Periplo dei monti Tigaldine e Frondine (Pertica Bassa – BS)


A sinistra il Monte Frondine e a destra il Tigaldine.

Splendida escursione ad anello che ci permette di visitare alcuni angoli poco frequentati delle Prealpi Bresciane, alla ricerca di un ambiente isolato e selvaggio, dove poterci liberare dalla costrizione delle vesti e goderci nella massima libertà il più intimo contatto con alcuni degli elementi della natura: l’aria e la terra. Ovviamente non sulla strada asfaltata che, sebbene non trafficatissima, costeggia comunque diversi caseggiati abitati, ma sul resto del percorso, dove si richiede solo un poco di riguardo (tenere un corto pareo o dei pantaloncini a portata di mano) sulle stradine sterrate, lungo le quali, seppur raramente, qualche autovettura può sempre passare, e nel passaggio presso le malghe, in particolare Frondinine, Baret e Piombatico che nei fine settimana estivi possono essere abitate (le prime due, invero, si toccano solo seguendo una delle varianti suggerite); durante il periodo della caccia o dell’addestramento cani, inoltre, è possibile incontrare qualche cacciatore lungo la parte in salita dell’anello (dalla strada asfaltata a Malga Frondine).

Panorama sul Garda.

L’ambiente variegato passa dai prati coltivati, al bosco di latifoglie, ai mughi e ai pascoli di montagna; ampi sono gli scorci paesaggistici: a est sulla vicina Corna Blacca, a nord verso la cresta del Monte Ario, a ovest verso i crinali che sovrastano Lumezzane e Lodrino, a sud sulla valle di Forno d’Ono e sul Lago di Garda. Il tempo totale di percorrenza, pur non essendo notevolissimo, è comunque di tutto rispetto: ci vogliono infatti dalle 6 alle 8 ore, a seconda delle varianti scelte, per percorrere l’intero anello. Pur essendo sostanzialmente semplice, l’escursione si svolge su sentieri poco frequentati e in parte addirittura per tracce di passaggio o terreno vergine, è pertanto richiesto un discreto allenamento, una certa confidenza con il camminare fuori dai percorsi tracciati, un minimo di senso dell’orientamento, ma soprattutto un poco di spirito d’avventura.

L’itinerario

Lungo la strada, nei pressi delle Case Sar.

Raggiunto l’abitato di Avenone (m 775; vedi in fondo l’itinerario automobilistico), si lascia l’autovettura in un piccolo parcheggio situato all’ingresso del paese (se fosse pieno si può parcheggiare anche a lato della strada, dal parcheggio verso il paese). Ci si incammina verso il paese pervenendo ad una piccola piazzetta dalla quale a destra, nel senso di marcia, si stacca una strada stretta e in forte salita. Seguendo questa strada (con divieto di circolazione), si esce dal paese e, aggirando ad est il Monte Valsorda, si entra nella verde valle del torrente Glera.

La strada prosegue tenendosi alta sul versante destro orografico della valle, si superano alcune case sparse (Dase) per poi entrare in un fitto bosco. Qui la strada, sempre asfaltata, riprende a salire con decisione e, lasciato a sinistra un bivio, esce dal bosco nei pressi di un bellissimo prato: le Case Sar (m 900 ca.). Costeggiando sulla sinistra il prato, la strada si alza ancora con due tornanti per poi traversare a mezza costa. Si superano altre case sparse finché, poco prima di un tornante, si incontra una stradina sterrata che, costeggiando il prato di una piccola casa, si stacca a destra di quella principale; la si prende e, alternando tratti di discesa al altri di salita, si punta decisamente verso il Monte Tigaldine per portarsi alla sua base; poco dopo l’inizio della stradina è possibile liberarsi dai vestiti.

Guadato il torrente Glera, inizia il sentiero.

Dopo i diversi saliscendi, con un’ultima discesa si perviene al torrente Glera (m 1086), dove la strada sterrata ha termine. Guadato senza grossi problemi il torrente, si prende l’evidente sentiero che subito inizia a salire nel fitto bosco.

Con una serie di tornanti, in una decina di minuti, si arriva alla Cagna (m 1190), vecchia casa pastorizia di cui ormai restano solo i ruderi nascosti nella vegetazione. Poco oltre si perviene a un maestoso faggio che invita ad una breve pausa.

I ruderi della Cagna e il grosso faggio.

Si riprende a salire nel bosco che man mano si fa meno fitto, finché ci si trova sui prati con mughi alla base dell’esteso ghiaione sotto le pareti del Tigaldine, ghiaione che ora si deve risalire lungo un evidente sentiero che lo solca sulla destra nel senso di marcia. Passato il ghiaione si rientra nel bosco, ora formato da grossi faggi con rado sottobosco, che si risale abbastanza agevolmente per aggirare il monte Tigaldine sul suo versante sud. Valicato, attorno a quota 1425 metri,  il crinale che unisce il Monte Tigaldine con la Cima Osero, dopo un traverso in un prato con vista panoramica sul Garda, si rientra nel bosco passando sul lato est del Tigaldine.

Breve sosta al cospetto del Monte Ario. Sopra Cima Osero in vista della Corna Blacca.

La ripida valletta del torrente Gorgo.

Quando il sentiero, dopo un traverso nel bosco, inizia a scendere decisamente verso destra, si prende una traccia di sentiero che sale a sinistra e, uscendo dal bosco, ci porta in un ripido prato. Lo si sale, senza percorso obbligato, in direzione di un’evidente sella oltre la quale si perviene ad altro prato alla base dei verdi pascoli del versante est del Monte Frondine. Si procede a mezza costa per poi scendere decisamente in direzione della valletta tra Monte Pezzeda e Monte Frondine, dove scorre il torrente Gorgo. Attraversata una stretta fascia boschiva e raggiunto il torrente, ci si porta sulla sponda opposta della valletta (ortiche), alzandosi di poco sopra il fondovalle. Per traccia di sentiero, si segue la valletta risalendola in direzione del bosco, entrati nel quale ci si riporta in sponda destra orografica e si risale pervenendo al altri prati.

Il bel sentiero nei pressi di Malga Cugni.

Qui si continua tenendosi appena fuori dal bosco sulla sua destra (rispetto al senso di marcia) risalendo, senza nessuna traccia, la ora ripidissima valletta fino a Malga Cugni; nel tratto finale, per risparmiare un poco di fatica e di peso alle ormai martoriate gambe, ci si può alzare a destra per raggiungere un comodo sentiero che, pianeggiante, taglia a mezza costa il versante sud del Monte Pezzeda. Si prosegue per prati e senza percorso obbligato in direzione ovest alzandosi verso destra per raggiungere la panoramicissima sella sul crinale che unisce il Monte Pezzeda al Monte Frondine (m 1680). Qui conviene fermarsi per il pranzo.

Il ripido pendio che scende ai Casinetti.

Dalla sella una traccia di sentiero si abbassa nei ripidi prati del versante ovest del Monte Pezzeda. La traccia si esaurisce quasi subito ma, senza problemi, si continua a scendere seguendo il percorso preferito e puntando all’evidente strada sterrata in fondo ai prati (portandosi oltre il crinale sulla destra, la discesa risulta più agevole e meno ripida). Raggiunta la strada nei pressi dei Casinetti (m 1509), la si segue verso sud per pervenire alla Malga Piombatico (m 1427). Appena oltre la Malga si scende a destra, attraversando il prato sotto la costruzione e portandosi verso una evidente palina segnaletica (che indica la direzione della variante 3, vedi sotto), tenendo a destra si individua un sentierino che, con diversi stretti tornanti, passando sotto a piccoli spuntoni roccioni, scende ripidamente per il bosco riportandoci al torrente Glera (m 1185).

Attraversato il torrente il sentiero procede il lieve salita, dopo un centinaio di metri si perviene a una biforcazione, tenere a sinistra per un sentiero che si addentra pianeggiante nel bosco, per poi ridiscenderlo con comodo tracciato seguendo più o meno fedelmente il torrente Glera, Dopo una decina di minuti si perviene al guado fatto in salita e alla strada sterrata iniziale. Per quest’ultima raggiungiamo nuovamente la strada asfaltata e lungo questa l’abitato di Avenone.

Versante est del Monte Frondine.

Varianti

Scendendo verso Malga Frondinine.

1)      Variante meno attraente dal punto di vista Wilderness, ma meno faticosa del percorso originale; porta, però, a passare per due malghe che possono essere abitate.
Dal bosco sul versante est del Monte Tigaldine, invece di salire a sinistra per tracce di sentiero, scendere a destra lungo il sentiero principale per poi riprendere a mezza costa uscendo dal bosco e, per prati, ci si porta a dei ruderi dove il sentiero si perde nelle alte erbe. Tenendosi a sinistra dei ruderi e alzandosi verso una selletta, si arriva in vista di Malga Frondine  (m 1425 ca) a cui si scende attraversando le alte erbe tipiche delle malghe (occhio alle ortiche, specie nei pressi della malga). Oltrepassata la malga, si ritrova il sentiero che scende verso la valletta tra Monte Pezzeda e Monte Frondine, alla quale si perviene dopo una breve striscia di bosco. Giungi ad un piccolo stagno, si attraversa il torrente Gorgo (da qui andando a sinistra ci si ricollega con il percorso base) e, con una breve salita, si raggiunge una strada sterrata nei pressi di Malga Frondinine (m 1405). Si segue la strada per pochi metri e la si abbandona per risalire sulla sinistra un ripidissimo costone erboso che, con un finale quasi pianeggiante, conduce a Malga Baret (m 1570 ca). Qui si prende un evidente sentiero che taglia a mezza costa in direzione di Malga Cugni. Si segue il sentiero ignorando la diramazione che scende alla malga, per raggiungere con un ultimo strappo di salita la sella tra Monte Pezzeda e Monte Frondine.

Lungo la strada che sale al passo Pezzeda Mattina.

2)      Volendo evitare il ripidissimo e faticoso costone che da Malga Frondinine si porta a Malga Baret, si può seguire, con percorso decisamente più lungo e meno attraente ma più agevole, la strada sterrata che con pendenza limitata e diversi tornanti si porta verso il Passo di Pezzeda Mattina, poco sotto il quale, su di un tornante, a sinistra si stacca la stradina sterrata che porta a Malga Baret. La strada è di servizio alla Malga Frondinine e risulta raramente percorsa, ma è comunque una strada.

3)      Dalla palina segnaletica sotto Malga Piombatico invece di scendere nel bosco, andare a sinistra per i prati della malga, prima a mezza costa poi in lieve salita si perviene a un largo dosso erboso. Da qui puntare ad un evidente macchia boschiva, aggirandola sulla sua destra si individua un sentiero che scende nel bosco (segni bianco rossi su un albero) per poi attraversarlo in piano e portarsi sulle costole erbose sotto il Monte Tigaldine. Con percorso sempre evidente e comodo ci si abbassa dolcemente fino a riprendere il sentiero di salita dove questo esce dal bosco e, pianeggiante, passa alla base del ghiaione del Tigaldine.

4)      Volendo allungare la parte indipendente dell’anello, dopo la discesa nel bosco sotto Malga PIombatico, attraversato il torrente Glera, invece di scendere a sinistra, tenersi a destra pervenendo in breve al Baitello di Preseno. Da questo seguire tutta la strada sterrata, che, aggirando a sud Cima Forca, con lungo cammino, inizialmente in forte salita, porta alla strada principale nei pressi di un baitello (m 1179) sotto la Cima Lasso. Per questa strada si ridiscende a Avenone.

Nei pressi di malga Frondinine.

Come raggiungere Avenone

Dal casello autostradale di Brescia Est, seguendo le indicazioni per Brescia, superare una grossa rotonda e uscire a destra in direzione Brescia, Verona, Lago di Garda, immettendosi così sulla tangenziale est di Brescia. Per questa proseguire seguendo le indicazioni per Salò (SS45bis) e, passati gli svincoli di Mazzano, Virle, Nuvolera, Prevalle (subito dopo una prima breve galleria) e Gavardo, si giunge, dopo altre tre gallerie, all’abitato di Villanuova sul Clisi. Qui, seguendo le indicazioni per Val Sabbia, Lago d’Idro, Trento, Madonna di Campiglio, subito dopo una quarta galleria, uscire a destra e immettersi sulla superstrada della Val Sabbia (SS237) che si segue fino al suo termine (allo stato attuale, agosto 2011, dell’opera). Si passa l’abitato di Nozza, pervenendo così a Vestone. Qui, dopo un ampia curva a sinistra, si svolta a sinistra seguendo l’indicazione per Pertica Bassa (via Molino); al primo incrocio ancora a sinistra verso il centro del paese e poco dopo a destra per una stretta strada (via Fiamme Verdi) che entra nella valle del torrente Degnone portandoci, con varie curve (ignorare il bivio a destra per Levrange) a Forno D’Ono. Proprio all’inizio del paese, con uno stretto tornante, si prende a sinistra la strada che sale a Pertica Alta e Avenone, a cui si perviene con un’altra serie di tornanti e curve.

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 27 dicembre 2011 su Itinerari escursionistici. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. Bellissimo, invitante rapporto.

    Proprio oggi approfittando 1) del bel sole 2) del giorno di ferie 3) che i cacciatono non erano in giro sono salito alla Forcella di Sale Marasino, per poi inoltrarmi lungo la cresta fino a trovare dei picchi solitari (Cima Mara) in cui godere del silenzio, della tranquillità, del tepore gradevolissimo. Mi son fatto degli autoscatti alla Spencer Tunick. A ovest la parte terminale del Lago d’Iseo e la vasta pianura della Franciacorta, a est la cresta del Guglielmo. Nessuno in giro.
    Al ritorno, proprio alla Forcella un gruppo di parapeindiisti si stavano lanciando, io a torso nudo: “ognuno ha le proprie pazzie” pensavo.

    Nudivago

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  2. Ma che fiori ci sono nelle foto? 🙂

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  3. Grazie mille per i link! 🙂

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  1. Pingback: Orgogliosamente Nudi! « Mondo Nudo

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