C’è nudismo e nudismo, facciamo chiarezza! (Parte 3)


… Segue dalla Parte 2

Il Nudismo

In sostanza ne ho già definito l’essenza nei paragrafi precedenti, vuoi parlandone direttamente, vuoi per esclusione derivata dalla definizione e dall’analisi di cosa non è nudismo pur essendo talvolta, in particolare dai media, definito come tale. Apparentemente, quindi, parrebbe non esserci più molto da dire, scopriremo invece che sul nudismo c’è ancora molto da trattare.

Iniziamo riprendendo e ripetendo la definizione storica e, pertanto, corretta e attendibile del Nudismo, quello con la N maiuscola, quello senza aggettivazioni aggiuntive, ovvero quello che viene praticato non come preludio alle attività sessuali o come esaltazione del se e del proprio corpo, ma solo e semplicemente come condizione fine a se stessa, come esigenza fisiologica (eliminazione del fastidio e dei danni fisici provocati dalle vesti, ripristino delle capacità di autoregolazione termica del corpo, eccetera) e psicologica (liberazione dalle limitazioni mentali proprie del tessilismo, superamento degli stereotipi costruiti dal mondo tessile, rinuncia alla valutazione degli altri, liberazione dall’autovalutazione ipercritica, eccetera),  come stato naturale e originario (l’uomo era nudo e si è vestito solo per proteggersi dal freddo e dalle intemperie, si nasce nudi, i bambini non hanno problemi a stare nudi, i bambini preferiscono stare nudi anziché vestiti, i bambini sono più spontanei e si muovono meglio da nudi che da vestiti).

Il Nudismo, quindi, nasce da specifiche e forti esigenze fisiche e psichiche, per poi arrivare a diventare uno stile di vita; il nudista inizialmente pratica solo in determinate circostanze (ad esempio solo in spiaggia), ma presto arriva a stare nudo ovunque sia possibile: casa, spiaggia, montagna, piscina, sauna, eccetera. E’ l’effetto di non ritorno che tutti i nudisti conoscono bene: provato una volta a stare nudi per uno o più giorni, la sofferenza dello stare vestiti diventa immediatamente palese e si aspetta impazientemente la successiva occasione in cui potersi spogliare.

Ovviamente i nudisti non sono avulsi dalle esigenze fisiologiche sessuali, anche loro, come tutti, hanno un’attività sessuale che si sviluppa secondo le normali e usuali regole del mondo tessile, riservatezza compresa. A tal proposito, però, nel mondo nudista si possono individuare alcune differenti correnti di pensiero e di atteggiamento: negazionismo, oscurantismo  e realismo.

I negazionisti si pongono come obiettivo quello di dare del nudismo l’idea di un mondo assolutamente ascetico e casto; un mondo dove il sesso apparentemente non esiste, dove le persone al sesso non pensano e rifiutano qualsiasi cosa possa anche lontanamente richiamare le attività sessuali. Ecco che costoro non ammettono che negli ambienti nudisti si possano pubblicamente tenere i benché minimi atteggiamenti di tenerezza di coppia (anche una semplice carezza o un bacio possono essere intesi come provocatori), non ammettono l’esposizione di immagini che possano dare l’idea di richiamo o esposizione sessuale (ad esempio foto di persone parzialmente vestite, foto di donne in mutandine, con calze nere e reggicalze), anche una semplice erezione spontanea  (non è frequente, anzi è raro, ma succede) può determinare l’allontanamento di una persona dalla comunità.

Gli oscurantisti vedono le attività sessuali come attività collaterali da non negare ma, al contempo, da tenere comunque nascoste e relegate ai margini del mondo nudista; le tenerezza tra le coppie sono ammesse a patto che si limitino nel tempo e nello spazio, le immagini devono essere di persone interamente nude o interamente vestite, l’erezione spontanea va nascosta e vissuta come una reazione innaturale.

Il realisti mettono al loro giusto posto le attività sessuali, ribadendo il concetto di naturalezza e spontaneità delle cose, promulgando che la vita nel mondo nudista non è in tal senso diversa da quella nel mondo tessile: il sesso è una parte importante della vita, non l’unica, ma, come oggi riconosciuto e testimoniato da molte ricerche in ambito sociologico e psicologico, assolutamente imprescindibile e fortemente condizionante la qualità di vita in generale. Il realismo nudista mantiene un costante parallelismo con il mondo tessile, acquisendone in tempo reale le variazioni nella visione del sesso e delle attività sessuali: nel momento che tutti ne parlano liberamente, anche nell’ambiente nudista non serve nasconderlo e ben vengano le carinerie e le tenerezza tra le coppie,si accettino le immagini anche con un piccolo richiamo sessuale nei termini e nelle modalità con cui le stesse vengono utilizzate nell’ambito tessile comune (ironia, gioco, eccetera), si considera normale l’erezione spontanea che non va esibita ma nemmeno nascosta, semplicemente ignorata.

Altra differenziazione di pensiero e atteggiamento riguarda l’accettazione o meno di persone tessili nell’ambito nudista. Ci sono coloro che assolutamente non ammettono che nelle località nudiste ci sia chi sta vestito, ci sono coloro che lo ammettono senza limitazione e, infine, coloro che lo ammettono ma vi pongono un limite che può essere temporale, quantitativo o qualitativo (solo per i primi giorni, solo se parente o amico di un nudista, solo la sera o comunque per freddo, solo slip o solo maglietta).  Qui invero il discorso si fa alquanto complesso perché ci sono sempre e comunque una lunga serie di considerazioni da fare, seguono le principali:

  1. Ambiente libero (sito non ufficialmente riconosciuto come nudista)
    Le tre correnti di pensiero si evidenziano e differenziano nettamente; personalmente sono a favore della terza soluzione: vestiti si ma solo entro certi limiti;
  2. Struttura o sito nudista
    Tutti diventano un attimino più intransigenti dal momento che ci si chiede perché mai una persona dovrebbe accedere ad una struttura nudista se non si vuole assolutamente mettere nuda!
    Esiste il caso particolare degli ambienti “clothing optional”, ovvero quegli ambienti dove i vestiti o il costume sono facoltativi, dove nudisti e tessili sono fra loro mescolati e convivono in pacifica armonia. Tali ambienti sono la naturale rappresentazione del concetto di tolleranza reciproca, rappresentano quello che dovrebbe essere lo stato comune di tutti gli ambienti, quello che personalmente spero possa diventare il futuro delle spiagge (e non solo) italiane (ovviamente in attesa che tutti tornino ad essere  nudisti).
  3. Basse temperature
    La sensibilità alla temperatura è cosa molto variabile da persona a persona e anche nella stessa persona gli stati fisici (affaticamento, malessere, eccetera) possono provocare variazioni di adattabilità e termoregolazione. Ecco che diventa difficile poter dare un criterio unico e comune, nemmeno il concetto di maggioranza può essere applicato, ma va necessariamente lasciata ampia libertà decisionale ad ogni singolo individuo (che è libero di non volersi ammalare). L’unico appunto da farsi è verso colore che si mettono i pantaloncini e restano a dorso nudo: il freddo si sente prima, molto prima, a livello del busto e del collo, non di certo dei genitali; un tessile che sente freddo, per prima cosa indossa una maglietta, poi un maglioncino, solo a questo punto inzia a infilarsi i pantaloni o pantaloni più pesanti, non c’è motivo perché lo stesso non debba avvenire per chi è nudo. C’è anche da dire che la pratica del nudismo tende a migliorare la capacità di termoregolazione e nel tempo si avverte sempre meno sia il freddo che il caldo.
  4. Intemperie
    Il discorso è molto simile a quello fatte per le basse temperature e valgono le stesse conclusioni.
  5. Mestruazioni
    Se gli uomini hanno il problema delle erezioni spontanee, le donne hanno quello delle mestruazioni; in genere si ammette che in questo periodo le donne indossino gli slip del costume, c’è però da precisare che si può comunque evitare ricorrendo agli assorbenti interni.
  6. Attività sportive
    C’è la falsa idea che solo alcune attività sportive possano essere praticati da nudi, in realtà è stato dimostrato che qualsiasi attività sportiva non solo può essere praticata stando nudi, ma l’atleta ne trae anche giovamento: migliore traspirazione, maggiore libertà di movimento, minore surriscaldamento del corpo e, quindi, minore trasudazione con conseguente minore effetto di raffreddamento all’interruzione dell’attività. Anche l’uso di attrezzi ginnici non è limitativo: sudando meno la protezione di un semplice foglio di carta (tipo quello che usano oggi i medici per i lettini da visita) può risultare più che sufficiente, in ogni caso anche da vestiti è richiesta e necessaria la protezione di un asciugamanino, si tratta eventualmente di usarne uno un poco più grande. Anche gli sport che prevedono contatto fisico si possono praticare da nudi: non si vede quale timore possa esserci verso il contatto di due corpi totalmente nudi.
  7. Balli e altre attività ricreative
    Purtroppo anche in diverse strutture nudiste negli ultimi anni si nota la tendenza a vestirsi completamente per le attività ricreative, quali i balli o i giochi di gruppo. E’ una tendenza assolutamente incomprensibile e per la quale valgono tutte le considerazioni già fatte ai punti precedenti, in particolare quelle relative alla temperatura e alle attività sportive.

Ecco, questo è il nudismo “vero” e metto tra virgolette la parola vero poiché non è formalmente corretto parlare di nudismo vero e nudismo falso, ma si dovrebbe parlare di nudismo e di … altro!

Il Naturismo

Parlando di nudismo e delle sue diverse interpretazioni non possiamo non esaminare il Naturismo.

Taluni ritengono il concetto naturista più evoluto di quello nudista, altri scindono nettamente le due cose e vedono nel Naturismo un qualcosa che al Nudismo ha solo aggiunto altri obiettivi e altre finalità (quelli del naturalismo, dell’ecologia, del vegetarianismo, dell’animalismo), senza per questo migliorarlo o peggiorarlo sotto l’aspetto, diciamo, filosofico. Di certo siamo in presenza di un qualcosa che supera l’aspetto puramente interpretativo del nudismo; il Naturismo, infatti, è un movimento sociale basato su regole comportamentali e obiettivi di vita tesi all’armonia con la natura. Ecco che la pratica della nudità non è più un fine, non è più l’obiettivo, ma diventa un mezzo per raggiungere gli obiettivi desiderati e, nel contempo, un’espressione degli stessi.

Difficile dire se sia nato prima il Nudismo o prima il Naturismo, di certo il Naturismo ha da sempre integrato in se stesso la pratica della nudità e, quindi, il concetto di nudismo, risulta pertanto logico ritenere che le due cose abbiano quantomeno origine comune e analoga età.

Tralasciando gli episodi e gli avvenimenti da ritenersi preistorici, seppur interessanti e non indifferenti, i primi vagiti del movimento naturista si possono far risalire alla fine del XIX° secolo, quando in Germania venne fondato lo Jugendbewegung, movimento giovanile ai cui ideali si ispirarono i precursori del naturismo: Paul Zimmerman e Richard Ungewitter innanzi a tutti.

Nel corso dei primi trent’anni del ‘900 in Germania sorsero diverse Associazioni e vari campi nudisti, purtroppo l’avvento del Nazismo sciolse le Associazioni e distrusse le strutture, pur senza frenare del tutto le attività naturiste e, soprattutto, senza provocare la scomparsa dell’ormai maturo movimento naturista. Infatti, alla fine del secondo conflitto mondiale, nel giro di pochi anni si osserva al risorgere delle attività, delle associazioni e delle strutture naturiste: nel 1949 viene fondata la Deutscher Verband  fur Freikorperkultur (DFK) e negli anni immediatamente successivi nascono associazioni anche in molti altri stati europei.

Precursore del Naturismo italiano fu Ernesto Guido Gorishegg (1927).

Nel 1974 si tiene a Cap d’Agde, in Francia, il Congresso Internazionale del Naturismo e, nel corso dei lavori, viene coniata la definizione ufficiale e ancor oggi utilizzata e pubblicizzata dalle varie Associazioni Naturiste: “Il Naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo di favorire il rispetto di sé stessi, degli altri e dell’ambiente”.

Conclusione

Attualmente il nudismo è praticato in buona parte del mondo, sebbene con differenti livelli di accettazione sociale.

  • Francia, Spagna, Croazia, Germania, Grecia, Finlandia, Svezia, Danimarca e Olanda riconoscono ufficialmente il nudismo.
  • In Francia e nei Paesi Scandinavi le Federazioni Naturiste fanno parte dell’istituzione corrispondente al nostro Ministero della Cultura, Sport, Educazione Sociale e Giovanile.
  • In Spagna esiste una cittadina interamente nudista, El Fonoll, poco distante da Barcellona; moltissime spiagge sono “clothing optional”, ovvero su di esse il costume è facoltativo e i tessili convivono pacificamente con i nudisti, senza esigenze di separazioni più o meno simboliche; perfino nella centralissima spiaggia di Barcellona e nei giardini pubblici della stessa città è possibile praticare il nudismo (in Spagna per legge è consentito stare nudi ovunque non sia espressamente vietato).
  • Negli Stati Uniti d’America, paese notoriamente puritano, esiste una comunità che vive quotidianamente la nudità sociale, integrandosi perfettamente con la società tessile che li accetta, nudi, perfino alle assemblee cittadine; sono poi abbastanza diffuse manifestazioni nudiste in ambito metropolitano, tipo, ad esempio, le biciclettate, le corse e le marce; esiste una televisione nudista che trasmette regolarmente servizi girati da giornalisti che operano stando nudi.
  • Nel Brasile esiste una comunità che, senza isolarsi dalla società tessile, ha trasformato un villaggio naturista in una residenza fissa, Colina do Sol.
  • In Europa sono presenti 1500 strutture nudiste.
  • In Francia e in Austria l’escursionismo nudista si sta diffondendo a macchia d’olio.
  • In Austria e in Germania molte sono le saune e le piscine ove è possibile stare nudi.
  • In Olanda è stata aperta una palestra fitness nudista.

Solo l’Italia ancora mostra un certo livello di reticenza nell’accettazione della presenza nudista: quattro soli siti ufficialmente autorizzati, un sito autorizzato ha recentemente perso l’autorizzazione, pochissime le spiagge in cui si tollera ufficiosamente il nudismo (si e no una decina in tutta Italia, ma per alcune la situazione si è fatta critica), altrettanto limitate le strutture nudiste, nulle le spiagge “clothing optional”, impossibile, nemmeno per il solo periodo di vacanza, praticare un nudismo full immersion (stare nudi ventiquattro ore su ventiquattro) se non imponendosi forti limitazioni di movimento.

Non è forse ora che anche l’Italia si allinei con gli altri paesi del mondo? Non è forse ora di rompere con gli ormai insulsi, inutili e incoerenti tabù del passato? Non è forse ora di ridare alla nostra vita la naturalità e la nudità (non solo fisica) dell’origine?

Perché tutto questo fastidio e questa reticenza verso la nudità? Perché nonostante un sondaggio della rivista FOCUS abbia registrato che l’80% degli Italiani non hanno nulla in contrario a che si pratichi il nudismo, al lato pratico sono pochissimi quello che lo praticano e questi devono spesso subire manifestazioni aggressive, denuncie, ironia, eccetera? Perché è così difficile accettare il proprio corpo per quello che è e non aver nessun timore a mostrarlo? Perché si deve imporre la visione tessile anche a chi è già riuscito a liberarsi dai condizionamenti del puritanesimo e vuole soltanto poter vivere in libertà la propria nudità e assaporare al meglio le sensazioni di benessere che la nudità provoca? Perché ci si deve trincerare dietro a false pretestuose affermazioni pur di negare la salubrità e il potere educativo della nudità privata e comunitaria?

Perché, perché, perché …. Come chiusura di questo mio excursus sul nudismo e sulle sue interpretazioni vi lascio queste domande e spero vogliate provare a dare una risposta che sia obiettiva, libera e giusta!

Fine


Fonti e consigli bibliografici

• “Il Corpo Nudo – Sociologia della nudità” Monia D’Ambrosio – Ed. Sylvia

• “I bambini, il senso di vergogna e gli abusi” Paul M. Bowman – Traduzione Marco Freddi

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 22 gennaio 2012, in Atteggiamenti sociali, Motivazioni del nudismo, Società, Storia con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. La serie di domande finali possono avere solo una risposta: i fatti. La legge non può imporre come andare vestiti. Allora chi è contro il nudismo? Chi ha occupato gli spazi di libertà personale davanti ai quali la legge civile si è fermata? Chi dice che esiste una legge superiore, una morale, una “legge morale” instillata nelle coscienze che ci suggerisce che cosa sia bene e che cosa sia male?
    Sono domande retoriche. Da laici rispettiamo chi ha una fede. Altrettanto ci aspettiamo che chi ha una fede rispetti noi. Noi esistiamo! Paradossalmente dobbiamo “esibire” la nostra nudità, affermarla come diritto della persona. Possiamo accettare limitazioni nei centri abitati, sul posto di lavoro, ma non in campagna, al mare in montagna, nel giardino di casa. Dobbiamo far valere la nostra tessera.
    Qualche giorno fa giravo fra i vigneti e prima di mettermi sul viottolo ho rimesso i calzoncini, rimanendo a torso nudo. Una signora (che passeggiava in compagnia del marito) sento che dice: «Ma come fa? Mi fa venir freddo solo a guardarlo». Come non mi sento responsabile dell’eventuale raffreddore della signora, così non penso di urtare la sua sensibilità pudibonda nel vedermi senza vestiti. È davvero affar suo. Allora coloro che si ritengono brutti, o con una voglia di fragola in viso, con la cicatrice di un’operazione o con vestiti non di marca non dovrebbero più metter piede fuori casa per paura di offendere il “gusto” degli altri?
    Anzi penso che i ostri scupoli d’offendere la sensibilità altrui sia anche un qualche alibi per noi stessi.
    Tutto con molta prudenza e accortezza, ma dobbiamo riprenderci gli spazi che ci sono stati scippati, ma che sono nostri, nostri diritti / libertà personali e inalienabili.
    Aggiungerei che abbiamo un impegno d'”onore” con noi stessi, nel mostrarci senza vergogna di noi, di quel che siamo, di come siamo, di quel che ci piace fare.
    “Quella” vergogna non ci appartiene.

    Nudivago

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