Intervista ad un Nudista: Come liberarsi dalle Convenzioni


Nudo augurio a tutti!

Libertà dagli Stereotipi: A Spasso con un Nudista.

Preziosissimo e piacevolissimo articolo di una recente conoscenza: Valentina Ferrero.

via New25.it – Intervista ad un Nudista: Come liberarsi dalle Convenzioni.

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 11 novembre 2013, in Atteggiamenti sociali con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Ho letto l’articolo di Valentina Ferrero in cui si parla di alcune tue valutazioni sul nudismo ed dove lei esprime con estrema pacatezza quella che è la situazione del nudisti in Italia.
    Tutte considerazioni che in sé e per sé potrei anche accettare, ma che si scontrano con la diversa sensibilità di milioni di altre persone che non la pensano come voi.
    Una cosa è la tenerezza che può suscitare il corpo di un bambino agli occhi di chi guarda. E’ lo stesso bambino che, a mio parere, comunica una completa assenza di malizia. Crescendo le cose cambiano, cambiano i pensieri di chi si espone nudo e di chi guarda quel corpo nudo.
    Non sono bigotto e nemmeno mi reputo un guardone incallito, ma c’è una bella differenza fra il corpo imberbe di un neonato e quello di un adulto. Cambia tutto, cambiano gli sguardi e su questo non ci si può fare niente. Sarà una questione derivante dall’educazione ricevuta in famiglia, ma sono io ad essere imbarazzato se vedo in spiaggia un corpo nudo.
    Sono portato a giudicarne la bellezza o la decadenza: non posso farci niente. In un caso posso apprezzare, nell’altro la visione mi fa un certo senso. E’ la mia natura, e come me credo che la pensino moltissimi altri.
    Detto questo, rispetto il pensiero dei nudisti e mi dispiace che in Italia non ci siano luoghi dove voi possiate professare il vostro credo. Perché sempre di religione si tratta.
    Cordiali saluti.
    Nicola

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    • Perché?

      Sicuro che sia naturale?
      Sicuro che non sia un condizionamento?
      Sicuro che tale eventuale condizionamento non sia superabile?
      Sicuro che siano in tanti a pensarla così?
      Sicuro che l’unica soluzione sia quella di ghettizzare i nudisti?
      Sicuro che non sia possibile crescere mentalmente e moralmente?
      Sicuro che sia inevitabile che gli sguardi cambino?

      Il fatto stesso che nelle comunità primordiali (ma anche in alcune attuali) fosse l’esatto opposto, il fatto stesso che esistano decine di milioni di nudisti e che il cinquanta per cento siano famiglie dovrebbero far venire il sospetto che il corpo nudo si può ben guardare come semplice corpo nudo e non come oggetto, che l’accettazione dell’altro per come è sia assolutamente possibile e naturale.

      Sulla base della logica del solo chi è bello si può mostrare, allora chi, tanto per fare un unico esempio (ma ce ne sarebbero a centinaia), ha una faccia considerata da qualcuno brutta dovrebbe andarsene in giro a viso completamente coperto! Bellezza e bruttezza sono parametri completamente soggettivi, non ha senso oggettivarli, non è ne logico ne corretto vincolarli al parere di qualcuno, specie nel caso del corpo umano, nemmeno della maggioranza: il corpo umano non è un oggetto ma è la corteccia della persona e la persona, come diverse campagne sociali che nulla hanno a che fare con il nudismo cercano di far capire, non si può trattare da oggetto.

      Diversi sondaggi anche recenti (in maggioranza fatti fuori dall’ambito nudista, vedi quello di RTL102.5 o quello di Focus) dimostrano che la maggioranza degli italiani è disposta a condividere gli spazi, a questo punto logica vorrebbe che siano coloro che non sopportano la visione di persone nude a cercarsi spazi in cui isolarsi. Ovviamente noi non chiediamo questo, ma, sulla base del concetto costituzionale e giuridico della reciprocità, pretendiamo che anche gli altri non chiedano per noi questo: il nudismo non è una moda, non è un desiderio momentaneo da esaudire nei pochi giorni di vacanza o nel fine settimana, il nudismo è una scelta di vita e chi è nudista nudo ha l’esigenza (sottolineo esigenza e non desiderio, esigenza che nasce spontaneamente in chiunque provi a stare nudo per più di poche ore: è il recupero della sensibilità epidermica propria dell’infante, una sensibilità uccisa dalla costrizione e dall’abitudine ai vestiti) di poterci stare il più possibile.

      Ah, la giornalista che ha scritto l’articolo non è una nudista e se lei, come tanti altri non nudisti che mi seguono, ha compreso che certi condizionamenti sono superabili, vuol certo dire che sono superabili e se sono superabili significa che non sono naturali e inevitabili ma artificiosi ed evitabili.

      C’è una cosa che chi non è nudista spesso tende a non prendere nella dovuta considerazione: il nudista è comunque costretto (COSTRETTO) ha vivere secondo le regole della società tessile, potendo quindi ben conoscere ambedue le visioni; cosa che non si può dire per chi nudista non è, il quale rarissimamente prima di formulare giudizi e opinioni si pone il cruccio di sperimentare (nel vero senso della parola) cosa voglia dire vivere da nudista.

      Plaudo a quei non nudisti che, sempre più numerosi, pur senza provare il nudismo, aprono la loro mente al seme del dubbio, mettono in discussione gli stereotipi sociali tessili, si svincolano dalle certezze indotte, si decondizionano (quantomeno a livello concettuale) e difendono la vera libertà, che non è quella dell’isolamento, bensì quella della condivisone.

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