Archivio mensile:settembre 2012

Mi offendi per come tu sei


Dialogo immaginario fra un Uomo Qualunque (U) e un Nudista (N).

U. – Se pensi diverso m’offendi, non mi rispetti.

N. – Sei tu che non rispetti me!…

U. – Ora mi stai offendendo davvero!

N. – … non mi permetti di pensarla a mio modo. Mi costringi, mi minacci, mi ricatti…

U. – Non esagerare. Non sono da solo a pensarla così: tutti, la stragrande maggioranza la pensa come me. Renditi conto che sei fuori, sei una scheggia impazzita…

N. – Ma se non faccio del male a nessuno!

U. – Non minimizzare. Sei un’offesa pubblica, al “comune sentimento”. Personalmente non mi fa né caldo né freddo. Lo dico per te…

N. – Grazie dell’offerta, ma sinceramente, basto da me…

U. – Ci offendi per quello che sei. Ostenti la tua scelta di vita e noi non possiamo evitarti, la tua stessa presenza ci offende.

N. – Vuoi dire che vi sto insultando?

U. – Di più: ci fai del male. Fai del male alla società. Sei una specie di sovversivo. Non rispetti i valori comuni e condivisi, gli usi e i costumi, i modi educati e civili.

N. – Ma io proprio non ce l’ho coi valori, non li voglio giudicare. Siamo in un paese libero e democratico, giusto?

U. – Ammetterai che è una critica implicita. Un giudizio. Un pre-giudizio.

N. – Sei tu che lo pensi. Mi pare invece che il tuo sia un bel pregiudizio.

U. – E non lo posso pensare?

N. – Liberissimo: nessuno te lo impedisce. Sta’ a vedere se poi le cose sono così come dici. Anche tu offendi me, se pensi che io voglia offenderti di proposito, o anche solo giudicarti male, criticarti. Avresti una bella coda di paglia!

U. – Non ti sopporto. Non ti posso vedere. Sei un obbrobrio… un mostro.

N. – 5 Euro il biglietto d’entrata alla fiera! Non stavamo parlando di estetica.

U. – No di certo. Mi offendi moralmente.

N. – Non ti sembra di esagerare?

U. – No. Son fatti oggettivi.

N. – Strilli e chiami la mamma per una sbucciatura da niente.

U. –  Certo! A te sembra niente. A me brucia come l’alcol su una ferita.

N. – Quando vai in bici devi mettere in conto qualche caduta. È anche così che si cresce.

U. – Mi stai deridendo. Mi sbatti in faccia la tua nudità, meglio la tua diversità, come ti sentissi superiore, nel giusto a priori. Vi comportate come se voi aveste capito tutto della vita e di come si sta al mondo.

N. –  Non mi sento per nulla diverso da te. Né da tutti. Caso mai il contrario.

U. – Ma io non vengo a sbandierarti sotto il naso la mia uguaglianza né la mia diversità. Eh, che modi!

N. – Stai giudicando intenzioni che non ho!

U. – Ma fammi il piacere! Uno-più-uno fa ancora due, a casa mia!

N. – Non siamo numeri, per fortuna.

U. – Il tuo comportamento è inequivocabile! Ammettilo.

N. – Sei tu che equivochi. Mi attribuisci intenzioni che proprio non ho. Probabilmente perché tu sei così, perché tu faresti così.

U. – Vedi che mi stai giudicando? E sei anche un presuntuoso! Pensi di far eccezione?

N. – No. Sono semplicemente quello che sono. Parli di eccezione: adesso capisco perché il nostro nudo vivo-normale-banale ti crea turbamento. Il nudo artistico, quello non ti offende, anzi lo apprezzi e lo dici unico, eccezionale, immortale, sublime. È “fissato” sulla carta, sulla foto, sulla pellicola: da lì non si muove. Al massimo distogli lo sguardo. Invece noi ci siamo, siamo vivi-presenti-reali. È questo che ti disturba? Mette in dubbio la tua “maggioranza”, il sentirti “dalla parte della ragione, del giusto & del gusto, del buono & del bello”. So come sto, sono così come sono…

U. – … E così come sei basta ad offendermi.

N. – Grazie! Tutta qui la tua aperta, democratica, progressista tolleranza?

U. – Appunto: non farti “tollerare”! Rientra nei ranghi! Ti potrei schiacciare come uno scarafaggio.

N. – Col martello del giudice, immagino.

U. – Esatto. La legge è dalla mia. Tu sei anomalo, tu sei malato.

N. – Che lagna queste parole: non hai di meglio? Voglio darti un consiglio: allarga le maglie del tuo crivello. Pensa con la tua testa. O ti senti un campione e pensi che tutti siano fatti come te. È questa “eguaglianza” che ti fa sentir forte? Fatti tutti con lo stampino!?

U. – Te la sei presa! Non c’era nulla di personale. Però nemmeno tu puoi pensare di dettar legge.

N. – Non voglio dettar legge a nessuno. Mi comporto così finché nessuna legge non me lo vieti espressamente. E quando ci sarà una legge così, combatterò per cambiarla. Te lo ripeto: son quel che sono, così come sono. È un mio diritto in quanto persona.

U. – Beh! Così come sei, mi rivolti lo stomaco. Ho vergogna per te…

N. – E io che c’entro? Fai tutto da te. Si chiama “pudore vicario”. Una specie di… ricatto. Sei bravo a rivoltar la frittata!

U. – Non riesco a guardarti.

N. – Ognuno ha delle cose che non riesce a guardare: la roulette russa, una trota appena pescata, le mezze bistecche lasciate nel piatto, le volgarità della tele… Ma qui tu quasi m’incolpi per come la natura mi ha fatto. Ci ha fatto.

U. – Domineddio! Siamo civilizzati! Dieci mila anni di storia. E tu li vuoi buttare, con superficialità, faciloneria, menefreghismo, esattamente come senza il minimo pudore ti togli le mutande in mezzo a tutti… Non hai rispetto di te (cali le brache – è il caso di dirlo): butti ai porci le perle più belle. Quale Circe vi ha stregato?

N. – Perché? I “selvaggi” sono bestie? Sono esseri inferiori? Non sono veri & degni uomini come noi?

U. – È anche questione di cultura, di progresso, di senso della vita, di orgoglio per le nostre conquiste.

N. – Questione di punti di vista. Strana questa coincidenza: all’apice – guarda caso – ci siamo noi!

U. – Infatti. Ho imparato a non discutere con gli ignoranti, con coloro che non sono disposti a mettere in discussione le proprie idee.

N. – Vedo! Però non mi hai risposto. Da nudo perdo la mia dignità?

U. – Non l’ho detto io! Non vedi che ti squalifichi da te, perdi bei punti.

N. – Pensi che il vestito faccia l’uomo? Che quel che siamo lo possiamo comprare al mercato?

U. – Vedi? Non hai ancora capito cos’è l’aver classe: al mercato trovi cose dozzinali. Non sei originale. Non sei te stesso. Non sei à la page.

N. – Grazie. Preferisco rimanere così come sono. Qualcuno già sono, anche senza orpelli gran-firmati. Non voglio essere un manichino da vestire ad ogni cambio di stagione secondo la moda. Non sono in vendita, non mi posso comprare. Nella vostra boutique vendete identità?

U. – Non far del sarcasmo. Sei fuori, e l’ho detto poco fa.

N. – Torniamo all’inizio. Che cosa ti ho fatto? In che cosa t’offendo. In che ti contristo. Rispondimi.

U. – Non si può ragionare con te. Non sei degno. Tu mi contamini, devo tenerti a distanza. Sei il malesempio.

N. – La mia dignità è un bene indisponibile. Non puoi cancellarmela con una parola. Non è un vestito: non la perdo da nudo. E posso continuare a chiacchierare con te da pari a pari.

U. – No! C’è uno squilibrio, perché io mi sento in imbarazzo, mi metti fuori piombo e così non possiamo discutere con armi pari. Sei sleale. Perciò sento il dovere di dirti che sbagli. Lo faccio per il tuo bene.

N. – Va be’: non capisco perché ti debba sentir inferiore, ma son fatti tuoi… Prima dicevi che la mia nudità ti offendeva. Perché?

U. – Son cose che capiscono anche i bambini. Perché ti ostini a fare il finto ingenuo?

N. – Non tutto è sempre così ovvio. Non te lo sei mai chiesto?

U. – E che ne so? S’è sempre fatto così da che mondo è mondo. Da Adamo ed Eva. E ora eccoti qua con le tue domandone. Sono domande-zizzania, son delle provocazioni.

N. – La mia nudità ti provoca?

U. – Povero illuso! Cerchi d’adescarmi? Non hai altre armi? Guarda, che proprio non sei il mio tipo. Ho di meglio – senza offesa.

N. – Non in quel senso, che hai capito? Nel senso che ti costringe a riflettere su cose che dai per scontate e le accetti senza discussione, come una pecora, solo perché si è sempre fatto così, perché così fan tutti.

U. – Adesso mi hai seccato davvero. Scegliti altri per le tue prediche. Vattene altrove, dove nessuno ti vede, a far le tue porcate.

N. – Adesso sei tu che offendi, sei tu che diffami, e non conosci le cose.

U. – Sei tu che mi provochi. E io ti rispondo.

N. – No. Stai facendo tutto da te. Sei tu che colleghi una cosa con l’altra e non pensi neppur lontanamente che le cose possano esser diverse.

U. – Sei tu che metti il sale sulla piaga e vorresti anche che non dicessi nulla.

N. – Che piaga?

U. – Con te non si può ragionare. Non voglio ragionare: nudo sei a livello delle bestie, e io con le bestie non ci ragiono.

N. – E allora lasciami nudo e in pace. Che è giusto che la pensiamo in modo diverso. E non sentirti offeso se la penso diversamente da te, anzi dovresti esser contento, perché è la prova che siamo liberi di pensare e di fare come più ci piace, finché non ci facciamo del male. E non atteggiarti a sceriffo, che siamo cittadini con pari dignità e diritti, e c’è già chi deve far rispettare la legge. O vuoi un pretesto per attaccar bega. Sei sicuro di vincere, forse? Solo perché hai avvocati più scaltri; perché hai giudici con parrucche più bianche, gran toghe solenni con cappamagna d’ermellino?

Una sentenza incostituzionale


Confesso che il tono e il linguaggio della recente sentenza della Corte di Cassazione 28990 mi hanno colto in contropiede. Il pensiero vi è ritornato spesso in questi mesi.

Continuava a stupirmi infatti il tono paternalistico della sentenza, soprattutto nell’apostrofe finale (già notato anche da altri): «… i udisti erano in numero estremamente ridotto e sparso, sicché tali caratteristiche, unitamente al carattere pubblico dello spazio e alla sua non delimitazione, dovevano rendere evidente all’imputato la consapevolezza del proprio anomalo comportamento».

La Corte sta imponendo un proprio ragionamento, giudica secondo il proprio “buon senso”. Il cosiddetto “buon senso” è un’astrazione di comodo e viene invocato come argomento decisivo (quasi fosse un “consenso universale” che non ha bisogno di ulteriori dimostrazioni): come dire che qualcosa è giusto e ben fatto solo perché in tanti lo fanno (esistono coloriti proverbi in proposito). Essendo basato su esperienze e convinzioni personali, ognuno ha il proprio buon senso. Se il comportamento “anomalo” viola una legge precisa è un conto, se è “anomalo” perché non è conforme alle aspettative personali del giudice (che invoca il supporto del «comune sentimento» e della consuetudine) è una questione totalmente diversa.

L’art. 3 della Costituzione

  1. «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
  2. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»

progetta una società di cittadini liberi ed eguali, di cittadini-persone. Una società che fa perno sulle caratteristiche peculiari e uniche di ciascuna persona, in cui le diversità individuali e l’originalità di ciascuno sono assunte come valori socialmente positivi. È dunque contraria all’uniformità e assegna alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che «impediscono il pieno sviluppo della persona umana».

Perché senza questa fondamentale libertà personale, riconosciuta a tutti i cittadini indistintamente, la società civile viene deprivata dal positivo e diverso apporto di ciascuno alla creazione di rapporti umani e sociali.  La Costituzione riconosce a ciascuno la propria dose di “anomalia”, anzi la favorisce e ne auspica lo sviluppo. Considera la “varia umanità” una ricchezza e un elemento propulsore della qualità della vita; il rispetto della diversità delle tot sententiae è parallelo al rispetto dei tot capita.

Le vie che ciascuna persona sceglie per godersi la vita, per intessere buoni rapporti con altri, per sentirsi libero, degno ed uguale sono insindacabili, proprio perché intimamente connaturate con l’unicità della propria persona. Paradossalmente, queste vie devono essere “anomale”. Non devono mendicare tolleranza, perché garantite come diritto fondamentale.

Fatto salvo il principio di non far male a nessuno… cari giudici!

Gavetta di spago


Osato il passo del metterci nudi è sparita da sola una pesante inferriata
che ci teneva prigionieri fra le mura di casa, con noi stessi medesimi.
Ci vediamo spogliati fra noi e ci scoppia sulle labbra un amicale sorriso,
ci ricolma nel cuore un raro contento tant’è  libero e fiero.

Costretti come talpe a viver nel buio sotterra
– quasi morti anzitempo – non ci servivano gli occhi.
Emergendo una volta dal monticello di terra,
sulla pelle abbiamo avvertito la calda carezza del sole.
Emersi dai codici abbiamo respirato fragranza di resina.

Camminiamo curvi e mendichi sotto una cappa bisunta,
laceri, invidiamo alle bestie del bosco il lustro sano del pelo.
Velluti pesanti di alte vetrate da secoli ci oscurano il sole,
inveterate abitudini ci sono sulle ossa incarnate,
da credere persino che si nasca con la camicia già indosso.
Ma di default veniamo alla luce già sporchi – o così accettiamo di credere –
un prete ci lava il peccato al fonte di marmo, ci copre con una candida veste.

Siam dentro un nodo gordiano, stretti in una gavetta di spago:
ci dobbiam liberare tagliando dall’interno la corda,
ci dobbiamo già prima in testa spogliare, nudarci la mente,
slegarci le bende, svolger le fasce, ché non siamo né mummie né infanti.

Se siamo orgogliosi di essere umani, siamone anche poi degni,
non invidiamo al cotone il suo fiore, la sua lana alla pecora:
che la Natura non ci ha fatti poi male, così come siamo.
A meno che non presumiam di saper fare anche meglio.

Nudismo e naturismo: la grammatica!


Le due sponde

Le due sponde

Quello della contrapposizione tra nudismo e naturismo, dell’uso corretto dei due termini e della confusione che spesso viene fatta è un tema che ho già trattato più volte (“C’è nudismo e nudismo, facciamo chiarezza”, “Chi siamo, cosa siamo, è l’etichetta a farci diversi?”, “Le parole”, “Nudismo e naturismo: sinonimi o contrari?”, “Viaggi intersiderali”, “Nudismo: serve proprio una legge?”, “L’esempio e l’orgoglio”) e allora perché ritornarci sopra?

Premetto, innanzitutto, che a me personalmente per nulla m’infastidisce il fatto che ci si voglia definire naturista piuttosto che nudista anche quando, a mio parere, sarebbe più opportuno fare il contrario. Nel contempo, però, la mia insistenza sulla questione e la mia promozione all’utilizzo più ampio della parola nudismo al posto di quella di naturismo non sono discorsi sull’acqua fredda; perché direte voi?

Perché…

1)      L’uso eccessivo, abuso, della parola naturismo, adottandola anche in quei tanti casi che in realtà nulla hanno a che vedere con il naturismo, in quei casi in cui la natura proprio non si vede o la si vede solo con il lanternino, ha determinato una grande confusione che rende difficile perfino a chi è dell’ambiente riuscire a raccapezzarsi, figuriamo a chi è fuori dall’ambiente; la confusione non è di certo un bene e alla fine non ha fatto altro che danneggiare sia il movimento nudista che quello naturista:  per molte persone, e le comprendo benissimo… hanno perfettamente ragione, se sei nudo sei nudo e non naturale, se davanti a loro vai a definirti naturista anziché nudista quello che loro recepiscono è la tua vergogna nell’usare una parola che definisca esattamente quello che sei e/o stai facendo, cioè nudista / nudismo; se trasmetti vergogna evidentemente non puoi invogliare gli altri ad abbracciare il tuo stile di vita, se trasmetti vergogna non puoi che indurre gli altri a pensare che lo stare nudi sia cosa deplorevole.

2)      La contrapposizione forzata tra nudismo (inteso come atto volgare e impuro) e naturismo (inteso come atto sano ed esemplare), voluta da alcuni di coloro che, talvolta inopinatamente, si definiscono naturisti, incentivando la confusione di cui al punto precedente e trasmettendo un stavolta esplicito messaggio di nudo come cosa disdicevole, ha apportato ulteriori e notevoli danni sia al movimento nudista che a quello naturista: a seguito della logica comunicativa non verbale “di fatto un naturista, nell’accezione consolidata in ambito nudista, sta nudo quindi fa nudismo, per cui è a sua volta uno sporcaccione”.

3)      Volenti o nolenti tutti noi singoli partecipiamo al fare comunicazione sui due movimenti (nudista e naturista), non parliamo poi di cosa rappresentino in tal senso le comunità (forum e gruppi associativi), i blog, i siti, le associazioni e le federazioni. Quando si fa comunicazione non ci si può esimere dal tenere in debita considerazioni il come tecnicamente avvenga la comunicazione (mittente, messaggio in partenza, filtri, messaggio in arrivo, destinatario), non ci si può esimere dal tenere in debita considerazione le regole della comunicazione, tra le quali in primis la chiarezza dell’esposizione, la precisione dei termini, la corrispondenza tra le parole e i fatti, l’evitare di aggiungere filtri ai filtri che naturalmente già si elevano e sempre condizionano (alterano) il messaggio che arriva all’interlocutore.

Ohibò, direte voi, ma sono temi già trattati! Si l’avevo premesso all’inizio di questo articolo, ma nelle precedenti occasioni ho considerato principalmente  o solo l’aspetto logico e, se vogliamo, filosofico; ora, anche in considerazione di alcune precise obiezioni che nel frattempo mi sono state formulate, voglio trattare la questione sotto un’altra e ulteriore ottica, un’ottica che va a completare quanto detto in precedenza: quella della grammatica!

Partiamo da una delle obiezioni, che poi le raggruppa tutte, che mi è stata mossa in merito alle mie precedenti considerazioni: “Se usassi la parola nudismo, come faccio poi a spiegare la differenza tra nudismo ed esibizionismo? Di fatto gli esibizionisti stanno nudi, quindi sono nudisti!”

La risposta l’avrei anche già data (“Nudismo e naturismo: sinonimi o contrari?”) ma visto che, a quanto pare, o non è stata letta o non è stata recepita, da blogger ho il preciso dovere di ripetermi e cercare una migliore spiegazione. Se vogliamo, poi, già nella domanda si trova la risposta (si usano due termini diversi, indi la differenza è già in quell’usare due parole diverse, ognuna con un suo specifico significato), ma visto che evidentemente chi formula tali obiezioni non riesce a notarlo da blogger ho il dovere di ripetermi e aiutare la visione di ciò che risulta invisibile.

Prima di tutto è, però, opportuno precisare che, volendolo, tutto è opinabile: se rifiutiamo a priori l’esistenza di regole non scritte possiamo mettere in discussione qualsiasi cosa, se partiamo dal presupposto che nulla sia imprescindibile possiamo fare a meno di parlane, se non ci mettiamo mai in discussione possiamo risparmiarci il tempo di leggere. Non ho la pretesa d’avere la verità in mano, anzi sono convinto che raramente ci sia una verità, ma che il più delle volte si debba parlare di tante verità, una per ogni visione della cosa, talvolta però, come in questo specifico caso, ci sono parallelismi che rendono il discorso meno evanescente, meccanismi che ci permettono di limitarne i contorni.

L’assegnazione dei nomi alle condizioni avviene sulla base dell’aspetto esteriore della cosa (ad esempio: rosso, giallo, alto, basso, magro, grasso, peloso, glabro, capellone, pelato, pulito, sporco, nudo, vestito e via dicendo); la nominazione delle attività è invece cosa più complessa, raramente si fa riferimento all’aspetto esteriore e mai usandolo come unico o anche principale riferimento, si guarda, invece, alle finalità specifiche dell’azione.

Così è che il pastore che porta le vacche all’alpeggio, pur andando in montagna per espletare questo suo lavoro, non è un alpinista, che è invece colui che in montagna ci va per il solo gusto di andarci, per il piacere di salire o anche solo percorrere le montagne, cioè, come si usa definire le attività fisiche di tipo ludico, per sport.

Così è che il ladro che ogni volta sfugge agli inseguitori per il suo allenamento alla corsa non è un corridore, il quale è, invece, colui che corre per diletto o per agonismo.

Così non è ciclista l’operaio che, dentro la grande fabbrica, deve spostarsi con la bicicletta; non è pilota la persona che usa l’auto per andare a spasso; non è aviatore il passeggero di un aereo; non è studente colui che studia casualmente e raramente; non è fotoamatore il turista che scatta fotografie in ricordo delle proprie vacanze e via dicendo. Eppure ognuno di questi personaggi in quel dato momento utilizza un mezzo o una tecnica propri dell’altro, ma non basta questo a definirli alpinista, corridore, ciclista, pilota eccetera. Perché? Perché il fine per cui usano quel mezzo o quella tecnica non è legato al mezzo o alla tecnica, bensì ad altri fattori del tutto estranei al mezzo o alla tecnica (il pascolo, il furto, il lavoro e così via).

Orbene, perché mai, riferendosi allo stare nudi si dovrebbe cambiare tale regola non scritta, tale consuetudine enciclopedica millenaria? Chi sta nudo perché nudo ci si trova bene è nudista e non naturista o esibizionista. Naturista è colui che, anche ma non necessariamente attraverso la nudità, cerca un più intimo contatto con la natura. Esibizionista è colui che, anche ma non necessariamente attraverso la nudità, intende solo mettere in mostra (esibire) se stesso, il suo corpo e il suo ego. Per cui, invertendo i fattori, chi esibisce se stesso è un esibizionista, chi cerca l’integrazione con la natura è un naturista, chi, sentendo l’esigenza di liberarsi dalla costrizione delle vesti, tende a stare nudo il più possibile è un nudista. Non ci sono confusioni, non ci sono imprecisioni, non ci sono dubbi.

Alcuni, a difesa dell’utilizzo improprio della parola naturismo per riferirsi anche, ad esempio, al semplice stare nudi su di una spiaggia, accampano il fatto che per molti nudo equivale a sesso, quindi nudismo equivale a esibizione o scambismo, per cui è meglio evitare la parola nudismo e usare quella di naturismo che meno evoca la nudità. Errore! Nessuno s’è sognato di fare altrettanto per ognuna delle parole che abbiamo già visto (alpinismo, ladro, eccetera) e per tante altre che hanno dato luogo ad analoghe situazioni di trasposizione del significato; in tutti i casi non è la lingua a seguire le abitudini errate, gli utilizzi impropri che qualcuno fa delle parole, bensì sono le persone a doversi informare e/o istruire sull’uso corretto. Così nel caso del nudismo non ha senso cedere all’errore di chi lo interpreta malamente e nascondersi dietro un termine che non ha legami con la parola nudo. Così facendo si è fatto si che il nudismo dopo alcuni anni di crescita esponenziale non solo si sia fermato, ma abbia addirittura perso terreno e, quantomeno in Italia, sia dovuto tornare nel regno dell’ignoto, delle cose che si fanno ma non si dicono. Certo quel periodo storico è stato tale che è difficile muovere accuse a chi ha preferito nascondersi dietro la parola naturismo piuttosto che insistere su quella di nudismo, oggi, però, le cose sono indubbiamente cambiate: sebbene a livello legislativo non ci siano stati mutamenti, sebbene a livello istituzionale, salvo rare eccezioni, ci sia ancora ostracismo e repressione, a livello giuridico sono molti i giudici (eccetto quelli della Cassazione, sic!) che ritengono la nudità non più un oltraggio al pubblico pudore e a livello di popolo sono pochi quelli che si sentono offesi o anche solo disturbati dalla visione di altre persone nude.

Oggi, quindi, sarebbe quantomeno opportuno cercare di rimediare al forse inevitabile errore del passato, che errare è umano ma perseverare è diabolico, e recuperare all’uso corretto e corrente i termini nudismo e nudista. Comprendo che sia difficile cambiare la definizione di associazioni e federazioni (ma di fatto in molti casi queste si occupano realmente di naturismo e quindi non è necessario un cambiamento), comprendo che sia difficile indurre ora le persone, migliaia di persone, ad abbandonare, nelle molte situazioni che tali non sono, la parola naturismo per usare quella corretta di nudismo, ma se vogliamo il bene del nudismo (e alla fine anche di quel naturismo che usa il nudismo come mezzo per arrivare alle proprie finalità) dobbiamo quantomeno provarci.

“Pane al pane e vino al vino” recita un antico detto, proviamoci!

Essere nudi non è...

Prelevato da Facebook senza possibilità di risalire all’ideatore e riportare i dovuti crediti (sempre pronti a farlo se ci viene segnalato).

Sentirsi nudi


Forzando mille resistenze possiamo anche riuscire a metterci nudi. Il corpo ci ringrazia e poco a poco cessano i tremori e l’affanno, il rossore e la rigidità che sentivamo sul collo. Il corpo si rilassa e ci benefica di un sano, naturale, appagante benessere. La presenza di altri come noi all’intorno ci rassicura, riusciamo a sorridere, a parlare senza troppi colpi di tosse. Via via ci sentiamo più sicuri e più forti. Sparite le paure, svanite come fumo nell’aria, ci sentiamo più puliti, sinceri e più veri.

La pelle più chiara dov’era il costume è tutta un geloso fervore, ossigenata dalla brezza e dal sole. Il sesso poi fa le sue capriole, tutto da solo, fa suoi monologhi, stranito e ubriaco al respirare un po’ d’aria buona, di vedere un po’ il mondo e l’altra gente. Fa suoi pensieri e li tiene per sé: è un placido miura che rumina sotto una quercia sulla sierra assolata. Non sta chiuso in stalla, un anello alle nari, slegato e portato al “servizio” quando vuole il padrone.

Il corpo si sente discioglier per l’orgoglio di sé. Luce, aria, tepore entran dai pori: si risveglia e rinfranca una forza sopita che non sapevamo d’avere; i muscoli riprendono tono e vigore; lo sguardo è stupito, inghiotte appagato, e più non nota le immagini che prima lo adescavano tanto, lo invischiavano, sempre insaziato come fossero droga.

Ah! Un soffio e anche queste catene si riducono in polvere: ora il nudo non fa più quell’effetto, non richiama null’altro. Lo vedi usato con malizia scoperta. Una fresca folata spazza dalla mente un odore di chiuso e stantio. Aperte queste finestre, respirata questa brezza fragrante di resine e piogge, di funghi e di fiori, che noia guardare bisticci in tivù, chattare su internet per passare un po’ il tempo.

Vado al balcone, le mani incrociate dietro la nuca, e finalmente respiro: son bagni di aria, bagni di sole (bagni anche di sguardi – che ora non mi mettono a nudo: di nulla ho vergogna. Non del sentirmi quel nuovo che sono). Mi sento leggero, giocherellone, più libero e anche pulito. Da oggi io sono diverso e non torno più indietro.

Al monte Pizzoccolo per la Malga Valle (Toscolano – BS)


Cresta sommitale del Pizzoccolo

Cresta sommitale del Pizzoccolo

Breve (4 ore tra salita e discesa) e non molto frequentata escursione sui monti che sovrastano il Lago di Garda. Svolgendosi quasi completamente nel bosco risulta percorribile anche nelle giornate di sole, la bassa quota (si parte da 950 metri di quota e si arriva a 1581 metri) la rende però sconsigliata nei mesi centrali dell’estate, se non nelle giornate più ventilate e, magari, piovigginose.

L’itinerario è semplice e privo di problemi d’individuazione, fatto salvo qualche punto dove la segnaletica risulta, alla data attuale, sbiadita, purtroppo sempre nei punti dove si presentano delle biforcazioni. Seppur vi siano alcuni tratti particolarmente ripidi, questi sono pur sempre brevi, rendendo l’itinerario adatto anche a chi non è molto allenato e alle famiglie.

L’itinerario

Inizio del cammino

Inizio del cammino

Dal parcheggio, seguendo l’indicazione della freccia segnaletica “Malga Valle”, si prende una strada sterrata che, in moderata salita, traversa lungamente il versante sud est del Dosso del Barbio, crinale che scende dalla lunga cresta ovest del Monte Pizzoccolo.

Si oltrepassa una cascina lasciandola sulla destra, poi un primo roccolo alto sulla sinistra, subito dopo sempre a sinistra si incontra un tavolo con panche per eventuale sosta, qui la strada si fa più ripida e sulla destra si ignora un sentierino (27a) di raccordo alla cresta sud. Dopo un’oretta scarsa di cammino, al primo tornante della stradina sterrata, in vista del secondo roccolo (lo si nota in alto a sinistra), si prende a destra una mulattiera con vaghi segni bianchi e rossi (qui ci si può spogliare anche dagli ultimi residui dell’inutile e fastidioso vestiario).

La mulattiera procede a mezza costa con alcuni tratti molto ripidi e parzialmente cementati, fatto un tornante a sinistra un altro mezzacosta porta ad un piccolo spiazzo erboso dove due frecce segnaletiche si evidenziano al centro del suo limite superiore. Anche se non indicato dalle frecce, sulla destra si nota facilmente un sentiero che s’infila nel bosco, che sarà il percorso di discesa. Ora, invece, continuare sulla sinistra per la mulattiera, che, con percorso più dolce e ampie vedute sul lago ci porta in una ventina di minuti a Malga Valle.

Malga Valle

Malga Valle

Dalla malga si sale il pendio alle sue spalle con diverse tracce di passaggio e rovistamenti del terreno prodotti dai cinghiali. Puntando a un grosso faggio sulla verticale del lato est della malga si ritrova il sentiero che, rientrato nel bosco, con breve ripida salita porta ad una conca erbosa (qui è necessario rivestirsi) e poco dopo ad una larga mulattiera. Si segue verso destra questa mulattiera e in dieci minuti si arriva al bivacco posto poco sotto il filo di cresta. Ci si può fermare qui, ma vale la pena di fare l’ultimo sforzo e raggiungere la cresta sommitale dalla quale la vista spazia a trecentosessanta gradi; attenzione che il sentierino sulla cresta da a sbalzo sulla rocciosa e vertiginosa parete nord del Pizzoccolo.

Panorama dalla vetta sul lago

Panorama dalla vetta sul lago

Nei pressi di Malga Valle

Nei pressi di Malga Valle

Per la discesa si ritorna a malga Valle con lo stesso percorso di salita, qui giunti, però, invece di scendere il prato verso destra alle spalle della malga, lo si scende direttamente passando a sinistra della malga, dove si trova un sentiero che stando nel bosco fitto ci riporta alla radura con le frecce segnaletiche evidenziata nella descrizione del percorso di salita. Per lo stesso percorso di salita si ritorna al parcheggio.

Come si arriva all’inizio del cammino

Dal casello autostradale di Brescia Est, seguendo le indicazioni per Brescia, superare una grossa rotonda e uscire a destra in direzione Brescia, Verona, Lago di Garda, immettendosi così sulla tangenziale est di Brescia. Per questa proseguire seguendo le indicazioni per Salò (SS45bis) e, passati gli svincoli di Mazzano, Virle, Nuvolera, Prevalle (subito dopo una prima breve galleria) e Gavardo, si giunge, dopo altre tre gallerie, all’abitato di Villanuova sul Clisi. Qui, seguendo le indicazioni per Salò, dopo un’ultima lunga galleria si perviene alla Gardesana Occidentale, strada che costeggia per intero la sponda ovest del lago di Garda.

Dopo un tratto in discesa che oltrepassa, lasciandolo in basso sulla destra, l’abitato di Salò, la strada procede pianeggiante superando Barbarano di Salò, Gardone Riviera e Maderno. Arrivati al cartello segnaletico di Toscolano, appena prima di un ponte si nota a destra la strada che sale a Maclino e Sanico (evidenti i cartelli segnaletici). Si prende per questa e la si segue fino all’abitato di Sanico dove la stessa ha termine. In centro al paese, seguendo una freccia segnaletica bianco/rossa (indicante Sant’Urbano), si prende a sinistra una stretta strada cementata, che si segue lungamente anche quando si fa sterrata, oltrepassando una croce posta su un poggio panoramico a sinistra (salendo) della strada. Passato l’ennesimo tornante si nota a destra la freccia segnaletica del sentiero per la Cresta Sud del Pizzoccolo, si continua per la strada principale e dopo poco si lascia sinistra la stradina che scende alla Cascina Ortello; ancora qualche centinaio di metri e si arriva alla freccia che indica il sentiero per Malga Valle. Pochi metri oltre detta freccia, sulla sinistra si può parcheggiare con un certo agio, anche se ci stanno poche vetture (4/5 al massimo).

E’ possibile lasciare le auto anche a Sanico, allungando però il cammino di un’ora per la salita e altrettanto per la discesa.

Raduno Nazionale iNudisti 2012: la Forza, la Festa e la Cultura!


Salvo diversa indicazione le foto sono di Luca – ellemme

Momento della 2^ corsa campestre de iNudisti, magico esempio di forza e tenacia

La commozione di Max durante il discorso di commiato

La Forza è nelle cose, nell’impegno di persone motivate, nella disponibilità di amici sinceri, nella gioia dello stare insieme, nella condivisione delle risorse, nell’accettarsi e nell’accettare, nei mille sorrisi che invadono l’aere, nei suoni e nei canti.

La Forza è un qualcosa che, seppur impalpabile, fa sentire la sua presenza, una vibrazione che pervade l’animo, un fremito che muove alla commozione.

La Forza è la trasformazione di un evento in una grande festa, la capacità di trasmettere segnali che, trascendendo il semplice stare insieme, diventano matrice di cultura.

Tutto ciò è accaduto e s’è potuto materialmente osservare in quel di Zello nei giorni 8 e 9 settembre dell’anno di grazia 2012, i giorni del sesto Raduno Nazionale de iNudisti, un raduno nato tra mille difficoltà e mille perplessità, nella voglia di fare qualcosa di diverso, nell’esigenza di rispondere alle richieste di un nuovo posto, nella scarsità di posti adeguati ad accogliere un raduno nazionale, nelle problematiche apportate da un periodo di contingenza economica, in un anno in cui le istituzione pare vogliano a tutti i costi impedire ai nudisti il loro naturale diritto di mettersi nudi in luoghi pubblici.

Il prato dell’Oasi di Zello (Foto di Emanuele Cinelli)

Mille difficoltà e conseguenti mille perplessità che, piano, piano, gli organizzatori hanno affrontato e superato con sempre più determinazione e convinzione, arrivando alla fine a mettere perfino in campo l’idea, mirabilmente perseguita e realizzata, di gestire in autonomia anche i due pranzi in comune. Una scelta, quest’ultima, resasi necessaria dal luogo alla fine individuato, l’Oasi di Zello, una stupenda collocazione, immersa nelle fragranze del bosco, abbagliata dai colori della natura, ma anche isolata, lontana da ogni forma d’acqua corrente, dotata dei soli confort basilari, non autonoma per  i necessari appoggi logistici, quali ristorazione e alloggio. Una collocazione difficile, quindi, ma troppo bella per rinunciarci, troppo accattivante per non muovere gli organizzatori al loro massimo impegno.

Così è che sabato 8 settembre alle ore 10 questo Raduno Nazionale alza i battenti e l’Oasi di Zello si trasforma momentaneamente da luogo di pace assoluta in un felicemente chiassoso luogo di festa dell’amicizia.

Il furgone messo a disposizione dall’Associazione “La Tenda Aperta” (Foto di Blatore)

Già al venerdì pomeriggio Max, la mirabile fenice perugina, e Domenico, l’infaticabile falco vicentino, con la preziosa collaborazione di alcuni amici che appositamente hanno anticipato il loro arrivo in zona, hanno piazzato il furgone d’appoggio alla cucina-mensa, estraendone come per magia, così come faceva eta beta dai suoi pantaloncini, una miriade di cose tra materiale logistico (tavoli, panche, barbecue, fornello eccetera) e viveri.

Si monta il gazebo per “Nudarte”

Sabato mattina di buon ora i due artisti che ne sono stati resi responsabili allestiscono “NudArte”, la prima mostra d’arte de iNudisti: prima viene montato il gazebo, poi si sistemano i telai e i cavalletti, infine fanno la loro apparizione le opere messe a disposizione dai alcuni dei molti artisti che frequentano la comunità. L’esposizione vedrà nei due giorni di raduno molti visitatori, e diversi saranno coloro che vi giungeranno per posare e farsi ritrarre dalle abili mani di Sergio “l’Immaginudo”.

“NudArte” 1^ mostra d’arte iNudisti

Nel frattempo l’Oasi si popola: da un lato i suoi frequentatori abituali, inizialmente un poco spaesati e, magari, disturbati dagli sconosciuti invasori, ma presto coinvolti nelle attività del Raduno; dall’altro la fila di radunanti che passano a segnalare la loro presenza e acquistare i biglietti per i pranzi; in mezzo un pacifico miscuglio di habitué e radunanti che condividono il bel prato, dove decine di lettini permettono un confortevole riposo, la vasca idromassaggio, dove si possono ritonificare muscoli e pelle, la piscina, dove trovare refrigerio ai morsi del sole, e la sauna, dove per tutto il giorno si alterneranno le eleganti danze dei bravissimi aufgussmeister di Zello e quelle degli altrettanto bravi aufgussmeister arrivati come partecipanti al raduno, tra queste particolare una sauna per le sole donne con distribuzione di un balsamo scrub composto da burro di karitè, lavanda e bicarbonato.

Grigliatori all’opera

A mezzogiorno si contano una settantina di radunanti, dei quali una sessantina si pongono in ordinata fila davanti al tavolo mensa per ritirare il lauto pranzo preparato da mirabili e, visto il caldo, impavidi grigliatori: una bisteccona, una salamina, uno spiedino, due fette di polenta abbrustolita e due cucchiaiate di piselli in umido. Alle cibarie si devono necessariamente abbinare i dovuti liquidi ed ecco che decine e decine di bottiglie d’acqua e bibite varie fanno bella mostra di se nelle vicinanze, ma non potevano mancare anche beveraggi un poco più calorosi e diverse sono le bottiglie di vino che arrivano a sostenere gli animi e, senza eccessi, aggiungere tinta al già ben colorato raduno. Apprezzatissimo un favoloso ma fin anche troppo alcolico, diciotto gradi per la precisione, Primitivo pugliese, a cui hanno fatto da contorno Cannonau, Prosecco, e altri prestigiosi nomi.

Distribuzione del pranzo

A questo punto bisogna smaltire il peso dell’abbondante mangiata e sfumare la sonnolenza post pasto, viene così allestita una zona danza e canto, dove, sotto la direzione orchestrale del “maestro” Musicman, cantanti e ballerini più o meno improvvisati, ma anche qualche professionista, si alternano nel karaoke o si esibiscono in veri e propri spettacoli; specialissima e da brivido l’esibizione di Silvia. Canti e balli accompagnano i presenti verso la sera, quando, seppur di malavoglia, si deve abbandonare l’Oasi per ridiscendere a valle, dove ci si ritroverà poche ore dopo per una frugale cena, giusto preludio a un fine giornata da farsi in piscina, peccato che la temperatura ormai un po’ troppo tendente al freddo e l’acqua appena tiepida sconsigliano ai più di tuffarsi e invitano anche i più impavidi a ritirarsi anzitempo nei propri alloggi, appuntamento a domattina sempre in quel dell’Oasi di Zello.

Musicman11 alla pianola e Federico alla chitarra orchestrano il Karaoke

Serata quasi glaciale al Pianoro del Cielo nel Villaggio della Salute+

La dura salita della corsa campestre

La mattina della domenica le attività riprendono similari a quelle del sabato: gli aufgussmeister si alternano in sauna per cuocere a puntino i presenti con le loro magiche sventolate di fumo, calore ed essenze, oggi con l’apprezzata distribuzione post-sauna di anguria e zenzero; Sergio, il pittore, riceve nel suo patio erboso coloro che vogliono posare per un quadro; Luca, il fotografo ufficiale, gira con la sua nera camera immortalando qua e là le scene di giubilo e allegria; Asterix e Marco distribuiscono i ticket per il pranzo ai nuovi arrivati; Max e Beppe, sotto la vigile sorveglianza di Paola, affettano una possente porchetta che sarà la principale portata del pasto; altri puliscono il braciere usato il giorno prima; altri ancora sistemano i tavoli per la distribuzione delle vivande e dei beveraggi. Domenico sembra invece scomparso, ma non è scappato, è andato a perlustrare e misurare il percorso della seconda corsa campestre (beh, più che campestre qui sarebbe meglio parlare di alpestre) de iNudisti, corsa che, quest’anno, potrà svolgersi nell’abbigliamento tipico dei nudisti, ovvero… nudi!

Altro momento della corsa campestre

Scelto e misurato il percorso, allestito il servizio di ristoro, individuato e istruito il giudice di gara, raccolti i partecipanti, la corsa prende il via. Si parte in un bel prato verde non particolarmente ripido, dopo un centinaio di metri s’imbocca un largo sentiero e la salita inizia a farsi più ripida; il gruppo, partito compatto, inizia ad allungarsi per poi definitivamente sfaldarsi quando, usciti dal bosco, s’inizia a salire per un ripidissimo prato, sono trecento metri veramente duri e molti qui passano dalla corsa al cammino, d’altra parte trattasi pur sempre d’una corsa amatoriale dove l’importante è partecipare. Dopo un lungo traverso al sommo del prato, s’inizia a scendere ripidamente per rientrare nel bosco di castagni, infine con tratto a saliscendi si ritorna al prato di partenza e si riprende il giro. Molti dei 27 partecipanti decideranno di fermarsi dopo due giri, i più intrepidi e allenati proseguono invece per altri due giri, portando a termine la loro fatica dopo un totale di quattro chilometri e ottocento metri. Vincitore della corsa è Asterix, secondo Valerio e terzo Jambo.

Reidratazione post gara | Podio della campestre: Jambo (3°), Asterix (1°) e Valerio (2°)

Parte della mirabile grigliatona del sabato

Il resto della giornata procede senza altre novità, si mangia, si beve, si ride, si scherza, si canta, si balla e… si lavora, già perché qualcuno deve pur ricaricare sul furgone tutta l’attrezzatura di cucina, tutti i tavoli e le panche, la moltitudine di bottiglie che, grazie alla generosità dei partecipanti andati oltre le richieste, sono rimaste inutilizzate, il cibo che, nonostante la meticolosa conta di Max, forse per la sua eccessiva generosità nelle porzioni è avanzato. A proposito di tali avanzi, che si misurano in 5 scatoloni di viveri e un centinaio di bottiglie di acqua,

Particolare dell’Oasi di Zello

succhi e bibite, come ormai abitudine della comunità de iNudisti sono stati messi a disposizione dell’Associazione di volontariato “La Tenda Aperta” che ne ha distribuito una parte alle famiglie segnalate dalla Caritas e dagli assistenti sociali di Nove (VI), mentre quelli non distribuibili sono stati utilizzati nell’ambito della sua mensa calda presso il centro diurno del Comune di Nove, gestito dall’associazione in cooperazione con la Caritas. Oltre a ciò, con il denaro rimasto dalla copertura viva dei costi di acquisto del cibo l’associazione “La Tenda Aperta” ha potuto acquistare un fasciatoio per bambini da donare ad una famiglia segnalata dagli assistenti sociali.

L’altro artefice di questo raduno: Domenico (cordom)

Che dire a conclusione di questa relazione, un raduno magico, il migliore tra quelli fatti fino ad ora, un raduno che è diventato non solo una grande festa ma anche una forza travolgente che ha fatto, oltre che divertimento e allegria, anche vera cultura, cultura del nudismo, cultura sulla comunità de iNudisti che non è quello che alcuni maliziosi personaggi, ivi compresi alcuni giornalisti, vorrebbero far credere, cultura del contributo sociale. Peccato solo che l’isolamento dell’Oasi di Zello abbia impedito di fare cultura anche verso coloro che nudisti non sono, ma rimedieremo, in futuro troveremo modo di fare anche questo: la Forza è con noi, la Forza è nel Raduno Nazionale de iNudisti, e una tale Forza non può non oltrepassare le barriere dell’ambito nudista ed espandersi nella società intera.

La nutrita collaborazione che è stata data agli organizzatori

L’Amministrazione de iNudisti ringrazia caldamente tutti i numerosi e corretti partecipanti, ma un speciale ringraziamento va ai tanti che si sono prodigati per aiutare e far si che tutto andasse nel migliore dei modi, a tutti coloro che, pur non essendo parte del raduno, ci hanno accolti con benevolenza e pazientemente sopportati, a Domy per averci dedicato uno dei suoi magistrali aufguss cuocendoci a puntino, a quanti hanno vigilato sulla sicurezza diurna e notturna di tutti, nonché al mitico staff dell’Oasi: “l’irresponsabile” Sergio, Massimo, Carolina e Massimiliano.

Grazieeeeeee!

P.S. A parte gli ovvi entusiastici commenti dei partecipanti, sono particolarmente interessanti e meritano d’essere messi in evidenza alcuni commenti dei frequentatori abituali del posto sede del raduno, pubblicati sul gruppo Facebook “Oasi di Zello”.

Daniele – Bene !!! Dopo i due giorni del raduno devo cospargermi il capo di cenere, pensavo potesse essere, diciamo…..”invasivo”, invece è stato assolutamente piacevole, una bella festa con gente cordiale che spero si sia divertita e abbia apprezzato la “nostra” oasi, e spero che molti riescano a venire più spesso (magari non tutti insieme, altrimenti la definizione di oasi non sarebbe più consona).

Francesco – Dopo i due giorni del raduno, credo che si possano esprimere solo pareri positivi. Abbiamo incontrato e conosciuto nuove persone. Nuovi aufguss maister ai quali speriamo sia piaciuta la nostra oasi. Gli organizzatori del raduno sono stati molto professionali nell’organizzare tutto senza essere di peso alle strutture di Zello. Secondo me è stata una bella esperienza e credo che dalla maggior parte dei soliti frequentatori dell’oasi sia stata vissuta serenamente. Avevamo timore dello straniero, ma non dobbiamo chiuderci nella nostra nicchia dorata, dobbiamo essere felici quando questa viene frequentata da persone positive come quelle del raduno. Infine un ringraziamento allo staff zelliano e all’irresponsabile che ci hanno permesso di goderci un bellissimo week end. Alla prossima.

M – Un commento “a caldo” sul raduno dei naturisti all’Oasi di Zello. E’ andato molto bene: si sono presentati benissimo, arrivando attrezzati di furgone, cibo, frigo e tavoli, sono stati socievoli, partecipi, bella la mostra dei quadri e delle fotografie, certo erano molto numerosi, ieri Zello somigliava un po’ a Mirabilandia, anche per un karaoke prolungato non da tutti gradito, ma durante una festa qualche concessione ci sta.

Nudità di natura


Nudi ci percepiamo altrimenti,
vergini e puri come Natura ci ha fatti.
E siam sempre così, sotto le vesti, nell’intimo nostro.
Luminoso diamante, eroica libertà;
compatti, perfetti, del superfluo nudati.

L’essenziale di mira, il resto è orpello di peso.
Persin di parole siam parchi, sinceri che siamo.
Trafiggiamo immuni i giorni che abbiamo,
nuotiam come lontre nel tempo corrente.
Siam nella vita, e pur tutto ci scivola via.

Ci basta tenerci amici per mano e nuotare.
Ogni tanto ci tocca tornar sulla terra,
stretti in camicie, cinture, bottoni, zip e  corpetti.
Ma appena siam liberi, tutt’all’aria gettiamo.

Ci piace vederci tranquilli senza nulla qual siamo.
Nudi e di marmo: già fummo modelli per Fidia e Lisippo.
E lo siamo nell’oggi che stringiamo nei pugni,
determinati e gloriosi, allegri e giocosi.

Non l’abbiam con nessuno: ci diamo buon tempo.
Ci prendiamo per mano e nuotiamo nel presente che abbiamo.
Non ci cal di costumi e d’usanze, splendiamo di noi.
Che si veda la forza che abbiamo: nulla temiamo.
Non si fomentan batteri negl’inguini e pube
e men ancora celiamo malizie nell’anima e cerebro.

Pretti qual vino sincero, siam nudi, siam veri.
Schietti ci ha fatto Natura e lo sappiamo orgogliosi,
ci spogliamo volenti e non vinti a strip-poker.
Esaurita l’apnea, emergiamo a riempirci i polmoni,
siam quel che siamo, cooptati da un libero anelo.

Un’òra di vetta ci espande sul mondo,
ci sale dai corpi un orezzo silvestre,
odoriamo di pino, di musco e lentisco.
Siam vegeti linfe, siam foglie e radici;
non vedo sozzure per come siam fatti.
Anatema a chi ci induce a pensarle,
a chi n’indulge e – negando – ci guazza.

Mi piace – il mio sogno alle mani – calarmi i calzoni,
varcare l’ingresso d’un limpido mondo
dove non stiamo a guardarci siam belli, siam brutti.
Ci piace poter star come siamo alla luce del sole,
come santi e innocenti Natura ci ha fatti.
Pecca il peccato che pensa la carne vergogna e carcame.
Paraocchi che non voglion vedere il semplice e il vero.
Io… mi tuffo nel laghetto che fa una cascata che so.

Peperoncino negli occhi


Lungo la strada che percorro per casa
vedo un giardino con rete, ringhiera e siepe d’alloro.
Nella casa una famiglia modesta, col mutuo ancor da pagare.

Ogni estate montano una piscinetta, fresca ed azzurra,
spicca il colore dai fitti cespugli, in alto spunta il retino.
Non una goccia di pioggia in agosto: molte foglie sono cadute;
una pianta è seccata persino, creando un varco alla vista,
dopo i temporali la piscinetta è ritornata in cantina.

Ma oggi, per tutta lunghezza ho visto teso un telo di plastica.
Non lo nego: quel varco invitava a guardare!

«In casa nostra potremmo girare anche nudi,
senza che dalla strada qualcuno ci veda!»

Eh, già: il segreto dei segreti, giusta e santa privacy.
Ma non ci giocano i bambini in giardino?
Non stende il bucato sui fili la mamma?
O è già forse un po’ scandalo mettere al sole le mutande lavate!
E il papà, non sta con la pipa la sera a godersi la pace beata?

«Noi siamo noi, non vogliamo sguardi indiscreti!»
«Perché sospetti invadente il mio sguardo? Che temi, se vedo?»
«Ci può essere il caso! Siamo una famiglia per bene!»
«Non ho mai pensato il contrario.» – «Non vogliamo fastidi!»
«Mica vi faccio querela se vi vedo liberi e nudi nel vostro giardino.»
«Pensi davvero che stiamo nudi in giardino? Ma fatti curare!»
«Non ci vedrei nulla di male, non fate del male a nessuno.»
«Beh, a noi non piace tanto farci vedere così… Neanche fra noi.»
«Allora, perché questo telo? Fa male vederlo, mostra quel che pensate:
sembra peperoncino da spruzzare negli occhi a chi passa.»

La sentenza 28990/12


La sentenza della Cassazione 28990 del 18 luglio 2012 è “idonea a provocare turbamento”: da non giurista posso anche capir poco del linguaggio tecnico con cui è scritta, la metodologia lascia però sconcertati, soprattutto perché a una prima lettura pare che i giudici della Corte stiano facendo una predica di sedicente “buon senso” e diano una tirata d’orecchi pubblica al ricorrente di turno. Approfondendo la lettura, l’irritazione cresce anche di più  sia per il contenuto che per quel che lascia apertamente trasparire.

Leggere la vita

Leggere la vita è un’espressione idiomatica che vuol dire “fare una reprimenda” ed è storpiamento di leggere il Levitico, cioè ricordare quali sono le sacre e sagge norme di comportamento.
E qui sta appunto la prima incongruenza. Dai giudici mi sarei aspettato l’elenco delle leggi infrante, la raffica di articoli contestati e non una generica «sostanziale censura» e un pretestuoso «vizio di motivazione». La tesi di difesa del ricorrente è stata giudicata insufficiente perché questi, ritenendo in buona fede di trovarsi in una spiaggia usualmente frequentata da nudisti, non ha tenuto conto degli altri bagnanti in costume (la spiaggia in oggetto non era ufficialmente segnalata come campo di nudisti). Questa deduzione della Corte ci fa scoprire la logica del loro ragionamento: sei libero di stare nudo finché nessuno ti vede (in bagno, nelle cabine, a casa tua con le tende tirate, nei luoghi delimitati…), e mai «in luoghi pubblici o aperti o esposti al pubblico».
Da qui un implicito “avviso ai nud-istiganti”: non ci sarà mai una legge che vedrà in civile convivenza, in lieto conversare cittadini liberi che considerano ininfluente il portare un costume oppure no, perché la nudità integrale continua a provocare turbamento nella comunità attuale!

Consenzienti

La nudità integrale può «essere tollerata solo nella particolare situazione di campi di nudisti, riservata a soggetti consenzienti». Questa è un’affermazione apodittica, un’indicazione prescrittiva a quanti professionalmente si occupano di giustizia… e forse anche al futuro legislatore.

Mi chiedo da dove derivi la Corte l’autorità di dirmi ciò che devo tollerare oppure no.
Si desume inoltre che gli stessi «campi di nudisti» (vorrei anch’io tirare le orecchie all’estensore della sentenza, perché visto il carattere pubblico del provvedimento, mi aspetterei un lessico ammesso dall’uso e non quello corrente in certi cubicoli e cenacoli) siano frequentati da soggetti consenzienti.
Attenzione ai collegamenti sotterranei fra le parole! In quale ambito infatti  si usa questo aggettivo? Nelle norme che trattano di relazioni sessuali. Deduco: il giudice pensa che il mostrarsi nudi sia equiparabile, o rientri nello stesso ambito delle prestazioni sessuali? Parrebbe di sì: poiché nel testo viene citata la sentenza 8959/1997 devono suonargli nelle orecchie le parole: L’esibizione degli organi genitali «configura il delitto di atti osceni, perché mira al soddisfacimento della “libido”». Siamo alla malafede. Non si può generalizzare. Si fa credere che il nudismo sia una forma di pornografia. (Sì, certo, questa è l’opinione corrente…)

E controeduco: sono gli altri a consentirmi di mostrarmi nudo. E questi altri non possono essere il pubblico generico (che solitamente è “turbato” dalla vista del nudo), ma solo coloro che frequentano campi di nudisti.

Esistono molte situazioni “disturbanti” e nessuno ha chiesto il mio consenso prima di impormele senza possibilità di evitarle: la musica nei bar, il jazz in piazza, la moto molesta che mi urla nelle orecchie i suoi HP, velivoli vari, le campane che fanno guaire i cani, le parolacce, la volgarità, chi non rispetta le file, gli stop, alcune scene di film, la TV spazzatura, alcune pagine di libri…
Molte altre sono “scandalose” (altrimenti non finirebbero sulle prime pagine dei giornali), turbano senso civico, senso morale, senso critico, senso comune, senso della misura, del buon gusto, del rispetto, delle buone maniere… Durano quanto un fuoco di paglia e gli interessati non pagan nemmeno una multa.
Perché solo fra nudisti è richiesto il mutuo consenso?
Perché anche col mutuo consenso, non devono essere visti da altri?
Perché il consenso d’improvviso diventa un presupposto di legalità, un criterio giuridico?

Lo scandalo

Confrontando le pene previste per altri atti compiuti intenzionalmente contro la «pubblica decenza» (art. 725 codice penale – Commercio di scritti, disegni o altri oggetti contrari alla pubblica decenza) si rileva come il legislatore consideri meno grave la semplice nudità che la diffusione di materiale pornografico. La minor gravità delle attività “naturiste” è evidente anche dal fatto che la competenza per le eventuali contravvenzioni viene demandata al Giudice di Pace (Decreto Legislativo 28 agosto 2000, n. 274 – art. 4, 1.b).

Una legge (n. 355 del 17 luglio 1975) ha vietato di esporre al pubblico le riviste pornografiche e di venderle ai minori di anni 16; ogni edicolante le tiene abitualmente sottobanco, e se anche le esponesse all’interno della propria edicola non verrebbe condannato (sentenza della Corte di Cassazione Penale nr. 1749 del 12 febbraio 1999).

Sottobanco, ecco la parola magica che rende tutto chiaro il guazzabuglio normativo. Sottobanco tutto è lecito: se vieni scoperto la paghi esemplarmente, non tanto per il fatto in sé, ma perché sei stato troppo fesso.

Siamo all’interno del concetto di “scandalo”: tutto è tollerabile purché non faccia scandalo, cioè non emerga, non sia da esempio al malfare. In greco significava “trappola, inciampo, insidia”; nel significato moderno è usato solo in testi cristiani, a partire dal Vangelo, dalla traduzione dei Settanta e dagli scritti dei Padri della Chiesa.
I nudisti, par di capire, sono di malesempio perché indurrebbero altre persone a svestirsi. E che c’è di male? Che i giudici siano i cani da guardia del «comune sentimento»? Ma la società è in continua evoluzione: la sentenza 1749 prima ricordata contiene un preambolo all’avanguardia ancor oggi, sia per il contenuto che per le argomentazioni.

Nel testo della sentenza 28990 sono citate solo due altre sentenze: la nr. 31407 del 2006 (da questa sentenza viene copiato un periodo intero «più idonea a provocare turbamento… adulti non consenzienti») e la nr. 8959 del 1997 ma non le più note e più favorevoli (nr. 3557 e nr. 1765 entrambe del 2000).

La sentenza 8959 è stravolta nella sua interpretazione. E questo è un errore ideologico perché induce intenzionalmente in errore: è ingiusto un giudice che tira l’acqua al proprio mulino, che non è imparziale, che non tiene conto del parere di altri giudici di pari grado, che cerca di attirare il lettore nella trappola delle sue argomentazioni capziose e surrettizie.

Bambini e minori

La sentenza cita due volte la presenza di bambini:

  • «la nudità integrale… dove è percepibile da tutti, anche da bambini e da adulti non consenzienti»,
  • «la spiaggia era frequentata, in maggioranza, da bagnanti, adulti e minori, indossanti il costume».

Fatte salve tutte le cautele del caso, è risaputo che la nudità adulta non crea turbamento nei bambini. I bambini rispondono secondo le attese degli adulti. Ma dal punto di vista giuridico, che rilevanza può avere fondare la definizione di un “reato” sul grado di rispondenza del pubblico, distinto in adulti/bambini, consenzienti/non-consenzienti?
E in linea ancor più generale, non dovrebbe configurarsi reato lo stato di nudità ove non ci sia “pubblico”: perché il fatto non sussiste, in quanto non è offesa alcuna “pubblica decenza”.

Altro errore ideologico, quando cita i “minori”. All’età di 14 anni un/a ragazzo/a raggiunge l’età del consenso, è considerato/a cioè in grado di dare un consenso informato a determinati comportamenti, in particolare sessuali. Ho motivo dunque di ritenere che a un/a ragazzo/a la vista del corpo nudo di un’altra persona possa creare lo stesso turbamento che in una persona adulta.

Il nudista non può conoscere la reazione dell’altra persona, perché l’eventuale turbamento è condizionato dalla cultura, dal costume, dall’educazione, dalla sensibilità personale: perché dunque il “reato” deve cadere in capo a lui?

Proprio la sentenza 31407 respingeva una delle motivazioni con l’argomento che «la pubblica decenza, che è elemento costitutivo del reato contestato, va commisurata, secondo un criterio storico-sociologico, al sentimento comune dell’uomo medio, e non alla particolare sensibilità di un singolo.»

Ingiustizie

Dalla serie delle sentenze della Cassazione si può dedurre che la nudità è punita su spiagge miste e non punita su spiagge «solitamente frequentate» da nudisti. Nel caso le spiagge nudiste comincino ad essere frequentate da bagnanti in costume scatta il reato per i nudisti e perdono la spiaggia. Non è vero il contrario.

Croazia, Germania, Spagna stanno dimostrando che è possibile una pacifica coabitazione fra nudi e vestiti, che le regole di civiltà, di rispetto, di buona educazione valgono in ogni caso.

La morale

Le parole «tali caratteristiche… dovevano rendere evidente all’imputato la consapevolezza del proprio anomalo comportamento» bruciano molto, perché il giudice sta esagerando (abuso di potere?), sta valicando i limiti, sta uscendo dal solco (delirando, come vuole l’etimologia), perché tende a far passare per reato (e così poi il disposto della sentenza) un comportamento semplicemente “anomalo”.

Non vorrei arrivasse un giorno in cui fosse anomalo e quindi reato l’esser vegetariani perché vedere il 90% degli Italiani che mangia carne “dovrebbe rendermi evidente la consapevolezza del mio anomalo comportamento”. Già siamo sufficientemente condizionati nel modo di vestirci: il viola andava l’anno scorso, adesso è fuori moda. E paradossalmente la moda è fatta per farci “distinguere”, per non sentirci pecore…

Aveva allora ragione Bertoldo: «Chi non può portar la sua pelle è una trista pecora».

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