Libertà è partecipazione


Un collega, di ritorno da Fuerteventura (Canarie, comunità autonoma della Spagna), mi parla delle sue ferie colaggiù.

Dopo cinque minuti, non riesce a trattenersi dal raccontarmi di una “pecca” che ha visto: una coppia di una certa età che prendeva il sole sulla spiaggia, nudi lui e lei, e persino passavano in mezzo a tutti con indifferente disinvoltura per entrare in acqua. “Niente di più normale”, penso tra me.
– Ti sbattevano la loro nudità sotto gli occhi con arroganza, con supponente spavalderia, senza nessun rispetto, con una superbia che sapeva di vanteria e risultava persino offensiva, – e imitava l’incedere altero e pettoruto della signora. Aggiungeva poi che tale atteggiamento l’aveva fatto sentire a disagio, come se lui, in costume, fosse quello fuori posto.

Da qui, come si può ben immaginare è nata una discussione molto serrata, con argomenti e controargomenti, che riassumo alla meglio:
1) i corpi dei due anziani non erano belli da vedere (e nemmeno il suo, a dire il vero, di un cinquantenne in sovrappeso e col ventre debordante dal costume) – Allora sei razzista, valuti le persone in base a canoni estetici, o peggio in base alla possibilità di trarne un tornaconto in termini di… non importa quali siano questi termini, è il tuo ego che sceglie per te?
2) non avevano rispetto degli altri, e per questo solo motivo non erano persone degne di stare in società, persone civili. Centri per gente come loro, con i loro gusti, ci sono e ci si possono rinchiudere – Da quando sei diventato sceriffo? chi stai difendendo? Vivi e lascia vivere. Chiediti piuttosto che cos’è che ti ruga vedendo persone nude in spiaggia. Non ce l’hanno con te, non ti stavano facendo proprio nulla.
3) avevano un concetto aberrante ed egoistico della libertà. E citava una canzone di Giorgio Gaber «Libertà non è star sopra un albero… libertà è partecipazione», sostenendo che agendo così, in modo egoistico, mostravano di aver qualcosa contro la società nel suo complesso, usavano la libertà come pretesto per sentirsi diversi, superiori, privilegiati. – A queste parole mi è subito scattato il collegamento alla famosa definizione di Naturismo adottata dalla Federazione Naturista Internazionale (14° Congresso naturista mondiale – 1974): «Il naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente.»

Già fin dalle prime battute avevo cercato di arginare la sua totale riprovazione e il suo “scandalo” col suggerirgli:

– Ti converrebbe provare una volta: in un attimo ti si dissolverebbero tutte le domande, capiresti perché lo fanno, perché ne hanno persino piacere… E non pensare sempre al sesso: sentirsi liberi e sinceri, senza dover sempre controllarsi e sentirsi impeccabili.

– Sì, con la pancia che mi ritrovo!

– È una scusa. Può essere un’occasione per conoscerti meglio, per esplorare le tue reazioni, per veder chiaro in quel che senti come “pudore”: tutti capaci di stare nudi in bagno, a casa propria! O pensi che sia un fatto troppo privato… Da qui a ritenere di esser segretamente “più uguali” degli altri il passo è breve. Forse è di queste costruzioni mentali che dovresti spogliarti. Spogliarti dei vestiti potrebbe solo aiutarti.

– Hai capito male: è proprio tutto il contrario. La signora si sentiva speciale, con l’aria da regina, come ci sfidasse, ci faceva pesare la sua nudità come una conquista che noi poveri idioti non saremo mai in grado di raggiungere.

– La signora, con la sua alterigia ti avrebbe disturbato anche da vestita. Avresti dovuto chiedere direttamente a loro che cosa li spingeva, alla loro età, a mettersi nudi sulla spiaggia, perché “osavano sfidare il comune senso del pudore, le abitudini dei comuni mortali”.

Sentivo che il collega stava friggendo sulle braci che egli stesso si era acceso; intuivo con tutta chiarezza che le sue ultime resistenze stavano bruciando come leggere carte d’arance.

Sarà anche per “tenermi botta”, fatto sta che ha parlato più di questo fatto “scandalistico” che del resto della sua vacanza.
A proposito di “scandalistico”: scandalo deriva da una parola greca che vuol dire “inciampo” e poi, per metafora, anche “ostacolo, tentazione, insidia”. Ed è anche il perno di certa morale gesuitica, fatta di apparenze e rispettabilità pubblica: tutto è ammesso, purché non si sappia all’esterno, ne andrebbe dell’immagine dell’istituzione. Immediatamente la memoria mi richiama Alain Boilevin, il naturista francese che il 1° luglio scorso è stato portato in tribunale dalla denuncia di una signora che l’ha visto passeggiare nudo lungo un sentiero di un bosco; l’uomo rischia di essere allontanato dall’insegnamento, oltre a esser condannato a un anno di prigione e/o una multa salata (fino a 15 mila euro).

Libertà vuol dire non aver paura di esprimere e mettere in pratica le proprie idee, finché ciò non lede nessuno. Forti della convinzione che l’esser nudi è legittimo “a priori”, come è stato riconosciuto anche dalla recente legge regionale dell’Abruzzo sul naturismo, «riconoscendolo come stile di vita sano, naturale ed educativo.»

Ho fatto notare al collega che lo stare nudi in pubblico era perfettamente legale, sia alle Canarie che altrove in tutta la Spagna, che i due anziani non stavano contravvenendo a nessuna legge.

– Però ci sono dei limiti…
– Vorresti che fosse stabilito per legge che vestiti portare? Come è successo a Battiato, richiamato dal presidente del Consiglio regionale siciliano perché nella seduta inaugurale non aveva la cravatta?!

Il collega, facendo un paragone, diceva che camminando in un parco o lungo un marciapiedi, non voleva esser costretto ad evitare le cacche dei cani…
Replico prontamente:
– Il rispetto che tu pretendi dalla coppia nudista, sei tu il primo a negarglielo! E li equipari a cacca di cane solo perché a te dà fastidio, mentre essi non possono sapere come la pensano tutti gli altri, cioè se sono accettati, tollerati, osteggiati, stigmatizzati…
– Ma la maggioranza… la libertà non è che tu te ne stai in spiaggia per conto tuo, come se gli altri non esistessero, baciato nudo dal sole, asciugato dalla brezza del mare e degli altri te ne freghi altamente! “Libertà è partecipazione”, accorgersi degli altri!
– Ti accorgi solo delle belle donne, quelle le lasceresti correre libere e nude lungo la spiaggia! Hai giudicato molto severamente l’aspetto fisico della signora… e anche il tuo.
– L’occhio vuole la sua parte.
– Se la nudità fosse abitudine, non ci tortureremmo il corpo per essere presentabili in spiaggia. Facendo così la società si involve, si avvita ogni giorno su se stessa, restringendo via via gli spazi di libertà, e aumentiamo i centimetri di stoffa che siamo costretti a portare.

Per finire. Alla mia proposta “dovresti provare!” mi sarei aspettato che il collega mi chiedesse:

– E tu? Hai provato?

L’avrei scandalizzato davvero!

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 9 agosto 2013, in Atteggiamenti sociali con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Quanti stereotipi nella mente del tuo collega, quanta limitazione concettuale, quanto egoismo….

    – l’aveva fatto sentire a disagio, come se lui, in costume, fosse quello fuori posto – Evidentemente lo era: chi si sente in un dato modo è perché è in quel modo. Le opinioni non sono mai nell’aspetto o nell’azione degli altri, ma sempre nella mente di chi osserva e giudica: se giudichiamo male chi sa nudo è perché noi saremmo capaci di stare nudi solo per fare del male, solo per essere nel male. Non possiamo e non dobbiamo far transitare il nostro essere in quello degli altri.

    – diceva che camminando in un parco o lungo un marciapiedi, non voleva esser costretto ad evitare le cacche dei cani – Il che non vuol dire che ai cani debba essere impedito di fare la cacca.

    – Ma la maggioranza – Prima di tutto anche le minoranze hanno il diritto di vedersi rispettare nei loro diritti naturali e irrinunciabili; poi non esiste nessun assunto che stabilisca con matematica precisione che la maggioranza sia sempre e comunque nel giusto; infine la maggioranza ha e deve aver valore per le scelte politiche e amministrative, ma non ha nessun senso tirarla in ballo per questioni etiche, questioni assolutamente individualistiche e personali, questioni che ognuno ha il sacrosanto diritto di gestirsi in totale autonomia.

    – “Libertà è partecipazione”, accorgersi degli altri! – Appunto, quindi è accorgersi di chi desidera stare nudo e partecipare al suo desiderio, quantomeno permettendogli di stare nudo in piena libertà.

    – L’occhio vuole la sua parte – Certo, quando si considerano gli altri solo come oggetti e non come persone.

    Il fastidio per il nudo non è un danno fisico od economico, ma solo un fastidio mentale e, come avvenuto e avviene per tante altre situazioni (piercing, tatuaggi, eccetera), sta a chi lo prova curarselo (e parlo di cura in quanto un fastidio mentale che diventa tanto forte da risultare insopportabile è una vera e propria malattia).

    Come al solito il senso unico è sempre in agguato e qui lo si rileva veramente forte e prepotente!

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