indotto turistico.

Il terzo luogo comune è che il nudismo sia la causa della presenza di depravati sessuali. Assolutamente senza logica! Le depravazioni sessuali e le relative manifestazioni esistono da ben prima che vedesse la luce l’idea nudista (intesa in senso moderno, perché di fatto l’uomo è nato nudo e nudo ci è vissuto per diversi secoli; ancora ai primi del novecento esistevano comunità che non conoscevano l’uso dell’abbigliamento, nemmeno ridotto ai minimi termini). Depravazioni sessuali e relative manifestazioni, come dimostrato da diversi studi sociologici e dall’osservazione delle popolazioni che, nella prima metà del secolo scorso, ancora vivevano nella nudità totale, sono da imputarsi senza dubbio al pudore, al divieto sessuale, al nascondere il corpo, al desiderio che tutto questo fa nascere nelle persone e che, in alcuni casi, non viene contenuto sfociando nelle manifestazioni esibizionistiche, nello spiare le coppie appartate (o le spiagge nudiste), nelle violenze a carattere sessuale. Certo le spiagge e le strutture nudiste catalizzano in modo particolare tali soggetti, ma questo, se proprio vogliamo, potrebbe essere un bene in quanto:

  1. libera le altre spiagge e strutture dal problema;
  2. rende evidente la presenza di tali soggetti, che qui si sentono stranamente autorizzati ad esporsi di più, facilitando l’azione depurativa o, meglio ancora, rieducativa;
  3. nel tempo l’esposizione continua al nudo tenderebbe automaticamente a “curare” e far svanire tali soggetti.

Per altro ci sarebbe anche una semplicissima soluzione a questo problema: invece di creare “ghetti” nudisti, rendere, così come in diversi paesi stranieri (ad esempio la Spagna), l’uso del vestiario facoltativo pressoché ovunque, in tal modo i soggetti di cui sopra non si accentrerebbero tutti in un unico punto e sarebbero meno propensi a rendersi evidenti, nel mentre l’azione rieducativa del nudismo amplierebbe la sua portata coinvolgendo più persone ed estendendosi su un territorio più vasto.

Altri luoghi comuni scendono nelle banalità più pure, tre esempi per tutti:

  1. “stare nudi è peccato”;
  2. “ma se i vestiti sono stati inventati ci sarà pure un motivo?”;
  3. “ma che difficoltà c’è a mettersi il costume?”.

L’ingenuità di chi pone queste domante è alquanto evidente:

  1. non è vero che stare nudi è peccato, nel Cristianesimo e in molte altre Religioni il nudo è altresì uno stato di purificazione o, comunque, ammissibile e accettabile, vedi “Religione vs Nudismo e Naturismo” di Massimo Lanari;
  2. i vestiti non sono stati inventati per nascondere il corpo, ma per proteggerlo dalle intemperie, dal freddo, dal contatto con superfici abrasive; all’uso dei vestiti come mezzi censori si è arrivati molto, molto dopo per via di strumentalizzazioni nate a seguito di esigenze, politiche e/o religiose, di controllo delle genti;
  3. i nudisti non hanno nessuna difficoltà a mettersi il costume e infatti lo fanno spesso dal momento che vi sono costretti; la domanda, anzi, le domande le fanno i nudisti a chi nudista non è: “ma che problema c’è a stare nudi? Che differenza c’è tra coprire pochi centimetri di pelle, per altro senza per questo nasconderne le forme, e non coprirli? Che differenza formale ed estetica c’è tra una bocca è una vulva? O tra una mano e un pene? Perché il 99,99% della superficie corporea può essere mostrato senza problemi e lo 0,1% rimanente no?” E a domanda non si risponde con altra domanda!

Infine, come ultimo strenuo baluardo di difesa, un altro luogo comune: “scusa, ma ci sono cose ben più importanti del nudismo”. Beh, esattamente così come ci sono cose più importanti per tantissime, se non tutte, le battaglie sociali che vengono portate avanti: ognuno ha le sue priorità e pone le sue battaglie in fronte alle altre. Parlando di nudismo, però, non si parla solo del potere stare nudi a prendere il sole o mentre si cammina per i monti, per fare due soli rapidi esempi, ma si parla anche e soprattutto della libertà di espressione ed opinione, quella libertà che è sancita dalla nostra stessa Costituzione, quella libertà che viene spesso tirata in ballo per cose ben meno importanti del nudismo! Chi sta nudo non apporta danni a nessuno e logica vorrebbe, quindi, che possa essere libero di farlo. Certo è vero che chi si sente infastidito dalla visione del nudo (e qui ci sarebbe da parlarne a lungo di sta cosa, visto che il più delle volte costoro sono anche quelli/e che sbranano le riviste pornografiche) si trova a essere limitato nella sua libertà di non vedere persone nude, ma … gli basta girarsi dall’altra parte per non vederle, oppure basta che si sposti di un centinaio di metri, la sua limitazione di libertà è, quindi, assolutamente parziale, molto parziale, diciamo di un 10%. Chi, al contrario, non può mettersi nudo perché non gli è permesso farlo, si vede limitare la sua libertà al 100%. Nel confronto tra due diritti non possiamo semplicemente spezzare le cose a metà, ma si devono sempre mettere sul piatto della bilancia il peso delle due diverse posizioni e il peso delle due opposte limitazioni, di conseguenza il punto d’incontro tra opposte libertà non è quasi mai nel mezzo. Nello specifico il punto d’incontro tra i diritti dei nudisti e quelli dei non nudisti non è nel proibire il nudismo, bensì nel consentirlo e, se proprio necessario, segnalarlo.

In conclusione… l’opposizione al nudismo è logica illogica o illogica logica? Al lettore l’ardua sentenza.

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