La Scuola che vorrei!


Ognuno di noi ha i suoi sogni, chi sul futuro lavorativo, chi sull’amore, chi sul denaro, chi sulla prima auto e via dicendo. Molti, poi, non si fermano a un solo sogno. Tra i miei sogni ne ricorre uno che riguarda la scuola e in questo io vedo una scuola totalmente diversa da quella attuale, ma anche da qualsiasi altra forma scolastica che si sia ad oggi vista, certo raccolgo una parte di quanto già seminato, ma vi aggiungo molte novità e assemblo il tutto in una forma decisamente innovativa, oserei dire rivoluzionaria.
Come per ogni sogno, anche in questo mio ci sono parti ben delineate, altre che si stanno delineando, alcune appena accennate e anche qualche parte ancora piuttosto fumosa, qualcosa, inoltre, si modifica nel momento stesso in cui scrivo; difficilissimo arrivare ad essere completi e precisi, ma non è di certo l’obiettivo di un blog. C’è anche da precisare che alcune, se non molte, delle mie idee danno per scontata una certa ridefinizione della struttura sociale, ma non ne parlerò espressamente per non appesantire il discorso.
Ho dato un titolo al mio sogno che identifica la linea strutturale della scuola che vorrei: la scuola senza muri! Un senza muri che vuole essere innanzitutto simbolico, a identificare la rimozione di una lunga serie di barriere, ma anche pratico, a identificare una scuola non fossilizzata all’interno delle pareti, ma portata anche e soprattutto sul territorio che la circonda.

Tre i cicli didattici: il primo, dai 3 ai 7 anni, è basato sul gioco e la finalità del processo didattico è quella di attivare nei bambini l’interesse allo studio; il secondo, dagli 8 ai 14 anni, è inizialmente finalizzato a fornire ai ragazzi un metodo di studio, che non è necessariamente uguale per tutti, per ogni ragazzo si deve trovare il suo metodo, poi a dare loro la necessaria e indispensabile preparazione trasversale; l’ultimo ciclo, dai 14 anni in su, si preoccupa di dare (e mantenere) la formazione professionale, riducendo al minimo indispensabile lo studio specifico delle materie non direttamente coinvolte dall’indirizzo professionale.
L’obbligo scolastico riabbassato ai 14 anni, ma con un successivo periodo d’obbligo formativo fino a 18 anni. Cosa è questa distinzione? Fino a 14 anni il ragazzo deve obbligatoriamente frequentare la scuola, dopo i 14 anni e fino a 18 può scegliere se formarsi al lavoro presso una scuola, presso un’azienda (adeguatamente strutturata: azienda didattica), o in forma mista (mattina a scuola, pomeriggio in azienda).
Durante l’intero percorso didattico l’attività scolastica è a tempo pieno: quattro ore la mattina con attività didattiche vere e proprie, quattro ore il pomeriggio con attività di complemento (biblioteca, ricerche, laboratori esperienziali e via dicendo). La famiglia deve rendersi partecipe nelle attività scolastiche dei figli, non solo mediante i colloqui con i docenti, ma con la partecipazione fisica (periodica, casuale e rotativa) alle attività didattiche ed extra didattiche. Nel secondo e nel terzo ciclo l’attività didattica non è indissolubilmente legata all’aula, ma, con decisione autonoma (anche non programmata) del docente, può spostarsi fuori dall’edificio scolastico, vuoi per ragioni didattiche (visita di un azienda; studio della natura; conoscenza della città; eccetera), vuoi per motivazioni logistiche (ragazzi agitati che non permettono il regolare svolgimento della lezione, ad esempio).

Nel primo ciclo si lavora su obiettivi sociali e non si formulano sistemi di valutazione didattica formale (verifiche, esami, eccetera). Il bambino procede senza fermate fino alla fine del ciclo.
Il passaggio al secondo ciclo avviene senza nessun esame, ma solo in funzione della raggiunta età di passaggio.

Nel secondo ciclo si lavora per micro obiettivi didattici: obiettivi identificati con minimi apprendimenti teorici o specifiche azioni pratiche, di modo che la valutazione si possa semplicemente definire con un si (obiettivo raggiunto) o un no (obiettivo non raggiunto). Idealmente, materia per materia, la didattica dovrebbe procedere oltre solo se un obiettivo è stato raggiunto, questo prevenderebbe però una elevata personalizzazione del percorso forse inattuabile; diciamo che, in assenza di necessità sequenziali specifiche, ogni tre o quattro mesi si attua, sempre materia per materia, una sommatoria dei si ottenendo le valutazioni nella forma numerica (percentuale). La “promozione” incondizionata si ottiene con il 90% di si, mentre con una valutazione tra il 70 e il 90% si procede ma con l’obbligo di frequentare recuperi pomeridiani per ogni obiettivo mancato e fino al suo raggiungimento. Una valutazione inferiore al 70% va valutata di volta in volta per definire se sia possibile comunque procedere oltre, sempre con i recuperi, o sia necessario fermarsi e riprendere dall’inizio gli obiettivi del periodo valutato.
Il passaggio al terzo ciclo avviene automaticamente al raggiungimento del 90% degli obiettivi in tutte le materie.

Nel terzo ciclo si lavora ancora per micro obiettivi didattici, con la stessa prassi in merito alle valutazioni, ma differenziando il sistema di avanzamento nello studio: ogni due mesi somma dei si; avanzamento incondizionato con il 90% di si, tra 70 e 90% avanzamento con recuperi pomeridiani, tra il 40 e il 70% passaggio obbligatorio (anche provvisorio) al percorso misto (scuola la mattina, azienda il pomeriggio); sotto il 40% passaggio obbligatorio (anche provvisorio) al percorso in azienda didattica. A partire dai 16 anni s’inseriscono, per chi abbia scelto il percorso presso le scuole, gli stage aziendali, per i quali le aziende devono obbligatoriamente rendersi disponibili (a fronte dell’obbligo per le scuole di mandare i ragazzi in stage, deve corrispondere un analogo obbligo dalla parte opposta).
L’attestazione di professionalità, ovviamente specifica secondo il percorso di studio, si ottiene con un esame professionale definito, condotto e realizzato con la collaborazione delle aziende. L’ammissione a tale esame avviene al raggiungimento del 90% degli obiettivi in tutte le materie.

Primo e secondo ciclo avvengono in strutture scolastiche tradizionali (come quelle attuali), il terzo ciclo, invece, avviene in cittadelle scolastiche (sullo stile delle attuali cittadelle universitarie o dei college americani), presso le quali l’allievo trova anche tutti i supporti logistici: alloggi, mense, biblioteche, palestre, eccetera. In ogni cittadella il ragazzo trova tutti i possibili percorsi professionali, o quantomeno tutti i principali, di modo che sia possibile fornire inizialmente un periodo di esperienza relativo a tutti i campi professionali e permettere al ragazzo una scelta che si basi anche e soprattutto sulle sue attitudini reali. La formazione professionale più evoluta (oltre i 18/20 anni) e quella di mantenimento (aggiornamento) devono strutturarsi quasi esclusivamente sull’e-Learning, anche per gli eventuali esami.

Nel terzo ciclo gli alunni non sono più dei bambini ma degli adolescenti che si avvicinano velocemente all’età adulta e devono a questo essere adeguatamente preparati, devono, cioè, essere responsabilizzati al massimo, sia in merito al loro apprendimento (già da alcuni anni la didattica parla di autoapprendimento più che di passaggio delle competenze) che alla disciplina: pochi vincoli (divieti), nessuna vigilanza o vigilanza attuata dagli stessi ragazzi invece che dai docenti, autodeterminazione della frequenza alle lezioni, eccetera.

Per finire un cenno ai rapporti scuola-docenti…
1) Il lavoro va sempre e comunque pagato. Questo dev’essere un concetto inalienabile; quello che sta succedendo negli ultimi anni, ovvero la richiesta, anzi l’obbligo, di ore non retribuite, non può accettarsi.
2) Va bene il ricorso al lavoro a contratto, alla prestazione di lavoro, ma se ne devono accettare tutte le implicazioni, ivi comprese quelle che il prestatore deve necessariamente prendere altri lavori e non può ritenersi a totale disposizione: riunioni e attività varie vanno definite e comunicate con ampio margine e, in ogni caso, eventuali assenze non devono dare luogo a manifestazioni sanzionatorie verso il docente.
3) È necessaria una profonda rivalutazione della figura del docente, occorre ridargli autorevolezza. Allo stato odierno delle cose, questi è l’ultima ruota del carro: viene valutato e giudicato sia dal basso (allievi) che dall’alto (Direzione, Coordinamento, Responsabile alla Qualità); non viene in nessun modo coinvolto nelle scelte scolastiche; deve rispondere di tutto a tutti, allievi e genitori compresi. Per una corretta impostazione scolastica il docente dev’essere invece la figura cardine, quella intono a cui ruota tutto il resto; non dimentichiamoci che una scuola si regge principalmente sul lavoro del docente e senza docenti non può esistere la scuola.

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 3 dicembre 2011, in Atteggiamenti sociali, Società con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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