Ragazzi incontrano nudisti


Il bambino più grande volge ostentatamente le spalle al passaggio di un nudista durante la Newt (Radstadt, 4 luglio 2012); quello più piccolo mostra indifferenza, anzi una certa curiosità e simpatia.

Durante l’ultima Newt (Nacked European Walking Tour) con base al rifugio Aualm (1700 m) sull’altopiano a sud di Radstadt (Austria) in tre occasioni abbiamo incontrato anche bambini e gruppi di ragazzi. Ne ho riportato una sensazione mai provata prima: una sorta di pudore all’inverso. Mi sono chiesto come si devono sentire le parti bannate, bollate per “vergognose” (ah! è solo una nostra etichetta!); perché ne deve portare vergogna tutta la persona? Perché generalizzare? Ma ecco il Santo Vangelo ci ammonisce e conforta (?): «E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco.» (Matteo 18, 8)

1) Il 3 luglio verso le undici, eravamo seduti sulla terrazza del rifugio Sudwienerhütte – nudi, col permesso del gestore e la salviettina sulla panca. Mentre beviamo birra e succo di mele arrivano due donne e due bambini (di circa 8 e 11 anni). Ci osservano un poco e poi si siedono all’esterno della recinzione, vicino al cancellino d’ingresso. Dopo un poco, esco per una fotografia ai vitelli che pascolano lì attorno e vedo che i bambini mi volgon le spalle. Terminata la pausa, riprendiamo la nostra gita. Uscendo, vediamo che con gesto ostentato ci girano di nuovo le spalle. Quando finalmente siamo a distanza di sicurezza, entrano nella terrazza del rifugio. Tiro le somme e capisco il loro comportamento.

2) Lo stesso giorno nel pomeriggio, a più riprese incontriamo dei piccoli gruppi di ragazzi (14-18 anni) a volte coi loro assistenti. Molti, appena ci vedono, ci girano le spalle, chinano il capo a terra, le mani riunite davanti – ho l’impressione sia una reazione prevista, eseguita secondo istruzioni. Un gesto che mi fa male: come fossimo degli appestati da evitare persin con lo sguardo. Mi chiedo che cosa gli abbiano messo in testa da determinare questa ripulsa. E dall’altro lato ci siamo noi, liberi e nudi.

3) La foto che vedete è stata scattata esattamente un mese fa lungo crinale che ci avrebbe portato al rifugio Rossbrand. Appena ci ha visti, il più grandicello ci ha girato le spalle, poi è arrivata la madre che gli ha addirittura messo una mano sugli occhi. Per sommo di controsenso, la scritta sulla maglietta del bambino più piccolo dice: it looks good to me!

Noi: gli abominevoli! Una posizione che fa a pugni con quel che sinceramente sentiamo, col percorso che ciascuno ha fatto per giungere a superare il senso indotto del pudore. Se mi chiedo «che cosa c’è di male nella vista di persone nude?» rischio di prendere una deriva morale, dove prevalgono fedi, opinioni, convinzioni personali e rispettabilissime.

Non staremmo tutti più sereni senza questo discrimine? Sì, certo; grazie di avercelo ricordato ☺.

La nostra parte la stiamo facendo, in tutta prudenza, ma con determinazione, rubando ogni piccolo spazio di maggior libertà, a cominciare dal balcone o dal giardino di casa.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 4 agosto 2012, in Atteggiamenti sociali con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 7 commenti.

  1. L’atteggiamento comune fa pensare ad una specifica istruzione data ai ragazzi, è quantomeno ovvio che non è un atteggiamento di spontanea reazione; il fatto che siano stati istruiti sul come agira nell’incontro con dei nudisti fa pensare che in Austria tale evento sia cosa tutt’altro che rara, confermi Vittorio?

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  2. Vittorio Volpi

    L’identica reazione in tre casi distinti porta alla conclusione di una “direttiva” comune. E se si è arrivati a diramare questa istruzione, vuol dire che l’eventualità esiste e non tanto remota. Specie in montagna! Rimane, tuttavia, una supposizione.

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  3. Questa deriva nudofobica e’ piuttosto preoccupante, considerando che la mentalita’ austriaca dovrebbe essere equiparabile a quella tedesca o dei paesi nordici. Questo potrebbe significare che ci sia un’involuzione nel modo di percepire il naturismo anche nei paesi di lingua tedesca.

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    • Vittorio Volpi

      Ho parlato solo degli incontri con bambini/ragazzi, questi infatti mi avevano particolarmente colpito perché sono stati gli unici ostentatamente avversi, e non sono ancora riuscito a capire il perché (sia del loro atteggiamento che della mia reazione). Proprio nella rimarcata ostenzazione ho visto un aspetto ideologico, altri lo chiamerebbero “educativo”, che mi ha fatto male, proprio perché agito su bambini e ragazzi. Per il resto gli incontri con altri escursionisti (adulti) hanno sempre sucitato rispetto, curiosità, e un pizzico di divertimento, come di fronte a una innocua stramberia. Non meno che qui in Italia, del resto, per l’esperienza che ho avuto in questi ultimi mesi.

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  4. Gianni Bianchini

    Scusa, Vittorio, ma quanto dici va esattamente in controtendenza con quanto posso testimoniare io. L’episodio del Rossbrand che dici tu, non l’ho notato (pur essendoci anch’io in quella camminata), né c’ero al Sudwienerhütte, ma parlo per altre esperienze che ho vissuto direttamente, specialmente nell’edizione precedente del NEWT. Ebbene, lì ho sempre riscontrato un’assoluta naturalezza da parte dei bambini nel vederci nudi. L’unica differenza era forse dai genitori, che a differenza degli altri escursionisti che incontravamo, loro non si fermavano a parlare, a fare battute, a sorriderci, ma tiravano dritto, senza nessuna reazione, come pure i loro bambini, che mi pareva che non ci facessero neppure caso. Ne ho parlato nell’articolo di Infonaturista: http://www.infonaturista.org/articolo.asp?cod=218&l=IT&yy=2011&nn=57&pag=2&tit=Trekking%20Naturista%20in%20Austria
    Comunque complimenti per l’ottimo lavoro che fai. Gianni Bianchini

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    • Vittorio Volpi

      Grazie Gianni,
      Anch’io mi sono sorpreso! Agli adulti non gliene può importare di meno. Vedo che nemmeno Richard ne parla nella sua pur lunga relazione (http://www.naktiv.net/newt/2012/index.html); eppure il gruppo di adolescenti (50/60) siddivisi in quattro o cinque piccoli distaccamenti li abbiamo visti tutti. Quel giorno non avevo la macchina fotografica perché pioveva, li avrei fotografati proprio perché il loro comportamento mi aveva colpiti ed era francamente eccezionale. Fotografare gli incontri mi pare utile per capire quale sia l’impatto reciproco. Ho inserito in apertura la fotografia dei due bambini perché ci si facesse un’idea più precisa dell’atteggiamento (che in tutta franchezza non riesco ancora a definire).

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  5. Dal confronto dell’esperienza di Vittorio con quella di Gianni si evince una cosa importantissima e interessante.
    Sebbene anche in Austria ci siano persone che non apprezzano il nudismo, si evidenzia il loro alto grado di civiltà e rispetto per il prossimo: essendo coscienti che il problema è loro e non dei nudisti, si comportano in modo da non vedere il nudo o da ridurne la visione al minimo, ed educano i propri figli a fare altrettanto.

    Diverso quanto accade in Italia, dove chi è contrario al nudismo si manifesta in scene isteriche, in comportamenti maleducati, in pretese assurde e in denuncie. Impedire di stare nudo a chi ci vuole stare equivale a limitare totalmente la sua libertà; stare nudi in presenza di chi non vuole vedere il nudo equivale a limitare la libertà di quest’ultimo per un 2%, non mi sembra un giusto equilibrio, equilibrio che in Austria pare invece sia stato correttamente individuato.

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