Proposta di Legge in Regione Sicilia


È cronaca recentissima l’avanzamento in Regione Sicilia di una proposta di legge regionale in merito allo sviluppo del nudismo, che nella stessa viene definito naturismo. Personalmente ero al corrente della cosa già da diverso tempo: ero stato contattato per offrire suggerimenti in merito, suggerimenti prontamente dati ma che ho poi visto totalmente ignorati.

Sebbene debba confessare che l’avermi ignorato un poco mi abbia dato fastidio, non è di certo mia abitudine farmi condizionare da tali quisquilie e non ho bocciato la proposta in ragione di questo, ma perché, oltre che limitarsi a ribadire cose che di fatto già sono fattibili, conteneva aspetti potenzialmente pericolosi per la pratica nudista.

D’altra parte prima di esprimere il nostro parere, noi de iNudisti ci siamo confrontati, trovandoci in comune accordo su tutte le osservazioni poi fatte attraverso il forum. Abbiamo scelto la strada del forum innanzitutto perché su di esso qualcuno a noi estraneo aveva aperto la relativa discussione,  poi perché sappiamo bene che i proponenti ci seguono sul nostro forum, infine perché non ci sembrava ne opportuno ne conveniente farlo sul sito della Regione Sicilia: fosse stato il sito di un’associazione naturista o di una comunità nudista, ma proprio quello della Regione no, poco elegante e materialmente pericoloso aprire spontaneamente delle teste di ponte a favore di chi vuole darci addosso. Aggiungo che avevo già pronta anche una comunicazione da inviare direttamente ai responsabili dell’UNS (l’associazione naturista locale che sta portando avanti la proposta), ma prima che potessi inoltrargliela sono stati loro stessi a contattarci per chiedere la nostra collaborazione alla revisione della proposta, quindi ho lasciato perdere.

Trattandosi di una iniziativa lodevole e importante, per la prima volta qualcuno va oltre il livello comunale e vuole farlo in modo disinteressato e veramente utile alla causa nudista, ho pensato di svilupparci sopra un articolo al fine di darle la massima visibilità: sia la e-zine de iNudisti che il mio blog “Mondo Nudo”, sul quale l’articolo verrà ripetuto, sono letti da tutto il mondo, in più gli articoli del mio blog vengono automaticamente rilanciati sul sito della Federazione Naturista Portoghese e spesso condivisi da diversi altri siti nudisti e naturisti personali e associativi, italiani e stranieri.

Noi, lo staff editoriale de iNudisti e di “Mondo Nudo”, siamo abituati ad essere soprattutto propositivi e costruttivi, così nel contesto di questo articolo, non ci limitiamo a presentare l’iniziativa, non ci limitiamo a ripetere le nostre osservazioni, ma presentiamo, senza la pretesa d’essere perfetti ed esaustivi (tutto è perfettibile), una nostra revisione della proposta, nata dalla comune condivisone delle osservazioni e delle rettifiche.

Partiamo dalla proposta originale, senza la quale non si potrebbero comprendere le nostre osservazioni.


RELAZIONE DEL DEPUTATO PROPONENTE

Onorevoli colleghi,

l’Italia è l’unico stato dell’Europa a non possedere una legge che riconosca e tuteli il naturismo. Nel 1974, durante il 14° Congresso Naturista Mondiale, il naturismo viene definito come un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente. Il naturismo è un modo sano, naturale, educativo e familiare di vivere la propria libertà con rispetto verso altri modus vivendi e non ha nulla a che vedere con comportamenti legati alla sessualità o al voyeurismo ma anzi se ne distanzia. Esso è un movimento che si propone di promuovere un contatto diretto con la natura privo di artificiosità e convenzioni sociali, partendo dal rispetto verso le persone, per arrivare al rispetto degli animali e dell’ambiente attraverso uno stile di vita che vede la nudità come logica conseguenza del proprio modo di essere interiore. Un naturista ha una vita sana, si alimenta con prodotti naturali, pratica attività sportiva all’aria aperta e il suo stare nudo ha una componente sociale, che infatti realizza sia in spazi privati sia in spazi pubblici.

Tale legge nasce dall’esigenza di tutelare e regolamentare tale pratica in virtù del fatto che non vi è alcuna norma in merito. In Europa le strutture estive per i naturisti, villaggi e campeggi, sono concentrate in Francia, Spagna e Croazia. In questi tre stati il naturismo contribuisce in maniera significativa all’incremento del PIL. L’Italia presenta soltanto otto strutture naturiste di media-piccola recettività e solo una si affaccia sul mare, nonostante l’Italia presenti un clima favorevole per la diffusione del naturismo e in particolare la Sicilia dove le temperature elevate permettono di vivere le spiagge per lunghi periodi durante l’anno. Le statistiche italiane affermano che i naturisti in Italia sono cinquecento mila, i quali si trovano costretti a scegliere strutture naturiste estere per le loro vacanze. In termini economici ciò significa che milioni di euro ogni anno vengono spesi fuori dall’Italia. Alla luce di quanto detto la Sicilia, visto il clima più favorevole rispetto agli stati di cui sopra, potrebbe diventare polo attrattivo turistico naturista di tutta l’Europa. La creazione di strutture idonee al naturismo, oltre a rappresentare un superamento dei pregiudizi che ha sempre accompagnato questo tema, può rappresentare un potenziale sviluppo economico per la Sicilia, regione da sempre a vocazione turistica.

—O—

DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE

Art. 1.

Finalità e principi generali

1. La Regione siciliana, entro i limiti posti dallo Statuto e nel rispetto dei principi generali della Costituzione della Repubblica, riconosce e promuove nel proprio territorio le condizioni necessarie per garantire la possibilità di praticare il turismo naturista, riconoscendolo come stile di vita sano, naturale, educativo e familiare con grandi potenzialità di sviluppo economico.

Art. 2.

Competenze della Regione

1. La Regione, per perseguire le finalità di cui all’articolo 1, favorisce l’individuazione delle aree da destinare alla pratica del naturismo e la realizzazione d’infrastrutture pubbliche e private destinate al medesimo scopo, anche con la concessione di contributi attraverso le vigenti leggi d’incentivazione del settore turistico e in ottemperanza alla legge regionale n. 10 del 15 settembre 2005.

Art. 3.

Aree pubbliche destinate al naturismo

1. I comuni possono destinare spiagge marine, lacustri o fluviali, boschi ed altri ambienti naturali di proprietà del demanio o di enti pubblici alla pratica del naturismo.

2. Nelle aree pubbliche destinate al naturismo dovranno essere costruite semplici infrastrutture a servizi che siano scarsamente visibili, non inquinanti, senza impatto ambientale, rispettose dell’ambiente e degli eventuali vincoli esistenti.

3. La gestione di tali aree può essere concessa a privati, ad associazioni o ad organizzazioni che ne garantiscano il buon funzionamento e la fruizione applicando le tariffe previste dalle rispettive normative.

4. Nel caso di cui al comma 3, la concessione individua il canone dovuto dai soggetti gestori e l’obbligo di attrezzare l’area in modo da garantirne il buon funzionamento e la fruizione.

5. Il comune controlla l’attività svolta, il regolare allestimento delle infrastrutture e, in caso di riscontro negativo, revocano la concessione o la licenza.

6. Nell’attuazione della presente legge, i comuni disciplinano e regolamentano la pratica del naturismo, tenendo conto anche dei profili connessi alla tutela ambientale e alla sicurezza dell’individuo.

Art. 4.

Aree private destinate al naturismo

1. I privati che intendano aprire strutture destinate al naturismo, quali campeggi, alberghi, piscine, saune o altro, ad esclusione delle zone di demanio marittimo, si attengono, per l’utilizzo delle aree e per la realizzazione di manufatti, a quanto previsto dalle altre leggi vigenti che disciplinano il settore turistico.

Art. 5.

Vigilanza delle strutture

1. E’ compito dei gestori delle strutture, siano esse aree pubbliche o private, vigilare sulla loro corretta fruizione, utilizzando tutti i mezzi che la legge mette loro a disposizione per evitare che comportamenti osceni possano turbare il quieto vivere dei naturisti.

2. L’inosservanza della disposizione di cui all’art. 1, è sanzionata secondo le norme previste dalla legge.

Art. 6.

Delimitazione e segnalazione delle aree

1. Le aree destinate alla pratica naturista sono opportunamente delimitate e segnalate mediante cartelli o analoghi strumenti che assicurino un’adeguata identificazione che le distingua, al fine di evitare ogni promiscuità, da spazi frequentati dai cittadini che non praticano il naturismo.

2. Le strutture di cui all’articolo 4, comma 1, inoltre, garantiscono i terzi estranei alle strutture medesime rispetto alla visibilità dall’esterno dei luoghi di pratica naturista.

Art. 7.

Norma finale

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.

2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.


Un primo aspetto, al quale tengo molto e che riguarda aspetti di comunicazione e pubblicità, è l’utilizzo improprio del termine “naturismo” invece del più appropriato, chiaro ed efficiente termine di “nudismo”. Di fatto il naturismo, ovvero il mangiare sano (che poi ancora esistono opinioni discordanti sul significato di mangiare sano), il rispettare la natura, eccetera, è già lecito ovunque; ad essere legislativamente lecito ma giuridicamente in stato di incertezza è solo una piccola parte di un certo modo d’intendere il naturismo, ossia lo stare nudi, indi il nudismo. Poi va tenuto in debito conto che non tutti coloro che praticano il nudismo sono anche naturisti, molti di più sono coloro che il nudismo lo praticano come fine a se stesso, coloro che desiderano solo poter prendere il sole sull’intero corpo, coloro che solo amano godere dell’assenza delle vesti e della relativa sensazione di libertà e respiro che se ne ricava. Risulta, a questo punto, quantomeno evidente che le proposte di legge dovrebbero far esplicito riferimento al termine nudismo e non a quello assai più limitante di naturismo. In caso contrario il rischio, estremo ma non per questo impossibile, è quello poi di trovarsi comunque nell’impossibilità di praticare la nudità, con la scusa che è stato approvato lo stare in natura, non lo starci nudi.

Ma se su questa prima questione potremmo anche sorvolare, non si può sorvolare invece sulle altre questioni generate da questa proposta.

La prima è il fatto che nella proposta si usano, nei riguardi delle istituzioni comunali a cui spetterebbe il compito di assegnare le concessioni, termini che escludono qualsiasi forma d’obbligo, limitandosi a porre in essere delle facoltà possibilistiche, cosa che già è valida, come dimostrano le concessioni e le autorizzazioni già date da alcuni comuni per la fruizione di spiagge nudiste pur in assenza di qualsiasi legge regionale. Conseguenza potenziale: nessun comune assegna le concessioni, indi nudismo non più praticabile in quanto essendoci ora una legge regionale questa fa vincolo e prevede il nudismo solo nelle aree ad esso deputate.

In contrapposizione si usano termini impositivi riguardo a quanto dovranno fare coloro che ottengono le concessioni, arrivando perfino a prevedere l’annullamento della concessione in caso di mancato rispetto di tali obblighi. Rilevante la mancata reciprocità del trattamento tra chi dà e chi riceve la concessione, ma poi che ancor più preoccupa è la forma degli obblighi:

–          Recinzione delle aree con oscuramento delle stesse, cosa che da sempre provoca la diffusione dell’opinione che tali aree siano alla fine nient’altro che dei circoli sessuali all’aperto, dove le persone siano dedite all’esibizionismo e alla trasgressione sessuale; pensieri che non nascerebbero in assenza di oscuramento;

–          Pagamento di un canone d’affitto; come ben si sa le associazioni naturiste sopravvivono grazie al volontariato e i ricavi dovuti al tesseramento servono appena a ripagare le spese di gestione, come potrebbero accollarsi l’onere di canoni d’affitto che certamente non sarebbero simbolici?

–          Allestimento di servizi, sanitari e via dicendo; non solo altri costi, ma la possibilità di trovarsi a fronte di dinieghi alla costruzione di detti servizi, vuoi per vincoli ambientali, vuoi per vincoli paesaggistici, vuoi perché area parco e via dicendo.

Poi abbiamo l’assenza di ogni riferimento a spazi liberi, si parla solo di concessioni per aree strutturate e non si parla dell’individuazione e fruizione di zone senza nessuna connotazione commerciale. Materialmente non solo il nudismo verrebbe ulteriormente vincolato alla presenza di strutture commerciali, ma chi volesse praticare nudismo dovrebbe mettere in conto una non indifferente spesa annuale: il nudismo non è cosa che si pratica solo in occasione delle ferie, bensì cosa che si pratica quotidianamente.

Che dire poi del parlare solo di turismo, come se i nudisti venissero solo da fuori: i nudisti vivono anche nelle zone che verrebbero interessate dalla legge, vanno anch’essi tutelati!

Ci sarebbero altre cose da osservare, ma non voglio dilungarmi troppo e mi fermo qui, d’altra parte di carne al fuoco ne è già stata messa tanta e, tutto sommato, il resto lo si potrà comprendere da quanto segue.

Ecco quindi la nostra revisione


Onorevoli colleghi,

l’Italia, a differenza di molti altri stati europei, non ha una legge che riconosca e tuteli il nudismo. Il nudismo, contrariamente a quanto alcuni media e alcune persone tendano a diffondere, non ha nulla a che vedere con la trasgressione sessuale o il voyeurismo, quantomeno non più di quanto ne abbia il vivere vestiti. Il nudismo è solo un modo sano, naturale ed educativo di vivere, attraverso il nudismo i giovani possono crescere con un maggior rispetto del proprio corpo e di quello degli altri, possono sviluppare una migliore educazione sessuale, possono addivenire a un comportamento sessuale e sociale corretto e non violento. Il nudismo è un movimento che si propone di promuovere un contatto diretto con la natura privo di artificiosità e convenzioni sociali.

In Europa le strutture estive per i nudisti, villaggi e campeggi, sono concentrate in Francia, Spagna e Croazia. In questi tre stati il nudismo contribuisce in maniera significativa all’incremento del PIL. L’Italia presenta soltanto otto strutture nudiste di media-piccola recettività e solo una si affaccia sul mare, questo nonostante l’Italia presenti un clima favorevole per la diffusione del nudismo. In particolare la Sicilia, a seguito delle temperature elevate, permette di vivere le spiagge per lunghi periodi durante l’anno.

Le statistiche italiane affermano che i nudisti in Italia sono ufficialmente cinquecentomila, ma ufficiosamente, prendendo in considerazione anche coloro che non sono iscritti alle associazioni ufficiali, coloro che praticano solo all’estero, coloro che praticano solo occasionalmente, le stime arrivano a superare il milione di praticanti. Un milione di persone che si trovano costrette a scegliere strutture nudiste estere per le loro vacanze. In termini economici ciò significa che milioni di euro ogni anno vengono spesi fuori dall’Italia. Alla luce di quanto detto la Sicilia, visto il clima più favorevole rispetto agli stati di cui sopra, potrebbe diventare polo attrattivo turistico per il nudismo di tutta l’Europa. La definizione di spazi liberi ove poter praticare nudismo e la creazione di strutture idonee al nudismo, oltre a rappresentare un superamento dei pregiudizi che ha sempre accompagnato questo tema, può rappresentare un potenziale sviluppo economico per la Sicilia, regione da sempre a vocazione turistica.

—O—

DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE

Art. 1.

Finalità e principi generali

1. La Regione siciliana, entro i limiti posti dallo Statuto e nel rispetto dei principi generali della Costituzione della Repubblica, riconosce e promuove nel proprio territorio le condizioni necessarie per garantire la possibilità di praticare il nudismo, riconoscendolo come stile di vita sano, naturale ed educativo, nonché avente grandi potenzialità di sviluppo economico.

Art. 2.

Competenze della Regione

1. La Regione, per perseguire le finalità di cui all’articolo 1, promuove l’individuazione di aree libere da destinare alla pratica del nudismo e la realizzazione d’infrastrutture pubbliche e private destinate al medesimo scopo, anche con la concessione di contributi attraverso le vigenti leggi d’incentivazione del settore turistico e in ottemperanza alla legge regionale n. 10 del 15 settembre 2005.

Art. 3.

Aree pubbliche destinate al nudismo

1. I comuni devono destinare spiagge marine, lacustri o fluviali, boschi ed altri ambienti naturali di proprietà del demanio o di enti pubblici alla libera pratica del nudismo, sia esso effettuato in forma individuale che di gruppo. Tale adempimento, nella misura di almeno un’area ogni 100 chilometri radiali, deve avvenire entro 180 giorni dalla promulgazione della presente legge. Le aree individuate dovranno avere almeno una superficie di 10000 metri quadrati (500×200 metri). Ogni comune ha la facoltà di ampliare nel tempo le zone già indicate e di trovare nuovi siti da destinare alla pratica nudista. Per facilitare tale adempimento, in prima battuta i comuni possono ufficializzare le aree che già sono note ai nudisti e dagli stessi vengono, anche solo occasionalmente, frequentate.

2. Nelle aree pubbliche destinate al nudismo potranno essere costruite semplici infrastrutture a servizi che siano scarsamente visibili, non inquinanti, senza impatto ambientale, rispettose dell’ambiente e degli eventuali vincoli esistenti.

3. Tali aree, oltre che essere lasciate alla libera e gratuita fruizione, possono essere, nella misura non superiore al 25% delle stesse, concessa a privati, associazioni ed organizzazioni che ne garantiscano il buon funzionamento e la fruizione, eventualmente applicando le tariffe previste dalle rispettive normative.

4. Con riferimento al comma 3, nel caso di concessioni ad associazioni di settore il canone dovrà essere simbolico o nullo; nel caso di concessione ad organizzazioni commerciali, la concessione individua il canone dovuto dai soggetti gestori. In ogni caso si garantisce la possibilità di attrezzare l’area in modo da garantirne il miglior funzionamento e la fruizione.

5. Il comune controlla l’attività svolta, il regolare allestimento delle infrastrutture e, in caso di riscontro negativo, revocano la concessione o la licenza.

Art. 4.

Aree private destinate al nudismo

1. I privati che intendano aprire strutture destinate al nudismo, quali campeggi, alberghi, piscine, saune o altro, si attengono, per l’utilizzo delle aree e per la realizzazione di manufatti, a quanto previsto dalle altre leggi vigenti che disciplinano il settore turistico e gli eventuali vincoli ambientali in essere nella zona coinvolta dalla costruzione della struttura.

Art. 5.

Vigilanza delle strutture

1. E’ compito dei gestori delle strutture, siano esse aree pubbliche o private, vigilare sulla loro corretta fruizione, utilizzando tutti i mezzi che la legge mette loro a disposizione per evitare i comportamenti che possano turbare il quieto vivere dei frequentatori.

2. L’inosservanza della disposizione di cui all’art. 1, è sanzionata secondo le norme previste dalla legge.

Art. 6.

Delimitazione e segnalazione delle aree

1. I limiti delle aree e delle strutture destinate alla pratica nudista vanno resi evidenti solo ed esclusivamente mediante semplici cartelli, indicanti l’inizio della zona nudista. Tali limiti vanno intesi con flessibilità, ovvero nei pressi degli stessi, a titolo di reciprocità con chi non nudista può liberamente attraversare l’area nudista, è ammesso lo sconfinamento di chi è nudo, sia per stazionare quando l’area nudista risulti densamente occupata, ma soprattutto per fruire della salutare possibilità di effettuare adeguate passeggiate.

Art. 7.

Norma finale

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.

2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.


Già che ci siamo…

Questa, però, la più semplice, vantaggiosa ed efficiente proposta di legge che, secondo noi, andrebbe portata avanti e sostenuta.

Ai fini politici e giuridici non ci sono impedimenti a quanto la stessa enuncia, forse ci possono essere dei timori sulla sua accettabilità, ma in politica o si gioca o si muore, e il gioco è quello di chi punta alto: si ottiene sempre la metà di quello che si chiede, chiedere poco equivale a chiedere nulla!


Dati i contenuti della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”, in particolare gli articoli

Art. 3 «Liberta della propria persona»
Art. 13 «Interferenze arbitrarie»
Art. 13 «Libertà di movimento»
Art. 18 «Libertà di pensiero»
Art. 19 «Libertà di opinione»
Art. 20 «Libertà di riunione»
Art. 25 «Diritto alla salute e al benessere»
Art. 27 «Diritto alla cultura»
Art. 29 «Doveri verso la comunità»

Visto nello specifico l’articolo 29 di detta Dichiarazione, nel quale si determina che solo nell’ambito della comunità è possibile il libero e pieno sviluppo della personalità individuale e viene formulato il mutuo riconoscimento e il mutuo rispetto dei diritti e delle libertà.

Visto l’articolo 3 della Costituzione Italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Considerato che l’opinione sociale in merito alla nudità è oggi radicalmente cambiata e pochi sono coloro che ancora provano imbarazzo alla visione di persone nude e alla condivisone con queste degli spazi pubblici.

Considerato che i sondaggi dimostrano quanti siano gli italiani interessati alla pratica del nudismo e che ad essa si conformerebbero se il nudismo venisse ufficializzato da un’apposita legge.

Visto che dal 2000 a oggi tutti gli interventi giudiziali attuati nei confronti dei nudisti hanno avuto esito assolutorio con formula piena.

Considerato che, pur avendo espresso opinioni di diniego alla pratica pubblica del nudismo, la Cassazione non ha potere legislativo e, quindi, non viene ad apporre vincoli all’emanazione di leggi regionali / nazionali favorevoli al nudismo.

Visto che la situazione economica regionale / nazionale abbisogna di nuovi stimoli di crescita e ampliamento.

Valutata l’interessante portata del turismo nudista sia esso interno che esterno.

Si decreta che

Su tutto il territorio regionale / nazionale la nudità, sia essa messa in atto in ambiente privato che pubblico, sia essa praticata in modo esclusivo (aree frequentate da soli nudisti) che misto (aree frequentate anche da non nudisti), non è di per se stessa violazione degli articoli 726 e 527 del Codice Penale, ovvero non comporta atto contrario alla pubblica decenza né tantomeno atto osceno in luogo pubblico.

Resta ferma la possibilità per i gestori di aree e strutture di vietare in parte o in toto la nudità, a patto che ne sussistano valide motivazioni pratiche (ad esempio ambienti lavorativi soggetti al freddo o al fuoco) o culturali (esempio luoghi di culto), segnalando le aree in cui tale limitazione viene applicata mediante opportuna segnaletica. L’assenza di detta segnaletica, la sua scarsa visibilità o la non corretta copertura di tutti gli accessi all’area in questione determinano la non operatività del divieto alla nudità.


Qui potete trovare la proposta ufficiale e segurine gli sviluppi.

Qui potete darne la vostra personale valutazione.

Qui potete dare un vostro contributo sotto forma di commento.

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 28 marzo 2013, in Giurisprudenza sul nudismo, News di nudismo con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 9 commenti.

  1. Rosso Leonardo

    Non era assolutamente intenzione della nostra associazione ignorare nessun consiglio o suggerimento. L’immenso lavoro che ci siamo trovati ad affrontare nei primi mesi ci ha portato, forse, ad essere un po precipitosi sulla presentazione del ddl (avvenuto negli ultimi giorni di gennaio). Io personalmente non ho ignorato niente e nussuno in maniera volontaria, ricordo di avere accennato l’idea di presentare un ddl all’autore dell’articolo di cui sopra (che naturalmente gode di mia ampia stima), ricordo di non aver approfondito il discorso, ma ammetto che, tra le decine e decine di mail che ricevo ogni giorno, possa essermi sfuggito qualcosa. Avendo visionato, successivamente alla presentazione del ddl, i consigli e le critiche costruttive apperse sul sito inudisti, mi sono subito adoperato per apportare le dovute correzioni. Ho già consegnato il nuovo DDL che nei prossimi giorni verrà presentato e caricato sul sito dell’ARS.
    Ho visionato attentamente tutti i consigli, nonchè la proposta di ddl presentata in questo blog, ritengo di condividere diversi aspetti e miglioramenti apportati, e quindi ringrazio in prima persona Emanuele Cinelli per il suo articolo e il lavoro svolto; ciò nonostante ritengo che alcuni punti del DDL da lui formulato siano difficilmete approvabili in sede regionale, pertanto il DDL da me presentato apporta notevoli modifiche al precedente, ma allo stesso tempo sia più facilmente approvabile da una commissione che sconosce il nostro stile di vita.
    Non appena sarà presentato il nuovo DDL sarà mia premura diffonderlo. Confido sempre nel lavoro congiunto di tutti le associazioni e dei gruppi naturisti per riuscire ad ottenere i risultati da troppi anni attesi.

    Rosso leonardo
    Presidente
    Unione Naturisti Siciliani

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    • Non ho scritto che era tua intenzione ignorare i mie suggerimenti, solo che di fatto sono stati ignorati. Tant’è che, come scritto, non mi sono per nulla risentito (salvo un piccolo iniziale comprensibile fastidio). Riguardo alla mia, che poi non è mia ma di quattro persone che ci hanno lavorato congiuntamente, proposta, noi riteniamo che sia al contrario perfettamente proponibile, ma di certo non vogliamo imporre nulla a nessuno, ci è stato chiesto un contributo e l’abbiamo dato, ci sentivamo nel dovere di formulare un’opinione costruttiva e non solo distruttiva e l’abbiamo fatto. Sono e siamo con voi, pronti a pubblicizzare i risultati che otterrete, sperando che possano essere positivi per voi e per tutti.

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  2. sarebbe auspicabile !!!

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  3. non sono per niente d’accordo sul significato qui affibbiato al termine naturismo (seppur conosca l’esistenza di questa opinione più o meno diffusa), altrimenti cento o quasi anni di storia soprattutto francese (perchè noi italiani da lì grosso modo veniamo, ritengo) finiscono buttati via… esiste una federazione internazionale di naturismo che da sempre indica cosa il naturismo sia e comporti, e proprio nel congresso dell’anno scorso ha sottolineato che la base del naturismo è il nudismo, piaccia o no…
    che poi il termine sia o fosse già usato con altra accezione anche in filosofia o religione, poco conta, IL naturismo ufficiale (e non l’espressione colloquiale o il termine genericamente inteso) è quello e non ha a che fare (o meglio, sì, ma in seconda battuta) con alimentazione e compagnia bella… la diffidenza dei naturisti “ortodossi” verso il termine nudismo deriva dal fatto che il nudismo non è obbligato ad avere una particolare etica (il che non vuol dire che nessun singolo nudista ne abbia), il naturismo, che parte dalla nudità collettiva, sì.
    per il resto sono d’accordo che una legge così formulata sembrava avere l’unico effetto di sdoganare il naturismo anche in regione, ma a livello pratico era ininfluente, se non dannosa.
    buon lavoro, ma personalmente lascerei “naturismo” nella dizione, non credo che avrebbe il risultato di interdire i semplici nudisti che si comportano bene, e sarebbe una legittima aspirazione dell’unione NATURISTI siciliani!
    buona pasqua
    giovanni minutello, indegno e orgoglioso socio UNS ma che qui parla a semplice titolo personale, dando cmq piena fiducia all’operato dell’amico presidente e del direttivo…

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    • Come dire che solo il Vaticano ha il diritto di stabilire cosa sia la religione.

      Mi dispiace ma non riconosco nessuna autorità a INF, se non quella di condizionare la visione delle federazioni nazionali e delle associaizoni ad esse affiliate. Fermo restando che i tempi evolvono e con essi devono evolvere anche le terminologie e il lessico, in merito ai quali solo le enciclopedie hanno valore universale, non di certo associazioni di entità limitata quantunque internazionale.

      Il nudismo è nato in Germania e non in Francia, con nome FKK che non vuol dire, come qualcuno vuol vendere, cultura del naturismo, ma bensì cultura del corpo libero, ossia del corpo nudo e nudo è corrispettivo di nudismo, non di naturismo. La parola naturismo, nell’accezione dell’INF, appare molto tempo dopo (e solo per mascherare lo stato di nudità, che anche nell’accezione INF, se la sintassi italiana non è cambiata, non è predominante ma accessorio), i cent’anni di storia appartengono al nudismo non al naturismo.

      Grazie per l’apprezzamento in merito al resto.

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  4. non è opinione solo mia (e sono ben più autorevoli le voci in proposito) che il naturismo sia invece nato contemporaneamente e indipendentemente anche in francia, e da gimnosophie (simile a nudismo, effettivamente) sia arrivato a naturisme, l’FKK tedesco è molto diverso e ben più “selvatico” e lo dimostra il comportamento direi quasi atavico e spontaneo dei tedeschi e l’organizzazione invece dei francesi nel naturismo.
    dopo tante traversie e battaglie (ignote in germania perchè la libertà verso il nudo era lì molto più “normale” da sempre, direi dalla storia antica, e solo con hitler fu momentaneamente bloccata e poi secondo me ripresa perdendo un bel po’ dell’autenticità originaria, basta vedere cos’è FKK in certe terme della germania di oggi… ma quella è evoluzione, si dirà!?), dopo tante battaglie, dicevo, che personalmente rispetto e venero, in francia si è arrivati alle prime associazioni e poi alle federazioni.
    l’accezione inf mi sembra dica sostanzialmente che senza nudità collettiva il naturismo non esiste, perchè perde la sua CARATTERISTICA peculiare, e diventa ecologismo, vegetarismo ecc. ecc.; poi ognuno creda quanto vuole, ma il senso è quello e non potrebbe essere diversamente visto chi e come è arrivato a redigere tale definizione… è chiaro che se invece di paura per l’errata opinione pubblica sul nudo, allora si fosse stati coraggiosi a dire che il nudismo (e non il naturismo) è…ecc. ecc. [tutto il resto della definizione], forse sarebbe stato meglio, anche per non incorrere in equivoci, ma storicamente quello è stato, piaccia o no, e personalmente non mi sento di avere l’autorizzazione morale a sconfessarlo con la scusa dell’evoluzione…
    che poi la federazione “condizioni” la trovo una cosa strana: cioè, poniamo, si fonda l’associazione dei vegetaristi con una regola precisa e poi l’evoluzione vuole che questa associazione debba lasciare libere le affiliate di chiamarsi vegetaristi mangiando bistecche, altrimenti è vaticana o talibana o (come spesso risuona a sproposito) integralista? la federazione dice a ragione, perchè storicamente ne ha creato la definizione, che quello è il naturismo, se non piace ci si può costituire in un’altra federazione con un altro nome e avere affiliati che siano d’accordo, chi lo vieta? sarebbe l’ora, mi sembra, di una federazione nudista, o di una neonaturista (senza nudità collettiva), ma non si fa… e ci si lamenta che la inf blocchi le affiliate che nessuno obbliga ad affiliarsi… bah, mi spiace, ma non capirò mai!
    concludo osservando che se non si riconosce l’INF e invece, chessò, si preferiscono le beghe di enciclopedie che arrivano a incaricare persone non idonee o comunque di matrice culturale ben precisa a scrivere cose opinabilissime anche con – per me – inaccettabili giudizi di merito su naturismo e nudismo (vedi treccani online), allora il discorso può pure essere accettato, perché è ovvio che ognuno è libero di avere un’opinione, ma mi sembra curioso che Lei (o naturisticamente tu, se mi posso permettere un attimo solo) si rapporti con associazioni affiliate fenait e in qualche modo collegate direttamente alla INF per suggerire di sconfessare il credo e la terminologia di quest’ultima…
    resta il fatto che ormai mi sono fatto un’idea precisa di come fervono le cose in italia in campo nudo-naturista e la mia e la Sua opinione sono più o meno rappresentative di altrettanti veri e propri schieramenti, vero?
    quello che devo ancora capire è se predomina nell’anima contestatrice chi vuole esattamente il naturismo come dovrebbe essere ed è, chiamandolo però nudismo, oppure chi vuole arrivare a un naturismo che abbia il nudismo come curiosità di comportamento di alcuni e non obbligo, relegando alla pratica del nudo totale libertà di comportamento e chiamandola nudismo: sono un po’ tardo, ma arriverò prima o poi a capire anche questo, ma è ovvio che sarei in solo formale bisticcio con i primi e in sostanziale disaccordo con i secondi perché per me (sempre per me, s’intende) sarebbe non evoluzione ma stravolgimento .
    con osservanza
    PS: e ora pensiamo a questa legge siciliana che potrebbe (la speranza è sempre l’ultima a morire) essere una conquista importante nel cammino di nudisti e naturisti italiani, e tante grazie per l’impegno profuso!

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  5. “Naturism is a way of life in harmony with nature, expressed through social nudity, linked to self-respect, tolerance of differeing views togther with respect for the environment”.
    “Il naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, espressa attraverso la nudità sociale, legata al rispetto di sé, tollerante delle diverse opinioni (visioni) con rispetto per l’ambiente”.

    questo è quanto è scritto sulla prima pagina di INF http://www.inffni.org/ . Credo che ci siano due chiose non considerate.
    Se vogliamo parlare di cristianesimo si può risalire ad Adamo ed Eva, anzi, alla creazione del mondo, per capire come si è arrivati al credo odierno, ma non si può affermare che tutto al mondo non si evolva e si modifichi al seguito dei tempi. Idem nel naturismo. Senza nulla togliere agli albori, alla filosofia in cui lo stesso è nato, oggi come oggi credo sia opportuno che il tutto sia adeguato alla modernità in cui siamo inseriti. Cosi come non si fanno più sacrifici umani o animali, cosi oggi si possono vedere le cose in modo diverso senza per questo alterare le origini del tutto.

    Dire che si è naturisti in compagnia, nel sociale, per me è fuoriviare o non leggere completamente ciò che sin dal motto di Cap, INF persegue. Per me significa: una persona naturista ama il rispetto di se stesso, degli altri e della natura, e raggiunge il suo apice quando questo avviene in modo comunitario. Se è lecito che uno nel suo singolo sia nudo, da solo o in casa, altrettanto lecito e non perverso è farlo in compagnia, anzi, essendo una pratica salutistica, non assume l’aspetto perverso che invece il mondo tessile ama dargli. Se uno è vegetariano, come da esempio letto, lo è sia se mangia da solo che in compagnia. Se è etero, lo è sa da solo che in compagnia, etc.
    Dire uno è naturista solo in comunità, sembra quasi un prete che diventa ministro di Dio solo quando celebra la S. Messa. Egli lo è a prescindere dal momento che sta vivendo (scusate gli esempi religiosi, ma li uso perchè son conosciuti da tutti e indiscutibili).
    A parte queste dissertazioni, che nella legge sia scritto nudista o naturista, visto che nemmeno gli stesi naturisti ormai da anni si mettono daccordo e si danno decine di definizioni diverse senza accomunarsi in nessuna di esse, per il legislatore e per la gente comune, in ciò non ci sarà differenza. Ma se volessimo andare al sodo, oggi come oggi sembra, e ripeto sembra, che uno sia naturista solo se ha il famoso passaporto chiamato tessera federale. Per assurdo si potrebbe assistere ad un funzionario delle forze dell’ordine che gira per le spiagge e ti chiede se hai la tessera: se la hai (e sei con altri) stai facendo pratica naturista e sei a posto), se sei solo, se non hai tessera, allora non sei naturista, indi solo nudista, indi probabilmente anche un pervertito exibit o voyeur. Chiaro che questo rischio non si correrà mai, ma è un assurdo di base fare distinizoni già da noi stessi. Come a dire che se stai nudo e sei rispettoso di te, degli umani e della natura va bene, la spiaggia è per te, se ti piace solo star nudo, magari sei civilmente a posto, ma non ti interessa il resto (è un esempio al limite, perchè sappiamo bene che non è cosi a prescindere), allora sei pregato di non entrare in quel posto: non è per te.

    Questo sia chiaro, è solo una disquisizione puramente letterale. La cosa importante è che il testo presentato non sia limitato in partenza; sappiamo benissimo che se si chiede 50 ti verrà dato 10, allora chiediamo 100 per ottenere 50. Non diamoci la zappa sui piedi usando un basso profilo, troveranno il sitema per darti meno di nulla, anche e sempre ammesso ti diano qualcosa.

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  6. carissimo/a (non capisco dal nick!), hai perfettamente ragione, solo che io penso che il NATURISMO sia quello, non che sei NATURISTA se segui alla lettera la definizione, un naturista può anche star nudo sul suo terrazzo a prendere il sole perchè: 1) di posti più naturali non ne ha vicini se non vuole perdere il lavoro essere additato al pubblico ludibrio ecc. (esagerando!), 2) compagnia ne vorrebbe ma al momento, nisba, oppure da solo in quel momento preferisce stare (nudo o vestito che sia!)…
    se invece il naturista sta lì solo, perchè non vorrebbe proprio stare in compagnia e non gli importa del posto anche se ha vicinissimo una spiaggia o un posto privato naturista, è naturista come un sacerdote che rifiuta i fedeli e preferisce dirsi messa a casa da solo (per usare lo stesso esempio); non si tratta credo di essere naturisti a partire da quello che fai in un dato momento, ma dell’abbracciare sinceramente una sorta di credo o filosofia di vita (sapendo in partenza che qua e là un po’ “peccatore” sarai e di conseguenza sarai molto più aperto amorevole e positivo con tutti gli altri, tutti: dicono due ventenni all’inizio di vivre nu di r. salis: il naturismo è la più bella forma di tolleranza,… è uno scambio reciproco, tutte espressioni che superano il semplice piacere di immergere il proprio corpo nel creato, senza barriere)…
    e in fondo sentirsi solo nudista senza avere un vincolo di alcun tipo che non sia la buona educazione e il rispetto della legge non è un insulto, va benissimo anche quello, ci mancherebbe, la mia era solo una distinzione orgogliosa in qualche modo delle seppur poche conquiste (non parlo dell’italia, ma i motivi derivano forse dalla nostra discussione) ottenute non certo dall’iniziativa singola ma dall’associazionismo, piaccia o no… è per questo che la tessera, se la si smettesse con queste storie di insofferenza alla guida da parte di qualcuno (non andrà mai bene nessuno, se si è insofferenti), a prescindere dalle probabili forzature qua e là, potrebbe fare la differenza: prova ad immaginare mezzo milione di tesserati ufficiali in italia che voce avrebbero, rispetto alla miseria del numero odierno; per cui anch’io tenderei a dire che potremmo non darci la zappa sui piedi!
    con affetto perché parlare con un nudo-naturista è e dev’essere sempre un piacere
    … e poi, appunto, vediamo di essere cmq propositivi con tale legge
    buona pasqua
    giovanni minutello

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  7. Grazie della tua cortese risposta. Intanto mi chiamo Massimo Lanari, sono un amministratore del sito iNudisti.it, sono stato segretario dell’ANER, e sono associato ANITA e faccio parte del CD allargato da anni, ormai. E tramite il sito de iNudisti, sollecitiamo tutti gli utenti ad associarsi, ad aderire ad una credo comune, ad una forma o stile di vita naturista proprio per completare ed abbellire il proprio nudismo di valori più significativi che non il semplice star nudi e basta. E su questa linea che proprio da due giorni ho pesantemente contestato il presidente federale per l’immobilismo che sta attuando da anni, http://ezine.inudisti.it/articolo.aspx?idezine=118 , oltre che per come sta bacchettando le associaizioni che stanno diffondendo con ogni mezzo il credo naturista. Un credo in vero più moderno di quello degli albori, ma sempre naturismo è. Questa premessa per dirti chi sono e cosa faccio. Come hai visto anche te intendi come me che un naturista lo sia se crede in un ideale, e non per il momento o il modo in cui esercita, tranne che se evita gli altri a prescindere. Cosa invece osteggiata proprio dal presidente federale e da alcuni del suo CD, per cui se uno sta solo, se uno ha tatuaggi, se uno non è vegetariono (etc etc), non è naturista. Ora io, e chi mi sta vicino, ha un’idea più moderna del naturismo, più libertaria, pur non rinnegando ne chi è più vincolato ai regimi più stretti e antichi, diciamo ortodossi, e inoltre desidera che l’ortodosso non cerchi ghetti per tuti, cosi come non ostacoli chi ha una visione più ampia. Ora, in pura forma letterale, prescindendo dalla proposta legale, o dal credo comune su ciò che è nudismo o naturismo (per molti è solo sinonimo di esibizionismo destinato alla perversione), io, come Emanuele, diffondiamo il termine nudismo, di cui i naturisti appunto fan parte, per amalgamare tutti le persone sane di testa che amano star nude, e non solo coloro che hanno una tessera o un credo diverso. Per me tessera è solo un’adesione ad una associzione, un dichiarare publicamente uno stile di vita bello e specifico, ma non voglio demonizzare ne discriminare chi non crede, aimè, alla vita associativa. Certo che vorrei tutti belli uniti in una sola forza comune che ci farebbe rispettare da tutti, ci darebbe forza e visibilità, ma non con questo voglio dissociarmi da chi non ha o non crede in ideali più grandi o diversi. Per me chi sta nudo in forma corretta ha lo stesso diritto di tutela di un associato, pur preferendo il secondo. Sarà l’esempio di ciò che fanno le associaizoni a portare la gente ad associarsi, non il richiederglielo forzatamente per entrare in campeggio, o peggio, in una spiaggia. Se la medesima sarà fatta credendo nell’ideale, non avrai solo numeri, ma anche gente che ti darà una mano nella diffusione dell’ideale. Se vien fatto solo per obbligo, si ricorderanno di te solo per il rinnovo prima delle vacanze, perchè altrimenti non lo fanno entrare in campeggio. Quale tra i due tesserati preferiresti?
    Per questi, e per altri mille motivi noi difondiamo il termine nudista, piuttosto che naturista. Poi sta a noi associati dire: guarda che quello che stai sfruttando è dovuto al lavoro da noi svolto come associazione, come gruppo di persone, e non è che il primo di mille passi che ancora dobbiamo fare: vieni con noi e dacci una mano, perchè non devi chiederti cosa l’associazione fa per te, ma cosa puoi dare te alle associazioni per far si che decollino al massimo….
    Buona Pasqua anche a te

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