Arriva l’inverno!


Novembre, ormai delle spiagge, del mare o del lago, delle piacevoli camminate sulla rena, delle nuotate, del relax e del caldo resta solo il ricordo. Per quanto questo possa essere intenso e piacevole, non basta a compensare il bisogno si togliersi da dosso la conformità degli abiti quotidiani, l’esigenza di fare movimento o, al contrario, di starsene bellamente in panciolle a godersi il lento scorrere delle ore. Ecco che si risveglia l’interesse per le strutture salutistico-ricreative atte a riprodurre le condizioni e gli ambienti estivi: centri benessere, saune, palestre, piscine e via dicendo.
Tutto questo vale anche per i praticanti del nudismo, con l’aggravante che l’abitudine a stare completamente senza vestiti fa sentire ancor più forte la costrizione che gli stessi apportano: il corpo si ribella pesantemente alla ridotta traspirazione, allo sfregamento coi tessuti, all’assenza di aria e di sole. Così si sviluppa la ricerca di strutture che permettano di tornare nudi almeno per alcuni giorni, alcune ore della settimana.
Purtroppo trattasi d’una ricerca assai vana, a parte alcune rarissime eccezioni che si vengono a creare per l’interessamento di alcune Associazioni Naturiste, di strutture che concedano un seppur esiguo spazio alle esigenze invernali dei nudisti non ce ne sono, non in Italia quantomeno.

Nelle saune trentine e altoatesine è d’obbligo il nudo all’interno delle cabine sauna, ma all’esterno è altrettanto obbligatorio indossare qualcosa. Nelle saune del resto d’Italia, purtroppo, persino all’interno delle cabine sauna è, salvo rarissimi casi, obbligatorio non esporre alla pubblica visione i genitali e, per le donne, le mammelle. Nulla l’attenzione di tali centri alla bassa qualità e alla nulla igienicità d’una sauna effettuata indossando il costume o anche un semplice telo che non sia in tessuto naturale, invece d’educare il cliente alla giusta pratica saunistica si preferisce lasciarlo macerare nel proprio sudore invocando un ormai superato concetto di decenza.

Analogo il discorso in merito alle altre strutture, dove oltre al già detto arcaico concetto di decenza si sollevano altre opinabili problematiche.

Nelle piscine s’è perfino arrivati al divieto, altamente antigienico, di fare la doccia senza costume; un divieto ancor più inconcepibile dato che nelle piscine italiane vige ancor oggi la netta separazione tra gli spogliatoi maschili e quelli femminili. Riguardo all’uso della vasca natatoria in nudità si registrano obiezioni alquanto comiche come quella dei peli che si perderebbero dal pube e dai genitali, a nulla serve osservare che ci sono piscine dove pur con il massimo rispetto per l’obbligo d’indossare la cuffia, sul fondo si trovano masse di capelli, mentre in altre piscine dove non vige l’obbligo della cuffia i capelli non si vedono galleggiare o affondare, dato che la pulizia dell’acqua non è data da questi piccoli accorgimenti (costume e cuffia) ma da adeguati sistemi di ricircolo e filtraggio dell’acqua. A proposito, non è informazione che i gestori delle piscine amino far circolare, ma l’odore di cloro che si sente entrando in molte di esse non è assolutamente sintomo di pulizia, dato che non è generato dal cloro immesso in acqua, bensì è prodotto dai batteri in assenza di un adeguato ricircolo dell’acqua.

Nelle palestre il discorso della frequenza nudista è novità recentissima e se all’estero qualcosa si sta muovendo in Italia, figuriamoci, s’è subito sollevata l’aperta opposizione sulla presunzione, assolutamente errata, di minore igienicità nell’uso degli attrezzi. Che forse il sudore filtrato da una maglietta o dai pantaloncini è diverso da quello non filtrato? Che forse il sudore di un gluteo è diverso o minore da quello dei genitali? Che forse non è possibile stendere sugli attrezzi adeguati lenzuolini di cotone, che gli stessi frequentatori possono portarsi al seguito così come oggi tutti si portano appresso un piccolo asciugamano?

Purtroppo c’è da osservare che la colpa di quanto sopra riportato è in parte anche degli stessi nudisti, infatti a fronte dei pochissimi che si adoperano per spezzare le viste illogiche obiezioni, ce ne sono molti che non riescono a svincolarsi da un atteggiamento sottomissivo e autocensorio:

  • Siamo solo una minima percentuale di pubblico, non possiamo campare pretese!
  • Saune, piscine, palestre non hanno nulla a che fare con il naturismo e il nudismo!
  • In sauna non ci si va per stare nudi, la sauna si fa nudi motivi igienici.
  • Non possiamo imporre agli altri la nostra nudità!
  • E via dicendo.

Ora, mi risulta che:

  • In Italia anche le minoranze abbiano il diritto di chiedere spazio sociale (e commerciale), molti sono gli esempi di come ciò avvenga, peraltro “chiedere è lecito, rispondere è cortesia” e poi nulla ottiene se nulla si chiede.
  • Se è vero che saune, piscine, palestre eccetera non abbiano nulla a che vedere con il naturismo, non è altrettanto vero che non abbiano rapporti con il nudismo, dato che nudismo non è stare nudi qualche giorno dell’anno su di una spiaggia o in un prato, bensì nudismo è un atteggiamento di vita globalizzante, un’esigenza di liberazioni fisica e mentale dalla costrizione degli abiti, una scelta che si ripercuote su ogni istante della vita di un nudista e questi desidera, anzi, ha la profonda e pressante esigenza di starsene in nudità sempre e ovunque, si autoviolenta per rispettare le attuali regole sociali ma nel contempo giustamente cerca d’arrivare a poter soddisfare la sua esigenza.
  • E perché mai in sauna non ci si dovrebbe andare per stare nudi? Che differenza formale ci sarebbe tra lo stare nudi per l’esigenza di starci e lo stare nudi per motivi igienici? E poi, allargando il discorso all’esterno delle stanze sauna, m’hai visto nudo nella cabina e cosa cambia uscendo dalla stessa? Che forse il nudo cambia significato se è interno alla cabina della sauna o esterno?
  • Analogamente gli altri non possono imporre la loro non nudità a chi nudo è o vuole stare! Per altro la mia specifica nudità non obbliga nessuno a cambiare stato, non obbliga gli altri a togliersi i vestiti, ma caso mai gli aiuta a superare le loro barriere psicologiche, mentre la loro pretesa di non nudità generalizzata obbliga qualcuno a modificare il suo stato, obbliga qualcuno a violentarsi per starsene vestito quando il suo corpo esige liberazione, rafforza le limitazioni psicosociali. Il punto d’incontro tra nudismo e non nudismo non è il divieto alla nudità (che apporta un netto sbilanciamento tra i due diritti in quanto rispetta totalmente il secondo ma impedisce completamente il primo), ma è l’ambiente misto (quello che viene definito clothing optional, abbigliamento facoltativo), cioè il consenso alla nudità senza obbligo della stessa messo in evidenza e progressivamente ampliato (che apporta il pieno rispetto di ambedue i diritti: chi vuole stare nudo può farlo e chi non vuole può fare altrettanto, chi proprio non ce la fa a vedere altre persone nude, che sono pochissimi, potrà evitarlo essendo informato preventivamente della loro presenza e avendo comunque spazi a lui riservati).
  • E via discorrendo!

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 30 ottobre 2011, in Atteggiamenti sociali, Motivazioni del nudismo, Società con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Vittorio Volpi

    Che siamo abbastanza remissivi noi Italiani rimanda a un senso di “lealtà” che mostra aspetti contraddittori: da una parte, d’imporvviso si ha paura della denuncia del vicino, della multa del vigile, dall’altra acquistiamo apparecchietti che avvisano della presenza di rilevatori di velocità per tacere di altre furbate.
    In molti ambiti si vede una lenta e prograssiva corrosione di spazi di libertà, di “libera circolazione dei corpi” (parafrasando lo slogan “libera circolazione delle idee”). Ogni tanto emergono iniziative in controtendenza. Penso che noi stessi, personalmente o in gruppo, dobbiamo “rubarci” giorno per giorno piccoli spazi che col tempo divengono abitudine assodata, diritto riconosciuto alla persona in quanto persona, intangibile. Se nessuno fa escursioni naturiste per timore di multe o – peggio – dei commenti alle spalle, non cambierà mai nulla. Dobbiamo “uscire” (un po’ come il “coming out” per gli omosessuali). Personalmente non divento rosso se qualcuno mi vede nudo: mi sento comunque a mio agio. L’occasione per queste escursioni è molto raro, ma bisogna cominciare.

    Nudivago

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    • Hai ragione, che quello da te detto è in pratica una delle morali del mio articolo.
      La prima parte del tuo commento, per altro, ben si combina con quanto ho scritto nel precedente articolo “Il paese delle banane”. Per la parte finale, che qui non era trattata dato che l’escursionismo nudista poco si presta alla pratica invernale (sebbene nelle giornate di sole l’azione del cammino possa dare sufficiente calore al corpo per starsene in nudità), ci siamo già sentiti: è un anno che ci lavoro, qualcosa ho già fatto, molto altro individuato e ti terrò informato. Ciao e grazie!

      Mi piace

  2. Da Youtube due video da “Galileo” una trasmissione divulgativa di un canale tedesco (Pro-Sieben), sul rapporto sauna e salute e principalmente sulla nudità in sauna:

    Il primo è girato in Alto Adige Südtirol.

    Rimango eventualmente a disposizione per la traduzione.

    Nudivago

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