Le parole ci vestono


 «Però che grande vergogna sarebbe a colui che rimasse cose sotto vesta di figura o di colore rettorico, e poscia, domandato, non sapesse denudare le sue parole da cotale vesta, in guisa che avessero verace intendimento»

Dante, Vita nova, XXV

     Alcune cose ci distinguono dagli animali: l’intelligenza, il riso, il pudore, il linguaggio, la mancanza di estro…
Non è poi che le innovazioni “umane” ci abbiano migliorato di tanto – soprattutto in fatto di comunicazione. Ciò dipende dai punti di vista, e ciascuno ha il proprio.
Gli animali si comportano secondo l’istinto, noi secondo una morale, una ragione, le convenzioni sociali, diverse a tempo e luogo:

  •     Al posto dell’istinto, pur non avendolo completamente abbandonato,  abbiamo la ragione: a volte ci complica la vita, al punto da preferire lo stato di natura! Deriviamo pensieri da pensieri, affastelliamo pensieri su pensieri, calcoliamo e pesiamo: non sempre alla fine ne capiamo di più. Al punto che preferiremmo a volte capire di meno ma essere un po’ più contenti.
  • Invece dell’istinto abbiamo una morale, una definizione di “bene”. Da qui guerre sante, leggi giuste… Non c’e nessuna bestia che uccida quanto l’uomo.
  • Abbiamo corretto l’istinto con le convenzioni sociali: standard, stereotipi, “normalità”… con un pizzico di originalità.

    Alla fine non so chi sia più felice – se a questo guardiamo.

Le parole ci vestono

    Amiamo le definizioni, le concettualizzazioni precise ed univoche, le categorie, che poi combiniamo sull’abaco per trarne un responso, una condotta di vita, una base sicura d’appoggio. Spot abbaglianti ci illuminano, scrutano, vivisezionano; tomografie in tempo reale per acquietarci lo smarrimento che a volte ci prende di essere soli con la nostra tecnologia, il nostro progresso, così diversi dal mondo semplice e molto più vero che ci vediamo dintorno.

    Se siam cacciatori lo siam fino in fondo e ci vestiamo di verde (come canta una filastrocca tedesca: Grün, grün grün…); col craniometro ci misuriamo la testa, soppesiamo il cervello… se con internet non sia aumentato d’un grammo, se dunque siamo meno bestie di prima… Almeno un primato!
E intanto siam meno felici e continuiamo a farci del male.
Facciam nostra legge il nostro volere, giustificandoci col motto brain rules (il cervello comanda – !?), come se la vita fosse un incontro di wrestling, uno show che attira e deve stupire – un’attrazione per i giorni di fiera.
Ci portiamo addosso le nostre parole, anatema il silenzio. Senza parola siam come nudi e nessuno: non importa se questa parola poi mente od inganna (vero, Ulisse/Nessuno?). Ci vestiamo di metafore, coerenti fino in fondo con la parola che portiamo in fronte marchiata: bidello, spazzino, presidente, attore, sindaco, barista…
Una carta da bollo, vidimata ed esecutiva, ci configura nell’organigramma dei dipendenti: per il tozzo di pane ci mettiamo in livrea. Col tempo diviene una camicia di Nesso che indosso ci brucia e ci annienta.
Molto più mi piace una pelliccia di martora, d’un orso o di lince, che mi dice soltanto la specie, che non mi qualifica, non mi arruola in battaglie di altri, non mi scrive sul libro-paga di un boss.

Nudità dalle parole

    Che non divengano padroni o tiranni, che non c’impongano un vestito non nostro col ricatto del pranzo. Anche il selvatico se la sfanga non male. Quando ha fame va a caccia: non uccide ad oltranza, inquadrato in un ruolo e prescritte mansioni, costretto in una definizione come in un letto di Procuste. Libertà dalle parole che c’ingabbiano: già lo fanno i vestiti.

    Non c’è una morale in natura, non c’è conoscenza stampata nei libri. Eppur tutto regge.
Non c’è legge scritta e pur non c’è crimine.
Non ci sono concetti e pur tutto funziona.
Non ci sono parole e pur tutti gli esseri da sempre s’intendono.
Non c’è bisogno di nomi e cognomi, carte magnetiche, codici fiscali per dire chi siamo; giacca e cravatta, rimmel con intonato tailleur; un codice verde globale: dovunque son benaccetto se posso pagare.

    Un genoma già ce l’abbiamo: ci dà la sveglia il mattino (e non ringraziamo, ché lo diam per scontato) – ci accompagna nel giorno, discreto a tal punto che non sappiamo d’averlo (al punto siam macchine) – ci addormenta la sera sedando angosce e problemi, l’ansia e lo stress.

    L’animale che siamo ci dice: Sotto sotto siam nudi e siam veri, uno zoccolo duro che ci ricorda  in natura chi siamo. Filtriamo quel che da fuori ci viene, regolamenti e statuti, pensieri e parole… non attaccano più!

    Siam nudi e animali, vivi e a noi stessi presenti. Non dirmi il tuo nome: già vedo chi sei.

Mutamenti

    Non c’è bisogno di vestir di parole quel che insieme viviamo: già lo sappiamo.
Se tutto questo è la fine di un mondo: ben venga.
Se l’esser nudi non fa differenza: ben venga.
Se la natura c’ispira “ogni nostra vaghezza”: ben venga.
Siamo più delle bestie che macchine a controllo numerico.
Siamo più significati e sostanza che profili elocutivi, abiti vocali, vestiti retorici, profluvio di ritagli stampati che in cascata ridondan su noi. Sono per una comunicazione più schietta, più semplice e povera, che quasi sia un fare e che non possa mentire o aver altro di mira. Senza l’interfaccia di codici, di cifra segreta o linguaggi formali.
Son quel che sono: bruto animale con un’anima viva. Che sa dire e parlare per porgere un cuore piuttosto che una mano che prende.
Siam bestie silvestri, così come siamo, con la pelliccia che è nostra.

    È così che va il mondo, mi sembra, semplice e nudo, complice e vario. Senza parole, e tutto pur così vero.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 30 dicembre 2012, in Atteggiamenti sociali con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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