Perchè il nudismo non decolla


Attenzione: prima di mettersi a battere nervosamente sulla tastiera per commentare, leggere tutto per bene, leggere fino alla fine, lasciar passare la Pasqua e, nel frattempo, seguire il consiglio integrato nell’articolo.

Dopo diversi anni di immersione profonda e intenso coinvolgimento nel movimento nudista, dopo aver visto e vissuto diverse vicissitudini relative al nudismo, dopo averne parlato tanto e con tante persone, dopo aver maturato a ripetizione speranze per un nudismo libero e diffuso, dopo aver incassato ancor più delusioni, ecco, dopo tutto ciò mi sono chiarito per bene le idee in merito al problema della difficoltà che il nudismo incontra per essere socialmente accettato ed elevato a pratica se non proprio comune, quantomeno normale.

Il problema non è nel disinteresse delle istituzioni politiche e sociali, non è nell’opposizione che alcuni avanzano verso il nudismo, non è nell’errata visione che altri ne hanno e non è nemmeno nel diffuso disinteresse di chi nudista non è. Il nudismo non decolla per colpa innanzitutto del menefreghismo e della paura che, mascherandoli ipocritamente da rispetto per gli altri, la maggioranza dei nudisti dimostra verso la causa del nudismo. Ognuno pensa al proprio personale, al proprio piccolo mondo nudista e, salvo lamentarsene in continuazione, non si mette in gioco quando si tratta di mostrare, dimostrare, sollecitare, chiedere, pretendere l’adeguata considerazione, il giusto spazio e il dovuto rispetto verso la pratica nudista.

“A me bastano i pochi giorni di ferie per sentirmi soddisfatto.” “Noi abbiamo una spiaggia a 100 chilometri da casa e questo ci basta e avanza.” “Considero il nudismo libero inapplicabile e pratico solo quando e dove è possibile farlo nei luoghi chiusi ad esso deputati”. “Noi andiamo in Francia e siamo a posto”. Ecco un piccolo campionario di frasi che documentano per bene quanto detto, in tutte si evidenzia la forma in prima persona, l’accentramento della questione solo ed esclusivamente su se stessi e il totale disinteresse dell’esigenza di chi, da vero nudista, desidera, vuole, chiede maggiori spazi e, soprattutto, spazi liberi. Per non parlare dell’unica vera soluzione al problema del nudismo, la sua libera pratica ovunque o quasi ovunque, che viene addirittura condannata e rigettata come deleteria alle ragioni del nudismo, invero risulta deleteria solo per chi sul nudismo ci vuole speculare e guadagnare!

Quando le donne decisero di abbandonare i costumoni, che altro non erano se non normali vestiti di tutti i giorni e indossare costumi da spiaggia che, senza mostrare alcun lembo di pelle, erano abbastanza attillati da mettere in evidenza le loro forme, furono diversi coloro che gridarono allo scandalo, molti i giornalisti che scrissero parole di fuoco contro la nuova moda, molti i predicatori religiosi che scagliarono i loro anatemi verso i nuovi strumenti del diavolo. Le donne cosa fecero? Ebbene, le donne allora non si fecero intimidire, non si autoimposero la limitazione all’uso del costume, non si accollarono il dovere di rispettare il volere e la moralità ipocriti di coloro che vedevano nei nuovi costumi una degenerazione della moralità sociale femminile. Le donne, al contrario, sfidarono le male parole, sfidarono gli arresti, imposero al mondo la loro scelta, l’idea del loro diritto ad essere più libere e più uguali agli uomini, continuarono ad indossare i loro attillati costumi inducendo così un repentino cambiamento nella visione sociale: fu il primo passo verso la parità dei diritti e il rispetto per il modo femminile, ottenuto non per essersi piegate al volere della società, ma per aver fortemente imposto il proprio, fregandosene bellamente di chi si offendeva alla vista di tali costumi.

Analogamente si comportarono i giovani quando sentirono che il baciarsi non poteva considerarsi atto osceno in luogo pubblico e nemmeno atto contrario alla pubblica decenza (ricordo benissimo che quand’ero giovane si rischiava il fermo o quantomeno una bella multa se ci si baciava sulla bocca per strada) e oggi più nessuno bada alle coppie che si baciano per strada: i giovani di oggi si baciano tranquillamente in ogni luogo, e non parlo di semplici fugaci bacetti sulle labbra, ma del cosiddetto bacio alla francese, della “limonata” come la si chiamava ai miei tempi e forse la si chiama ancora oggi.

Ancora analogamente si comportarono le donne in tempi più recenti quando imposero alla società le minigonne, gli spacchi alle gonne, le scollature profonde. Scelte che costarono alle donne l’indicazione di puttane, la reputazione di troie, gli anatemi religiosi. Le donne, però, se ne fregarono bellamente, “se ti dà fastidio guarda altrove”, “se ti senti offeso, curati”, “è nostro diritto vestirci come più ci piace e come più ci fa sentire libere”, così dissero e così la società nel giro di pochi anni accettò la nuova moda e la fece propria.

Tre esempi storici di come il cambiamento sociale non venga indotto dalla remissione, dalla sottomissione, dall’attesa che gli altri capiscano; per indurre un cambiamento sociale c’è sempre bisogno di forzature più o meno rilevanti. Non è questione di grandi o piccoli numeri, è questione di farsi sentire: coloro che si oppongono aspramente al nudismo non sono tanti, di sicuro sono molti meno di coloro che praticano il nudismo, eppure a loro viene dato più ascolto che ai nudisti, perché? Semplice, perché non si pongono il problema di dover rispettare i diritti dei nudisti, ma pensano solo ed esclusivamente a loro stessi, alzano la voce e fanno pesare la loro posizione.

La società e le istituzioni politico-sociali non danno credito a chi si nasconde, a chi si sottomette, a chi tace. La società e le istituzioni politico-sociali ascoltano chi si espone, chi insiste, chi alza la voce e si fa sentire, chi impone il proprio esistere e il proprio modo di pensare, vedere e agire.

Un farsi sentire, però, che non è quello di chi lo fa ponendosi di suo in posizione di debolezza, non è quello di chi chiede poco, non è quello di chi formula proposte vuote e inutili, non è quello di chi sostiene formulazioni limitative e controproducenti, formulazioni che non fanno altro che imporre doveri ai nudisti quando invece i doveri dovrebbero essere imposti alla società e alle istituzioni a favore del nudismo. Tali atteggiamenti, tali proposte, tali formulazioni servono solo a dimostrare, con gravissimo danno per il movimento nudista, quanta sia l’ignoranza dei proponenti e dei loro sostenitori, un’ignoranza che va oltre quella comprensibile relativa alle procedure legislative e alle conseguenze dirette e indirette dell’emanazione delle leggi; che va oltre quella giuridica, ignoranza già meno comprensibile ma ancora accettabile; che va oltre perfino all’ignoranza logica; qui si arriva all’ignoranza lessicale e sintattica, si arriva a confondere il potere con il dovere, il chiuso con l’aperto, la promiscuità con il rispetto, si arriva addirittura a proporre da se stessi la propria recintazione (perdonatemi il neologismo ma recinzione non rende altrettanto bene l’idea) all’interno di aree chiuse e mascherate da barriere visive. Tutto questo non solo è dannoso, non solo è pericoloso, ma è semplicemente folle, specie quando a farlo sono coloro che rappresentano a livello istituzionale l’intero movimento nudista.

Qualcuno, come già successo, vorrà dirmi che non ho il diritto di scrivere quello che ho scritto. Mi dispiace per lui ma, non solo ne ho il pieno diritto, così come ogni persona ha il diritto sacrosanto di analizzare i fatti e darne la propria valutazione, ma, da operatore dell’informazione, ne ho persino il dovere. Per altro, non ho scritto che sia sbagliato accontentarsi, nascondersi, avere paura, chiedere poco o nulla, limitarsi e farsi rinchiudere nei ghetti (com’altro chiamare luoghi più o meno mascherati dai quali chi è nudo non può uscire senza rivestirsi, mentre nel contempo chi è vestito può entrare a suo piacere e senza l’obbligo di spogliarsi?), ho solo scritto che tali atteggiamenti, per quanto leciti, di certo non aiutano la crescita e la diffusione del nudismo, ma caso mai ne sono di ostacolo; chi li adotta, chi li propone deve ben rendersi conto di questo e deve poi rinunciare a lamentarsi del disinteresse delle istituzioni politiche, delle poche opportunità esistenti, del dover andare all’estero per poter praticare il nudismo.

Stiamo anche attenti a non confondere la necessaria generalizzazione giornalistica con la volontà di non riconoscere l’impegno di chi, invece, lavora correttamente e, magari, anche intensamente per la causa nudista. Appunto per non fare torto a nessuno non si scende nell’elencazione delle singole specificità, d’altra parte poco interessa e poco apporta l’elogiare le poche evidenze che si danno da fare: nell’indiscutibile e documentabile apatia generale sono delle eccezioni e, come tutti ben sanno, le eccezioni non fanno la norma. Li ringraziamo di cuore, li apprezziamo enormemente, ma detto questo per crescere e migliorarsi è bene rendersi conto che la situazione è realmente, incontestabilmente, oggettivamente quella descritta.

Pane al pane, vino al vino, e se qualcuno si è offeso, beh, vuol dire che onestamente in cuor suo, magari senza rendersene conto, sente di essere nell’errore: ci si faccia un bell’esame di coscienza, ci si assumano le proprie precise responsabilità e si agisca secondo scienza e coscienza.

Non voglio obbligare nessuno a cambiare comportamento, voglio solo invitare ad un comportamento cosciente e conforme al proprio modo di agire: ti accontenti e ti nascondi, allora non lamentarti; ti lamenti, allora fatti avanti, esci allo scoperto e datti da fare!

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 26 marzo 2013, in Atteggiamenti sociali, Motivazioni del nudismo con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 5 commenti.

  1. Sono pienamente convinto di quanto da te esposto, anche se ho da osservarti che il mettersi nudo (specialmente per gli uomini che, normalmente, sono più timidi) in luoghi aperti, dove MANCA LA CULTURA del nudismo, non è facile superare l’impatto…. si ha sempre il timore di essere nel torto, nel trasgredire, nel turbare le serenità degli altri…..

    Ecco perché si cerca un luogo recondito dove si può essere liberi senza essere osservati…. meglio ancora, se ci sono in questo luogo, vi sono più persone che stanno nudi (….è un aiuto scambievole).

    Spesso il nudismo è sinonimo di sesso, a volte anche inteso in forma trasgressiva….. (il che non è vero, però qualcheduno ne approfitta).

    Secondo me sarebbe più opportuno (non so come…..) snellire il tabù dello stare nudo, far capire (chiaramente con semplicità e naturalezza) che lo stare nudo (ovvio in luoghi permissivi, come ad esempio su una spiaggia o in casa con le finestre aperte e nel rispetto degli altri) non comporta alcuna offesa né a se stessi né al luogo dove si pratica, in altri termini cioè creare la cultura dello stare nudo con semplicità, normalità e naturalezza.

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    • “Secondo me sarebbe più opportuno (non so come…..) snellire il tabù dello stare nudo, far capire (chiaramente con semplicità e naturalezza) che lo stare nudo (ovvio in luoghi permissivi, come ad esempio su una spiaggia o in casa con le finestre aperte e nel rispetto degli altri) non comporta alcuna offesa né a se stessi né al luogo dove si pratica, in altri termini cioè creare la cultura dello stare nudo con semplicità, normalità e naturalezza.” Già e come fai a farlo se ti nascondi? Se hai paura? Se non ti esponi? Non esiste nulla che ci si possa guadagnare senza fatica!

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  2. L’avevo già letto e concordo praticamente in tutto.
    Ai pochi raduni a cui ho partecipato senza fare nomi,ho sentito
    diversi iscritti di IN giustificare doppi o tripli nick con il problema della privacy,e l’assenza di foto a viso scoperto nel profilo con la necessità di convivere e lavorare con chi non approverebbe….avevo iniziato a discuterne,ma mi sono fermato al momento che altri con maggior anzianità nudista di me tendevano ad approvare questo atteggiamento motivandolo con il giusto diritto di vivere ognuno secondo i propri spazi coabitativi.
    Ma se tutto questo succede tra gli iscritti a una comunità nudista,come è possibile cambiare la mentalità di chi il nudismo lo vede come una bestemmia in chiesa?!
    Se non fosse perchè scivolerei nel ridicolo con connotazioni esibizionistiche, fuori casa mia metterei il cartello “attenti al nudista” ,ma a mia volta mi guardo bene di prendere il sole nudo nel mio giardino se sono in compagnia di qualcuno che ne sarebe imbarazzato.
    Non vorrei che tu mi avessi frainteso riguardo alla mia volontà di lottare per quello in cui credo,ma il discorso era partito da Facebook e diffiderei di qualunque manuale di strategia che insegnasse a partire a testa bassa con cento soldati confusi e male armati contro un esercito di mezzi corazzati,non è vigliaccheria!….è saggezza!….molte battaglie sono state perse per eccesso di eroismo!
    Credo che il proselitismo sia ancora la mossa migliore,non tanto per cambiare le granitiche ottuse mentalità già adulte,ma nella speranza di future generazioni con meno tabù e perbenismo…di una società di persone che si vergogneranno di non avere il coraggio di mostrarsi nude.
    Sono nudo anche vestito.

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    • Io non avevo detto di partire a testa bassa e allo sbaraglio. I soldati non sono pochi e nemmeno male equipaggiati, sono solo isolati e non coordinati, ma, come ti ho segnalato, ci sono almeno due iniziative con cui ci si sta raggruppando e organizzando, sono delle cause su Facebook stesso e non richiedono un grande sacrificio: solo di aderire e far girare la cosa.
      Poi ci sono cose che ognuno potrebbe fare di suo, armi potenti messe a disposizione già dallo stesso Facebook: le segnalazioni! Gli altri segnalano noi senza pensarci sopra, facciamo altrettanto, motivi per far scattare delle segnalazioni ce ne sono a bizzeffe: dalle foto di chiari atti sessuali, a quelle offensive per la donna e il genere umano nella sua interezza.

      Non puoi dire “sono totalmente d’accordo, dobbiamo esporci” e poi aggiungere “io stesso però non lo faccio perché rischierei di apparire esibizionista e devo rispetto a chi mi sta vicino e non vuole vedere il nudo”.

      Chiaro che in molti contesti non è possibile, per ora, mettersi liberamente nudi, ma non per paura di essere definiti esibizionisti (l’esibizione è nella testa di chi guarda e così giudica, lui è malato non noi) o di offendere non tollera il nudo (lui offende noi e non se ne fa un problema) o di rispettare chi protesta (lui limita noi al 100%, noi limiteremmo lui al 10%, l’equilibrio non è nella nostra rinuncia, ma nel suo girarsi e non guardare). Il mio articolo non invita a denudarsi ovunque, ma intanto a farlo senza patemi dovunque sia possibile (e non parlo solo dei ghetti nudisti), poi ad evitare assurdi e pericolosi (poiché danno del nudismo una visione errata e passano l’impressione chi il nudista, in contraddizione con quanto afferma, sappia di essere in errore) comportamenti sullo stile di “io mi rivesto se vedo arrivare qualcuno vestito” (e perché mai? sarà lui a girare al largo se proprio li da fastidio) o “mi rivesto quando vedo arrivare una famiglia con bambini piccoli” (che è anche peggio, ai bambini la nudità non solo non infastidisce, ma è perfino gradita: loro preferiscono starsene liberamente nudi), infine a parlarne apertamente, a pretendere il rispetto per il nostro diritto a stare nudi, a non nascondersi dietro pseudonimi e via dicendo.

      Ovvio che non è che si debba andare in giro a dire ad ogni persona che si incontra “io sono nudista” e nemmeno usarlo come proprio biglietto da visita o dirlo a sproposito in discorsi tra amici o colleghi; si deve però usufruire di tutte le occasioni che permettono di impostare il discorso, magari sondando il terreno senza mettersi subito allo scoperto e poi dirlo.

      Forse, e dico forse perché la cosa non è certa (nulla è certo finché non ci si prova e la mia esperienza mi dimostra che, con la tattica di cui sopra, di ostilità se ne riceve veramente poca, anzi si può scoprire che tra gli amici e i colleghi diversi sono coloro che praticano o hanno praticato o ci hanno provato in alcune occasioni), così facendo si potranno avere dei fastidi, ma non esiste battaglia senza ferite, feriti e morti. Attendere che siano gli altri a venirci incontro equivale a non ottenere nulla, anzi caso mai a far peggiorare le cose: e anche qui la storia, quella del nudismo, parla chiaro!

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