Logica illogica o illogica logica?


Tutti paladini della libertà, ma spesso solo di quella propria! Tutti trionfi delle proprie certezze, ma spesso sono solo personali convinzioni! Si fa un gran parlare di evoluzione, ma alla fine non ci si vuole liberare dalla più grande involuzione al mondo: quella degli stereotipi sociali!

Logica illogica o illogica logica?

Un viaggio tra i principali luoghi comuni dell’opposizione al nudismo.

Tutti, in un modo o nell’altro, sostengono la logica del conoscere, dello studiare, dell’esaminare le questioni prima di dare un parere, prendere una posizione o deliberare in merito, eppure, quando si parla di nudismo tutte le logiche del mondo sembrano saltare e molti, tra gli oppositori e i dubbiosi, sono coloro che fanno affermazioni e formulano certezze senza aver mai minimamente avvicinato il mondo nudista, senza averne mai studiato le regole, senza averne mai approfondito l’essenza. Questo, purtroppo, avviene anche tra coloro che, più di tutti, dovrebbero attenersi alle logiche sopra menzionate, ovvero Consiglieri Comunali, Sindaci, Amministratori delle Istituzioni varie e politici in genere, sempre molto lesti nel recepire le lamentele avanzate dai soliti quattro gatti, ma, salvo rarissimi casi, assolutamente ciechi nei confronti del cospicuo numero di nudisti e dell’ancora più importante maggioranza tessile silente.

Uno dei luoghi comuni più frequenti è quello dei bambini. Ogni volta che si parla di nudismo salta fuori la frase “ma ci sono i bambini” ad affermare che non si può accettare il nudismo perché i bambini ne sarebbero in qualche modo danneggiati. Dove sono le prove di questo? Dove sono le dimostrazioni scientifiche? No, non perdete tempo a cercarle, non esistono! Esistono, invece, le prove e le dimostrazioni scientifiche dell’esatto contrario: “I bambini, il senso di vergogna e gli abusi” di Paul M. Bowman. Forse non si sa o più facilmente si vuole ignorare che almeno il 25% dei nudisti è costituito da nuclei familiari, e, con tale termine, mi riferisco alle coppie con figli, indi sussistono migliaia di esperienze reali dimostranti che i bambini non solo si trovano pienamente a loro agio nella nudità, ma crescono ben più sani, sia nel fisico che nello spirito. In Italia si vedono poche famiglie nudiste solo perché, non essendo il nudismo autorizzato se non in pochissimi posti (si contano sulle dita di una mano), sono costrette a fluire verso località e strutture estere, dove il nudismo non solo viene ampiamente ammesso, ma in molti casi è addirittura espressione stessa della cultura sociale del posto. Il bello è che anche i Sindaci e gli Assessori italiani che hanno rilasciato affermazioni del tipo “se il nudismo fosse fatto di famiglie nulla avremmo da obiettare e apriremmo parte del territorio al nudismo” nulla fanno affinché le famiglie nudiste possano essere indotte a frequentare i loro territori, anzi emettendo delibere che rendendo il nudismo atto illecito le allontanano definitivamente.

Si vuole la botte piena e la moglie ubriaca, ci si perde nel cercare di capire se sia meglio un uovo oggi o una gallina domani, ci si allunga in fulgide quanto inutili teorizzazioni del tipo “è nata prima la gallina o è nato prima l’uovo?” e, nel frattempo, si perdono tutte le possibili risorse turistico economiche che sono, con assoluta certezza, legate al nudismo: solo in Italia si stimano un due milioni di praticanti, certo non molti ma se consideriamo che in Italia non è facile essere nudisti e ancora meno praticare il nudismo, beh ecco che, come dimostrato da alcune indagini fatte anche in ambito non nudista, è facile ipotizzare che aprendo al nudismo i praticanti italiani potrebbero come minimo immediatamente decuplicarsi. Questo va a sconfessare la seconda assurda, perché non supportata da nessuna specifica indagine sociale, affermazione spesso esposta da Sindaci, Assessori, operatori turistici: aprendo al nudismo perderemmo una buona fetta del nostro indotto turistico.

Il terzo luogo comune è che il nudismo sia la causa della presenza di depravati sessuali. Assolutamente senza logica! Le depravazioni sessuali e le relative manifestazioni esistono da ben prima che vedesse la luce l’idea nudista (intesa in senso moderno, perché di fatto l’uomo è nato nudo e nudo ci è vissuto per diversi secoli; ancora ai primi del novecento esistevano comunità che non conoscevano l’uso dell’abbigliamento, nemmeno ridotto ai minimi termini). Depravazioni sessuali e relative manifestazioni, come dimostrato da diversi studi sociologici e dall’osservazione delle popolazioni che, nella prima metà del secolo scorso, ancora vivevano nella nudità totale, sono da imputarsi senza dubbio al pudore, al divieto sessuale, al nascondere il corpo, al desiderio che tutto questo fa nascere nelle persone e che, in alcuni casi, non viene contenuto sfociando nelle manifestazioni esibizionistiche, nello spiare le coppie appartate (o le spiagge nudiste), nelle violenze a carattere sessuale. Certo le spiagge e le strutture nudiste catalizzano in modo particolare tali soggetti, ma questo, se proprio vogliamo, potrebbe essere un bene in quanto:

  1. libera le altre spiagge e strutture dal problema;
  2. rende evidente la presenza di tali soggetti, che qui si sentono stranamente autorizzati ad esporsi di più, facilitando l’azione depurativa o, meglio ancora, rieducativa;
  3. nel tempo l’esposizione continua al nudo tenderebbe automaticamente a “curare” e far svanire tali soggetti.

Per altro ci sarebbe anche una semplicissima soluzione a questo problema: invece di creare “ghetti” nudisti, rendere, così come in diversi paesi stranieri (ad esempio la Spagna), l’uso del vestiario facoltativo pressoché ovunque, in tal modo i soggetti di cui sopra non si accentrerebbero tutti in un unico punto e sarebbero meno propensi a rendersi evidenti, nel mentre l’azione rieducativa del nudismo amplierebbe la sua portata coinvolgendo più persone ed estendendosi su un territorio più vasto.

Altri luoghi comuni scendono nelle banalità più pure, tre esempi per tutti:

  1. “stare nudi è peccato”;
  2. “ma se i vestiti sono stati inventati ci sarà pure un motivo?”;
  3. “ma che difficoltà c’è a mettersi il costume?”.

L’ingenuità di chi pone queste domante è alquanto evidente:

  1. non è vero che stare nudi è peccato, nel Cristianesimo e in molte altre Religioni il nudo è altresì uno stato di purificazione o, comunque, ammissibile e accettabile, vedi “Religione vs Nudismo e Naturismo” di Massimo Lanari;
  2. i vestiti non sono stati inventati per nascondere il corpo, ma per proteggerlo dalle intemperie, dal freddo, dal contatto con superfici abrasive; all’uso dei vestiti come mezzi censori si è arrivati molto, molto dopo per via di strumentalizzazioni nate a seguito di esigenze, politiche e/o religiose, di controllo delle genti;
  3. i nudisti non hanno nessuna difficoltà a mettersi il costume e infatti lo fanno spesso dal momento che vi sono costretti; la domanda, anzi, le domande le fanno i nudisti a chi nudista non è: “ma che problema c’è a stare nudi? Che differenza c’è tra coprire pochi centimetri di pelle, per altro senza per questo nasconderne le forme, e non coprirli? Che differenza formale ed estetica c’è tra una bocca è una vulva? O tra una mano e un pene? Perché il 99,99% della superficie corporea può essere mostrato senza problemi e lo 0,1% rimanente no?” E a domanda non si risponde con altra domanda!

Infine, come ultimo strenuo baluardo di difesa, un altro luogo comune: “scusa, ma ci sono cose ben più importanti del nudismo”. Beh, esattamente così come ci sono cose più importanti per tantissime, se non tutte, le battaglie sociali che vengono portate avanti: ognuno ha le sue priorità e pone le sue battaglie in fronte alle altre. Parlando di nudismo, però, non si parla solo del potere stare nudi a prendere il sole o mentre si cammina per i monti, per fare due soli rapidi esempi, ma si parla anche e soprattutto della libertà di espressione ed opinione, quella libertà che è sancita dalla nostra stessa Costituzione, quella libertà che viene spesso tirata in ballo per cose ben meno importanti del nudismo! Chi sta nudo non apporta danni a nessuno e logica vorrebbe, quindi, che possa essere libero di farlo. Certo è vero che chi si sente infastidito dalla visione del nudo (e qui ci sarebbe da parlarne a lungo di sta cosa, visto che il più delle volte costoro sono anche quelli/e che sbranano le riviste pornografiche) si trova a essere limitato nella sua libertà di non vedere persone nude, ma … gli basta girarsi dall’altra parte per non vederle, oppure basta che si sposti di un centinaio di metri, la sua limitazione di libertà è, quindi, assolutamente parziale, molto parziale, diciamo di un 10%. Chi, al contrario, non può mettersi nudo perché non gli è permesso farlo, si vede limitare la sua libertà al 100%. Nel confronto tra due diritti non possiamo semplicemente spezzare le cose a metà, ma si devono sempre mettere sul piatto della bilancia il peso delle due diverse posizioni e il peso delle due opposte limitazioni, di conseguenza il punto d’incontro tra opposte libertà non è quasi mai nel mezzo. Nello specifico il punto d’incontro tra i diritti dei nudisti e quelli dei non nudisti non è nel proibire il nudismo, bensì nel consentirlo e, se proprio necessario, segnalarlo.

In conclusione… l’opposizione al nudismo è logica illogica o illogica logica? Al lettore l’ardua sentenza.

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 4 marzo 2011, in Atteggiamenti sociali, Motivazioni del nudismo con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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