Nuda nudità


     Così come il vestito contrassegna una determinata appartenenza, un ossequio, un compromesso, una affermazione, un progetto, così la nostra nudità trasmette il grado zero di tutto questo.

    È una riappropriazione di noi stessi, della nostra identità personale e relazionale: mai più come prima. È stata un’importante conquista. Pensavo le vesti grucce necessarie per reggerci, ed erano invece la nostra zoppìa. I vestiti sono una truffa, ci scippano forza e sincerità. È la ricevuta che dobbiamo esibire per il dazio pagato al viver “civile”.

    Non giungo a dire che la nostra nudità sia la divisa di una nostra ribellione. Preferisco considerarla un biglietto di visita di quel che semplicemente noi siamo, di come ci vediamo e viviamo. Non temiamo le Sirene dei facili accomodamenti, non combattiamo accidie e pecoraggine. Già sono tanti i nuovi Catoni, Soloni che della vita han tutto capito. Non ci ostentiamo migliori. La nudità ci vale soprattutto per noi. Ci è necessaria: per l’immagine che di noi ci ritorna, per la sostanza che di noi all’esterno significa. Non siamo nudi per sentirci o mostrarci diversi, ma perché riusciamo a sentirci più umani.

    Ameremmo di più non chiamarci nemmeno nudisti; che il portare o non portare vestiti non fosse una scelta di campo, una trincea, una bandiera. Che l’essere nudi non fosse più un simbolo e non avesse altro significato che una neutra descrizione oggettiva che non turba nessuno.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 29 ottobre 2012, in Atteggiamenti sociali con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Purtroppo caro Vittorio la tua è un’utopia. Una bellissima utopia ma pur sempre un’utopia.
    Se l’essere nudi o vestiti fosse semplicemente uno stato e non un simbolo o una appartenenza ad un gruppo, se cioè essere nudi fosse vissuto da tutti come una diversa forma di “abbigliamento” (se mi passi l’ossimoro), la nostra società sarebbe probabilmente molto più equilibrata.
    Ovvio che non è solo la nudità a fare la differenza, ma secondo me, dove fosse possibile essere semplicemente sè stessi, con i vestiti o senza a seconda di come ci si sente in quel particolare momento, già tutta una serie di storture quali ad esempio la “necessità” coatta di spogliare gli altri (maschi o femmine che siano) non avrebbe più un grande significato, proprio perchè la nudità in quanto tale avrebbe perso quell’aura malata di pruderie e sarebbe semplicemente una condizione normale.

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    • Sono giorni che penso a una risposta. Perché proprio non vendo nulla di utopico nel mio scritto. Riferivo solo una mia esperienza personalissima e concreta – e perciò tutt’altro che utopica. Forse ho esagerato l’uso del “noi”, generalizzando un atteggiamento solo mio. Diciamo che è un espediente retorico per coinvolgere il lettore, per farlo partecipe, per suggerirgli e condividere un punto di vista, una scoperta, una mia opinione.
      “Che bello sarebbe se…” il mondo non lo si cambia da soli, né dall’oggi al domani… In fondo, però, non mi sento crociato. Prima vedo quel che posso fare a casa mia, provando sulla mia pelle, se è una direzione percorribile e positiva, se è proponibile, condivisibile.
      Ammetto che in parte hai ragione: se si hanno i piedi troppo piantati per terra è ben difficile alzarli, se ci vogliamo spogliare, pur di poco ma da terra li dobbiamo levare…

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  2. Scusa il lapsus: nella prima riga ho scritto «non vendo nulla di utopico» – volevo dire «non vedo nulla di utopico». Però mi vien da pensare se le utopie (cioè i sogni) siano appunto una merce che si vende sempre bene.

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    • Guarda Vittorio, io è da tutta la vita che “sogno”, inb tante cose (e il naturismo è una di quelle).
      Mi fa molto piacere che quello che tu scrivi sia unatua esperienza, il che vuol dire che a volte i sogni si avverano; e mi fa sperare che anche i miei prima o poi lo facciano.
      Poi, per quanto riguarda il naturismo, da iscritto ad un’associazione, spingo perchè le persone si uniscano (sotto una bandiera associativa in questo caso), così da avere capacità contrattuale ed vedere finalmente rispettato il nostro diritto alla nudità, ma forse QUESTA è un’utopia (ma i sogni non costano nulla e in più a volte si avverano!)

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