L’erba del vicino è sempre più verde


Si dice che gli italiani siano un popolo propenso a vedere sempre e solo che gli altri stanno meglio, avendo viaggiato pochissimo non posso dire se ciò corrisponda al vero o se anche gli altri popoli soffrano della stessa pecca, del “l’erba del vicino è sempre più verde”, quello che posso dire è che di certo ne soffrono moltissimi italiani.

Dopo aver sentito e letto per anni la Francia qui, la Francia la, i francesi si che hanno la cultura del nudismo, dopo anni di ferie italiane dove l’esperienza nudista era limitata alla sola spiaggia, volendo un’esperienza nudista totalizzante, volendo dimenticarmi dei vestiti, ho deciso di espatriare e farmi una bella vacanza francese. Essendo io, come del resto mia moglie, amante del mare, abbiamo deciso, anche sulla base dei tantissimi pareri positivi, per la Corsica e, per la precisione, abbiamo prenotato quindici giorni al villaggio Bagheera che, stando a quanto si è potuto evincere dai vari siti Internet consultati, fra tutti i villaggi corsi, era quello che unico ci avrebbe permesso veramente di restare nudi ventiquattr’ore su ventiquattro.

Dopo una lunga e ansiosa attesa, arriva finalmente il giorno della partenza, caricati i bagagli in macchina ci immettiamo, io e mia moglie, sulla via per l’imbarco. Nel tardo pomeriggio finalmente siamo a destinazione, alla reception troviamo un caloroso benvenuto e, nonostante qualche difficoltà di linguaggio, in pochi minuti siamo registrati e ci viene assegnata la nostra piazzole: inizia, secondo le nostre aspettative, l’avventura nella full immersion nudista francese. Purtroppo bastano un paio d’ore, giusto il tempo di montare la tenda e andare a cena al ristorante del villaggio, a farci capire che le nostre aspettative non saranno totalmente esaudite: il personale della reception è completamente vestito; uscendo dalla reception notiamo un cartello che indica l’obbligo di vestirsi per entrare al ristorante, e si dice proprio “vestirsi” non semplicemente “coprirsi”; mentre, nudi, montiamo la tenda, nelle piazzole circostanti la gente è in buona parte vestita; camminando, io nudo, per le stradine che portano al ristorante, le persone che incontriamo sono vestite e alcune mi guardano di traverso, la sensazione è che non approvino il mio girare nudo; cinquanta metri prima della reception un cartello appeso ad un alberello segnala che nei pressi della reception e al ristorante bisogna stare vestiti (si ripete la parola “vestirsi”); a cena tutti sono vestiti di tutto punto, alcuni addirittura in abito da sera. Mi guardo in giro un poco attonito: “ma dov’è questo essere veramente nudisti dei francesi? Beh, è domenica sera, concediamolo, prima di dare un giudizio aspettiamo alcuni giorni”.

La mattina successiva mi sveglio di buon ora per andare a vedere la spiaggia, in giro non si vede ancora nessuno, ma pian piano il villaggio si anima e le persone, finalmente, sono nude, ehm, quasi tutte nude, qualcuno, in particolare donne, che gira coperto c’è, ma suvvia la temperatura non è confortevolissima e ammettiamo che qualcuno, più freddoloso, possa a ragione coprirsi, sebbene in alcuni casi risulti comunque strano che ci si coprano i genitali, che meno soffrono il freddo, e non il torace, che è invece molto più sensibile al freddo. Va beh, forse non sono francesi, forse accompagnano familiari o amici nudisti ma ancora non si sentono pronti a denudarsi, accettiamo!

I giorni passano e mi godo totalmente la mia vacanza, personalmente me ne sto nudo continuamente, uso il pareo solo per andare al market interno (eh, si, sul sito si vedevano foto di persone nude nel market, ma qui, dal vero, non se ne vedono; comunque dopo tre giorni le vedo, notando che nessuno, ma proprio nessuno, ci fa caso, nemmeno i gestori, e da allora anch’io al market me ne resto nudo) e alla piazzola dei bidoni della spazzatura (sebbene di poco è esterna al recinto del villaggio, anche qui scoprirò, verso la fine del soggiorno, che c’è chi ci va nudo, sebbene siano pochissimi). La mia continua nudità, però, è infastidita dal notare che pochi sono coloro che fanno altrettanto: solo una parte di quelli che la sera non si muovono dalla loro piazzola, gli altri, pur non essendoci condizioni termiche sfavorevoli (se riesce a stare nuda mia moglie, piuttosto freddolosa!), sono vestiti di tutto punto e che vestiti, abitini da parata in alcuni casi. Ho anche notato che i francesi, in particolare le donne, si vestono, almeno parzialmente, per mettersi a tavola e questo non solo la sera, ma anche a mezzogiorno, quando la temperatura è decisamente consona alla nudità, per altro torna l’azione, chiara ed inequivocabile, di coprirsi i genitali e lasciare scoperto il torace. Poi che dire di chi, non pochi, si veste o si copre per percorrere il tragitto dalla piazzola alla spiaggia, che senso può avere? Forse per essere più comodi a trasportare pareo e asciugamano? Beh, ma non è più semplice usare una borsa? Non si possono trasportare facilmente tenendoli piegati sottobraccio? Del pareo non ne puoi fare a meno? Dove sta tutta questa dedizione al nudismo che, stando a quanto avevo letto, i francesi hanno? Qui sono soprattutto i francesi a non rispettare la nudità totale, a vestirsi ogni tanto. Ma la cosa non finisce qui, altri sono i segni che testimoniano un difetto nelle affermazioni lette.

Innanzitutto parliamo della sera in spiaggia. Si va beh, concediamolo che al ristorante le persone ci vadano vestite (alcuni ristoranti alla sera fanno servizio anche per i tessili, sebbene… se un tessile decide di andare ad un ristorante in zona nudista, perché mai non dovrebbe accettare di vedere persone nude? Dov’è l’esigenza d’imporre l’obbligo al vestiario?), ma perché mai sulla spiaggia girano tutti vestiti, nemmeno in costume, ma proprio vestiti? Perché mai, io che giro nudo in un’area che è per quattro chilometri dedita al nudismo, mi debba sentire osservato, perché mai devo sentire su di me sguardi di disapprovazione? Perché mai devo essere io a sentirmi a disagio e non coloro che non rispettano quello che in un’area nudista dovrebbe essere la regola: nudi, sempre nudi? Poi il segno più evidente di un disagio, francese, verso la nudità: gli adolescenti francesi sono tutti costantemente vestiti, e parlo di vestiti, non di costume, questo lo usano solo in spiaggia, in mare e… sotto la doccia, si, si, nemmeno per fare la doccia si mettono nudi. Comprendo sicuramente le problematiche dell’adolescenza, ma siamo in un villaggio nudista, non un villaggio misto, un villaggio dove ci convivono nudisti tessili, no, questo è un villaggio per soli nudisti, dove può essere il problema a mettersi nudi, quantomeno sotto la doccia, in spiaggia, nuotando in mare? Tanto più che gli adolescenti di altra nazionalità sono nudi, sempre nudi, anche quando giocano assieme agli adolescenti francesi vestiti. Ok, ok, piena libertà di comportamento, specie per i ragazzi, ma è chiaro che questo denota uno stato di malessere degli adolescenti francesi, stato di malessere che non è invece presente negli adolescenti di altra nazionalità presenti nel villaggio (invero devo dire che non ce n’erano di italiani, sarebbe stato interessante vedere il loro comportamento a fronte di tale situazione). La cosa che rende il tutto ancor più emblematico e significativo è che, nelle stesse famiglie, si vedono i ragazzini in età preadolescenziale che sono nudi e i loro fratelli o sorelle appena più grandicelli che sono vestiti, per poi tornare a veder il nudo nei pochi ragazzi in età sensibilmente maggiore e nei genitori. E’ una contraddizione rispetto a quanto si dice in giro, è un segnale di una nudità che non è poi così innata e insita nel tessuto sociale francese, un’indicazione forte e precisa di come l’erba del vicino è più verde solo perché così la si vuole vedere, perché si preferisce guardare solo a ciò che fa più comodo e si tralascia di vedere la realtà nel suo insieme.

Ora qualcuno dirà “guarda, vai, andate nel villaggio tal dei tali, li il personale è nudo e nessuno si veste” o altre cose similari, ebbene, si certo, sono sicuro che esistono villaggi dove l’esperienza nudista possa essere realmente totalizzante, ma:

1)      l’eventuale presenza di alcuni villaggi dove il nudismo è presente sempre e ovunque non toglie niente al mio discorso, casomai lo rafforza;

2)      il discorso non è una critica al villaggio e nemmeno ai francesi, vuole solo essere l’esposto di alcune osservazioni fatte e della relativa considerazione in merito alle affermazioni che fanno molti nudisti italiani in merito alla presunta superiorità del nudismo francese;

3)      cercando il posto per la vacanza ho esaminato centinaia di siti Internet, decine e decine di villaggi diversi e molti si facevano pubblicità solo con immagini di persone vestite, molti indicavano obblighi di vestirsi in alcune parti del villaggio, tutti riportavano filmati o fotografie delle feste e delle serate nei quali le persone, tutte, erano rigorosamente vestite; per inciso, solo il Bagheera ha foto di un market con persone nude.

Io, noi, torneremo in Corsica, torneremo in questo villaggio, che alla fine è uno splendido villaggio, alla fine permette, seppur con alcuni piccoli fastidi, di vivere una vacanza nudista a pieno titolo, cioè una vacanza in cui ci si possa dimenticare totalmente di qualsiasi forma di vestiario, anche la più piccola. Speriamo solo che, i piccoli segnali tessili notati non facciano perdere, come già successo altrove, l’identità nudista a questo magnifico villaggio. Invitiamo solo le persone ad essere più aperte verso quanto hanno in casa loro e meno propense a fuggirsene all’estero, che i problemi di casa nostra esistono tali e quali anche a casa d’altri; forse è meglio aiutare a risolvere i nostri problemi che quegli degli altri.

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 5 gennaio 2012, in Atteggiamenti sociali, Racconti, Società con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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