Il piccolo giardino


Sono le quattro del mattino, buio nel cielo.
Mi godo il silenzio, il mio piccol giardino.
Rumino piano un boccone di pane: sale, anice ed olio,
stacco una foglia di fresco basilico, di timo odoroso.
Una brezza ubriaca m’avvolge da tutte le parti;
un cielo stellato, oscurato dal lampione di strada.

È tempo notturno: franchigia e respiro per noi che siam nudi.
Mezz’ora, un’ora rubata per me, che impasto coi piedi la mota,
che metto ad asciugare i mattoni: dio mio, quanto ancora son schiavo!

Ho in bocca il pieno sapore del sale e del pane:
a ricordarmi son ospite, che vagabondo me n’ vo per il mondo.
Ma quanto il libero momento notturno m’inforza pel giorno!
Compromessi ed orari, catene e collari, mensa e giaciglio.

Ripasso le labbra con la lingua e coi denti: ancora sapori,
e risento la brezza che m’incontra passando.
Son sveglio: la mente è ancora nel sogno, nel buio stellato.
Una zanzara mi punge: son desto davvero. È l’alba fra poco.

Passa da fuori inopinato un vicino, rientra al mattino.
Temerario, al cancellino d’entrata mi bevo fra le mani un caffè:
mi vede, son nudo, ma è tempo tutto stravolto, notturno: si può.
Ci sorridiamo, ciascuno a suo modo sorpreso, e pure civili e cordiali.
La notte può tutto, anche viver concordi e sociali.

Sappiamo che è un passo di più, che migliora il viver vicini;
domani, ammiccanti e un po’ complici, ci rivedremo contenti e innocenti:
col buonumor d’un sorriso ci daremo il Buongiorno.
Lo sento oltre la siepe che muove una sdraio, che si versa da bere.
Immagino che anche lui si goda la notte e la brezza:
che vedendomi libero e nudo abbia voluto provare cos’è?

Non vado a spiar dalle griglie, mi piace e mi basta che lo pensi fra me.
Libertà ci contagia, sia pure per brevi momenti, quasi al destino rubati.
Portiamo fardelli non nostri, come stessimo sotto invisibil regime.

M’avvolge la notte coi suoi chiari pensieri, che quasi mi metto a volare.
Quattro per quattro misura il giardino, mi coltivo un motor di pensieri.
Mi rinfresco nell’aura notturna il corpo, i sensi e la mente.
Mi godo il silenzio e il mio piccolo-grande giardino.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 21 agosto 2012 su Atteggiamenti sociali, Poesia. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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