Nudismo e società


“Ma non ho capito, la cassazione assolve se uno si smutanda anche in un luogo non dedicato al naturismo, l’importante è che stia in stato di quiete? No perché in questo caso non mi sembra mica logica questa cosa. Insomma non è che tutti devono essere obbligati a guardare le grazie altrui solo perché non è reato. A me darebbe veramente fastidio stare sdraiata vicino a uno con il bigolo di fuori e una con tette e iolanda al vento.”

Ma chi ti obbliga a guardare le “grazie altrui”? Solo perché una persona è nuda si viene a creare negli altri che la circondano l’obbligo di guardare? A parte il sintomatico utilizzo del termine “guardare” anziché quello di “vedere”, mi chiedo se colei che ha profuso siffatto pensiero stia vestita quando fa sesso oppure, come la stragrande maggioranza delle donne (e delle persone), si mette nuda, accettando la visione dell’altrui nudità? Nel primo caso, a cui però proprio non credo, posso anche comprendere il suo disappunto, nel secondo caso, invece, mi viene de chiederle quale sia la differenza tra un nudo in camera da letto e un nudo sulla spiaggia.

“Il nudismo per me è esibizionismo, quindi il nudismo è esibizionismo!”

Ma cos’è l’esibizionismo? Come possiamo definire cosa è esibizionismo e cosa no? E’ forse esibizionismo quello della donna che indossa vestiti molto scollati? O quello del ragazzo a cui piace vestirsi con una maglietta attillata? O quello delle persone che vestono con pantaloni a vita bassa e mostrano buona parte del sedere quando sono seduti? No, sono tutti atteggiamenti entrati nell’abitudinario comune, eppure venti anni addietro sarebbero stati giudicati come offesa al pubblico pudore o peggio, quarant’anni fa si veniva multati se ci si baciava in pubblico. Allora, perché mai dovrebbe essere esibizionismo quello di chi sente l’esigenza di stare nudo il più possibile? Come potrebbe essere esibizionismo lo stare nudi in gruppo, dove nessuno, ma proprio nessuno bada alla nudità altrui: l’esibizionista cerca l’attenzione, vuole stupire, vuole essere osservato, ma se manca tutto ciò? Non ci si può arrogare la facoltà di dire “io la vedo così, quindi così è”: prima di definire qualcosa come un male ci si deve sforzare di conoscere bene quel qualcosa, il più delle volte sembra male solo perché si è abituati a farlo nel male o a ritenerlo possibile solo nel male: il male spesso non è nelle cose o nelle azioni e in chi le compie, ma solo nella mente di chi osserva!

“Stando nudo determini una forzatura sugli altri.”

Pensare ad una società dove non esistano forzature e contrasti è un non senso, una società del genere può esistere solo in presenza di soli automi. La facoltà di ragionare, unita all’insieme delle esperienze e dei condizionamenti, porta necessariamente alla diversità del pensare e qualsiasi azione, qualsiasi decisione entra ineluttabilmente in conflitto con le azioni o le decisioni di altri, di conseguenza provocano una forzatura su qualcuno. Esempio: una coppia, il marito vuole andare al mare, la moglie in montagna, non esiste soluzione che non forzi l’uno, l’altro o ambedue a fare delle rinunce o, quantomeno dei compromessi.

“Il nudo infastidisce la maggioranza delle persone.”

Premesso che diversi sondaggi dimostrano essere vero il contrario, e allora? La maggioranza delle persone fuma, eppure si sono perfino fatte delle leggi contro il fumo. La maggioranza delle persone è credente in una qualche religione, eppure nessuno si sogna di proibire l’ateismo. La maggioranza delle persone non rispetta il codice della strada eppure nessuno può multarmi se io lo rispetto. Chi l’ha mai detto che sia obbligatorio doversi conformare alle scelte e ai fastidi della (presunta) maggioranza?

“Io mi trovo benissimo nei miei vestiti!”

Beh, e che vuol dire? Certo che uno si trova bene nei suoi vestiti: in essi e con essi ci vive da tanti anni e ne è stato profondamente condizionato. È ben noto che attraverso il condizionamento, diretto e indiretto, si possono indurre le persone a fare azioni che altrimenti non farebbero mai, altrettanto noto è l’adattamento alle condizioni scomode e al dolore conseguente al doverci convivere quotidianamente. Per giunta una volta acquisito un condizionamento non ci si rende più conto della sua presenza, nel frattempo ci si è totalmente dimenticati delle sensazioni antecedenti e si è pronti a giurare che mai si era stati meglio di ora, che non esista altro modo di stare.


Il nudismo non è il preludio di festini a luci rosse ma solo il desiderio, anzi l’esigenza di poter prendere il sole, nuotare, camminare, vivere secondo uno spirito salutista e naturale. I nudisti non obbligano nessuno a diventare nudista, chiedono solo rispetto, chiedono solo di poter vivere in nudità, senza togliere spazio e dignità a nessuno: nei, per ora, limitatissimi spazi nudisti è ben accetto, vestito, anche chi (ancora) non ha abbracciato lo stile nudista. Per inciso… a differenza di quanto avviene negli altri ampissimi spazi dove, invece, chi (già) si è liberato dai tabù tessili può accedere solo rinunciando alla propria libera nudità.

Malvisto, deriso, costretto in piccoli spazi, relegato nei ghetti, ora si sta agitando nei primi vagiti di rivolta, nella sicurezza del giusto, nella tranquillità della consapevolezza; dopo essersi liberato dalla prigionia delle vesti, si libererà dei pregiudizi e spiccherà il volo conquistandosi consensi e spazi sempre più grandi: nudismo, la forma più semplice per essere se stessi, il modo più naturale di vivere.

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 1 dicembre 2012, in Atteggiamenti sociali, Motivazioni del nudismo, Società con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Gianni Bianchini

    Scusa Emanuele. Io condivido completamente quanto dici, tranne il primo pezzo, in cui dici di non capire “la differenza tra un nudo in camera da letto e un nudo sulla spiaggia”. Io credo infatti che il nocciolo del messaggio che il nudismo deve diffondere è la separazione dei concetti nudo/sesso. Quello che ci accusa chi è contrario al nudismo è il richiamo al sesso che vedono nell’immagine di nudo, nella pretesa inscindibilità delle due cose. E con quello che dici (almeno come l’ho capito io, ma temo che molti lo capiscano in questo senso), temo che non fai che rafforzare questi preconcetti. Io per esempio, più che al fare sesso, l’avrei paragonato p. es. al fare la doccia: chi mai fa la doccia vestito, o con le mutande, o col costume?
    Io non mi vergogno affatto di essere visto nudo, e neanche fotografato, o che le mie immagini finiscano in rete, ma non mi permetterei mai di farmi vedere quando faccio sesso, e neanche ne parlo di come e quando lo faccio, perché il sesso è per definizione una cosa intima, che fa fatta nel privato. La nudità no. Le due cose vanno ben distinte, altrimenti diamo un forte argomento in favore di chi parla contro di noi.

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  2. Non si può paragonare una frase come quella riportata in apertura dell’articolo, nella quale si evidenzia il fastidio alla visione del nudo altrui, a una situazione come la doccia, dove si è da soli, fallirebbe tutto il costrutto logico della mia relativa considerazione. Il riferimento al sesso è assolutamente chiaro e inequivocabile: si riferisce ad una situazione di intimità di coppia, fa specifico riferimento alla tipa in questione. Non è possibile attribuirgli altre valenze.
    Sintomatico che su 65 righe di testo si sia data specifica valenza a tre parole, manco una riga, ma proprio solo tre parole!
    E… finiamola con questa paranoia del sesso: tutto il mondo tessile parla tranquillamente e apertamente di sesso, fare il contrario, cercare a tutti i costi di estraniarsene denota solo l’avere la coda di paglia, o così fa apparire. Senza considerare che, come ho più volte dimostrato, è assolutamente falsa l’affermazione che i più facciano l’equazione nudismo=sesso, costoro sono solo una minoranza infinitesima, alla quale faremmo bene a non dare così tanta rilevanza, invece di agire in funzione di costoro dobbiamo agire in funzione della restante maggioranza.
    Normalità, questa dev’essere la nostra parola chiave, il nostro mantra, senza normalità risultiamo solo incomprensibili e, quindi, inaccettabili. E la normalità prevede anche il parlare di sesso e di questioni sessuali.

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