Al Lago di Bos per il Passo di Blisie (Saviore dell’Adamello – Brescia)


Il Lago di Bos dal Passo Blisie

Dovevamo essere in dieci, siamo rimasti in due, ma sono trent’anni che manco da questi posti così la voglia di tornarci prevale su ogni altra considerazione ed eccoci qui a Fabrezza, pronti per metterci in cammino, dando seguito regolare anche al quarto evento del programma “Orgogliosamente Nudi 2013”.

Obiettivo della giornata è quello di salire al Lago di Bos ma non per il sentiero più breve e tipico, l’87b, bensì per quello del Passo di Blisie (n. 87) che, non essendosi ancora la società definitivamente evoluta verso una piena accettazione della scelta nudista, vista la sua limitatissima frequentazione meglio si addice all’escursionismo praticato in nudità.

Voglio qui subito evidenziare un primo aspetto tecnico: non fatevi ingannare dalla nostra nudità, trattasi di un percorso che supera i duemila metri di quota e non va preso sotto gamba, indosso o nello zaino deve comunque esserci tutto l’abbigliamento pesante e impermeabile necessario per escursioni a tali quote. La nostra nudità non è altro che l’estensione ultima del concetto di abbigliamento a cipolla, ovvero di abbigliamento stratificato che permetta di adeguarsi man mano alla situazione, evitando un’eccessiva sudorazione o un eccessivo raffreddamento; noi ci permettiamo questa estensione anche a queste quote e su questi percorsi, primo perché, essendo da tempo nudisti a tutto tondo, il nostro corpo ha recuperato una buona adattabilità termica, secondo perché abbiamo una buona esperienza escursionistica e per alcuni, ad esempio il sottoscritto, una storia alpinistica non indifferente, comprensiva anche di rilevanti qualifiche in ambito dell’insegnamento alpinistico.

I ripidi prati della parte alta (Foto E. Cinelli)

Un secondo aspetto tecnico da mettere in rilievo e che l’itinerario, pur essendo tutt’altro che faticoso e anche segnalato molto bene, resta comunque percorribile solo da escursionisti con una discreta esperienza di marcia su sentieri in disuso, se non su terreno vergine. Infatti, come ben messo in evidenza da un cartello al suo inizio (che andrebbe però replicato anche al Passo di Blisie), il sentiero non è in buone condizioni: diversi sono i tratti franati, in alcuni casi ormai riconquistati dall’erba che copre insidiosi buchi, in altri mettendo a nudo la roccia sulla quale bisogna, seppur per singoli passi, arrampicarsi, in altri ancora creando ripidi tratti di liscia terra che diventa scivolosa col bagnato; ci sono poi tratti in cui il terreno si è richiuso sopra il solco piano del sentiero, ridando continuità al pendio, sovente molto ripido, e rendendo il cammino scomodo e precario; infine, nella parte boschiva che rappresenta la prima metà del percorso, in molti punti la vegetazione è molto fitta, anche se questo, più che essere un ostacolo, rappresenta un vantaggio perché di fatto rende impossibile perdere la giusta strada.

Mulattiera militare (Foto E. Cinelli)

Chiariti gli importanti aspetti relativi alla sicurezza dell’escursionista, diciamo che trattasi di itinerario che, con la dovuta preparazione e le dovute cautele, merita sicuramente d’essere percorso: continua la panoramica visuale su Saviore dell’Adamello, sulla Val Camonica, sulla Concarena e sui monti della bergamasca; esaltante l’individuare i resti dell’antica mulattiera di guerra e ritrovarsi proiettati nelle immagini mentali di colonne di alpini che risalgono questi pendii; splendido, sporgendosi sull’opposto versante dell’esile filo di cresta sul quale si taglia il Passo di Blisie, l’improvviso apparire dell’iride bluastra del Lago di Bos; rilassante la discesa dal passo verso il lago camminando sul morbido tappeto erboso della tundra alpina che qui ricopre una lunga sequenza di ondulati dossi; comodo il bivacco che sorge nei pressi del lago, ottimo rifugio in caso di vento o pioggia, mentre col sole si può piacevolmente fruire di un tavolo con panche; rinfrescanti, infine, gli scorci sul torrente che con continui salti e cascatelle scende dal lago sul fondo della Valle di Brate ove affluisce nel Torrente Poia di Salarno.

Il bivacco (Foto E. Cinelli)

Alcuni dati prima di passare alla relazione vera e propria: come già detto il segnavia da seguire è l’87 in salita e l’87b in discesa; la quota di partenza è di 1458 metri, mentre la quota massima è quella del Passo di Blisie, cioè 2365 metri; il dislivello da coprire è di 907 metri; i tempi di percorrenza sono da Fabrezza al passo 3 ore e mezza, dal passo al bivacco 30 minuti, dal bivacco a Fabrezza 1 ora, totale 5 ore; acqua reperibile alla fontana di Fabrezza, poi solo acqua di torrentelli e colate sulle pietre, ma non nel tratto di salita dopo i primi quindici minuti di cammino; a Fabrezza è presente l’albergo Stella Alpina, con bar, solarium, ristorante e pizzeria.

Nudo (in un mondo sano non dovrebbe essere necessario questo paragrafo in quanto sarebbe facoltà di ognuno potersi denudare quando e dove vuole, ma visto che purtroppo almeno per ora così non è…): tranquillamente attuabile da quando si abbandona la strada sterrata fino al Lago di Bos; da valutarsi nella discesa dal Lago di Bos al fondo valle; impraticabile lungo la strada sterrata del fondovalle.

L’itinerario

La parte di salita del percorso (Foto E. Cinelli)

Dal parcheggio di Fabrezza (1458m) si imbocca la strada, inizialmente asfaltata, che porta al Rifugio Prudenzini. Questa parte subito molto ripida, ma dopo breve tratto si addolcisce aggirando a monte una vasca idrica, subito dopo la quale termina l’asfalto. Si passa il ponte sul torrente Poia di Salarno e al primo tornante della strada si vede sulla destra l’evidente traccia del sentiero 87, a fianco della quale non passa inosservato l’ampio cartello che indica lo stato di abbandono del sentiero in questione.

Il sentiero entra in un fitto e bel bosco misto e, con alcuni scorci a picco sulla bassa Val di Brate, procede lungamente a mezza costa in direzione sud ovest; già in questo primo tratto si incontrano i segni del suo decadimento. Dopo trenta minuti un secco tornante a sinistra da inizio alla salita, prima in un bosco rado di conifere e bassa vegetazione, poi all’interno di un vasto e fittissimo campo di arbusti.

Nel tratto mediano della salita (Foto E. Cinelli)

Seguendo la sempre ottima segnaletica, abbastanza velocemente ci si alza sul fianco occidentale della lunga cresta che dal Monte Blisie scende verso Fresine separando la Val di Brate dall’alta Valle di Saviore. Dopo un’altra ora e mezza di cammino (2 in totale), quando sopra di noi a destra vediamo abbastanza vicina la lunga e boschiva dorsale ovest-sud-ovest del Monte Blisie, si volge decisamente a sinistra e si inizia un lungo traverso che riporta verso nord-est. Usciti dai cespugli si procede per tundra alpina alzandosi fino alla base delle rocce del Monte Blisie, che si costeggiano in mezza costa riprendendo la traversata verso est-nord-est. Ora il sentiero procede con lunghi traversi e pendenza decisamente confortevole, puntando ad una evidentissima selletta erbosa sul crinale che scende verso Fabrezza. Giunti a breve distanza da detta sella, però, un tornante a destra ci riporta indietro e, superata una esposta ma facile cengia, ci adduce al canalino che scende dal Passo di Blisie. Gli ultimi lastricati tornanti evidenziano la natura militare di questo sentiero e, con le ultime comode zete, ci portano al passo (2365m; 1 ora e mezza dall’inizio dei traversoni, 3 ore e mezza da Fabrezza) evidenziato da una piccola targhetta biancorossa: il passo vero e proprio, al quale conducono i resti inerbati della mulattiera di guerra, invero sarebbe una ventina di metri più a destra (sud).

Al Passo di Blisie (Foto E. Cinelli)

Discesa dal passo al lago (Foto E. Cinelli)

Ometto nella discesa dal passo (Foto E. Cinelli)

Scavalcato il crinale nei pressi della targhetta, subito si vede la traccia del sentiero di discesa che prima si sposta verso sinistra (nord) fino a pervenire, un una decina di minuti, su un bellissimo dosso erboso con masso che forma un naturale pulpito panoramico. Oltrepassato il pulpito il sentiero volge a destra e inizia a scendere aggirandosi tra le placche rocciose e puntando, senza raggiungerlo, al fondo del valloncello che scende dal passo. Evitando, quando possibile, le diverse zone acquitrinose, tenendosi sulla sinistra orografica del summenzionato valloncello, velocemente si perde quota e in quindici minuti si giunge in vista del bivacco (2132m), al quale, in altri cinque minuti per un totale di mezz’ora dal passo, si perviene tenendosi un centinaio di metri a sinistra del lago (ma, come per gran parte della discesa appena effettuata, il percorso non è obbligato: volendo si può puntare direttamente al lago e seguendone la sponda arrivare al bivacco).

Lago, bivacco e Monte Marser (Foto E. Cinelli)

Scendendo verso Fabrezza (Foto E. Cinelli)

Sul lato ovest del piazzale antistante il bivacco si prende il sentiero che scende verso Fabrezza. Si inizia con un tratto in lieve discesa che punta alla base dei Listoni. Dopo una decina di minuti si volge decisamente a sinistra e con alcune svolte si scende ripidamente verso il torrente emissario del Lago di Bos. In altri dieci minuti si perviene nelle immediate vicinanze del torrente, qui il sentiero volge a destra e, attraversata una radura di alte erbe, rientra nel bosco per scendere velocemente (quindici minuti) sul fondo della Val di Brate, dove si immette sulla strada sterrata della Val Salarno (Rifugio Prudenzini). Per questa, con comodo cammino, in meno di mezz’ora si rientra a Fabrezza.

La meritata birretta di fine escursione (Foto V. Volpi)

Come arrivare a Fabrezza

Tre le possibili uscite autostradali: Brescia Centro, Brescia Ovest e Rovato. Arrivando da est si consiglia l’uscita al casello di Brescia Centro, arrivando da ovest l’uscita al casello di Rovato. Di seguito si riportano comunque le indicazioni per ogni uscita.

Casello di Brescia Ovest – Seguendo le indicazioni per Milano, Tangenziale Ovest; tenendosi a destra si perviene a quest’ultima e alla contigua tangenziale sud che si prende seguendo le indicazioni per Milano, Bergamo, Val Camonica.

Casello di Brescia centro – Tenere la corsia centrale, direzione Milano – Bergamo – San Zeno, per entrare in rotonda; prima a destra in direzione Mantova – Milano – Verona; seconda a destra e si sale in tangenziale sud di Brescia che si segue in direzione Milano, Bergamo, Val Camonica.

Seguire la tangenziale sud, passato il costruendo raccordo con la Bre-Be-Mi, tenere a destra direzione Boario, Lago d’Iseo. Senza ulteriori deviazioni si segue la superstrada (SPBS510) oltrepassando le varie uscite e due gallerie, la prima corta e in salita, la seconda lunga e in discesa, si perviene al Lago d’Iseo.

Casello di Rovato – Appone fuori dal casello si perviene ad una grande rotonda; a sinistra in breve ad altra rotonda dove si prende la prima uscita. Seguendo le indicazioni prima per Sarnico – Ponte di Legno – Lago d’Iseo, poi per Iseo – Ponte di Legno – Valle Camonica, si perviene a Iseo. Passato il centro turistico Sassabanek in breve sulla sinistra si vede lo stadio di Iseo che oltrepassiamo pervenendo ad una grande rotonda. Si prende la prima uscita e, in salita, si entra in una lunga galleria, passata la quale in breve ad un’ennesima rotonda dove prendiamo la seconda uscita che ci porta sulla superstrada (SPBS510).

Si prosegue sulla superstrada oltrepassando l’intero Lago d’Iseo per immettersi nella Statale del Tonale e della Mendola (SS42) ed entrare in Val Camonica. Per detta strada, ignorando le varie uscite, ci addentriamo nella più stretta parte mediana della valle, in alto a sinistra inconfondibili le pareti rocciose della Concarena. Ancora qualche chilometro e usciamo a Capo di Ponte immettendoci sulla vecchia statale. Si attraversa l’intero paese, poi il successivo abitato di Sellero, pervenendo a Cedegolo, che pure oltrepassiamo pervenendo a Demo, dove prendiamo a destra seguendo le indicazioni per Saviore – Cevo – Monte – Berzo Demo.

La strada ora si fa più ripida e con alcuni tornanti si alza in sinistra orografica della Val Camonica passando gli abitati dei Demo, Berzo e Monte per arrivare a Cevo. All’ingesso di quest’ultimo, ignoriamo la deviazione che scende a destra, procedendo a sinistra in salita e oltrepassando anche questo abitato. Ancora qualche curva e si arriva a Saviore dell’Adamello.

Nella prima piazza del paese, in vista di un netto restringimento della strada, prendiamo alla nostra sinistra una stretta strada che, con direzione nettamente opposta a quella di arrivo, si alza sopra il paese. Dopo trecento metri, seguendo la non comprensibilissima indicazione per l’albergo Stella Alpina, svoltiamo a destra e riprendiamo la direzione ovest-est. La strada sempre asfaltata, con lungo mezza costa e diverse curve, entra nella Val di Brate e in circa dieci minuti si arriva all’attraversamento di un torrente: attenzione, specie con le macchine basse, è facile toccare sotto; comunque appena prima dello stesso, sulla destra, c’è un comodo slargo sterrato adibito a parcheggio. Passato il guado in breve (500 metri), senza altri ostacoli, si arriva a Fabrezza, un primo parcheggio è sulla destra poco prima dell’albergo, altri sono più avanti subito dopo la curva antistante l’albergo, sulla sinistra della strada qui in fortissima salita.

Leggi anche il racconto collegato all’escursione

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 2 settembre 2013, in Itinerari escursionistici con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 5 commenti.

  1. Bellissimi luoghi! Ci spiace non aver potuto esserci. Contiamo di partecipare alla prossima gita di ottobre.

    Alberto e Elena.

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  2. Deve essere stata enescursione fantastica, ho letto con un pizzico di invidia, avrei voluto esserci.
    Mi sono permesso di replicare questo thread nel gruppo Facebook https://www.facebook.com/groups/143205559845/
    Gregorio

    Mi piace

  1. Pingback: Una bella giornata in montagna | Mondo Nudo

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