Archivio mensile:giugno 2012

Il buon capo


Può sembrare paradossale ma nonostante la notevole disponibilità di opportunità formative in ambito manageriale e di comunicazione, più queste diventano accessibili, più i capi, coloro che hanno, a vario titolo e livello, un ruolo che prevede la gestione e/o il controllo di risorse umane, più si allontanano da quello che le più recenti (e si fa per dire recenti, visto che parliamo ormai di almeno un quindici anni) dottrine manageriali e comunicative professano. Sarà lo stress, sarà non si sa bene cosa, ma di fatto un tale atteggiamento altro non fa che diminuire l’efficienza del capo e aumentarne lo stress, innescando un ciclo iterativo senza fine.
Tagliamo corto e vediamo con un semplice e immediato elenco quali siano le principali qualità di un buon capo, come egli dovrebbe comportarsi.

Un buon capo…

• si mette a disposizione dei propri collaboratori
• delega quanto può delegare, ma totalmente e non solo formalmente
• non si fossilizza sulle posizioni, ma è flessibilmente disposto a rivederle e cambiarle
• non pone mai i propri collaboratori nella situazione di lavorare di fretta e sotto stress
• si accolla la responsabilità dei fallimenti e riconosce ai collaboratori i successi
• non usa mai forme comunicative perentorie
• riconosce l’importanza del lavoro dei collaboratori, quindi mai chiede loro di lavorare gratuitamente
• non comanda, ma suggerisce
• non dirige, ma coordina
• parte sempre dal presupposto che è lui a doversi far comprendere e non gli altri a doverlo comprendere
• prima da l’esempio e poi chiede il rispetto delle regole (comunque concordate e non imposte)
• le regole che lui stesso non riesce a rispettare, anche solo occasionalmente, le rimuove o le modifica
• non accetta eventuali scuse di un collaboratore, ma risponde che non sono necessarie
• non stabilisce le riunioni, ma le concorda
• si immagina i problemi dei collaboratori e li previene, quando ciò non è possibile ne trova sempre e comunque una soluzione favorevole e conforme alle esigenze dei collaboratori
• mette i suoi impegni dopo quelli dei suoi collaboratori
• non chiede mai ai collaboratori di spostare i loro impegni a fronte dei suoi
• rispetta categoricamente riunioni e orari programmati
• arriva alle riunioni per primo e le lascia per ultimo
• si presenta sempre con tutta la documentazione necessaria al corretto e veloce svolgimento di una riunione, mai la sviluppa al momento e mai arriva senza
• è sempre cordiale e ben disposto
• non minaccia mai provvedimenti disciplinari al fine di ottenere quello che gli serve, ma si adempie affinché l’adempimento richiesto risulti fattibile e il meno dispendioso possibile
• non lascia mai i collaboratori nel dubbio e nell’indecisione

Ecco, questo è un buon capo, chi può dire di conoscerne uno? Io no, ma sono assolutamente convinto che al mondo ce ne siano, anche in considerazione della diffusione dei corsi e delle dottrine manageriali che propongono questa forma di capo.

Poesie di gioventù: Scalata


Tac, tac, tac,
il chiodo è piantato,
fisso il moschettone,
infilo la corda,
poi salgo ancora.

Le mani cercano appigli,
i piedi cercano appoggi.

Arrampico lungo la ripida parete,
confido in me stesso,
nella mia forza,
nella mia resistenza,
nel mio coraggio.

Unica debole sicurezza un chiodo,
sperando che non ceda se cado,
ma se cede il volo si fa inebriante,
volo sperando nei compagni,
sperando che reggano al colpo.

Conviene non pensarci,
continuare a salire,
piantando un chiodo dietro l’altro,
fissando i moschettoni.

Sempre gli stessi gesti,
sempre gli stessi pensieri.

Arrivo su una cengia,
mi fermo,
aspetto i compagni,
poi riparto.

Il tratto più difficile
sopra la mia testa è situato,
dure e lisce placche granitiche,
non un appiglio,
non un appoggio,
i chiodi si piegano su di esse.

Si sale lungo le strette fessure tra placca e placca,
infilando un cuneo di legno,
su questo si fissa un chiodo,
so che se cado i chiodi non reggerebbero.

La salita è estenuante,
fisicamente e psichicamente affaticante,
comunque continuo.

Il tratto è superato,
la vetta è vicina.

Nell’ultimo sforzo,
con rinnovato slancio,
l’ultimo di parete tratto
d’un sol colpo ho superato.

Raggiunta è la vetta,
vittoria,
insieme esultiamo.

Tre punti neri sulla vetta bianca,
da valle ci guardan i nostri amici,
tutta la scalata han seguito
e con noi felici esultan.

Vittoria, vittoria,
una foto ricordo,
una bottiglia stappata.

Poi per la normale via si scende,
felici noi siamo,
contenti scendiamo.

Emanuele Cinelli – 18 gennaio 1974

Cogito ergo… dubito!


Cogito ergo dubitoIl dubbio è la fonte,
che dal ragionamento
crea il ponte.

Chi cogita è
e anche dubita,
chi non cogita sta
e anche decubita.

Impara a dubitare

di chi
solo certezze
formula;

di chi
nella sua fede religiosa,
nel suo credo politico,
nei suoi leader,
vede solo il bene
e mai il male;

di chi
nell’altrui fede religiosa,
nell’altrui credo politico,
nei leader degli altri,
vede solo il male
e mai il bene;

di chi
il proprio leader
solo difende
e l’altrui
solo condanna;

di chi
nulla propone,
ma solo critica
l’altrui opinione;

di chi
cresciuto in un mondo
vede solo quello
e sono in quello crede;

di chi
dai predicatori
a staccarsi non riesce;

di chi
vivere non può nemmeno un giorno
senza lo spirito guida
citare e consultare;

di chi
mai frasi proprie scrive,
ma solo citazioni produce.

Cogito ergo sum,
un tempo qualcuno scrisse,

oggi io quello riprendo
ma liberamente l’intendo…
cogito ergo… dubito,
penso quindi… dubito!

2^ Giornata dell’Orgoglio Nudista: relazione


Escursione nudista (Foto di Mauro)

Le sentenze di assoluzione dei nudisti sono ormai diventate prassi consolidata, così come si rinnova ogni volta la motivazione di assoluzione: “Il fatto non sussiste”. Eppure da una parte le Forze dell’Ordine continuano a spendere soldi pubblici in inutili fermi e assurde contestazioni di violazione all’articolo 726 del Codice Penale (“Atti contrari alla pubblica decenza”), dall’altra troppi nudisti ancora credono e diffondono l’idea che il nudismo in Italia sia proibito o non supportato dalla legge, se non limitatamente alle poche e ristrette aree dove lo stesso è consentito in funzione di specifici accordi con le Istituzioni locali: campeggi, agriturismi, spiagge riconosciute. Una contraddizione, quella di cui sopra, non più accettabile, alla quale è opportuno ribellarsi: basta accettare impunemente fermi e contestazioni oggi inopportune e fuori luogo, ma soprattutto basta auto esiliarsi nei ghetti nudisti. La società italiana ha ormai definitivamente e palesemente accettato il nudismo come una delle sue espressioni, lo facciano anche i nudisti, smettendo di fare le vittime e mostrandosi fieri della scelta fatta.

La locandina dell’evento (Foto di Fonte Alpina Maniva e Emanuele C.)

Nata nel 2011 per invitare i tessili ad avvicinarsi alla pratica del nudismo, la Giornata dell’Orgoglio Nudista in questo sua seconda edizione si è allargata nell’obiettivo, abbinando a quello propagandistico anche quello dimostrativo e formalizzandosi in una escursione montana. Quale, infatti, miglior modo di dimostrare d’essere orgogliosi se non quello di togliere al nudismo i confini del ghetto e praticarlo sul territorio aperto, di togliere al nudismo l’esclusiva forma statica e trasformarlo in un’attività dinamica, camminando per un tempo più o meno ampio , su un percorso più o meno lungo, fuori da ogni contesto di controllo iniquo e forzato, di concessione dell’ovvio, di autorizzazione a fare quanto di fatto già autorizzato?

Così è che un drappello di persone, purtroppo dimezzato dalle previsioni meteorologiche, domenica 3 giugno si ritrova in quel di Prevalle (Brescia) per partecipare a questa 2° Giornata dell’Orgoglio Nudista, organizzata dal blog “Mondo Nudo” in cooperazione con il sito “iNudisti”. Diciotto erano le preiscrizioni, nove alla fine i partecipanti effettivi, tra i quali una donna e un tessile, per l’occasione spogliatosi anche lui.

Alle 07.15, passati i quindici minuti canonici di attesa dei ritardatari (avvisare no, eh!), il gruppo si mette in avvio e sotto la guida dell’organizzatore, Emanuele Cinelli, nel rigoroso rispetto di (assurdi) limiti di velocità, risale la Val Sabbia, il Lago d’Idro e la Val del Caffaro, per raggiungere il punto di partenza dell’escursione. La mattina è piuttosto fresca, per cui i nostri si mettono in cammino vestiti, ma bastano una decina di minuti per scaldare a dovere le membra e far svanire le vesti all’interno degli zaini.

Primi passi sulla mulattiera (Foto di Guglielmo)

Come da programma si percorre la prima mezz’ora del sentiero 413 per poi deviare verso Malga Torrione, che si raggiunge in altri quindici minuti. Qui, dopo l’urticante attraversamento di una ampia e alta macchia di ortiche, si scende per un ripido canalino erboso alla base del salto superiore delle Cascate di Bruffione: per lo spostamento d’aria e il pulviscolo d’acqua provocati dalla cascata, il luogo poco si presta ad una sosta prolungata, ma la visita è d’obbligo e merita veramente la deviazione dal percorso principale. Risaliti alla malga, si riprende a salire per raggiungere lo spiazzo alla fine del sentiero, dove era programmata una la lunga sosta. Ma è presto e la splendida sensazione che si ricava dal camminare nudi inducono il gruppo a optare per la prosecuzione del cammino, sebbene questo voglia dire superare un tratto di terreno senza sentieri e particolarmente ripido.

Tutti nudi (Foto di Vittorio)

Sulle tracce dopo Malga Torrione (Foto di Mauro)

Cercando il percorso migliore e più semplice si individua una traccia che permette di procedere con maggiore decisione e riportarsi in pochi minuti sul sentiero 413 precedentemente abbandonato. Un largo e pianeggiante spazio erboso, costellato di fiori, invita ad una sosta; mentre si chiacchiera dalla curva del sentiero improvvisamente sbuca un ragazzone sui venticinque, trent’anni vestito di tutto punto: pantaloni pesanti, maglia e pile. Sulle prime, vedendoci, il ragazzo si blocca smarrito, la sua, però, non è un’espressione di disgusto, ma piuttosto una titubanza a passare, il timore di disturbare la nostra nuda quiete. E’ un attimo e poi riprende il cammino passandoci vicino senza altri problemi, ci salutiamo cordialmente e, sudando malamente nel suo pesante vestiario, sparisce dietro la successiva curva del sentiero. Di li a poco lo seguiamo anche noi, freschi e lindi grazie alla nostra nudità.

Ancora su tracce di sentiero (Foto di Vittorio)

Uno dei tanti mazzi di fiori (Foto di Emanuele Cinelli)

Giunti alla piana di Bruffione la attraversiamo per puntare agli omonimi laghi, da cui ci separa un’erta balza coperta da rade conifere; in lontananza cinque escursionisti stanno percorrendo la piana per risalirla verso il Monte Bruffione. Senza fretta, risaliamo il pendio, salutando cordialmente altri due escursionisti che già stanno discendendo, valicando un simpatico ponticello di fortuna, ammirando fiori e paesaggi, godendo dei raggi di sole che ogni tanto filtrano dalla coltre di nuvole che ricopre il cielo: sono pochi e flebili ma la pelle nuda li percepisce immediatamente donandoci una piacevole sensazione di calore.

Arrivo ai Laghi di Bruffione (Foto di Mauro)

Valicato un dosso ecco che in fronte a noi si presentano due gemme blu incastonate nel verde dei prati e nel marrone delle rocce: i laghi di Bruffione. In riva al primo, trovato un posto riparato dal vento che qui spira prepotente e freddo, termina la nostra salita.

Dopo una lunga pausa per mangiare e godere dell’incanto di questo posto, purtroppo ad un certo punto costretti a rivestirci per il sopraggiungere di nere e basse nuvole temporalesche che fanno abbassare sensibilmente la temperatura, riprendiamo il cammino per ridiscendere a valle. Seguiamo, stavolta, il sentiero segnato con il 413, rispogliandoci non appena la temperatura ritorna a salire un poco: più o meno a metà discesa.

Salendo ai laghi dopo la piana di Bruffone (Foto di Vittorio)

Riprese le macchine si sosta in uno dei bar di Val Dorizzo, piccolo gruppo di case e alberghi al centro della Val del Caffaro, per sorseggiare, tra i ricordi della giornata e le promesse di future escursioni, una fresca birra smezzata con la gazzosa. Tra queste ultime chiacchiere si evidenzia fortemente la piena soddisfazione di tutti i partecipanti, nonostante i timori causati dalla previsioni meteorologiche avverse, tutto è andato per il meglio e anche il temuto incontro con altri escursionisti non ha creato problemi di sorta.

Salgono nubi minacciose (Foto di Guglielmo)

E’ mancata solo la presenza del Sindaco di Bagolino, che era stato non solo preavvisato dell’evento ma anche invitato a parteciparvi, siamo però certi sia stata dovuta da altri improrogabili impegni, visto che in contemporanea, in zona, c’erano almeno altri due eventi rilevanti. Alcuni avevano criticato la scelta d’avvisare il Sindaco affermando che questi avrebbe mandato in zona un drappello di agenti per impedire che noi si potesse stare nudi, s’era anche affermato che la pubblicità fatta all’evento ci avrebbe fatto trovare ad accoglierci orde di valligiani inferociti, come pure era stata contestata la decisione (che poi decisione non era visto che si tratta di una regola ormai canonica degli eventi del blog “Mondo Nudo” e del sito de iNudisti) di ammettere anche la presenza di tessili: “avrete al seguito drappelli di sbavoni intenti a scattare fotografie”. Beh, nulla di tutto questo è successo, nessun agente ci aspettava al varco, nessun valligiano inferocito si è fatto vedere, nessuno ci ha seguiti per fotografarci e godere maliziosamente della nostra nudità. Tutt’altro, come già menzionato, chi ci ha incontrato non ha dato segni di disappunto, non ha tentato di cambiare percorso, non ha telefonato ai vigili, ma è passato a noi vicino e ha risposto cordialmente al nostro saluto.

Pausa pranzo (Foto di Vittorio)

Che dire per concludere? Una splendida, perfetta, orgogliosa Seconda Giornata dell’Orgoglio Nudista, una bella giornata nudista che ha reso palese come con un atteggiamento nudista aperto e sicuro si possa ottenere una risposta altrettanto aperta e positiva da parte di chi nudista non è.

Grazie a tutti i partecipanti e arrivederci al 2013 per una Terza Giornata dell’Orgoglio Nudista ancora più partecipata e orgogliosa.

Mauro, Guglielmo, Alain, Maria, Simone, Emanuele, Alberto, Sandro, Vittorio (Foto di Vittorio)

Orologio Laurens Snorkeling


Laurens è un marchio della più nota e prestigiosa azienda Lorenz.

Grande abbastanza da essere ben leggibile senza creare fastido sul polso, questo orologio di basso costo (69€ soltanto) si propone come un buon attrezzo per lo snorkeling e la pesca in apnea.

Esteticamente gradevole, il rivestimento gommato lo rende piacevole al tocco, i tasti di comando colorati sono facili da individuare anche con poca luminosità, sono solo un poco piccoli e, per questo, si manovrano con qualche difficoltà indossando i guanti; spesso, poi, la pressione del tasto che commuta la modalità (ma rilevata la stessa cosa anche con quello che scorre il registro d’immersione) viene percepita come una doppia pressione e la commutazione avanza di due step anzichè uno (da orologio a registro, scavalcando il modo deep). Non è un water-proof ma solo un water-resistant, comunque a 100 metri; la cassa è in materiale plastico (e alluminio) ma la lunetta e il fondello, serrato mediante quattro viti, in acciaio ne fanno un oggetto affidabile anche per l’uso in acqua, basta ricordarsi che i tasti non sono studiati per l’utilizzo in immersione e vanno pertanto manovrati solo in superficie.

Trattandosi di un orologio digitale la ghiera girevole risulta solo un inutile orpello estetico, meglio sarebbe se al suo posto si fosse messa una griglia di protezione del vetro, visto che utilizzandolo nella pesca in apnea, ma anche nello snorkeling diciamo evoluto (quello che prevede non il solo nuoto pinnato in superficie o poco sotto la stessa, bensì anche diversi tuffi con soste sul fondo), è facile sfregare o urtare quest’ultimo contro i sassi del fondale, in particolare quando si infila una mano sotto di questi per immobilizzarsi sul fondo. Allo stato attuale conviene proteggerlo tenendolo sotto il polsino del guanto, anche se questo rende poco agevole l’utilizzo dell’orologio in fase d’immersione, per consultarlo, e in superficie, per commutare gli stati.

Il cinturino è in gomma semirigida, ma risulta comunque abbastanza confortevole; la sua lunghezza è tale da poterlo indossare agevolmente anche sopra la muta, mentre è al limite l’utilizzo sopra anche il polsino del guanto. I fori di fermo sono ben dimensionati, mentre risulta troppo mobile il passante in cui infilare la parte eccedente del cinghiolo. La fibbia appare robusta e agevole da manovrare, sebbene abbia troppo agio nel ribaltamento e si fatichi un poco, specie con i guanti, a riportarla in avanti per infilarci il cinturino; l’astina di aggancio è piatta e apparentemente robusta, ma molto sottile e quindi difficile da sollevare.

I dati sullo schermo sono facilmente identificabi, la loro dimensione abbondante li rende facilmente leggibili e la presenza della retroilluminazione, di cui non si può usufruire in immersione dato che i pulsanti, come già detto, non sono studiati per l’uso subacqueo, ne consente la lettura anche in assenza di luce.

Veniamo ai dati riportati, limitando l’analisi a quelli che interessano l’apneista (l’orologio non prevede dati specifici per l’immersione con bombole).

L’orologio incorpora un profondimetro e un sensore di temperatura; ambedue i dati, insieme al tempo di immersione, sono riportati nella stessa schermata della modalità deep. Qui si rilevano alcune caratteristiche fastidiose e in parte incomprensibili vista la destinazione d’uso specifica: lo snorkeling.

Affinchè la modalità deep entri in funzione non è sufficiente commutare lo stato in deep, ma bisogna anche avviare la rilevazione premendo l’apposito pulsante. Questo, sebbene rendi meno pratico l’utilizzo della funzione, può anche accettarsi, unico vero appunto è che il pulsante di attivazione è proprio quello che si appoggia al guanto (alto destra) e con guanti spessi si fatica non poco a manovrarlo. Di difficile comprensione è, invece, la scelta di far partire la registrazione dell’immersione dopo ben un minuto di permanenza sotto il metro e mezzo di profondità: quale è lo snorkelista che effettua apnee di tale entità? ma anche per il pescatore in apnea, un tempo di avvio ridotto almeno della metà non sarebbe male, ma meglio ancora sarebbe portarlo a zero secondi. Adeguato il tempo di uscita automatica dalla modalità di registrazione (10 minuti), mentre il tempo di uscita automatica della modalità deep (60 secondi) è troppo breve: andrebbe portato a 5 minuti. Scarsino il numero di tuffi registrabil (solo 20), sebbene si possa ovviare mantenendo attiva la modalità di registrazione del tuffo, sarebbe meglio portarlo a 50. In risalita il profondimetro procede ovviamente a scalare: visto l’utilizzo specifico e le caratteristiche dell’orologio (commutazione manuale) meglio sarebbe se venisse riportata la profondità massima raggiunta nel tuffo, bloccandola in fase di risalita o facendola apparire al posto di 0.00 una volta arrivati in superficie. L’allarme di discesa troppo veloce, che si attiva oltre i 6 metri al secondo e comporta il lampeggio dell’indicatore di profondità (ma chi lo guarda scendendo?) e l’avvio di una segnalazione acustica (ma chi ci bada?), lo rimuoverei, al suo posto magari inserirei un indicatore del tempo di recupero in superficie. Sempre in ragione delle caratteristiche attuali, sarebbe opportuno poter consultare l’ora senza uscire dalla modalità di registrazione del tuffo.

Tutto sommato un buon orologio per il pescatore in apnea, che si potrebbe rendere ottimo con le modifiche suggerite, modifiche che non credo possano incidere più di tanto sul costo dell’orologio, ma lo renderebbero sicuramente più adeguato allo specifico target d’indirizzo: snorkeling e pesca in apnea.

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