Il paese delle banane


In questi ultimi tempi sono molti coloro che, per inciso giustamente, si lamentano di come vanno le cose in Italia, sia in senso socio-economico che in quello amministrativo-governativo.
Si contestano le scelte fatte dal nostro Governo; si mettono in discussione le strutture politiche; si criticano le affermazioni dell”uno o dall’altro dei nostri personaggi politici, siano essi di maggioranza che di opposizione; si mette il becco, e anche il naso, nelle vicende private di deputati e parlamentari; e via dicendo.
Quello che pochi, però, fanno è della sana autocritica: insieme ai diritti ci sono anche i doveri e tra questi quello di mettere sul piatto della bilancia tutto quello che il popolo combina, quello che non fa o fa nel modo sbagliato, quelle che sono le abitudini, tanto radicate quanto sbagliate, che contribuiscono a fare dell’Italia un paese incivile e sempre più invivibile.
Non sono cose complicatissime da annotarsi, non sono cose difficili da vedere, eppure sembra che molti, troppi, le ignorino.

Come ogni giorno sto percorrendo la tangenziale per andare da casa al luogo di lavoro, ovviamente la mia velocità è perfettamente rispettosa del limite massimo, ma nel contempo nemmeno d’intralcio alla circolazione essendo esattamente coincidente con detto limite. Mi trovo in seconda corsia e sto superando una fila di camion che intralcia completamente la corsia più a destra. Improvvisamente nello specchietto retrovisore mi vedo fare i fari da un tizio che viaggia ben oltre il limite di velocità e che pretenderebbe che io trasgredissi al codice della strada solo perché lui dello stesso se ne frega bellamente.

Poco dopo mi avvicino ad un punto d’ingresso nella tangenziale e una macchina spunta da questo obbligandomi a frenare quando invero avrei il diritto di precedenza.

Qualche chilometro più avanti c’è la coda: “mannaggia proprio oggi che sono in ritardo”. Pazientemente e diligentemente mi accodo, ma ecco arrivare il solito furbone: un furgone, totalmente incurante dell’educazione altrui, procede come se nulla fosse in contromano per sorpassare la coda.

Sempre in tangenziale, sto tornando a casa dopo una lunga e pesante giornata di lavoro, mi mancano ormai pochi chilometri. Nella corsia opposta una lunga fila di vetture procede a velocità regolare. Ma cosa c’è la davanti? Oh ma questo è pazzo! Una vettura sta sorpassando la fila e, pur essendomi ormai vicinissima, non accenna a rientrare; potrebbe (e dovrebbe) farlo, per altro sta superando delle vetture che non sono strettamente appressate tra loro, invece… invece mi fa i fari e mi vedo costretto a sfiorare il guard-rail per evitare lo scontro frontale.

Sono in forte anticipo ad un appuntamento, per ingannare il tempo mi faccio due passi per le strade della città. Mi addentro in un parco che ben conosco: da bambino ci venivo a giocare, c’era la buca della sabbia, una bassa fontana appositamente allestita per fare da piscinetta bagna piedi e tanto prato verde. Ora non si vede un solo bambino, non possono più giocarci: la piscinetta è stata rimossa, la buca della sabbia pure perché era diventata la cloaca di cani e gatti, così come lo sono i pezzi di prato che contornano le stradine sui quali decine e decine di cani vengono lasciati liberi di scorrazzare e lordare con le proprie deiezioni liquide e solide. E provaci a far presente che la legge prevede che i cani devono stare al guinzaglio, che gli escrementi vanno raccolti, al meglio che ti vada vieni mandato a quel paese, a volte rischi anche d’essere menato.

E’ giunta l’ora dell’appuntamento e, con estrema puntualità, mi presento allo stesso. La segretaria molto gentilmente mi dice che la persona con cui mi devo incontrare non è presente, ha avuto un contrattempo: “sa, deve comprendere, è una persona molto impegnata!” E già perché io non avevo altro da fare, vero? Perché io non sono altrettanto impegnato?

Amareggiato decido di andarmene in una vicina gelateria per mangiarmi un bel gelato consolatore. Prendo il mio bel gelato e mi vado a sedere nel giardinetto della gelateria. Dopo pochi secondi arrivano due altre persone che si siedono al tavolino vicino al mio, s’accendono una bella sigaretta e m’intossicano con i loro fumi. Faccio loro presente che l’aria spinge il fumo delle loro sigarette verso di me e… “qui siamo all’aperto e abbiamo il diritto di fumare, se non le sta bene se ne vada!” Ma il mio diritto alla quiete, al gustarmi un gelato in santa pace, alla salute dove se ne è andato?

E’ arrivato il fine settimana, mi sto facendo una bella passeggiata sui monti vicino casa. Il sentiero, ben segnato e mantenuto, ad un tratto passa vicino ad un capanno di caccia. L’ultima volta che ero passato di qua il capanno era una piccola struttura di legno parzialmente ricoperta di vegetazione, oggi, sorpresa, c’è una piccola villetta metà in muratura e metà in legno. Una costruzione abusiva come tante ce ne sono e ne sorgono da queste parti, ricordo quello che mi spiegava un amico Guardia Forestale: all’esterno sembrano capanni di legno, ma all’interno vengono poco alla volta eretti i muri in cemento e, mese dopo mese, la struttura quasi invisibilmente si allarga finché un bel giorno ti trovi una casa fatta e finita, poi arriva un condono edilizio e i giochi sono fatti.

Tornato a casa trovo sul telefono l’avviso di una chiamata da parte di un amico che non sentivo da un paio d’anni. Lo richiamo e felicissimo mi mette al corrente del fatto che ha finalmente trovato lavoro per suo figlio. Mi spiega le cose e così vengo a sapere che c’è riuscito grazie alla raccomandazione d’un parente, non solo ma per liberare il posto l’azienda ha licenziato un ragazzo che aveva ormai terminato il suo periodo di apprendistato e si aspettava l’assunzione a tempo indeterminato. Ma che bello, e pensare che questo mio amico a parole s’è sempre manifestato contrario, assolutamente contrario, alle raccomandazioni, per giunta aveva più volte partecipato a manifestazioni di piazza contro i licenziamenti facili.

Sono in ferramenta per comprare del silicone, costa otto euro ma io ho solo una banconota da cinquanta e pago con quella. Il proprietario del negozio prende la banconota e mi restituisce 2 euro, pensando che debba prendere i restanti quaranta io me ne resto fermo davanti alla cassa e lo guardo, ma questi impassibile si allontana verso il retro del negozio. Lo richiamo e gli faccio notare che gli avevo dato cinquanta euro non dieci e lui, come se niente fosse, mi risponde “a si, ne è proprio sicuro?”

Mi fermo qui con gli esempi, ce ne sarebbero tanti altri, ma questi mi sembrano riepilogare un buon numero di cattive abitudini, anche perché ogni episodio s’è ripetuto più volte, alcuni (quelli relativi ai viaggi in auto) addirittura quasi quotidianamente.
Certo tutto il mondo è paese e l’Italia non è sicuramente l’unico paese al mondo dove si debbano registrare furberie e maleducazioni di vario genere, però questo non giustifica nulla e poi a noi il dovere di guardare noi stessi, gli altri pensino a se stessi. Quindi…

Italiani, un popolo di presuntuosi, di persone irrispettose e maleducate, un paese dove vige il detto “chi rispetta le regole è uno stupido, furbo chi se ne frega”. Orbene, parafrasando un vecchio detto e tornando al proposito di farsi autocritica, dobbiamo ben renderci coscienti che…

un popolo ha la classe politica e il Governo che si merita!

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 29 ottobre 2011, in Atteggiamenti sociali, Società con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Complimenti per l’abilità narrativa :-).

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  2. Un bell’elenco di furboni, non c’è che dire…
    E se si osa protestare c’è il rischio di prenderle…
    Così è la vita…
    Nicola

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