Una giornata in spiaggia


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Una giornata in spiaggiaEra una bellissima ragazza, i lineamenti mediterranei, due occhi luminosi, un viso espressivo. Seduti in riva al lago abbiamo chiacchierato a lungo, anzi, per meglio dire, lei ha chiacchierato perché io ho pronunciato solo poche frasi. Ero incantato dal suo parlare forbito, dal suo modo di sottolineare le parole con l’espressione del viso e dello sguardo.

Mi parlava del suo paese d’origine, un piccolo paesello fatto di vecchie case che davano a pico sul mare, case dai tanti vivaci colori, colori che sapevano rendere allegre anche le giornate uggiose.

Il giallo dei limoni, il blu del mare profondo, l’azzurro del cielo sereno, il verde dei boschi, il rosso dei vini, il marrone dei visi bruciati dal sole e dall’aria del mare, il rosa delicato dei bimbi che nudi giocavano sulla spiaggia.

Che bello che era giocare in totale libertà: l’aria non trovava ostacoli, il corpo non aveva impedimenti, tuffarsi nel mare senza un costume che impudentemente scivolava via, asciugarsi sulla rena senza il fastidio di un tessuto bagnato sulla pelle, il calore del minimo raggio di sole bastava a riscaldarsi dall’acqua fredda del bagno marino. La gioia di quei ricordi le si leggeva chiara sul viso, le labbra socchiuse in un lieve sorriso che, stirando le guance, dava origine a due simpatiche fossette; gli occhi spalancati con il nero intenso delle pupille che risplendeva nell’azzurro dell’iride; i lunghi capelli neri che, come una magica cornice, contornavano il profilo del viso, sui di essi il riflesso del sole che da dietro rimbalzava sulle chiare acque del lago.

Difficile è stato terminare quella bella chiacchierata, difficile è stato finire quell’indimenticabile giornata, difficile è stato lasciare quella ragazza per tornare alla mia casa, difficile, soprattutto, è stato rimettersi i distintivi del conformismo sociale: i nostri vestiti. Già, tutto il tempo di quella giornata, di quella stupenda chiacchierata l’abbiamo passato nudi, eppure di lei ricordo solo il magnifico viso, lo sguardo incantevole, le forti espressioni; ricordo il suo meraviglioso racconto fatto dei ricordi d’infanzia. Non ricordo, invece, le altre parti del corpo, non ricordo, nello specifico, come fossero i suoi seni, il suo pube, i suoi glutei, non le ricordo queste parti perché non ci ho badato, non mi interessavano.

Capita, capita spesso nel mondo nudista di non notare, di non vedere, di non ricordare il corpo degli altri: da nudi quello che conta non è il corpo ma quello che nello stesso c’è dentro: la personalità!

Sono passati alcuni anni dal quel giorno e oggi, sul Garda, nonostante sia principalmente frequentato da un turismo che viene da paesi dove la nudità non solo è possibile ma fa parte della quotidianità del popolo intero, ecco nonostante questo oggi sul Garda non è più possibile vivere esperienze così profondamente coinvolgenti, non è più possibile soffermarsi a godere liberamente del sole, dell’aria e dell’acqua, non è più possibile starsene nudi a chiacchierare, nuotare, correre, prendere il sole, vivere la giornata a contatto completo con la natura, la natura dell’uomo e la natura dell’ambiente che lo circonda.

Peccato!

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Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 8 aprile 2013, in Atteggiamenti sociali, Nudismo e naturismo, Racconti con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Gianni Bianchini

    Emanuele, quella che racconti è, anche se in altri termini, l’esperienza del mio primo giorno da nudista. Mi ricordo che quella prima volta che andai al Guvano, avevo il cuore che andava a mille, per la paura dell’eccitazione che credevo di non riuscire a controllare…
    Invece niente: assoluto autocontrollo, che in tutta la mia vita precedente da tessile non avevo mai provato. Anche quando è arrivata in spiaggia una di quelle donne che per strada ti fanno girare lo sguardo, quando si è spogliata, mi sono reso conto solo dopo che non avevo fatto assolutamente caso alle sue parti anatomiche, ma di lei mi attraevano gli occhi, lo sguardo, la solarità delle espressioni…
    Anche un paio di mesi dopo, in un’altra area naturista, quando una donna mi ha accompagnato a vedere com’era fatta la struttura, accompagnandomi nel bosco, per i sentieri retrostanti… be’: solo tre mesi prima mi sarei eccitato alla sola idea di essere nudo in un bosco con una donna nuda, mentre lì mi rendevo conto che il mio sguardo non era affatto attratto dalle fattezze della donna, ma la guardavo negli occhi, come in una qualsiasi situazione quotidiana.
    Dopo certe esperienze, mi sono reso conto che il nudismo è veramente liberatorio per l’uomo, liberandolo da quelle categorie che gli bloccano la mente in una sola direzione; ma libera anche la donna, rendendo il suo corpo non più solo un oggetto, non più un semplice strumento usato dall’uomo per trovare eccitazione.

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