La Sablière – Ascensione 2013


Con una trentina di amici conosciuti sul forum di VivreNu ho trascorso tre giorni a La Sablière, uno dei più grandi e conosciuti camping francesi per nudisti. C’erano famiglie intere con bambini e ragazzi, approfittando di un lungo ponte (8: Fête de la Victoire – corrispondente al nostro 25 aprile; 8: Ascensione) con chiusura delle scuole.

La camaraderie francese è delle più accoglienti e aperte. L’effetto sorpresa passando da una conoscenza superficiale attraverso gli pseudo, avatar e gli interventi sul forum a quella reale non poteva essere maggiore. Era come ci conoscessimo da tantissimo tempo e non si attendesse l’occasione per una stretta di mano e lo scambio di cordialità.

1. Il ghetto. È una parola sbagliata. Da fuori può anche apparire così. Fuori si è in un modo, dentro e solo dentro si può stare in un altro. Una volta presa familiarità col luogo, la sensazione di essere “reclusi” scompare. Scompare anche l’idea che sia un luogo “speciale”. Effettivamente lo è, solo qui possiamo rimanere legalmente senza vestiti, fare il bagno nudi, prendere il sole, mangiare nel patio o fuori la tenda. Userei piuttosto la parola riserva, o anche ritiro, ma sono inadeguate, perché rimandano a situazioni similari, ma ciascuna connotata da tratti leggermente negativi: non siamo né indiani, né eremiti. Siamo semplici cittadini che godono appieno dei diritti personali e civili garantiti dalla Costituzione (italiana ed europea) e dalla Carta dell’Onu. Abbozziamo: la legge al momento questo consente, prendiamocelo. Frequentando le strutture italiane, ne assicuriamo il futuro economico, la redditività, aumentiamo consenso e domanda. E ciò aiuterà a cambiare la mentalità corrente: nel senso che non saremo più quei quattro gatti stravaganti che amano ’ste cose (“e chissà che cosa fanno là dentro!”), ma persone pacifiche che si godono le vacanze a lor modo: né additati dalla maggioranza come casi, come pecore nere, né tollerati.

2. Nudi o vestiti: come più piace. Camminando per i vialetti del campeggio, andando alla spiaggia del torrente Cèze, al piccolo supermercato (neologismo: supérettemininarket sa troppo di inglese), a seconda dell’ora del giorno e del tempo atmosferico, si incontrano altri campeggiatori, nudi o vestiti, come più piace. In un campeggio nudista dovrebbe far sorpresa vedere persone vestite, invece non succede. Non mi vien da pensare a “invasione tessile” – solo che ai primi di maggio, lungo un torrente incassato in una gola calcarea fitta di vegetazione, l’aria la sera può essere umida e freschina, e così al mattino. Fa bene frequentare un campeggio nudista per misurare dal vivo le nostre reazioni di fronte alla libertà nel vestire (clothing optional). Dobbiamo ancora farci l’abitudine. Noi stessi per primi: che poi le recinzioni dei “ghetti” cadranno da sole: in campeggio, sulla strada, sui sentieri si starà come più aggrada, senza meraviglie, senza sorprese.
Al piccolo supermercato si vedono indifferentemente persone nude o vestite: fa un certo effetto vederle in coda alla cassa (situazione che richiama immediatamente la situazione “normale”, di fuori). E così potremo forse vivere in un futuro non troppo lontano.

3. Bambini, ragazzi, adolescenti. Vedere bambini nudi può essere non infrequente anche sulle nostre spiagge – e nessuno sporge denuncia per il “turbamento” che suscitano. Aumentando l’età, è più difficile che bambini, ragazzi e soprattutto adolescenti si lascino vedere nudi. L’atteggiamento adulto è talmente radicato che non si spogliano nemmeno come forma di protesta. Lo fanno, certo, ma in ambiti ultraprotetti e solo fra coetanei. Fa perciò una certa impressione vedere bambini, ragazzi, adolescenti (di entrambi i sessi) nudi: camminare tranquillamente, giocare sulla spiaggia, nuotare, unirsi in un gruppo per una piccola escursione, con la più spontanea naturalezza. Ed educatamente salutano, anche.
Quanti complessi ci creiamo – del tutto inutili! Mi ha fatto contento vedere per certo che esiste la possibilità di un’alternativa, constatare che i ragazzi possono crescere liberi e diritti senza tener fede e tramandare i nostri tabù, le nostre ansie e paure, i nostri “turbamenti” (1) e timori. Penso a come invece cresceranno questi ragazzi e ragazze: sicuramente non saranno vittima di curiosità maliziose e fine a se stesse, non dovranno pagare il furbino della compagnia per guardare dal buco delle cabine. E giungo persino a pensare a quanta poca presa potrà fare su loro la pornografia.

4. Il circolo vizioso. Il tabù della nudità, sorto forse a motivo della “vicinanza” col sesso ha come conseguenza che basta qualche centimetro scoperto ad aprire la strada al sesso, quasi automaticamente, quasi un invito, un allettamento… necessariamente. Ma dalla nudità al sesso c’è ancora un bel salto da fare, il salto che coinvolge l’affettività. La nudità abituale, azzerando l’immediata valenza sessuale, porta a riflettere sul significato stesso della sessualità, sull’“uso dei piaceri”(per dirla con Foucault), perché facciamo maggior attenzione al fitto dialogo fra corpo e sentimenti, perché possiamo arricchirci di una maggiore e più fondata consapevolezza.
Non è che i nudisti siamo meno “naturali”, rispondano meno agli appelli della natura, non è che siamo del tutto indifferenti, ma da qui a far scattare sempre e ogni volta la molla dell’aggressione (non saprei come altro chiamarla) ce ne corre. Non si può nemmeno parlare di disciplina, perché l’indifferenza, l’atarassia non si raggiunge dopo lungo apprendistato ascetico durante il quale siamo passati attraverso tutti i gradi della tentazione per poterla superare. Non neghiamo quel che siamo, come mamma ci ha fatti, ma semplicemente abbiamo spostato la soglia dell’innesco della sessualità oltre il corpo nudo (vedi anche l’articolo: Perché il nudismo non eccita sessualmente).
Per lo stesso motivo, ogni idea di esibizionismo è lontana dalla mentalità nudista, così come era lontana dalle motivazioni che ci hanno fatto fare il primo passo. Per il semplice fatto che non siamo diventati nudisti per aumentare le occasioni di far sesso, ma anzi per motivi che ben poco hanno a che vedere col sesso. Le parti “vergognose” che siamo abituati a coprire non sono né vergognose né inguardabili al punto da essere tolte dalla “vista del pubblico”.

Tre giorni di “prove generali”, con discussioni ma più spesso, plaisanteries, cordialità, fraternità, fitto chiacchiericcio da buoni amiconi.

Nota: ho preso l’abitudine di racchiudere fra virgolette la parola turbamento per richiamare esplicitamente la sentenza della Corte di Cassazione dello scorso anno (nr. 28990 del 18 luglio 2012). Checché ne pensino i giudici, la nudità in sé non crea turbamento, altrimenti luoghi come la Sablière e tanti altri non esisterebbero nemmeno, il che prova che il turbamento non è innato, né naturale, ma il prodotto di una cultura, una forma di pensiero preconfezionata e imposta, e poi condivisa passivamente, e tanto più immutabile quanto meno si osa discuterne. Spesso si invoca la Natura a sostegno delle proprie argomentazioni. Ci si guarda bene da fare una revisione sistematica dei nostri usi e costumi sulla base del criterio di conformità alla natura: metteremmo a rischio la nostra “civiltà”, la nostra “umanità”, il “progresso”, la nostra distanza dai bruti animali – salvo poi sentirci sorprendentemente liberi appena ci spogliamo di quanto a parole ci fa più umani e civili.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 26 maggio 2013 su Nudismo e naturismo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Conoscendoti, avendone parlato con te, sapendo quello che materialmente fai, mi sorprendono alquanto alcune tue affermazioni in questo articolo. Volevo scriverti in privato, ma le considerazioni e le precisazioni che andrò a fare sono utilissime e devono essere pubbliche.

    E’ è restano ghetti, c’è poco da fare: un posto nel quale tutti possono entrare, ma puoi uscirci solo a determinate condizioni è e sempre sarà un ghetto. Poco importa se quando ci sei dentro non te ne rendi conto: l’abitudine fa diventare normali tante cose, anche le peggiori. Ed è bene che gli si dia una connotazione negativa, da emarginati sociali, perché la società odierna è contraria alle emarginazioni, le combatte, le rigetta. Se li dipingiamo per paradisi dorati, la società non avrai mai un motivo per aiutarci ad uscirne, e noi dobbiamo uscirne, e noi abbiamo bisogno di muovere la società in nostro aiuto, dobbiamo motivarla e interessarla alla grande ingiustizia che viene attuata verso il nudismo.

    Non è vero che la legge permette questo e solo questo, non in Italia, quantomeno, dove la legge proprio non parla di nudità, ma esiste solo una convenzione giuridica, per altro ribaltata da tutte le sentenze ordinarie degli ultimi 13 anni, solo la Cassazione ancora non cambia idea, ma in Italia nessuna sentenza fa legge, nemmeno quelle della Cassazione.

    Chi si accontenta gode ma… non migliora di certo la propria posizione. La passività non porta nessun beneficio, al massimo lascia le cose come sono. E dove sarebbe il nesso tra la frequentazione di un ghetto e il cambiamento della mentalità corrente? Senza un contatto diretto tra le parti, quelli di fuori resteranno sempre come sono e continueranno a pensare che quelli chiusi dentro stanno bene chiusi dentro, continueranno a credere che la dentro si fanno cose “turche”, che i nudisti sono solo degli sporcaccioni da tenere isolati e reclusi (per altro in Italia, a dire il vero, sono ormai pochi a pensarla così e su questo si dovrebbe lavorare, non sull’accettazione del ghetto come unica risorsa possibile). La mentalità si cambia agendo all’interno della stessa in modo aperto e palese: non ci sono alternative!

    Per il resto nulla da obiettare, anzi, ma viene destabilizzato e condizionato da un’apertura debole e formalmente errata!

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    • Vittorio Volpi

      Grazie Emanuele,

      La penso come te in linea generale. La senzazione che ho vissuto era però quella. Quel ghetto mi ha abituato a vedere gente nuda in giro, come fosse una cosa normale, che ciò può accadere nel quotidiano. E son bastati tre giorni, anzi tre minuti per vedere in concreto che la cosa ci può stare, mi ha consolato, incoraggiato, fatto più convinto. Mi ha proiettato per tre giorni in un futuro che comincia già qui, dalle nostre piccole esperienze. Anch’io mi sono stupito che in un ghetto ci si potesse sentire così aperti, che la mantalità potesse cambiare così rapidamente di fronte alla nuda realtà, che in tre minuti si potessero fare passi avanti con tanta sicurezza. Certo, preferisco le escursioni, i sentieri comuni, non mi disturba incontrare altra gente: lei così e io cosà. Tre giorni che mi hanno dato maggior sicurezza, mi ha chiarito le idee, partendo da sensazioni precise, calato in concreto. Abiamo bisogno di moltiplicare le esperienze, di far prove su prove, per esser sicuri di noi, di come ci sentiamo, così trasmetteremo il nostro entusiamo, condivideremo il nostro piacere, la nostra tranquilla serenità.

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      • E’ normale che in un villaggio nudista il nudo sia normale, così come lo è in una spiaggia nudista presidiata o meno, ufficiale o no. Personalmente per abituarmi a vedere persone nude intorno non ho avuto bisogno di villaggi nudisti: per me era, è normale già di suo e basta. Non ho bisogno di ulteriori esperienze per poter dire che il nudismo è la migliore scelta di vita, che è la forma di vita più semplice, naturale e sana, mi bastano quelle che ho fatto, ma ancor di più mi basta la logica, una logica che da sempre mi ha fatto vedere il nudo come una cosa normale, anche quando nudista ancora non ero.

        Quelle volte che sono stato in un villaggio nudista ho sempre e solo patito i confini dello stesso… ma ne parleremo viso a viso, che fra poco ci vediamo per l’escursione della 3^ Giornata dell’Orgoglio Nudista, quella si che è vera libertà, che è vero nudismo eheheh

        Ciao, carisismo.

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