Giro diretto del Blumone (Breno – BS)


Cornone del Blumone e parte del percorso (Foto Emanuele Cinelli)

Cornone del Blumone e parte del percorso (Foto Emanuele Cinelli)

Se siete sufficientemente allenati da poter camminare senza problemi per sei / sette ore e superare, nel contempo, un dislivello superiore ai mille e cento metri (1120 per la precisione), questo magnifico giro fa giusto per voi.

Tundra e ganda (Foto Marco)

Pascoli, tundra e ganda (Foto Marco)

Sia in salita che in discesa, solo per brevissimo tratto si gode dell’ombreggiatura del bosco, per il resto si attraversano scoperti pascoli e tundra alpina, nonché, nelle parti più alte del percorso, tratti di ganda e, a seconda della stagione, chiazze più o meno estese di neve. Lungo la discesa troviamo l’unico vero punto di appoggio (e rifornimento idrico), il rifugio Tita Secchi, per il resto solo abbandonati casinetti e qualche malga, di cui una sola (quasi a fine cammino) ancora in funzione e abitata.

Splendidi i panorami che si possono godere, specie nella parte alta della salita dove lo sguardo scavalca il crinale del Termine per allungarsi verso le altre e più alte cime dell’Adamello e del Brenta, ma ancor più in là, girandosi più a est, si possono intravvedere le cime dolomitiche, il lungo crinale del Monte Baldo e le montagne che separano il lago di Garda da quello d’Idro. Dal passo di Blumone, punto di massima elevazione raggiunto dal giro, o poco sotto lo stesso invece lo sguardo si può allungare verso ovest per inquadrare il Bernina, Il Rosa e il Gran Paradiso, mentre verso sud si possono vedere, dietro i monti del Maniva, Crestoso, Muffetto e Guglielmo, quelli degli Appennini; ciliegina sulla torta l’iride blu del Lago della Vacca, bacino artificiale che si colloca proprio sotto il detto passo e nei cui pressi sorge il già citato rifugio Tita Secchi.

Panorama dal Passo di Blumone verso sud (Foto Emanuele Cinelli)

Panorama dal Passo di Blumone verso sud (Foto Emanuele Cinelli)

Due sono i possibili percorsi, qui vi propongo quello indicato con il numero 27, che sale con percorso più diretto e ripido, ma anche più breve e molto meno frequentato per cui più adatto ad essere percorso in nudità. Purtroppo la discesa avviene in zona molto frequentata per cui, in alta e media stagione, la possibilità di stare nudi è decisamente vicina allo zero!

L’itinerario

Segnaletica (Foto Emanuele Cinelli)

Segnaletica (Foto Emanuele Cinelli)

Si parte dal parcheggio in fondo alla strada della piana del Gaver (1513 m, vedi istruzioni di accesso sotto la descrizione dell’itinerario). Da questo si segue la strada sterrata in direzione opposta a quella di arrivo e, dopo un centinaio di metri (palina segnaletica), a sinistra si prende la larga mulattiera che porta al passo del Termine (segnavia numero 26). Immediatamente ci si alza con ripidi tratti e alcuni tornanti in fianco destro orografico della Valle del Caffaro, scavalcata la condotta forzata la mulattiera si spiana e taglia a mezza costa entrando nella testata della Valle del Caffaro; sul lato opposto della valle si vede la piccola costruzione di Malga Blumone di Mezzo. A seconda della stagione, del giorno e dell’orario potrebbe essere possibile liberarsi dai vestiti in un punto più o meno vicino al parcheggio.

Malga Blumone di Sopra (Foto Emanuele Cinelli)

Malga Blumone di Sopra (Foto Emanuele Cinelli)

Giusto il tempo di riprendere fiato e si ricomincia a salire con ampi tornanti fino a uscire dal bosco ed entrare nell’ampia e verde conca della Malga Blumone di Sopra (1801 m, 1 ora; probabilmente qui giunti potrete liberarvi dai vestiti). Una breve discesa e un altrettanto breve tratto pianeggiante e poi nuovamente salita, sempre in fianco destro orografico e sempre per la comoda mulattiera, residuato della Grande Guerra. Superati altri trecento metri di dislivello, in mezz’ora si perviene al Casinetto di Blumone (2100 m), oltre e sotto il quale si estende una verdissima e piana vallata, per la quale prosegue il sentiero 26. Dietro di noi, imponente ed evidente, svetta il Cornone del Blumone, che, da questo momento in poi, ci farà da costante riferimento e compagnia.

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Casinetto di Blumone (Foto Emanuele Cinelli)

Casinetto di Blumone (Foto Emanuele Cinelli)

Dieci metri prima del suddetto casinetto prendiamo a sinistra il sentiero 27 (palina segnaletica; qui è sicuro che ci si può liberare dalla costrizione delle ultime vesti ancora rimaste), che inizialmente ritorna verso sud per aggirare un primo dosso erboso. In una decina di minuti, continuando a girare fra i vari ondulati dossi erbosi, si perviene ad una vecchia strada selciata ormai invasa dalle erbe, per questa in breve ad una solitaria conca erbosa, dominata da un ponte in legno. Poco prima del ponte l’ottima segnaletica ci indirizza a sinistra per prendere un sentierino nell’erba che, in pochi metri, ci conduce alla base del vasto pendio di erbe e rocce compreso tra il versante nord del Cornone di Blumone e quello sud dello Scoglio di Laione. Coperto ma intuibile, a destra della cresta nord del Cornone di Blumone, il Passo di Blumone. Sull’opposto versante, lungo la mulattiera che sale al passo del Termine, evidenti sono i segni della Grande Guerra, tra i quali i ruderi dell’Ospedale Militare.

Inizio del sentiero 27 (Foto Marco)

Inizio del sentiero 27 (Foto Marco)

Il ponte di legno (Foto Emanuele Cinelli)

Il ponte di legno (Foto Emanuele Cinelli)

I ruderi dell'Ospedale Militare (Foto Emanuele Cinelli)

I ruderi dell’Ospedale Militare (Foto Emanuele Cinelli)

I ripidi pendii verso il passo (Foto Marco)

I ripidi pendii verso il passo (Foto Marco)

Ora la salita si fa decisamente più faticosa, il sentiero sale ripidissimo con varie svolte trovando i passaggi più agevoli fra le molte placche rocciose che rivestono questi pendii. Alla nostra destra il passo del Termine si fa man mano più basso, aprendoci la visione prima sul Re di Castello, poi, più lontano, sul Monte Fumo e, subito dietro ad esso, Dosson di Genova, Cresta Croce e Lobbia Alta, infine anche sul Carè Alto e tutto il crinale che lo unisce al Corno di Cavento (Gobbe del Folletto, Monte Folletto, Denti del Folletto), appena a sinistra di questo il bianco candore della vedretta della Lobbia e, sul suo sfondo, la caratteristica piramide rocciosa del Crozzon di Lares. Dopo un’ora di cammino, una brevissima spianata permette di riprendere un poco di fiato, prima di affrontare un ultimo ripidissimo dosso di erbe e rocce.

Quasi in cima ai ripidi pendii (Foto Marco)

Quasi in cima ai ripidi pendii (Foto Marco)

Passo Termine e Re di Castello

Passo del Termine e Re di Castello (Foto Emanuele Cinelli)

Carè Alto e cime limitrofe (Foto Emanuele Cinelli)

Carè Alto e cime limitrofe (Foto Emanuele Cinelli)

Passo del Blumone (Foto Marco)

Passo del Blumone (Foto Marco)

Netta, da qui, si vede la sella del Passo di Blumone, a cui puntiamo. Sempre seguendo le ottime segnalazioni bianco-rosse, si scende in una piana acquitrinosa, tenendosi sul suo lato sinistro, per poi salire al centro della ganda, dove la stessa è meno ripida e assume la forma di un valloncello. Cento metri sotto il passo, il sentiero devia nettamente a destra e sale per ripidi pendii di erbe e rocce, portandoci in una decina di minuti al crinale che unisce il Cornone di Blumone con la Cima di Laione, poco sotto il quale sarà probabilmente necessario rivestirsi, quantomeno in periodo di alta stagione. Qui troviamo la segnaletica dell’Alta Via dell’Adamello (segnavia numero 1), che seguiamo a sinistra per scendere, in un paio di minuti, al Passo di Blumone (2633 m, 4 ore dal parcheggio).

Scendendo al rifugio (Foto Emanuele Cinelli)

Scendendo al rifugio (Foto Emanuele Cinelli)

Dal Passo, a destra, si attraversa, prima a mezza costa, poi in lieve discesa, il pendio di ganda sul versante ovest della cresta nord del Cornone di Blumone e si perviene in breve all’inizio della mulattiera di guerra, seguendo la quale, con comodo cammino, in mezz’ora si perviene al rifugio Tita Secchi (2350 m).

Dal rifugio, fruendo di una intaglio tra le rocce, a destra si raggiunge la sponda orientale del lago della Vacca proprio nei pressi della diga che lo delimita e forma. A sinistra una breve scala in cemento ci permette di scendere sotto la diga. Segue un sentierino che, aggirando ad ovest la casa dei guardiani della diga, ci porta ad un ponticello metallico con il quale si supera il canale di regolazione della diga. Subito dopo il ponticello, lasciando a destra il sentiero che sale al Passo della Vacca (numero 18), a sinistra si prende il sentiero numero 17. Ad un primo tratto in dolce discesa segue una breve salita, indi un lungo traverso sotto il versante nordest della Cresta di Laione, infine una ripida discesa ci conduce sul fondo della Conca del Laione: mirabile la visione sul Dito di Laione, sul Cornone di Blumone e sul Monte Bruffione.

Casinetto di Laione (Foto Emanuele Cinelli)

Casinetto di Laione (Foto Emanuele Cinelli)

Un ultimo ripido salto ci porta ai ruderi del Casinetto di Laione (1948 m, 1 ora dal rifugio) dal quale una strada sterrata conduce in pochi minuti alla Malga di Laione di Mezzo (1825 m, vendita prodotti caseari). Continuando per la strada sterrata ci si sposta verso ovest sotto il versante est della Corna Bianca, finché un tornante inverte la direzione di marcia e ci porta nel bosco. Dopo una decina di minuti uscendo dal bosco un tornante ci apre la visione sull’intera piana del Gaver, poco sotto perveniamo a Malga Laione di Sotto (1602 m) dove lasciamo la strada per prendere, proprio in corrispondenza dell’angolo destro (nel senso di marcia) della malga, un sentiero che, in direzione opposta a quella della strada, prima scende nelle alte erbe (occhio alle ortiche) del pascolo, poi rientra nel bosco e, infine, con ultima breve ripidissima e sconnessa discesa ci porta ai prati del fondo valle e, attraversando questi, in due minuti siamo al parcheggio e alle auto (2 ore dal rifugio).

Malga Laione di Sotto e Piana del Gaver (Foto Emanuele Cinelli)

Malga Laione di Sotto e Piana del Gaver (Foto Emanuele Cinelli)

Come si arriva al parcheggio in fondo alla Piana del Gaver

Dal casello autostradale di Brescia Est, seguendo le indicazioni per Brescia, superare una grossa rotonda e uscire a destra in direzione Brescia, Verona, Lago di Garda, immettendosi così sulla tangenziale est di Brescia.

Per detta tangenziale proseguire seguendo le indicazioni per Salò (SS45bis) e, passati gli svincoli di Mazzano, Virle, Nuvolera, Prevalle (subito dopo una prima breve galleria) e Gavardo, si giunge, dopo altre tre gallerie, all’altezza dell’abitato di Villanuova sul Clisi. Qui, seguendo le indicazioni per Val Sabbia, Lago d’Idro, Trento, Madonna di Campiglio, subito dopo una quarta galleria, uscire a destra e immettersi sulla superstrada della Val Sabbia (SS237) che si segue fino al suo termine.

Si passano Nozza, Vestone e Lavenone, arrivando a Idro. Si procede costeggiando, con varie curve, il Lago d’Idro, si passa l’abitato di Anfo e, dopo circa cinque chilometri, si perviene ad un’ampia rotonda, qui evidenti segnalazioni indicano a sinistra la strada per Bagolino. La prendiamo risalendo con ampio panorama sul lago appena costeggiato.

Dopo una ripida e tortuosa discesa, attraversato il ponte sul Caffaro, quando la strada riprende a salire, sulla sinistra, seguendo le indicazioni per il Maniva, si prende la strada che aggira il paese di Bagolino. Seguendola fedelmente si arriva in cinque chilometri al piccolo centro turistico della Val Dorizzo (alberghi e bar), lo si oltrepassa e dopo altri due tornanti si accede alla piana dell’Alpe Grisa.

Superata la piana la strada riprende a salire e in breve si perviene al rifugio Campras e annessi impianti di risalita (in funzione solo d’inverno) che si lasciano sulla sinistra. Dopo alcune curve si oltrepassa, sulla destra, il bar Bruffione (con emporio alimentari e fermata autobus di linea), segue un ponticello e subito dopo, seguendo le indicazioni della locanda Gaver, si prende a destra una strada sterrata che scende sul fondo della piana del Gaver (o Gavero). Si continua per detta strada, oltrepassando la locanda Gaver e arrivando in breve al parcheggio che è situato, sulla destra della strada, appena prima di una casa in muratura. Poco più avanti la strada termina: non è possibile sbagliare.

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 8 agosto 2013, in Itinerari escursionistici con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

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