Nudità: moneta di scambio


Mi è capitato recentemente di fare un’escursione con un amico. Era accompagnato dalla moglie (non nudista, ma accettava tranquillamente che lo fosse il marito). Giunti a un luogo fuori mano volevamo spogliarci. Con i pollici nell’elastico dei pantaloncini, rivolto alla signora, ho detto: «Con permesso…» e quasi a scusarmi: «Siam qui per questo.»

Queste parole mi sono ritornate spesso alla memoria, come ci fosse un segreto insegnamento da trarre, o più d’uno.

Il primo e più immediato. Una certa buona educazione, il tatto, il riguardo stanno bene in ogni situazione. Il teatrino delle buone maniere aiuta la convivenza civile, riafferma il rispetto reciproco, sottolinea l’attenzione vicendevole, consolida la propria dignità, che non è messa in forse da quotidiani convenzionalismi.

La seconda riflessione è più articolata e quell’episodio ne è stato solo lo spunto iniziale. Ho avvertito come molto evidente quanto la nudità dell’amico appartenesse a una sfera molto intima fra i due coniugi. D’altro lato non ho sentito la mia come intrusione nell’intimità altrui, né che l’amico condividesse la propria per includermi in un’intimità personale, né che la moglie si sentisse defraudata di un’esclusiva. Il nudismo è molto lontano da queste derive, molto più semplice e schietto, con nessun apparato aggiuntivo, nessun altro fine o motivazione che l’esser nudamente soltanto quello che è.

In terzo luogo ho pensato a quanto appunto la nudità sia usata come moneta di scambio. Quasi a suggellare un patto, attingendo a un ambito solitamente esclusivo, difeso, recintato… sacro in certa misura. Religione, secondo una nota etimologia di Cicerone, deriva da relegare, ma anche e indecidibilmente da religare (forse con riferimento alle infule o vitte che i sacerdoti e le vestali si legavano attorno alla testa prima di un rito sacro, simbolo del legame fra il sacerdote e la divinità, fra il fedele e il suo dio, oppure anche del vincolo cui ci si impegna con un giuramento). Fin da bambini, la curiosità ci ha spinto a proporre lo scambio: «Se mi fai vedere il tuo (la tua), io ti faccio vedere il mio.» Non nego che oggi, nella nostra società, mantenere nascosta la nudità ad occhi esterni può favorire l’unione di coppia. Ma che vuol dire caricare di significati non propri, di simbologie fuorvianti parti o funzioni del corpo, se non predisporle a una gestione controllata e codificata da norme e paletti? Molte delle opposizioni al nudismo attingono anche a quest’ambito, a questi motivi: a qualcuno può servire la stampella di una gelosa intimità; qualcun altro non gradisce la perdita di valore della nudità (del partner), che pensava ad esclusiva fruizione del suo ego. Chiediamoci a che serve lo strip-tease: la nudità degli altri può esser mercificata, la mia e quella di mia moglie sono affar nostro. Solo nostro. È sacra e non si tocca.

Banalizzare il corpo nudo può aiutare al contrario a ripulirci da tanti condizionamenti sociali, tanto più indiscussi, quanto più tremende ci vengono prospettate e dipinte le conseguenze di un eventuale loro superamento. Non si fa peccato, non si va in galera, ma superar quella soglia ha del sacrilego, è un atto di indecenza, un prepotente malgarbo, un gesto di inciviltà. È ancora sfidare la potenza di un omen, infrangere un millenario tabù.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 2 maggio 2013 su Atteggiamenti sociali. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Piace anche a me. Ciao
    Francesco

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  2. Gianni Bianchini

    « Chiediamoci a che serve lo strip-tease: la nudità degli altri può esser mercificata, la mia e quella di mia moglie sono affar nostro.». Ma allora, non è una contraddizione che un uomo sposato veda volentieri uno spogliarello? È geloso della nudità “riservata” di sua moglie, ma non disdetta di vedere quella di altre. Secondo me, invece la nudità viene usata, e proprio per questo mercificata, per poter trarre lo stimolo sessuale, magari proprio da espletare con la moglie, che forse col tempo e con l’abitudine non lo stimola più.
    Quello che a volte mi viene obiettato dai non nudisti, è appunto il fatto che con l’abitudine al nudo, non si hanno più abbastanza stimoli. Io rispondo loro che gli stimoli io non li cerco dal vedere del nudo, ma dall’affettività che provo verso la persona con cui voglio fare qualcosa.
    Il nudo e l’abitudine ad esso, credo che aiuti a non mercificare il corpo della donna e la sua immagine, ma che insegni a fondare la sessualità sul sentimento e sull’affettività. Questo almeno è successo a me, da quando sono diventato nudista.

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    • Grazie Gianni,
      È proprio ciò che intendevo dire. Sto preparando un articolo sull’erotismo e nudità: hai anticipato l’argomento principale, che è esattamete quello cui ti ha portato la tua esperienza personale (e la mia – e senz’altro anche di tanti altri) e che bene hai espresso. Da fuori può sembrare paradossale, ma è così.
      Vittorio

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  3. skindl@libero.it

    Ciao Vitto,

    ti invidio (anche se il termine e’ forse eccessivo) per la possibilita’ che hai di riuscire a pensare, di svolgere il tema che ti interessa e di esprimerti compiutamente;

    e anche se, ammetto sinceramente, la mia scarsa capacita’ allo svolgimento del tema di italiano (in italiano ero sempre insufficiente, fino a prendere “2”) non mi permette di seguire e di partecipare pienamente alle tue digressioni.

    Grazie, ti saluto

    Sandro

    P.S. Chissa’ forse verro’ a trovarti quest’estate (ora che anche il tempo sembra abbastanza cambiato).

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