Nudisti e non nudisti: è guerra?


IMG_0836Recentemente, in ambiti non nudisti, sono stati effettuati dei sondaggi sul nudismo e, a fronte di molti che approvavano incondizionatamente la pratica nudista, si leggevano pure diversi commenti in cui l’accettazione della pratica veniva condizionata all’isolamento della stessa in apposite zone riservate e isolate.

Anche nelle recentissime proposte legislative per lo sviluppo del naturismo la tendenza è sempre quella di separare nettamente chi pratica il nudismo da chi non lo pratica.

Questa tendenza, però, oltre non tener conto che, in realtà, la maggioranza degli italiani ha manifestato non solo la disponibilità a condividere lo stesso spazio con chi pratica il nudismo, ma anche l’intenzionalità a farsi nudista qualora si dovesse chiarire la posizione legislativa in relazione al nudo pubblico, rendendolo legale non solo formalmente (di fatto la legge italiana non vieta la nudità, ne privata ne pubblica) ma anche palesemente (al momento il parere è ancora demandato ai singoli giudici e, sebbene dal 2000 a oggi tutti abbiano dato ragione al nudista, visto che in Italia le sentenze non fanno legge, permane l’incertezza, quindi il timore di finire nei guai), non tiene nemmeno conto di un problema materiale: lo spazio disponibile.

Qualche anno or sono, parlando di nudismo, un amico non nudista mi disse: “ti rendi conto che già ci vengono tolte molte spiagge per farci lidi commerciali, figurati se possiamo lasciarvi dello spazio per farci spiagge dedicate solo a voi!”

Poco dopo il presidente di un’associazione naturista, parlando dei problemi di assenza di spiagge nudiste sul lago di Garda, in pratica diede ragione al mio amico di cui sopra: “sul Garda le spiagge sono molto esigue, non possiamo chiedere che in questo poco spazio ce ne venga riservata una fetta a noi.”

L’insieme delle cose fa pensare che ci sia un timore importante tra chi non è nudista, quello che i nudisti vogliano imporre alla società l’obbligo della nudità, che i nudisti abbiano dichiarato guerra ai vestiti.

Allora: “nudisti e non nudisti: è guerra?”

Diciamo subito che no, non è guerra, almeno non per quanto riguarda i nudisti: da parte loro non c’è di sicuro una battaglia contro la società e la consuetudine tessile, tant’è che molti sono i nudisti che amano anche abbigliarsi per bene, quello che i nudisti chiedono non è l’obbligo della nudità, ma solo l’obbligo di rispettare il diritto alla nudità.

IMG_3781Bello sarebbe un mondo dove non ci fosse bisogno dei termini nudista e tessile, sono due termini senza senso: il corpo umano è dignitoso nella sua interezza, non ci sono parti dello stesso che si possano dichiarare innaturali, non ci sono parti dello stesso che debbano mettere in imbarazzo, nulla del corpo può di suo offendere.

Al mondo i luoghi, tutti i luoghi, senza distinzioni, dovrebbero essere solo luoghi, non luoghi nudisti o luoghi tessili: no spiagge nudiste, no spiagge tessili; no campeggi nudisti, no campeggi tessili; no sentieri nudisti, no sentieri tessili; solo spiagge, campeggi, sentieri; solo posti dove ognuno è libero di abbigliarsi come vuole, ivi compreso lo stare nudi che, a tutti gli effetti, è un modo di abbigliarsi, il modo più semplice, naturale, ecologico, economico e salutare.

Insomma, non ci dev’essere guerra tra nudismo e non nudismo, i nudisti accampano solo un’ovvia pretesa di rispetto, quel rispetto che sempre viene invocato a difesa di chi nudista non è, ma mai a difesa di chi nudista è: tutto qui!

Ecco, nessuna guerra del mondo nudista al mondo tessile, quello che i nudisti cercano e chiedono è solo la pacifica e rispettosa convivenza, la tranquilla e possibile condivisione degli spazi, tutto qui.

Tutto qui!

P.S.
L’idea che separare il nudismo dal non nudismo sia un’inevitabile esigenza per la sicurezza di entrambi è solo una mistificazione addotta da una parte per giustificare la propria idiosincrasia verso il corpo nudo (nudofobia, che, ricordiamolo, è un documentato e certificato disturbo mentale), dall’altra per accaparrarsi rilevanti indotti economici. In realtà, come mi faceva ben notare un amico tessile (non quello già menzionato), è proprio l’isolamento a favorire la comparsa e l’azione di esibizionisti e guardoni: “vedi Emanuele, se voi invece di cercare spazio in luoghi reconditi, di nascondervi e isolarvi, di erigere barriere, vi posizionaste vicino ai luoghi abitati, dinnanzi ad alberghi, a fianco delle spiagge tessili, in posti, insomma, dove tutti possano ben vedere quello che succede, è ceto che avreste meno visite indesiderate, certi personaggi si guarderebbero bene dal fare quello che attualmente fanno, così come già succede sulle spiagge tessili dove esibizionisti e guardoni sono da sempre pur presenti, solo che si mettono meno in evidenza, sono più contenuti nei loro atteggiamenti, devono agire con molta più attenzione”.

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 5 aprile 2013, in Atteggiamenti sociali, Motivazioni del nudismo con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 8 commenti.

  1. Troppo semplice Emanuele perciò inattuabile

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    • Vero, è inattuabile, ma sai perchè? Non di certo perchè è molto semplice, che se fosse per quello sarebbe attuabilissimo, ma perchè sono i nudisti (e i naturisti) a non volerlo, a non crederci, a non darsi da fare in ragione di questo, a pensare ognuno per se stesso, a non lottare, ad accontentarsi di praticare solo nelle vacanze per giunta spesso all’estero, a darsi per sottomessi, a vergognarsi di quello che sono e di quello che fanno, ad aver paura, ad autocastrarsi rinunciando ai loro diritti e isolandosi nei piccoli ghetti nudisti. Ecco perchè risulta, al momento, inattuabile.

      Le utopie non essitono, esiste solo la paura, esiste solo la poca voglia, esiste solo il non di darsi da fare. Utopia è una parola che è stata inventata, e viene usata, a bella posta per giustificare il proprio disinteresse, il proprio non impegnarsi per un obiettivo o per una causa.

      P.S.
      Ci sono riusciti gli spagnoli, dove il nudismo è arrivato ben dopo che da noi, perchè non dovremmo riuscirci noi?
      Per favore, non mi si risponda con le solite trite e ritrite (false) giustificazioni, tipo “in Italia abbiamo lo Stato Pontificio” oppure “gli italiani sono contro il nudismo”. Le uniche risposte valide e vere sono ancora quelle date sopra! Non otterremo mai niente finchè ce ne stiamo fermi ad aspettare che sia la società a fare qualcosa per noi, siamo noi che ci dobbiamo attivare e muovere, tutti noi! Ognuno pur nel suo piccolo può fare qualcosa, foss’anche solo iscriversi a un’associazione, o parlarne ogni qual volta se ne presenta l’opportunità, o individuare zone nuove e suggerirne la frequentazione.

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  2. Seguo da molto tempo questo blog e lo reputo molto interessante chiaro e schietto che evidenzia i problemi della pratica nudista. Personalmente penso che vivere in una società dove ognuno può esprimere se stesso è il sogno di molte persone, ma sono convinto che rimarrà tale per molto tempo … La causa fondamentale che non riesce a far andare d’accordo il nudista e il tessile nella stessa spiaggia è proprio il modo di pensare diverso tra le persone, e sinceramente non mi sento di chiamarla “ignoranza” ma purtroppo tutti siamo diversi e non tutti la pensiamo allo stesso modo. Cosa plausibile!!! L’unica soluzione è quella di creare centri attrezzati o consessioni a spigge per i nudisti senza far sembrare tale pratica “un’atto impuro” perchè non lo è, e tenere separati i nudisti dai tessili senza provocare nessuna guerra a colpi di legge e censure, così ognuno potrà esprimere se stesso nella sua area. Sono un nudista praticante e penso che questa sia la migliore soluzione.

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    • Mi dispiace ma quella che tu proponi è la migliore soluzione per uccidere il nudismo:
      – creare zone specificatamente dedicate al nudismo è proprio quello che induce la paura che si perdano i già pochi spazi disponibili alla balneazione pubblica e gratuita.
      – propagandare l’idea che siano accettabili solo spazi specificatamente dedicati al nudismo non fa altro che trasmettere un’idea malsana del nudismo.

      Perfino gli stessi giudici, Cassazione compresa, hanno riconosciuto il netto cambiamento nella visione sociale del nudismo oggi non più visto come fastidioso, e l’esperienza pratica dimostra che la maggioranza degli italiani non ha nessunissimo problema a condividere lo spazio con chi sta nudo. Purtroppo sono proprio e solo i nudisti a non volerlo capire! Si continua a fondare le proprie opinioni ho su fatti esclusivamente personali (per cui limitati e statisticamente poco rilevanti) o su concetti condizionati (indotti da chi ha interesse che gli stessi restino come sono); si continua a dare peso alle, sicuramente poche, esperienze negative che non tutti hanno avuto, trascurando totalmente le, sicuramente tante, esperienze positive che chiunque ha certamente fatto… è necessario invertire tale tendenza.

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    • Tre anni sono passati da questa tua risposta. Posso dirti che le spiagge e la vita tra nudisti e tessili è possibile. Ad esempio le spiagge di Barcellona. Un po’ per volta … anche qui da noi.

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  3. Su questo punto sbagli, io penso come Marco.
    Se tu sei padrone di casa lasci entrare solo quelli che rispettano le tue regole.
    Da noi in Germania ci sono queste spiaggie che tu pretendi e anche strade che puoi seguire nudo.Questo é il risultato di un movimento creato all´inizio nel ultimo secolo. Peró questo risultato non é un aiuto per il movimento stesso. I membri del DFK (sarebbe come ANITA in Italia) calano ogni anno, mentre quelli che si spogliano sulle spiagge sono aumentati.

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    • Grazie del tuo commento, vorrei però farti notare che ad oggi tutte le mie affermazioni e previsioni si sono puntualmente avverate. La politica del ghetto è perdente e lo dimostrano i fatti, oltre alla pura e semplice logica: nulla può svilupparsi e crescere se si tiene isolato dal resto del mondo. Il nudismo non è un momento di nudo in spiaggia ma uno stile di vita e come tale deve necessariamente integrarsi nell’intero strato sociale.
      Le associazioni perdono iscritti caso mai proprio perchè si sono fissate sull’isolamento e poi perchè così da anni avviene in qualsiasi contesto sociale, è la logica conseguenza di una società improntata alla limitazione del tempo libero, di una crescita esponenziale del traffico, della possibilità di condividere idee tramite Internet senza muoversi da casa.
      Quali sono i paesi dove la nudità sociale è più diffusa e meno osteggiata? Semplice quelli dove la stessa è intesa proprio come normalità e come tale fattibile pressoché ovunque, o, quantomeno, praticata senza separazioni fisiche o virtuali dal resto del mondo!

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