Nudo dentro


Dall’inizio di marzo, ogni mattina (tempo permettendo) uscivo al levar del sole per un giretto col cane nella campagna vicino casa. Di solito un grande vigneto (abito a Cremignane, una frazione di Iseo, nella zona del Franciacorta). Per mettermi “in regola”, dopo averne discusso col comandante dei Vigili, ho inviato una “Informativa” in cui mettevo al corrente le Autorità di Pubblica Sicurezza delle mie uscite nudo-naturiste, indicando luoghi e tempi.

Nessun problema fino all’ultima sentenza della Corte di Cassazione. Continuo comunque con le mie uscite, nello stesso luogo e negli stessi orari: vedere l’alba ogni giorno, e dire Buongiorno al sole è un rito molto privato che mi mette a mio agio, di buonumore per la giornata che inizia. Per non essere scioccamente imprudente, mi tolgo solo la camicia. Questa mattina mi si è intrufolato un pensiero: sono nudo dentro. Il pensiero mi ha dato una bella scossa, risarcendomi un po’ dei malumori e della rabbia degli ultimi giorni, dopo la sentenza. So per certo che nulla va perso, anzi mi faccio ancor più convinto che i vestiti sono superflui; la freschezza, la limpidità, la schiettezza e naturalezza del mio modo di pensare – che mi viene dalla liberazione fisica e ideale dai vestiti, dalla ovvietà dell’essere nudi – trasparirà dalle mie parole, dal mio stato d’animo, sarà contagioso.

Una piccola rivincita sugli “ermellini”. Non sono granché portato alla lotta dura senza paura, alla militanza che non fa che inasprire gli animi e farmi dei nemici. Mi basta – e in questo c’è anche il rispetto per chi non la pensa come me, che non voglio “convertire” – esser come sono, fare quel poco che la prudenza suggerisce, non “rompere”, ma nello stesso tempo affermare il mio diritto a vivere come più mi piace – se non danneggio nessuno -… ad affermare semplicemente me stesso, per quello che sono, senza maschere, divise, ricatti imposti dalla società, dall’accettabilità, dal “viver comune”. Che poi, società è per me parola troppo generica, che serve a nascondere chi vuole tenerci al guinzaglio, seppur con un semplice pezzo di stoffa.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 24 luglio 2012, in Atteggiamenti sociali con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. E cosa ha deciso la Cassazione? Questa burocrazia che limita la libertà…

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  2. Ne ha parlato Emanuele il giorno successivo alla data della sentenza (https://emanuelecinelli.wordpress.com/2012/07/19/il-nudismo-italiano-e-morto/).
    Segnalo in particolare il punto della sentenza (28990 del 18 luglio 2012) dove dice che non sappiamo valutare la situazione reale (lasciando intendere anche e maliziosamente, che siamo come quelli di “Vedo nudo”, cioè, che siamo un po’ fissati, per motivi che è più bello tacere): “si deve escludere che la nudità integrale, a causa dell’evolversi del comune sentimento, non sia più idonea a provocare turbamento nella comunità attuale”.
    Traducendo in italiano: «Contrariamente a quanti pensano che il comune sentimento si sia evoluto [avvicinandosi alle loroposizioni], si ribadisce che la nudità integrale continua a provocare turbamento nella comunità attuale.»

    Vittorio

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  3. Tornando al contenuto specifico dell’articolo…
    Diciamo che, più che altro, facciamo di necessità virtù e ci adeguiamo, il chè non vuol dire che il tutto (parere della cassazione e sua indicazione di limitazione del nudo alle sole zone recintate, i ghetti) sia giusto e corretto, anzi!

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