Campeggio Sangro


Campeggio Sangro

12 settembre 2013. Puntuale arriva a Rovato il treno da Bergamo. L’amico Sandro di Oggiono (Lecco) cammina anchilosato verso l’uscita (ha la sua età e acciacchi relativi… personali, possessivi, collettivi, indefiniti, promiscui, dimostrativi, di cortesia…). Non vuole che gli porti il borsone. E via! Si parte. Con noi c’è anche un cane, Drago, vecchierello canuto e stanco, che mi ha seguito in due Newt in Austria, in varie escursioni locali (Bruffione, Braone, Monte Guglielmo) e soprattutto mi segue ogni mattina nel giretto al vigneto. Nella sua ignoranza e “inciviltà” vive libero e sereno, sempre à poil come direbbero i Francesi: non sopporta mantelline, cappottini, toelette. Vive con me da oltre dodici anni e dire che è un cane “di compagnia” sarebbe riduttivo, sia per la parola compagnia, che per lui.

Si parte, dicevo. Meta il campeggio Sangro, in Abruzzo, tra Chieti e Vasto, che in collaborazione con il sito iNudisti, Anita, l’Associazione naturista dell’Abruzzo (Anab) e del Lazio (Uni Lazio) dal 1° al 15 settembre ha aperto sperimentalmente ai nudisti/naturisti e dove si tiene quest’anno il Grande Raduno Naturista di fine estate. Nella vicina Chieti ha sede la casa editrice Sylvia che di recente ha pubblicato la Guida naturista italiana e avviato pionieristicamente la Rivista naturista.

Dopo la Transpolesana (strada statale 434), e passata Ferrara, ci immettiamo sull’Adriatica (strada statale 16) che secondo i tratti viene chiamata Reale (fino a Ravenna) e poi Romea. Si passano un dopo l’altro i luoghi tipici delle vacanze al mare: dalle colonie marine di Cervia, Cesenatico, alla classicissima Rimini.
Verso le 18 siamo a Civitanova Marche, imbottigliati nel traffico delle ore di punta. Sandro offre il pedaggio autostradale e per ora di cena arriviamo al campeggio. Lui ha prenotato una casetta prefabbricata, io ho la mia tendina canadese anni ’70, un po’ vintage.

Del menu della cena capiamo poco, dobbiamo farci descrivere ogni piatto: eppure siamo sempre in Italia. Ai tavoli altri ospiti del campeggio: sappiamo solo che devono essere qui per il Raduno, ma dato il freschino sono vestiti con pantaloni e maniche lunghe e qualche signora porta un golfino sulle spalle.

13 settembre. Il mattino seguente il chiarore diffuso dell’aurora mi sveglia verso le 6:20. L’arietta pizzica un poco ma è gradevole, un bagno d’aria oltre alla doccia. A colazione sono l’unico senza nulla indosso. Mi ritorna lo slogan del forum francese VivreNu «Respectez la nudité dans un lieu naturiste» (“Osservate la nudità in un centro naturista”): «Ma non hai freddo?» mi chiedono.

Con Sandro ci diamo appuntamento all’ingresso per scendere alla spiaggia vicina, appena al di là dell’Adriatica. La spiaggia è lunga e deserta, qualche sagoma di pescatore o bagnante a due-trecento metri; ciottoli bianchi arrotondati dalla risacca. Irresistibile la tentazione: mi tolgo i bermuda hawaiani e subito in acqua! L’acqua è tiepida, carezzevole, avvolgente, una goduria. Il sole è a metà della sua salita meridiana: non è più il sole dardeggiante e rovente della piena estate: godibilissimo, ma la prudenza suggerisce di rimettere i pantaloncini.
Arriva presto l’ora di pranzo: ordiniamo un po’ alla cieca. Tutto è buono, compreso il rosatello.

La parte di spiaggia Le Morge, spontaneamente nudista.

Tratto del lido Le Morge, spontaneamente nudista.

Nel pomeriggio perdo il pulmino-navetta: il gestore del campeggio (Tony) porta chi vuole ad una spiaggia poco lontana (4 km) dove si può fare il bagno in tutta libertà, prendere il sole e poi abbronzarci integralmente. Scherzosamente potremmo anche definirci “diversamente abbronzati”. Rimango al campeggio alternando bagni in piscina alla lettura, disteso su una sdraio in un praticello assolato e panoramico: la quiete assoluta.

Nel prato del campeggio pressola piscina.

Nel prato del campeggio presso la piscina.

Verso sera, con Sandro, un giretto a Torino di Sangro. Sulla strada del ritorno troviamo inaspettatamente l’indicazione per il Lido le Morge, questo il nome della spiaggia dove siamo “tollerati” (questa parola mi graffia la pelle come carta-vetro). Rientriamo per l’ora di cena. Col buio la temperatura è scesa sotto i 20 gradi. Per il mattino dopo ho in mente una foto sulla spiaggia al sorger del sole.

14 settembre. Accidenti! Il cancello è chiuso… Usciamo verso le nove. Gabriella, vice-presidente dell’Anab, ci ha dato istruzioni su come raggiungere la spiaggia “libera” (e se fossero tutte “libere” le spiagge!? e i sentieri di montagna!? e le stradine di campagna!?). Il cancello è ancora chiuso. Provvidenzialmente arriva Tony e ci spiega che in realtà il cancello è sempre aperto, il lucchetto è una finta: basta alzare i catenaccini a terra e spingere.

Troviamo il cartello «Costa dei Trabocchi» [vedi cos’è un “trabucco” fra le foto a rotazione sulla home page del campeggio; proprio da qui inizia la spiaggia per noi]. Arriviamo per primi alla “nostra” spiaggia e subito un tuffo – senza altri pensieri.

Il piacere di un bagno nel mare.

Il piacere di un bagno nel mare.

L’acqua è ottima (diceva già Pindaro), non troppo salata. Per Sandro una vera rigenerazione. Il cane osserva incuriosito le onde e un poco le teme, o meglio ne è come ipnotizzato. Dopo un’oretta vediamo arrivare anche la troupe del campeggio, in gran parte ragazzi del Lazio. Tra noi e loro un giovane nudista isolato col suo ombrellone: quando se ne andrà a mezzogiorno, si fermerà un poco a parlare. Ha cominciato coi bagni a mezzanotte con gli amici e gli son troppo piaciuti e ora continua da solo, di giorno. Non sa della legge regionale, delle associazioni, dei forum, dell’iniziativa del campeggio.

Drago contempla le onde.

Drago contempla le onde.

Nel pomeriggio rimaniamo al campeggio. Sandro ha bisogno di riposare. Il campeggio si va affollando: per la sera è prevista la gran cena del Raduno. Presentazioni, saluti, commenti, chiacchiere, aiuti nel montare le tende. Il campeggio è molto ombreggiato: vi sono alberi alti, slanciati: querce, quercioli, cornioli, cerri, faggi, roverelle, carpini, farnie, lecci…

CI si aiuta nel montare le tende.

CI si aiuta nel montare le tende.

Gran cena: sala gremita (70-80 persone – le presenze in campeggio nella giornata di sabato sono stimate almeno il doppio): Gabriella distribuisce un pensiero di saluto a tutti gli ospiti: una poesia di Alda Merini (La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri). Fisarmonica, tamburello, qualcuno azzarda una danza popolare. Si fa mezzanotte.

Silhouette all'alba.

Silhouette all’alba.

15 settembre. Domenica mattino: usciamo per veder l’alba dalla spiaggia. Un punto all’orizzonte pian piano s’infuoca, aumenta d’intensità, finché scoppia di luce all’apparire della prima porzione incandescente del sole: uno spettacolo! Qua e là dei pescatori con lunghe canne da lancio. Qualche autoscatto veloce, forse manco m’han visto. E se anche fosse, non me n’importa: ci siamo anche noi: discreti, rispettosi, gentili, ma non invisibili. Un poco alla volta dobbiamo affermare la nostra presenza, la nostra esistenza. Personalmente non ho la vocazione del carbonaro. Ma senza rubar nulla a nessuno, usare in comune gli spazi comuni, senza sentirci clandestini, un po’ fuorilegge, sempre nel dubbio, nel rischio o “tollerati”.
Rientriamo per la colazione e poco dopo ritorniamo alla spiaggia “spontanea”. Siamo i primi. Alla spicciolata arrivano altri bagnanti, probabilmente “locali”; torna anche il ragazzo con cui abbiamo parlato ieri. Sul tardi riconosciamo un gruppo del campeggio. Molti hanno approfittato della domenica per rientrare, sono già partiti o partiranno in giornata. La piscina è ancora affollata.

La piscina del campeggio.

La piscina del campeggio.

A pranzo arriva la giovane coppia col bimbo di nemmeno due mesi: orgogliosa la mamma che se lo stringe al seno per la poppata; orgoglioso il papà: nemmeno il suo largo sorriso riesce a contenere tutta la felicità e la soddisfazione che prova. Uno spettacolo!
A cena rimaniamo quattro gatti. Michele di Castellaneta con la moglie partirà subito dopo.
Nella notte una pioggerellina leggera, nulla di disagevole.

16 settembre. Lunedì mattino il solito terso sereno marino. Si parte. Il paesaggio è ben diverso rispetto a quello padano, alpino, lacustre cui siamo abituati. Colline arate sui versanti come esotici giardini zen, vigneti, uliveti, girasoli… Il profilo degli Appennini in lontananza, la Maiella (! un’escursione l’avrebbe meritata), le alte chiome dei pini marittimi, fichi, cipressi, vigneti, fichi d’india, agave… e sempre la calma verde distesa del mare a man dritta.
Risaliamo l’interminabile Adriatica. A Rovato proseguo per Lecco per fare una sorpresa alla moglie di Sandro. E anch’io, poi, son subito a casa. Il cane, paziente, stranito, non ha dato un guaito; riprende possesso del giardino e di casa. Mangia, si sdraia e non si muove più sino al mattino. Poco dopo anch’io faccio lo stesso.

I commenti a domani.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 19 settembre 2013, in Nudismo e naturismo, Raduni, feste, pranzi e cene, VivAlpe 2016 con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Ma che cane è? Deve essere stata una stupenda vacanza nudista in Abruzzo.

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    • Grazie mille, Calogero.
      Si tratta di un incrocio fra pastore bergamasco (madre) e un Husky (padre): cioè è affettuoso come un cane-pastore e testone come un cane da slitta. In casa ho appeso una frase: «Ho cominciato a chiamare il mio cane “prof. Drago”, tante sono le cose che mi ha insegnato e disimparato: la semplicità, la sincerità, la sagacità, la sensibilità, la sobrietà, la sedulità, la serenità, la severità, la silenziosità, la sodalità, la spontaneità, la strenuità, la fedeltà…
      Sono qualità “selvatiche”, delle bestie, che non siamo riusciti ad addomesticare.»

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  2. Andrea Mirabilio

    C’ero anch’io! Articolo bellissimo ed evocativo. Chi l’ha scritto è un vero naturista. L’ho conosciuto di persona, e’ una persona splendida. Complimenti e grazie.

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