Perchè il nudismo non eccita sessualmente


In spiaggiaAnche se, a dire il vero, a me è capitato raramente e comunque sempre più per ironizzare che per fare affermazioni precise e categoriche, leggo che ad altri capita, anche spesso, che parlando di nudismo si sentano accusare di essere degli esibizionisti dediti all’attività sessuale pubblica o, comunque, si sentano obiettare che il nudismo lo si faccia solo per cuccare, come si dice in gergo.

A parte che, tra i non nudisti, sono in tanti, specie tra i giovani, coloro che in spiaggia, alle feste, in discoteca, eccetera ci vanno se non proprio esclusivamente per cuccare, comunque con la speranza di farlo. Cosa, questa, che tutti ben sanno e, di conseguenza, tutti dovrebbero ben capire che innanzitutto il desiderio di cuccare non è poi un desiderio così strano e malsano, ma poi anche e soprattutto che non c’è bisogno di essere nudi per cuccare e magari passare anche alle vie di fatto proprio li sul posto. Che per fare sesso normalmente ci si metta nudi non vuol dire che chi è nudo stia per fare sesso (di fatto nudi ci si mette anche per fare la doccia, allora uno che è nudo sta per fare la doccia? Perché proprio il sesso e non la doccia?). La matematica ammette la scambiabilità dei fattori, la logica lessicale no (altrimenti, ad esempio, dire “la mela rossa” starebbe a dire che “il rosso è una mela”)! In realtà per fare sesso non c’è nemmeno bisogno di spogliarsi e, in un contesto pubblico, si può arrivare a farlo senza che chi sta attorno se ne possa rendere conto, motivo per cui, ai tempi della mia giovinezza, gli adulti proibivano alle ragazze di sedersi sulle gambe dei ragazzi.

Ma non è di questo che voglio specificatamente parlare, mi voglio piuttosto soffermare sulla questione che sorge quando il nudista, all’obiezione di cui sopra, risponde affermando che invero sulle spiagge nudiste non ci si va necessariamente per fare sesso o per cuccare, risposta alla quale, mi dicono, spesso venga obiettato con “ma allora il nudismo ti rende impotente” o con “ma come si fa a non eccitarsi in mezzo a tante donne (o uomini) nude (nudi)”.

Capita anche che ci sia chi, specialmente tra gli uomini, si tiene alla lontana dai luoghi nudisti (vorrebbe praticare ma non lo fa) solo perché teme di non poter reggere all’eccitazione e di trovarsi improvvisante e vistosamente eccitato li in mezzo a tutti. In alcuni casi questa è anche la preoccupazione di chi si accinge per la prima volta a frequentare un incontro nudista. Anche qui le rassicurazioni di un nudista ormai navigato spesso sortiscono poco effetto e ci si chiede perché.

Ecco di questo voglio parlare, del perché ci sono persone che non possono credere al fatto che in un gruppo nudista non ci si ecciti sessualmente e del perché, dato che così è, la nudità pubblica non ci eccita sessualmente.

Dobbiamo partire considerando il contesto in cui nasce la preoccupazione di eccitarsi vedendo altre persone nude: il mondo tessile. Cosa succede, infatti, nel contesto tessile? Essendo costantemente coperte le parti, diciamo, sessualmente critiche, si finisce istintivamente col guardarle e, soprattutto, col ricostruirle mentalmente, un processo, quest’ultimo, abbastanza lungo, durante il quale la nostra mente rimane concentrata su quei dettagli anatomici che sono obiettivo principale dell’attività sessuale, si evocano così immagini d’azione sessuale e con esse scatta l’eccitazione sessuale.

Spostiamo tutto il ragionamento in un contesto nudista. Qui i dettagli anatomici sono ben visibili quindi l’osservatore, perché per chi è alle prime volte è ovvio che scatti il meccanismo dell’osservare, non ha bisogno di attivare meccanismi mentali di ricostruzione, non attivandosi questi meccanismi la mente non si concentra sui dettagli anatomici e, di conseguenza, non evoca immagini d’azione sessuale, per cui non scatta l’eccitazione sessuale. Passati i primi momenti di assuefazione, esaurita la curiosità inziale verso certi dettagli figlia dei tabù tessili (alla fine visti alcuni, visti tutti), accertata la totale assenza dei pensieri sessualmente attivi e della relativa eccitazione, pian piano l’istinto all’osservazione si attenua fino a svanire del tutto e, a quel punto, la persona vede (questo è ovvio, mica si può accecare per non vedere!), ma non sente più l’esigenza di osservare, non, per lo meno, ai fini dell’indagine sessuale: magari osservo quello che una persona sta facendo, noto che si è tagliata i capelli o che si è depilata dove prima non lo era, ma il resto non ha più attrattiva e ci si comporta come, anzi meglio, che in un contesto tessile. Ricorderò sempre le parole scritte da una avvenente e prosperosa ragazza dopo la sua prima esperienza nudista: “è stato splendido, per la prima volta mi sono sentita guardare negli occhi invece che nel seno”!

Ecco spiegato l’arcano del mistero, a questo punto che dire per chiudere se non…

Buon nudismo a tutti!

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 1 gennaio 2013, in Atteggiamenti sociali con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 15 commenti.

  1. sono d’accordo di quando scritto, comunque non ci si crede fino a quando non lo si pratica…..

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    • Grazie!

      Hai ragione e le motivazioni stanno in quanto ho scritto, che ho scritto appunto in ragione di quello che dici: c’è sempre qualcuno, e, a mio parere, non sono pochi, che saggiamente si pone delle domande e ne cerca le risposte. Qui le può trovare!

      Gli altri, quelli che si nutrono solo delle loro personali certezze, quelli che, spesso basandosi solo sul sentito dire, si creano dei dogmi irremovibili, quelli che seguono solo l’onda provocata dal loro guru (sociale, politico o religioso che sia) e si blindano alla minima infiltrazione di pensiero diverso, ecco con costoro c’è ben poco da fare (anche perchè leggono solo quanto viene scritto dai loro guru) salvo ignorarli e continuare a lavorare per chi, invece, è ben disposto ad approfondire le cose, ad ascoltare pareri diversi, a mutare il proprio pensiero aprendosi agli altri, a non vivere nel dogma ma nella ragione.

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  2. Gianni Bianchini

    Verissimo Emanuele, ti do ragione in tutto quello che dici. Per dare conferma, vorrei esporre la mia prima esperienza di nudismo, ma per non occupare troppo spazio, mi limito ad inserire un link di un blog in cui l’ho descritta. Chissà che a qualcuno non interessi…
    http://www.inudisti.it/it/blog/post.aspx?IDpost=1042&IDblog=838 oppure, se non si apre, http://www.inudisti.it/it/blog/blog.aspx?IDblog=838

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    • Pare esserci un problema sul database che impedisce l’apertura di molti post dei blog. Inoltrata apposita segnalazione.
      Grazie!

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    • Gianni Bianchini

      Infatti ho lasciato due link, uno diretto, che anche con me tante volte non si apre, e uno che apre una pagina con due blog: quello che interessa all’argomento è ” Naturismo e cristianesimo”. Se poi vuoi leggere anche l’altro, non è vietato, anzi, se ci metti qualche parere mi fai un piacere.

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  3. infatti spesso l’eccitazione scompare una volta spogliati o perché ci si vede per come si é bloccando fantasia e tutto il resto anche i vermi vanno nudi e non per questo stanno tutto il tempo a coitare se anche gli umani andassero nudi chi sa quando scoperebbero?

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    • La perdita dell’eccitazione o l’assenza di desiderio sessuale non hanno nulla a che fare con l’essere o non essere vestiti, ma si ricollegano solo ed esclusivamente a problematiche (patologie) fisiche o psichiche, in questi casi, di solito, si consiglia la visita da un buon sessuologo!

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  4. Mario Chigiotti

    E proprio come tu dici, Emanuele. Qualche tempo fa parlavo proprio di questo con una persona che non ha mai fatto nudismo e non credeva al fatto che non c’è eccitazione sessuale nell’ambiente nudista. Ho provato a spiegargli la naturalezza della situazione ma credo di non essere riuscito a convincerlo, così alla fine gli ho detto: “Provare per credere, se ne sei interessato prova e vedrai che poi mi darai ragione!”.

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