L’imposizione


L'imposizione

L'imposizione

Uno dei più frequenti motivi di contrasto tra persone o fra comunità è quello che viene definito imposizione, quello che scaturisce nella tipica frase difensiva “tu mi vuoi imporre le tue idee”, quello che porta taluni a professare la non imposizione. Ma cosa è veramente l’imposizione? Sono corrette le frasi e le posizioni sopra indicate? Come si fa a imporsi? Quando e cosa si può imporre? Chi può imporre qualcosa e a chi?

Partiamo dal vocabolario (il rinomato G. Devoto – G. C. Oli) e leggiamo che:

  • Imposizione: Ingiunzione ritenuta immotivata o arbitraria – Assegnazione o attribuzione obbligatoria;
  • Ingiunzione: Ordine perentorio fondato su una posizione di autorità o superiorità direttamente valutabile;
  • Imporre: prescrivere o comandare profittando dell’autorità giuridica o morale – Far sentire inequivocabilmente la propria autorità o superiorità.

Possiamo subito evincere, come del resto già la logica poteva farci comprendere, che l’imposizione può essere tentata solo da chi si trova già in partenza in una posizione di vantaggio e di forza, vuoi per via del ruolo dominante, ad esempio per effetto di scala gerarchica (il capo nei confronti dei suoi sottoposti) o di forza economica (la grande azienda nei confronti dei clienti), vuoi per via del contesto sociale, politico o sociopolitico di maggioranza. Tutti gli altri, tutti coloro che si trovano nella posizione di svantaggio, di minoranza, di sudditanza, di debolezza, non potranno mai tentare d’imporsi, possono solo difendersi dalle imposizioni che ricevono, possono solo manifestare con più o meno fermezza il loro dissenso, possono solo tentare di farsi comprendere e rispettare. Azioni assolutamente legittime e che, anche se per la controparte possono sembrare imposizioni, in realtà non lo possono essere e sono solo reazioni logiche e corrette all’imposizione che la parte in stato di svantaggio sta ricevendo dalla parte in stato di vantaggio. Infatti, pretendere il rispetto delle proprie idee, pretendere un proprio spazio vitale nel quale poter agire secondo la propria visione della vita, chiedere con fermezza e reiteratamente d’essere ascoltati, diffondere ad ampio spettro i propri ideali, fare proselitismo, quando attuate dalla parte in posizione di non dominanza, non sono delle imposizioni, sono solo azioni di difesa che non sarebbero necessarie se la parte dominante non tentasse di imporre i propri credo e le proprie regole, ovvero se la parte dominante rispettasse nel vero senso della parola l’altra parte.

Il famosissimo detto “la libertà dell’uno finisce dove inizia la libertà dell’altro” non può essere interpretato solo a favore della parte dominante, cioè a senso unico al fine di rinforzare la sottomissione della parte non dominante, piuttosto deve intendersi a doppio senso, se non addirittura al contrario: ” la libertà dell’uno finisce dove inizia la libertà dell’altro , ma la libertà dell’altro finisce dove inizia la mia libertà”. Nasce qui la questione di come stabilire il punto d’incontro tra le due libertà. Di certo non lo si può determinare in modo aritmetico, che i pesi delle limitazioni indotte a una parte per effetto dell’opinione dell’altra non è quasi mai identico, pertanto il punto di mediazione va definito secondo un ben più complesso calcolo algebrico, andando a valutare di volta in volta l’impatto che le due posizioni hanno sulla controparte. Insomma il giusto compromesso raramente è nel mezzo, ma il più delle volte è sbilanciato da una parte, il più delle volte una delle due parti mette sul piatto un qualcosa che andrebbe a limitare fortemente o totalmente la libertà dell’altra, che invece sul piatto mette un qualcosa che risulterebbe molto poco limitante o fastidioso per la prima parte.

Per rispettare l’altro, non posso essere costretto e non devo ridurmi a rinunciare alla mia visione, al mio stile di vita, in caso contrario è più che giusto che io metta in atto tutte quelle azioni atte a proteggermi, il che non vuol dire che io voglia impormi, ma piuttosto dovrebbe far capire che mi si sta ingiustamente imponendo qualcosa.

Sbaglia e alla grande, dunque, chi pur trovandosi nella posizione di svantaggio, propone la linea del “non dobbiamo imporci”, innanzitutto perché di fatto non è nella condizione di imporre alcunché a chicchessia, in secondo luogo perché così facendo il messaggio che trasmette alla controparte incrementa ancora di più il suo stato di sudditanza:
1) Comprendo che voi siete più forti di me, indi mi arrendo già di partenza e mi sottometto ai vostri voleri
2) Sono un remissivo, quindi potete ignorarmi e ignorare i miei diritti
3) Sono un vigliacco, fate di me quello che volete.

Quando non si tratta di un qualcosa d’illegale, non bisogna aver paura di difendere le proprie opinioni, le proprie posizioni, il proprio stile di vita, anzi, è necessario e giusto farlo, è un diritto basilare che nessuno può togliere e nemmeno limitare. Poco o nulla deve interessare, a livello di concetto che poi è diverso parlare di come portare avanti tali azioni a livello di comunicazione, se la controparte ne possa risultare più o meno infastidita, è un problema suo che viene a crearsi solo e perché lei, la controparte, sta adottando atteggiamenti di prevaricazione, sta a lei modificare il suo atteggiamento di modo che scompaia la necessità, e quindi il fastidio, dei meccanismi di difesa.

Alcuni esempi.

Il titolare di un’azienda che pretende dal suo personale l’uso di giacca e cravatta sta facendo un’imposizione; il dipendente che chiede di potersene stare in camicia e senza cravatta sta esercitando un suo diritto.

Il Sindaco che emette un’Ordinanza sta facendo un’imposizione; il cittadino che manifesta il suo dissenso nei confronti dell’Ordinanza sta esercitando un suo diritto.

La società che propaganda degli stereotipi sta facendo un’imposizione; la persona che si adopera per abbattere gli stereotipi sociali sta esercitando un suo diritto.

La struttura natatoria che obbliga a fare la doccia con il costume o la struttura saunistica che pretende l’uso del costume anche nella cabina sauna stanno facendo un’imposizione, per altro andando contro il buon senso igienico; il cliente che chiede di poter fare a meno del costume sta esercitando un suo diritto.

La struttura nudista che vieta l’uso dell’abbigliamento sta facendo un’imposizione; il nudista che in una struttura tessile chiede di poter stare nudo sta esercitando un suo diritto.

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 27 giugno 2011, in Atteggiamenti sociali, Società con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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