Sul pudore – 1


Che vi si creda o meno, dalla Bibbia traggono origine convinzioni e comportamenti tuttora ben radicati nella mentalità, negli atteggiamenti e nelle leggi.

Nella Bibbia (Genesi 2, 25) troviamo il primo collegamento fra nudità e vergogna:

«E l’uno e l’altra, Adamo cioè, la sua moglie, erano ignudi; e non ne aveano vergogna.»

È vero, la Genesi è stata scritta a ritroso, quando le cose eran già assodate oppure cercavano una retrodatazione mitica (o divina) per potersi imporre autorevolmente e irrefutabilmente.

Sono del parere che il senso del pudore sia collegato al matrimonio e sia un prodotto del patriarcato. Il matrimonio può essere interpretato come una normativa eugenetica volta sia al mantenimento della coesione sociale che all’identità culturale e somatica di un popolo (“mogli e buoi dei paesi tuoi” – in questo senso può essere inteso come strumento “razziale” finalizzato alla riproduzione e propagazione delle proprie caratteristiche fisiche e culturali, fino ad ottenere la predominanza numerica e la supremazia sui popoli più aperti all’esogamia). A questo servono le norme che regolano la “scelta” della sposa, e in parallelo le sanzioni contro l’adulterio (per lo più della donna), la vedovanza, le consuetudini circa l’allevamento dei figli, la trasmissione della ricchezza (eredità) alla nuova generazione. Non si capirebbe altrimenti come mai il pudore sia focalizzato prevalentemente sugli organi della generazione.

La nostra esperienza di nudisti ci ha mille volte dimostrato che non è l’esposizione del sesso a “provocare” il desiderio. Anzi lo tempera in una misura che riconosciamo per adeguata e giustamente moderata, senza ulteriori implicanze di natura moralistica (è bene fin qui, oltre è peccato), deontologica (obblighi derivanti dall’essere fecondi – da cui certa ostilità al celibato e alle unioni “non procreative”), senza amplificazioni o deviazioni (sex appeal). Le camicie da notte femminili di non troppi decenni fa con l’apertura strategica che permettevano l’atto sessuale senza la visione del corpo nudo della donna, la consuetudine di far l’amore sotto le coperte o a luci spente, possono essere una dimostrazione.

Il concetto di “frutto proibito” (ritorniamo alla Genesi) può essere una “tecnica” per aumentare il desiderio sessuale (dentro e fuori il matrimonio), e per conseguenza attuare il comandamento divino “crescete e moltiplicatevi, riempite la terra”. Così come le varie norme per garantire la “discendenza” di sangue e patrimoniale, usate come modi di aggiramento del rigido vincolo matrimoniale.

Ho cercato invano nel Catechismo della Chiesa Cattolica la parola “pudore” nel capitolo sui peccati contro il 6° comandamento. Non è lì, ma nel commento al 9° comandamento: “Non desiderare la donna d’altri”. Mi pare utile vedere alla fonte la posizione ufficiale della Chiesa:

     2521 La purezza esige il pudore. Esso è una parte integrante della temperanza. Il pudore preserva l’intimità della persona. Consiste nel rifiuto di svelare ciò che deve rimanere nascosto. È ordinato alla castità, di cui esprime la delicatezza. Regola gli sguardi e i gesti in conformità alla dignità delle persone e della loro unione.

     2522 Il pudore custodisce il mistero delle persone e del loro amore. Suggerisce la pazienza e la moderazione nella relazione amorosa; richiede che siano rispettate le condizioni del dono e dell’impegno definitivo dell’uomo e della donna tra loro. Il pudore è modestia. Ispira la scelta dell’abbigliamento. Conserva il silenzio o il riserbo là dove traspare il rischio di una curiosità morbosa. Diventa discrezione.

     2523 Esiste non soltanto un pudore dei sentimenti, ma anche del corpo. Insorge, per esempio, contro l’esposizione del corpo umano in funzione di una curiosità morbosa in certe pubblicità, o contro la sollecitazione di certi mass-media a spingersi troppo in là nella rivelazione di confidenze intime. Il pudore detta un modo di vivere che consente di resistere alle suggestioni della moda e alle pressioni delle ideologie dominanti.

     2524 Le forme che il pudore assume variano da una cultura all’altra. Dovunque, tuttavia, esso appare come il presentimento di una dignità spirituale propria dell’uomo. Nasce con il risveglio della coscienza del soggetto. Insegnare il pudore ai fanciulli e agli adolescenti è risvegliare in essi il rispetto della persona umana.

   2525 La purezza cristiana richiede una purificazione dell’ambiente sociale. Esige dai mezzi di comunicazione sociale un’informazione attenta al rispetto e alla moderazione. La purezza del cuore libera dal diffuso erotismo e tiene lontani dagli spettacoli che favoriscono la curiosità morbosa e l’illusione.

     2526 La cosiddetta permissività dei costumi si basa su una erronea concezione della libertà umana. La libertà, per costruirsi, ha bisogno di lasciarsi educare preliminarmente dalla legge morale. È necessario chiedere ai responsabili dell’educazione di impartire alla gioventù un insegnamento rispettoso della verità, delle qualità del cuore e della dignità morale e spirituale dell’uomo.

     2527 « La Buona Novella di Cristo rinnova continuamente la vita e la cultura dell’uomo decaduto, combatte e rimuove gli errori e i mali derivanti dalla sempre minacciosa seduzione del peccato. Continuamente purifica ed eleva la moralità dei popoli. Con la ricchezza soprannaturale, feconda come dall’interno, fortifica, completa e restaura in Cristo le qualità dello spirito e le doti di ciascun popolo e di ogni età ».

 

In sintesi

     2528 «Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore» (Mt 5,28).

     2529 Il nono comandamento mette in guardia dal desiderio smodato o concupiscenza carnale.

     2530 La lotta contro la concupiscenza carnale passa attraverso la purificazione del cuore e la pratica della temperanza.

     2531 La purezza del cuore ci farà vedere Dio: fin d’ora ci consente di vedere ogni cosa secondo Dio.

     2532 La purificazione del cuore esige la preghiera, la pratica della castità, la purezza dell’intenzione e dello sguardo.

     2533 La purezza del cuore richiede il pudore, che è pazienza, modestia e discrezione. Il pudore custodisce l’intimità della persona.

Se leggiamo questi paragrafi con una certa malizia (o spirito critico, come preferiamo) scopriamo che il pudore serve a mantenere un’aura di mistero attorno alle cose che riguardano il sesso e la generazione (il frutto proibito).

Nietzsche [Nietze Source – cercare Scham Furcht  e cliccare sul risultato nr 8: Menschliches Allzumenschliches II: § WS — 69] osservava già nel 1879 in Umano, troppo umano che il senso del pudore esiste ovunque vi sia un mistero, e che in questo caso la “funzione apotropaica” del pudore consiste nell’allontanare la paura dell’oggetto misterioso [ritorneremo sulla relazione fra pudore e paura]. Se vogliamo interpretare “mistero” come rito gestito in esclusiva da una categoria sociale (sacerdoti), cominciamo a comprendere la finalità del pudore.

Antonio Martini, cui si deve la prima traduzione autorizzata della Bibbia in italiano (circa 1780) così commentava il versetto della Genesi: «Vers. 25. Erano ignudi, e non ne avevano vergogna. Non era ancora nell’uomo avvenuto quello strano cangiamento, per ragione del quale la carne desidera contro lo spirito, e lo spirito contro la carne. Nessun contrasto essendovi tra l’uomo interiore e l’esteriore, non eravi onde arrossire della nudità.» I nudisti sono dunque i più vicini alla condizione equilibrata, armoniosa e paradisiaca fra spirito e carne: sono puri di cuore e non vedono in corpo nudo necessariamente il peccato (o un’occasione prossima di peccato). Che sia stato proprio lo steccato, il discrimine di cui parlavo ieri, a creare il disordine?

Come si vede, il pudore ha radici molto profonde e motivazioni che rafforzano l’ordine sociale costituito e dato per scontato. Rifletterci potrà aiutare a sfrondare l’aura di misticismo e di timore (sacro, reverenziale…) che esiste attorno alle cose che riguardano il sesso e la generazione, riducendole a una misura più “umana” e secondo natura (anche “bestiale” o “biologica”), senza ad esempio l’amplificazione drogata di un “desiderio smodato” (v. sopra nr. 2529 – Ma qui le cose cominciano ad andare in corto circuito).

Continua alla parte 2

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 5 agosto 2012, in Atteggiamenti sociali con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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