Il netturbino


Al mattino passa il piccolo automezzo della raccolta rifiuti. I cani della via abbaiano tutti.
Al mattino, sempre al medesimo orario, son solito bere il caffè e mangiare un frutto sulla soglia di casa, mentre dal vicino campanile il carillon suona l’Ave Maria di Lourdes “È l’ora che pia…”: sono le sei e tre quarti. Non c’è un’anima in giro. Riconosco le auto che passano, di chi va al lavoro a quest’ora. Da quasi due anni ho preso quest’abitudine. Nulla di male: di particolare c’è che son nudo, estate e inverno, con ogni tempo e temperatura; da due anni non ho un raffreddore. Mi godo questi attimi rubati davanti al giardino di casa, prima che il giorno, i pensieri e il lavoro mi attirino nel loro ingranaggio.

A seconda dei giorni porto fuori l’ingresso, sul marciapiede, i sacchetti della differenziata. Qualcuno dei vicini può anche avermi visto, ma finora nessuno mi ha detto alcunché.

Questa mattina, un poco in anticipo, passa il camioncino delle ramaglie e dell’erba. Lo sento arrivar da lontano, l’autista lascia acceso il motore durante le soste, carica i sacchi e prosegue per la prossima casa. Decido di non ritirarmi e continuo a bermi il caffè, guardando il cancellino con una certa apprensione. Il netturbino scende, mi vede, lo saluto con un cordiale buongiorno e un grazie, fa finta di niente, prende i suoi sacchi e li carica sul mezzo. Salendo in cabina mi rivolge uno sguardo un po’ sorpreso, un po’ complice, è sorridente. Ricambio di buon grado il saluto con un cenno del braccio.

Mi sento emozionato, come quando da piccolo rubavo la marmellata, ma so di aver fatto bene. Di aver fatto una stravaganza che fa un po’ pensare, un po’ dissacrante ma pur divertente. E assolutamente nulla di male, che possa in qualche modo offendere gli altri.

Son bagatelle tanti nostri costumi e pudori: lo capisce ad un tratto anche un semplice netturbino…

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 7 maggio 2013 su Atteggiamenti sociali, Racconti. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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