Archivio mensile:febbraio 2014

Divagando – Amore nell’amore con amore sopra


Avviamo una serie di interventi a cavallo fra prosa e poesia, possiamo definirli prosa poetica o, se preferite, poesie in prosa. Sono di un mia carissimo e misterioso amico, una persona speciale, storico attento e raffinato delle competizioni di pesca in apnea, che ora scopro anche anima sensibile e scrittore sopraffino.


DIVAGANDO

“Per me la poesia non esiste. Esiste semmai un interlocutore che la giudica in tal senso.”
Simone Belloni Pasquinelli


Amore nell’amore con amore sopra

(… una riverenza spasmodica che sapeva d’infinita arsura)

Il troppo non stroppia, anzi scricchiola pesante! Fu così che l’amore ci fece paura per sempre.

L’amore col suo modo di fare pervicace ed intraprendente, sinonimo di lotta perenne sui cuori sommati e caduti, fragili come non mai, sulle rovine di un pensiero che brulica e fomenta. Fu così che capimmo d’essere lontani da tutto, con a fronte un paesaggio fatto di miraggi insormontabili che ci proponevano i monti dei dubbi, o le oasi del piacere effimero. Tutti vi potevano bere, tutti potevano pensare con la bocca protesa atta ad una riverenza spasmodica che sapeva d’infinita arsura. L’acqua, come la finzione dell’essere bagnata, si crede potabile in tutte le situazioni ma soprattutto in quelle che ne risaltano la sua scarsità.

Ecco l’amore che piomba. Arriva nello stomaco e sale, a manciate, perfino buttato troppo in una pasta che, che, che scondisce nel rallegrarsi di avere un gusto eccessivo.

Ecco l’amore sdolcinato. Quello della carie, quello che solo un dentista (neanche troppo affermato) conosce e tenta di curare col tentennamento di una Curette o di un Trapano, il quale arriva  a martellarti sul cuore del dente ma nel cuore stesso. Si sente laggiù che rimbomba, che scalpita e trasmette… ma non è lì.

Ecco l’amore e la sua ubiquità. Amore come parola di Dio, amore come solo quello. L’amore sta per caso, nella stessa maniera in cui spesso capita presentandosi. Sta lì ma è là. Lo si vede ma lo si cerca altrove come con coscienza. Dunque è vederlo ma cercarlo altrove, quindi è sentirlo ma ascoltarlo più in là, è stringerlo ma tenerlo distante. E’ sostanza ma non appartenenza.

C’è finzione e c’è teatro, ossia attori che recitano una parte che è la realizzazione della stessa opera magari, spesso, mai esistita. Allora si creano le somme (non si tirano assolutamente). Ci si rimpingua d’amore e ci se ne mette un po’ dappertutto creando un sortilegio lepido che non ci sveli la realtà delle cose, ossia: amore nell’amore con amore sopra. Se non stesse bene sopra lo si può mettere pure a lato o in qualsiasi posizione si voglia per la nostra certezza.

L’amore non corrisponde mai. Tiene banco e si presta, ma non cede perché non è figlio di niente (forse un po’ di prostituta perché si fa sfruttare… ma credo di no!) e non deve rendere conto per ciò che non è. Sta al gioco come ogni conchiglia che accetta d’essere casa del paguro che la sceglie, prima d’essere di nuovo conchiglia e di nuovo casa per il successivo.

Qualcuno (io stesso, per dire) potrebbe obbiettare sulla reciprocità e il corrisposto e creerebbe un’ulteriore senso di libertà, ossia farebbe il gioco della somma che due più due fa quattro fingendo di non saper che in amore invece si divide tutto!

Simone Belloni Pasquinelli

Il nudismo è illegale in Italia?


Ignudo mi son offerto

Ignudo mi son offerto

Dobbiamo partire da qui: ciò che una legge dello Stato vieta, espressamente o implicitamente, non può essere autorizzato da leggi regionali o delibere comunali.

Ora osserviamo che di spiagge nudiste nel tempo ne sono state autorizzate, poche ma ci sono: Capocotta, Lido di Dante, Nido dell’Aquila, Marina di Camerota.

Inoltre sono già tre le regioni che hanno emesso una legge a tutele del naturismo (che nella sua accezione corrente implicita in se la nudità, quindi il nudismo): Emilia Romagna, Abruzzo e Veneto.

Aggiungiamoci che diverse oramai sono le sentenze di assoluzione per i nudisti portati in tribunale se non addirittura le denunce archiviate dalla Procura ancor prima di arrivare in giudizio.

Uno più uno più uno uguale tre, ovvero: il nudismo, di per se stesso, non è illegale in Italia! Diversamente i comuni non avrebbero potuto concedere le autorizzazioni per le spiagge anzidette, le regioni non avrebbero potuto emanare le leggi a tutela del naturismo e i giudici non avrebbero potuto assolvere i nudisti denunciati.

Poi ovvio che se uno va in Piazza San Marco a Venezia e ci si mette nudo a prendere il sole, seppure a rigor di logica non abbia fatto nulla di diverso dal nudismo di spiaggia, difficilmente potrà evitarsi una denuncia e la successiva condanna: al di là della questione puramente logica, dobbiamo pur tenere presente tutta una serie di fattori che, per ora, necessariamente limitano la libertà d’azione del nudista. Va bene forzare un attimo le cose (senza pressione nulla cambia al mondo), ma non si deve esagerare.

Veneto e tutela del turismo naturista: è legge!


Spiaggia Nido dell'AquilaAnni addietro fu l’Emilia Romagna, lo scorso anno è arrivato l’Abruzzo, ora tocca al Veneto con l’approvazione di una legge regionale a tutela del turismo naturista. Come già fatto per quella abruzzese, noi di Mondo Nudo non ci potevamo esimere dal fare alcune osservazioni anche su questa e l’abbiamo fatto seriamente, appoggiandoci alla consulenza di un amico giurista, al quale abbiamo chiesto di revisionare il nostro scritto e apportargli gli opportuni aggiustamenti logico-giuridici.

Lungi dal voler mettere in discussione la passione e la buona volontà di quanti si siano prodigati per elaborare, proporre e sostenere la legge in questione, il nostro intento è solo quello di esaminare oggettivamente e obiettivamente questa legge. Coscienti del fatto che essendo ormai stata approvata, quindi non più discutibile e modificabile, lo facciamo al solo fine di dare i necessari suggerimenti a coloro che vorranno seguire l’esempio e formulare proposte legislative ad altre regioni: come sempre andrebbe fatto alla fine di un qualsiasi lavoro, piuttosto che crogiolarsi nei risultati ottenuti, qualsiasi essi siano, è importante effettuarne un’analisi per comprendere ed evidenziare le potenzialità, purtroppo qui già palesemente assai limitate (leggi “Il Garda vuole perdere una grande opportunità di sviluppo? Pare proprio di si!”), e i pericoli, purtroppo qui fondati e rilevanti, al fine d’imparare dall’esperienza, vuoi per evitare di ripetere gli stessi errori, vuoi per apportare benefici ai lavori altrui, ovvero prestare valido contributo alla formulazione di ulteriori proposte.

Evidenti sono gli esempi di leggi nate per tutelare il nudismo e che nel giro di poco si sono rivelate essere un’arma di distruzione in mano a chi di nudismo non ne vuole sentir parlare, vedasi quanto successo al Lido di Dante, ma soprattutto recentissimamente in Portogallo: qui la legge prevede una distanza minima tra le strutture nudiste e quelle tessili, potrebbe sembrare una cosa logica, invece… invece, non essendo precisato che le strutture tessili devono essere preesistenti alla nascita di quelle nudiste,  si strumentalizza la legge aprendo nuove strutture tessili col preciso fine di far chiudere quelle nudiste.

Passione e buona volontà sono sempre da plaudire e non ci siamo esentati dal farlo rilanciando i vari articoli sull’approvazione della legge veneta che sono apparsi su Facebook, però passione e buona volontà da sole non bastano a fare di una legge una buona legge, risulta indispensabile che siano accompagnate da prudenza (nel senso di stare attenti a non promuovere passaggi boomerang), molta lungimiranza (per vedere come potrebbero nel futuro essere strumentalizzate le cose da chi vuole contrastare l’espansione del nudismo), un buon pizzico di malizia (per lo stesso precedente motivo), sufficiente cattiveria (per non farsi mettere i piedi in testa), adeguate conoscenze giuridiche (per saper distinguere le convenzioni sociali e giuridiche dalle disposizioni di legge e per non creare appigli legali a chi, contrario al nudismo, volesse poi ribaltare a sua favore le cose), forza e abilità contrattuale (per gestire adeguatamente i tentativi di ridimensionare la proposta in fase di presentazione), assenza di condizionamenti (per non farsi guidare dalle paure e dagli interessi vari).

In questa legge veneta quello che balza subito all’occhio è che materialmente non promuove nulla di diverso da quanto già fosse prima della sua promulgazione, caso mai inserisce vincoli che prima non esistevano, rendendo di fatto le cose più limitanti, come si evince dall’analisi degli articoli di legge.

gm6

Art. 1 – Finalità.
1. La Regione del Veneto, nell’ambito delle proprie competenze, ai sensi dell’articolo 117, quarto comma della Costituzione, promuove le condizioni necessarie a garantire la possibilità di praticare il turismo naturista, nel rispetto delle persone, della natura e dell’ambiente circostante.

Ok, nulla da obiettare se non il fatto che dagli articoli a seguire si capisce che il concetto di rispetto viene visto a senso unico: i nudisti devono rispettare chi non è nudista, il contrario no!

Art. 2 – Delimitazione e segnalazione delle aree destinate al turismo naturista.
1. Il turismo naturista è consentito liberamente, purché in aree, spazi e infrastrutture, appositamente destinati, delimitati e segnalati.

Formulazione particolarmente infelice, sarebbe stato più corretto scrivere “il turismo naturista viene promosso dalla Regione esclusivamente in aree etc.”. Appare comunque evidente che in tal senso l’interprete, quindi anche il giudice, dovrà intendere questo passaggio, pena l’incostituzionalità della presente legge.

2. Tutte le aree pubbliche o private destinate al turismo naturista, al fine di evitare ogni promiscuità di spazi con chi non lo pratica, devono essere riconoscibili all’esterno e adeguatamente segnalate con appositi cartelli o con altri efficaci mezzi di segnalazione.
3. Nel caso in cui l’area dedicata al turismo naturista non sia situata in luoghi idoneamente appartati o non disponga di una naturale barriera visiva, deve essere collocata un’ulteriore segnalazione e delimitazione che ne attesti la presenza, a idonea distanza e comunque a non meno di 50 metri dall’inizio della stessa.

Eccoci, perché mai spazi delimitati per il nudismo? Le statistiche sono ormai chiare: coloro che non tollerano la presenza di nudisti sono una netta minoranza (anche rispetto ai nudisti stessi), logica allora vorrebbe che fossero costoro a venire esiliati in spazi delimitati e segnalati. Evidente che chi ha promosso questa legge, in contraddizione con quanto evidenziato da vari recentissimi sondaggi, ritiene impossibile la convivenza tra nudisti e non nudisti. Evidente che chi ha supportato questa legge non ha una chiara visione di quanto avvenga sulla spiagge nudiste, dove il passaggio dei non nudisti è continuo e privo di problemi, indicando che la promiscuità è solo un falso problema. Evidente che si è operato in ragione degli interessi e delle opinioni di alcuni anziché, come dovrebbe essere per un consiglio regionale, in ragione degli interessi e delle opinioni della comunità intera.

Art. 3 – Aree pubbliche destinate al turismo naturista.
1. I comuni e gli altri enti pubblici locali secondo e nei limiti delle rispettive competenze, possono destinare spiagge marine, lacustri o fluviali, boschi, parchi ed altri ambienti naturali di proprietà demaniale o di enti pubblici locali, alla pratica del turismo naturista.

“Possono” implica il “possono anche non farlo”, indi per cui le cose stanno esattamente come erano prima della promulgazione di tale legge, quando qualsiasi comune poteva comunque riconoscere e autorizzare aree pubbliche per la fruizione nudista, come testimoniato dall’esistenza in Italia di spiagge nudiste da tempo ufficialmente riconosciute e autorizzate con delibera comunale: Capocotta, Lido di Dante, Nido dell’Aquila, Marina di Camerota.

2. I comuni contermini individuano le aree per la pratica del turismo naturista possibilmente in aree tra loro confinanti.

E di grazia, qual’è il senso e lo scopo di questo passaggio? Era proprio necessario?

3. La gestione di aree pubbliche destinate al turismo naturista può essere concessa a privati, ad associazioni o ad organizzazioni che ne garantiscano il buon funzionamento e la corretta fruizione, in conformità alla vigente normativa in materia di concessioni.

Qui il possono diventa ambiguo, non è infatti chiaro se la presenza di una gestione debba essere ritenuta caratteristica fondante per la concessione, o se possano sussistere aree nudiste non gestite, ovvero libere. Stando alla logica e alla corretta sintassi italiana si dovrebbe ritenere valida la seconda ipotesi, ma l’esperienza insegna che in ambito giuridico e politico spesso ci si concedono ampie licenze logiche, sintattiche, lessicali e grammaticali. Meglio sarebbe stato scrivere questo passaggio in modo diverso, ad esempio: “Le aree pubbliche destinate al turismo naturista possono anche essere concesse in gestione a privati eccetera”.

Art. 4 – Aree private destinate al turismo naturista.
1. Per l’esercizio del turismo naturista in aree private quali campeggi, alberghi, piscine, o altro, si osservano le disposizioni della presente legge e quelle in materia urbanistica e di turismo.

Boh, che ci azzeccano le leggi urbanistiche e turistiche con la pratica del nudismo all’interno di una struttura privata? Ma soprattutto cosa c’entra la presente legge? Da quando una struttura privata al suo interno non può gestirsi in totale autonomia? Una piscina che volesse concedere spazio al nudismo nell’ambito del normale orario di apertura al pubblico (poco conta se per ora ancora non sia successo, una legge vale per “sempre” quindi non può basarsi sul “ora” ma deve guardare anche al “forse poi”) così non può farlo se non istituendo apposite barriere di separazione. E una sauna? Sappiamo benissimo che c’è un solo modo corretto di fare la sauna ed è nudi, ma così non può esistere una sauna corretta. Qui c’è una forte e anticostituzionale ingerenza negli affari privati.

Art. 5 – Controlli sulle aree destinate al turismo naturista.
1. I comuni e gli altri enti pubblici secondo le rispettive competenze, esercitano l’attività di controllo sul buon funzionamento e corretta fruizione delle aree destinate al turismo naturista.

Cosa si vuole intendere con buon funzionamento e corretta fruizione? Perché un’area destinata al nudismo dovrebbe essere assoggettata a controlli diversi da quelli già previsti per una qualsiasi altra area? Ok, con uno sforzo possiamo arrivare a comprendere il senso del passaggio, ma era proprio necessario metterci quel “buon funzionamento e corretta fruizione”? Non bastava definire che il controllo su tali aree è di competenza dei comuni così come avviene per qualsiasi altra area pubblica?

Art. 6 – Sanzioni.
1. Il comune applica la sanzione amministrativa da euro 500,00 ad euro 2.000,00 a carico del gestore dell’area destinata al turismo naturista ed ordina la sospensione dell’attività nell’area sanzionata per un periodo da dieci a novanta giorni qualora l’area risulti priva di uno o più dei requisiti definiti dal provvedimento di Giunta regionale di cui all’articolo 7.
2. Il comune ordina la immediata cessazione dell’attività dell’area destinata al turismo naturista nei seguenti casi:
a) mancato pagamento della sanzione pecuniaria di cui al comma 1, nel termine di sessanta giorni;
b) mancato adeguamento dell’area ai requisiti di cui al comma 1 nel termine stabilito dal comune;
c) gestione dell’area svolta nel periodo di sospensione di cui al comma 1.

Boh, era proprio necessario prevedere delle sanzioni specifiche per le aree nudiste? Non bastava quanto previsto dagli ordinamenti già esistenti?

Art. 7 – Criteri per il rilascio delle concessioni e per l’individuazione delle aree destinate al turismo naturista.
1. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, individua:
a) i criteri per il rilascio delle concessioni, in conformità alla disciplina delle concessioni demaniali, prevedendo in particolare che le aree destinate al turismo naturista:

Non contenta di dettare una disciplina già assurdamente dettagliata, la legge contiene un incredibile rinvio ad un successivo provvedimento elaborato dalla Giunta regionale, alla quale è demandato il compito di regolare in maniera ancor più minuziosa tutta una serie di aspetti relativi alle aree destinate al turismo naturista (neanche fossero discariche di rifiuti pericolosi!). Sembra proprio di assistere alla peggiore prassi italica di complicare all’ennesima potenza una regolamentazione, con lo scopo neanche tanto velato di rendere di fatto impossibile il rispetto di tutte le regole che vengono dettate.

1) siano localizzate in modo da non causare, di norma, interruzioni alla continuità delle aree fruibili dal turismo non naturista, qualora, per la conformazione naturale dei luoghi, non siano separate e appartate rispetto a quelle del turismo non naturista;

Oops, chi ben conosce la realtà delle coste italiane (fortemente antropizzate e ampiamente privatizzate), sa benissimo che tale condizione non può essere rispettata

2) abbiano accesso alla risorsa naturale marina, lacustre o fluviale, di interesse turistico;

Questo passaggio sembra scritto per dare valore all’area nudista, invero, come tutti sanno, ai nudisti spesso interessano di più le aree poco affollate, alias di limitato o nullo interesse turistico, aree, queste, che per il presente passaggio risultano non concedibili alla fruizione nudista. Bon, riversiamoci sulle aree turistiche allora, eh già, ma queste sono già ampiamente sfruttate, impossibile non spezzare la continuità dei presidi preesistenti quindi, per il passaggio di cui sopra, nulla da fare, non si possono concedere. E allora, quali sono le aree identificabili per una fruizione nudista? A questo punto nessuna o quasi nessuna!

3) siano concesse con preferenza, a parità di condizioni, alle associazioni o organizzazioni affiliate ad una delle federazioni o confederazioni naturiste nazionali o internazionali;

Ehm, quel parità di condizioni che vuol dire? Che se sulla stessa area c’è un interesse privato l’associazione deve poter offrire lo stesso affitto? Sappiamo benissimo su cosa le associazioni basano il loro sostentamento (il tesseramento), non potranno mai competere con i privati, conseguenza? Il nudismo come pratica a pagamento, in contraddizione con gli stessi principi che stanno alla base del naturismo.

Poi perché legare la concessione alla condizione federativa o confederativa? Perché escludere da tale possibilità i tanti gruppi spontanei (anche piuttosto grossi, come la comunità de iNudisti che conta di oltre quarantamila iscritti, a fronte dei cinquemila dichiarati dalla federazione naturista italiana) e le associazioni indipendenti (ad oggi poche ma che in futuro potrebbero diventare più numerose e, come già detto, le leggi non devono basarsi sul presente ma prendere in considerazione anche il futuro)?

b) i criteri urbanistici per la destinazione, estensione, delimitazione, segnalazione e localizzazione delle aree naturiste anche nel rispetto dell’interesse alla tutela del paesaggio, e in particolare le caratteristiche tecniche delle recinzioni di tali aree in modo da garantire i terzi non naturisti rispetto alla visibilità dall’esterno dei luoghi di pratica naturista.

Si ritorna alla barriera visiva, ok si potrebbe decidere che non serve, ma si potrebbe anche maliziosamente decidere che deve avere caratteristiche non conformi alla tutela del paesaggio e.. bingo, a quel punto impossibile dare concessioni per aree nudiste, invalidando l’intero impianto legislativo.

Pisenze

Data l’analisi viene da chiedersi a che pro promuovere una legge che, tralasciandone i potenziali aspetti limitanti, materialmente non apporta nulla di nuovo? Sono forse vere le illazioni che vorrebbero la legge fatta su misura per facilitare l’approvazione e l’apertura di un solo specifico campeggio nudista, in area già identificata e conforme alle disposizioni di questa legge, in un comune già intenzionato a dare tale approvazione, senza per questo creare precedenti fastidiosi e obblighi agli altri comuni del veronese? Tant’è che, forti del “possono”, tutti i sindaci della sponda veronese del Garda si sono già dichiarati non interessati o addirittura contrari all’apertura sul loro territorio di aree nudiste, gli altri per ora tacciono, ma, se tanto dice tanto, il timore che siano sulla stessa linea di pensiero è molto più che un semplice timore: una quasi certezza. Se poi prendiamo in considerazione l’insieme della legge, quindi anche i suoi  aspetti limitanti, sorge il sospetto che qualcuno abbia preso la palla al balzo per ottenere uno strumento che, fingendo di voler tutelare la diffusione del nudismo, invero realizzasse il suo contenimento: è infatti evidente che ora, in Veneto, ogni forma di nudismo libero, ovvero di nudismo praticato in aree non espressamente autorizzate, è di fatto osteggiata proprio dalla stessa legge che avrebbe potuto e dovuto esserne la promotrice. Certo una legge regionale non può vietare la pratica del naturismo, può però rappresentare un elemento per orientare l’interpretazione dei giudici circa i confini della “pubblica decenza”: se, come appare per questa veneta, la legge è scritta male e con un tono sospettoso nei confronti del nudismo, potrebbe essere più difficile dimostrare al giudice che lo stare nudi è un atteggiamento oggi socialmente accettato.

Qualcuno ha affermato che ad oggi non era possibile ottenere di più. Beh, evidente che si ottiene quello che si chiede e se si chiede poco si ottiene poco: lo dimostra la legge abruzzese dove di più è stato chiesto e di più è stato ottenuto. Già, osserva la stessa persona, ma qui siamo in Veneto, regione notoriamente bacchettona. Boh, lascio ai veneti eventuali contestazioni, io mi limito a notare che il Veneto è una delle regioni con il più alto numero di nudisti e che fino a qualche anno fa (prima delle varie ordinanze di divieto al nudismo) era la regione d’Italia con il maggior numero di aree dove il nudismo veniva tollerato.

“Volete tutto e subito” si rincara. Mah, come detto in apertura di articolo, è invero prassi buona e opportuna quella di mettere in discussione tutto quello che si fa, ivi comprese le decisioni che si prendono, i risultati che si ottengono, gli obiettivi che si perseguono. Valutare e discutere le cose non è volere tutto e subito, al contrario è voglia d’imparare al fine di evitare la reiterazione degli errori, visto che di errori sempre se ne commettono, e anche ammesso che di errori non ce ne siano stati è l’unico modo per potersi migliorare, dato che le cose sono sempre perfettibili.

Qualcun altro afferma “dovete vedere le strutture chiuse e recintate non come un ghetto ma come un’opportunità, l’opportunità di praticare nudismo in serenità e tranquillità, ovvero in sicurezza”. Si certo, è verissimo, nessuno nega che le strutture chiuse abbiano i loro vantaggi e nessuno pretende che non ne vengano costruite, è solo che intanto non appaiono esserci molti imprenditori interessati ad aprire tali strutture e poi appare evidente che senza strutture e spiagge pubbliche a libero accesso questa opportunità risulta disponibile solo a coloro che si possono permettere centinaia di chilometri ad ogni fine settimana, che hanno i soldi per pagarsi questi numerosi accessi alle strutture chiuse, che abbiano la voglia di sopportare le lunghe code stradali: nudismo solo a pagamento, ma che bella opportunità!

Forse se, come fatto per la proposta siciliana (apparentemente svanita nei meandri della burocrazia) e per quella abruzzese (giunta invece a positivo compimento), si fosse aperto un costruttivo dibattito pubblico preliminare, invece di tenerlo ristretto a pochi compagni di “partito”, la proposta di legge si sarebbe potuta formulare in modo più consono alle esigenze della comunità nudista, pervenendo ad una legge probabilmente migliore ma soprattutto condivisa e realmente rappresentativa delle esigenze della comunità nudista veneta e italiana.

Sintetizzando: voto….

  • dal punto di vista del turismo diamo un tre (3): in un mondo ideale potrebbe essere anche un sei, ma in un mondo ideale non ci sarebbe nemmeno bisogno di una legge per garantire al nudismo la sua lecita libertà d’espressione; nel mondo reale potenzialmente arriviamo a un quattro, ma materialmente, viste le posizioni espresse da diversi sindaci, si palesa che non si vada oltre il due, escludendo ciò che è solo ipotesi virtuale e non dato materiale, fatta la media viene il tre;
  • dal punto di vista dello stile di vita nudista non si può che dare zero (0): non esiste un singolo passaggio di questa legge che prenda in considerazione anche solo lontanamente le esigenze di chi ha scelto di vivere nudo.

Piccola considerazione finale: troppo spesso anche gli stessi, quantomeno alcuni, rappresentanti ufficiali del nudismo italiano (e non solo italiano) sembrano dimenticarsi che il nudismo non è (solo) starsene nudi in spiaggia o in altro luogo qualche ora del giorno e qualche giorno dell’anno, al contrario, il nudismo è (anche) una scelta di vita e il nudista desidera, anzi, avendo recuperato la sensibilità epidermica dell’infante che si era addormentata a seguito del costante stare vestiti, ha l’esigenza fisica e psicologica di restare nudo il più possibile, in casa come fuori casa, in vacanza come nella vita quotidiana, nel tempo libero come al lavoro.

I nudessili!


RomanticaQualche giorno addietro sono incappato nell’avviso pubblicitario di un documentario che si propone di raccontare la vita in un villaggio nudista, nella pagina c’erano due promo, nemmeno tanto corti, nei quali le persone o erano vestite o erano visibili solo per la metà superiore (immerse in piscina o nascoste dietro a tavoli, banconi o altro) facendo pensare non ad una struttura nudista ma, al massimo, a un villaggio dove era tollerato il topless.

Qualche anno addietro stavo organizzando le ferie per me e mia moglie e si voleva andare in un villaggio nudista. L’idea era quella di andare dove si potesse con assoluta certezza vivere un’esperienza nudista completa e totalizzante, cioè dove si potesse stare nudi ventiquattr’ore al giorno. Come trovarla una siffatta struttura? Beh, facile: giretto su Internet e ci guardiamo i siti dei vari villaggi, nella speranza di trovare adeguate indicazioni in merito, di poter visionare fotografie che potessero dare tale garanzia. Pia illusione: in tutti i siti in cui andavamo la possibilità di stare nudi ovunque non veniva menzionata, al contrario molti davano precisa indicazione sulla presenza di aree con l’obbligo di stare vestiti e, attraverso immagini e video, lasciavano anche intendere che in alcuni momenti della giornata la nudità non fosse ammessa.

Da diversi anni seguo diversi siti nudisti di ogni nazionalità del mondo, in essi la percentuale della nudità è spesso nell’insieme assai minore delle immagini di persone vestite, di più, ci sono situazioni in cui sempre e solo si vedono persone vestite, ad esempio al ristorante, alla sera, durante le danze o le attività non propriamente da spiaggia e piscina.

Ultimamente capita di percepire voci che riportano di strutture nudiste dove il nudo lascia sempre più posto al vestito e non per motivazioni comprensibili, ad esempio un’estate particolarmente fredda (invero l’unica motivazione accettabile), ma solo perché si chiede sempre meno il rispetto della nudità e si tollera sempre più l’atteggiamento tessile.

Si sta per caso formando una nuova comunità, quella dei nudessili? Nudisti tessili, nudisti che stanno nudi solo in pochi momenti della giornata e della vita, nudisti che la nudità la ritengono utile e praticabile solo in alcune limitate situazioni?

Non vogliamo, ovviamente, mettere in discussione la libertà di ognuno di fare e stare come più gli aggrada, è che i fatti sopra riportati fanno pensare oltre ad essere scientemente e ineluttabilmente dannosi all’immagine e alla diffusione del nudismo:

1)      le immagini pesano assai più delle parole (intese anche come scritte), se si producono documentari, brochure, siti in cui si parla di nudismo ma si mostrano solo o in maggioranza persone vestite, chi legge intanto penserà che la nudità venga intesa come indecente dagli stessi nudisti, poi sarà più che altro indotto a ritenere che nelle strutture nudiste sia lecito stare vestiti;

2)      gli obblighi tendono a pesare più delle possibilità, se nell’ambito di una struttura nudista vengono definiti dei luoghi dove si PUÒ stare nudi (il che vuol dire che si può anche stare vestiti) e altri dove si DEVE stare vestiti (il che vuol dire che non si può stare nudi), è percentualmente inevitabile che nel tempo i vestiti finiscano col sopravanzare il nudo.

Sussiste poi un’altra ragione per evidenziare i fatti visti e mettere in discussione l’accettazione degli stessi: se una persona in certe situazioni (ad esempio la nudità a pranzo, a una festa danzante o alla sera) manifesta sempre e metodicamente un atteggiamento che non applica invece in situazioni diverse ma comunque similari (ad esempio la nudità riposando dopo il pranzo, in spiaggia o durante il giorno), vuol dire che quella persona soffre, nel contesto di quella data condizione o situazione, di un disagio; libera quella persona di manifestare e di tenersi tale disagio, ciò non toglie che chi si occupa di marketing, di attivazione sociale, di associazionismo, di gestione dei luoghi in cui alcune persone manifestano una preferenza contradditoria, se vuole preservare la struttura o l’attività che gestisce, debba chiedersi il perché alcuni manifestino tali atteggiamenti contradditori, fare le dovute analisi, arrivare alle necessarie conclusioni e prendere le necessarie azioni correttive. Non è impedire ad altri di manifestare i propri desideri, non è togliere ad altri la loro libertà, è solo fare il proprio mestiere e dovere.

Accettare che ci possano essere persone ancora a disagio con la nudità propria o altrui è certamente doveroso, è altrettanto doveroso, però, chiedersi come possano esserci persone che preferiscono stare vestite anche se circondate solo da persone nude, forse proprio perché quel solo non è un vero solo?

Accettare che ognuno possa stare vestito o nudo è sicuramente la strada maestra, ma non è accettabile che, anche in strutture nudiste, chi preferisce stare vestito possa arrivare a condizionare chi vuole stare nudo, come non va bene che delle strutture dichiaratamente nudiste debbano impedire la nudità totale (cioè la possibilità di stare nudi ovunque e sempre) e accettare l’espandersi del tessilismo al loro interno.

Nudessili? Ok, nessun problema, a patto che non diventino un’ulteriore forma di negazione del nudismo, un ulteriore ostacolo alla sua più pura applicazione. Certo è che in ragione di una futura migliore accettazione del nudo e di una più larga diffusone del nudismo, sarebbe più promettente notare un graduale aumento dei tessudisti: tessili che in certe occasioni, ad esempio in presenza di altre persone nude, si mettono nudi pure loro!

Da subito nelle strutture nudiste, pian piano anche nella società in genere, è necessario invertire le regole: invece di zone dove si può stare nudi e zone dove si deve stare vestiti, ci vogliono zone dove si deve stare nudi e altre dove si può stare vestiti.

Da subito nella documentazione nudista è necessario dare più ampio spazio alle immagini di nudo, senza mascheramenti, senza tentennamenti, senza pudori, senza artificiosi stratagemmi censuratori, come ad esempio la mano (o qualche oggetto) che “casualmente” e innaturalmente si posiziona proprio davanti ai genitali.

Non è colpa dei tessili se il nudo invece di avanzare regredisce, è colpa degli atteggiamenti dei nudisti stessi, remissioni e paure che motivano i tessili a restare tessili, di più a fare i tessili anche dove la nudità è di casa, anzi a popolare e colonizzare anche i luoghi e le strutture nudiste.

Tessudisti, fatevi avanti :))

Il Garda vuole perdere una grande opportunità di sviluppo? Pare proprio di si!


Baia delle Sirene

Baia delle Sirene

E’ notizia recentissima l’approvazione in Regione Veneto della legge regionale per il riconoscimento e la valorizzazione del turismo naturista. Ancora non è dato di poterla visionare nella sua forma finale per cui non ci è possibile parlare direttamente della legge, non possiamo però esimerci dal commentare le dichiarazioni che ne sono scaturite, a partire dalla presa di posizione di chi, in Regione, ha tentato di impedirne l’approvazione.

Facendo riferimento all’articolo de L’Arena pubblicato in data 31 gennaio 2014 “Spiagge per nudisti, un sì solo sulla carta”, andiamo a vedere e commentare una per una le dichiarazioni rilasciate.

Stefano Valgamberi, in Regione: “un’ulteriore banalizzazione del corpo umano, che contribuisce a degenerare gli usi e i costumi di una popolazione che sta vivendo da decenni un progressivo decadimento di valori”. Evidentemente non conosce  ciò di cui sta parlando: il nudismo, per sua natura, togliendo al corpo l’oggettivazione, rimettendo al primo posto degli scambi interpersonali la persona, scavalcando e annullando i vari stereotipi del pudore e del consumismo, eleva il corpo umano ridonandogli la sua dignità originale. Queste sono evidenze oggettive facilmente rilevabili: basta partecipare a un raduno di nudisti! Ce ne sono giusto diversi già programmati: il 14 e 15 giugno prossimi lo strepitoso Raduno Nazionale de iNudisti che lo scorso anno ha visto, sui due giorni, la presenza di più di 400 persone (vedi i video relativi); oppure i tanti eventi del programma “Orgogliosamente Nudi 2014” organizzato da “Mondo Nudo”.

Davide Bendinelli, consigliere regionale gardesano, facendo riferimento alla spiaggia nudista del Brancolino nel territorio di Torri del Benaco: “recentemente è un po’ degenerata come tipo di frequentazioni”. Non ho mai frequentato la zona a cui si fa riferimento per cui non posso esprimere pareri specifici, l’esperienza di tante altre zone, però, mi permette di affermare che se degenerazione c’è stata di certo non è per colpa dei nudisti, la cui filosofia non ammette esibizionismi di nessun genere. Nei luoghi dove Consigli Comunali e Forze dell’Ordine, invece di rispondere “ve la siete cercata” o, peggio, fermare e multare gli stessi nudisti che segnalano eventuali casi di esibizionismo, supportano adeguatamente dette segnalazioni non si rilevano degenerazioni di alcun genere o vengono facilmente contenute: con un poco di collaborazione reciproca (e i nudisti sono prontissimi a darla) svanirebbero.

Giorgio Passionelli, sindaco di Torri, in riferimento sempre alla spiaggia di cui sopra: “Abbiamo fatto diverse ordinanze contro l’uso di quella spiaggia da parte di nudisti e sono state emesse sanzioni.”. Ordinanze di fatto illogiche (vietando il nudismo non si risolve il problema dei guardoni e degli esibizionisti che sono un prodotto dei tabù creati dalla società tessile, il nudismo caso mai risolve il problema) e incostituzionali (art 3 della Costituzione Italiana: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana). “Personalmente non sono per nulla d’accordo”. Libero di esserlo ma un Sindaco non può e non deve veicolare il proprio atteggiamento amministrativo sulla base delle sue personali convinzioni, suo preciso dovere è quello di amministrare la cosa pubblica in funzione della Costituzione Italiana e della legge, facendo in modo che tutti possano attuare i propri diritti costituzionali e naturali, salvo che questo non danneggi materialmente gli altri. Il nudismo, lungi dal danneggiare qualcuno (provocare fastidio a chi è condizionato dai tabù sociali non è un danneggiamento materiale), apporta solo vantaggi sociali e personali, tra i quali la Body Acceptance di cui oggi tanto si parla; il nudismo, se applicato in modo metodico e generalizzato, eliminerebbe dal tessuto sociale ogni forma di violenza sessuale, ogni problema di anoressia e bulimia., molte delle problematiche dei rapporti sociali e interpersonali.

Rinaldo Sartori, sindaco di Brenzone: «Con i problemi che abbiamo, dobbiamo risolvere anche quelli dei naturisti?”. Certo che sì, primo perché i naturisti sono cittadini Italiani, Veneti e Gardesani come tutti gli altri, secondo perché rispetto ad altri problemi quello del nudismo non è un vero problema (lo è solo per chi lo vuole vedere come tale), terzo perchè bastano pochi minuti per risolverlo (il tempo per dirsi “ok sul nostro territorio ognuno è libero di mettersi nudo”), infine perché caso mai il nudismo, come poco sopra illustrato, i problemi li risolve agli altri. “Io sono mentalmente aperto” il solito colpo al cerchio e alla botte? Se uno è mentalmente aperto lo è e stop, non fa ulteriori considerazioni che dicono l’esatto opposto. “Ma vedo delle difficoltà. Il nostro turismo è costituito principalmente da famiglie, le cui esigenze sono difficilmente conciliabili con quelle dei nudisti». Ecco di nuovo il non conoscere quello di cui si vuole parlare, atteggiamento che per un Sindaco è assolutamente inconcepibile: non ci sono statistiche precise, ma si può affermare che almeno il 25% dei nudisti italiani è costituito da famiglie, famiglie che si vedono costrette ad andare all’estero per avere la certezza di non essere infastidite dalle forze dell’ordine; senza considerare le ancor più numerose famiglie francesi, spagnole, tedesche, olandesi che potrebbero venire in Italia ma non lo fanno. Se poi consideriamo che il turismo del Garda è oggi quasi esclusivamente composto da tedeschi e olandesi, paesi dove la nudità è una normalità sociale, ecco che ci si rende conto di come sia invece non solo possibile ma anche doveroso supportare la pratica del nudismo sul Lago di Garda.

Ivan De Beni, primo cittadino di Bardolino: “è una decisione che va ponderata, per mettere d’accordo esigenze diverse” Ottimo ma .. aspetta, e ti pareva! “A Bardolino le spiagge si trovano a ridosso delle strutture ricettive, mentre servirebbero aree riservate per evitare il disturbo reciproco». E perché mai? Tutte le spiagge nudiste italiane e straniere vengono regolarmente percorse, per non dire invase, dai non nudisti, chiara dimostrazione che a chi non è nudista non provoca nessun fastidio la presenza di nudisti (per inciso questo è stato dimostrato anche da vari sondaggi fatti fuori dai contesti nudisti).

Antonio Pasotti, sindaco di Garda: “Non sono contrario” Eeee vaiiii, eh no! “ma bisognerebbe chiudere un tratto di spiaggia e destinarlo ai naturisti. E nel mio comune non si può. La trovo una proposta difficilmente realizzabile». Conosco abbastanza bene la zona visto che ci vado ogni tanto a pescare e c’è un lungo tratto della spiaggia che dalla cittadina si stende verso Punta San Vigilio dove ben poche sono le persone che stazionano, per giunta in tale tratto di spiaggia da almeno trent’anni esiste già una porzione usata dai nudisti, infine: non servono spiagge dedicate, la stragrande maggioranza degli italiani è favorevole alla condividere gli spazi con i nudisti, di più, una buona fetta di questa maggioranza ha dichiarato che diventerebbe nudista qualora fosse sicura di non aver problemi giuridici. Purtroppo (facciamo riferimento alla bozza delle legge regionale, ma viste le parole dei Sindaci è chiaro che la versione finale in questo non è cambiata), ignorando la realtà dei fatti, pensando solo al turismo e non all’aspetto ben più rilevante e importante del “nudismo come scelta di vita”, escludendo la forte espansione dell’escursionismo nudista e, dulcis in fundo, contrastando la legge italiana che, materialmente, non vieta il nudismo (è solo convenzione sociale che il nudo sia offesa al pubblico pudore, convenzione ormai superata e annullata dalle tantissime sentenze a favore dei nudisti), si è fatto il gravissimo errore di vincolare legislativamente la possibilità di stare nudi all’individuazione di aree isolate e delimitate, ora anche un consiglio comunale lungimirante, un consiglio che volesse adottare la più corretta e funzionale formulazione “Clothing Optional” (vestiti facoltativi) si verrebbe a trovare in forte difficoltà, sic!

Una parte dello spiaggione di Garda

Una parte dello spiaggione di Garda

Articoli utili correlati

Nudismo: serve proprio una legge?

Ipotesi di scenario alla Rocca di Manerba, ma non solo

Opportunità per il Garda (e per l’Italia)

Vacanze sul Garda

Una giornata in spiaggia

Il turbamento

Il medioevo è ancora qui

Proposta di legge in Ragione Sicilia

Abruzzo, è legge: “Valorizzazione del turismo naturista”

Storia e filosofia dell’Alpinismo: Evoluzione socio-culturale dell’alpinismo


Un altro dei miei vecchi lavori in ambito alpinistico, purtroppo rimasto incompiuto (la parte finale è solo impostata nei temi rilevanti)!


Chiave di lettura

Lo zainoTre possono essere gli obiettivi d’una analisi storica: la conoscenza dei fatti, la comprensione degli avvenimenti o ambedue.

Tralasciando l’ultima possibilità, che può intendersi come la somma delle altre due, ci è possibile riconoscere due diversi atteggiamenti di studio: il nozionismo e l’analisi.

Il nozionismo contempla, nella sua forma più esasperata, la sola memorizzazione d’un elenco di date, nomi e avvenimenti, alla quale si aggiunge, nelle forme meno esasperate, l’attenzione per la concatenazione formale dei singoli fatti; sempre, comunque, vengono completamente ignorate le diverse implicazioni sociali, culturali ed economiche: si osserva l’alpinista ignorando l’uomo.

L’analisi, al contrario, trascura la singolarità dei fatti per occuparsi in modo più ampio e approfondito delle genericità delle correnti ideologico-culturali, evidenziando, nel nostro specifico caso, il rapporto esistente fra evoluzione dell’alpinismo ed evoluzione dell’uomo.

Risulta evidente la complessità e l’impegno d’un lavoro di tipo analitico, ma la coinvolgente dinamicità dello studio, nonché la sua utilità pratica compensano ampiamente la fatica e la dedizione profuse molto più di quanto la semplicità e sinteticità del nozionismo possano compensarne l’accademismo e la noia.

Strutturazione dell’analisi

Non possiamo addentrarci in un lavoro analitico senza una precisa idea strutturale, senza, cioè, aver individuato la catena degli eventi fondamentali ai quali far riferimento, catena che possiamo così schematizzare:

  • 1° periodo  dall’apparizione dell’uomo al XVIII secolo – nascita ed evoluzione del rapporto uomo-montagna;
  • 2° periodo  XVIII secolo e prima metà del XIX – formazione ed evoluzione delle motivazioni socio-culturali che portarono alla nascita dell’alpinismo;
  • 3° periodo  seconda metà del XIX secolo – nascita dell’alpinismo;
  • 4° periodo  XX secolo – evoluzione tecnico concettuale dell’alpinismo.

Nascita ed evoluzione del rapporto tra l’uomo e la montagna

Preistoria

Sfruttamento per esigenze di sopravvivenza

Vari ritrovamenti archeologici dimostrano che già nella preistoria l’uomo s’inoltrò fra le montagne, costruendovi villaggi e dedicandosi allo sfruttamento delle risorse naturali. Ancora non è stato possibile stabilire con assoluta certezza (e, forse, mai si potrà farlo) quale fosse il rapporto che intercorreva tra i nostri lontani progenitori e la montagna, possiamo soltanto intuirlo sulla base di quanto si è potuto rilevare nelle popolazioni indigene che, negli ultimi secoli, ancora vivevano allo stato primitivo, osservazioni che ci autorizzano a pensare ad un rapporto fortemente condizionato dalla paura, una sorta di timorosa venerazione, se non addirittura una vera e propria adorazione idolatria: la montagna come un dio possente e misericordioso da temere, rispettare e servire in cambio dei suoi favori e in pena dei suoi furori.

D’altra parte, come poteva diversamente apparire all’uomo della preistoria questo misterioso mondo popolato da belve feroci, ma che allo stesso tempo gli offriva incomparabili doni quali le grotte dove rifugiarsi o la selvaggina con cui nutrirsi?

Idolatria

Così, per migliaia e migliaia di anni, la montagna non solo condiziona, ma determina il regime di vita delle popolazioni che abitano nelle sue non necessariamente immediate vicinanze.

Con l’affievolirsi dei fenomeni di assestamento geologico, il dio montagna sembra placarsi e perdere parte della sua potenza, l’uomo, presumibilmente, ne approfitta per incrementare la propria attività di sfruttamento delle risorse naturali, acquistando man mano la posizione del padrone, del dominatore. A questo punto non è più pensabile che l’uomo possa essere sottomesso ad una figura totalmente dissimile dalla propria e, abbandonate le forme di venerazione idolatria, crea uno o più dei a propria somiglianza, dando origine al deismo.

Paganesimo

Sacralità (dimora degli dei)

0461Con l’avvento delle religioni deistiche si assiste ad un primo sostanziale mutamento nel rapporto tra l’uomo e la montagna, non più o non solo salita per ottemperare alle necessità di sopravvivenza, ma anche per esigenze meno impellenti, quali la costruzione dei templi o la celebrazione di riti religiosi, ad esempio le orge in onore del dio Dionisio che le Baccanti tenevano sulla cima del Parnaso, monte della Grecia sovrastante l’antica città di Delfo.

Certamente è ancora presto per parlare di alpinismo, ma è comunque un primo passo verso il tipo di rapporto che ne è alla base: la montagna non è più un dio ma soltanto un oggetto temporale che, per la sua posizione dominante e vicina al cielo, può anche, ma non necessariamente, assumere il ruolo di altare e, talvolta, di dimorategli dei (vedi l’Olimpo, dove, secondo gli antichi Greci, viveva Zeus).

Lotte imperiali

Militarizzazione

Parallelamente alla dimensione religiosa, il succedersi di violente guerre d’espansione imperiale porta la diffondersi di un utilizzo militare delle montagne, vuoi per proteggersi dagli assalti degli eserciti nemici, che per aggirare le linee di difesa dell’avversario, ma anche come luogo d’osservazione; l’esempio forse più grandioso è dato dall’impresa di Annibale che, nel 218 A.C. fece attraversare al suo esercito, comprendente anche un discreto numero di elefanti, l’arco alpino.

Il tutto contribuisce, chiaramente, ad un ulteriore avvicinamento dell’uomo alla montagna, ma siamo ancora nel campo di un rapporto forzato e la montagna è solo un mezzo e non il fine.

Cristianesimo

Misticismo (Altare)

Durante il periodo di massima espansione dell’impero romano, la pax romana consente una libera circolazione nell’intero areale mediterraneo e, conseguentemente, vi è una trasfusione di religioni dall’oriente all’occidente, fra le quali si trova anche il Cristianesimo.

Inizialmente il culto di Cristo viene osteggiato dalla classe romana dominante, che vede nelle regole evangeliche un tarlo per i poteri e i vantaggi acquisiti; anche la gente comune, la plebe, non apprezza anzi teme questa ideologia ed emargina i suoi cultori, come possiamo ben capire leggendo i commenti di Tacito sulle persecuzioni ordinate da Nerone.

Nel frattempo la necessità di una fede mistica che non si limiti a dare dei concetti ma dia una ragione alla vita e alla morte e la profonda impressione suscitata nei pagani dalla tranquillità con cui i Cristiani affrontano ogni genere di supplizio, portano ad un lento ma continuo diffondersi di questo nuovo culto.

Presto anche la più tenace resistenza dei ricchi e dei potenti s’incrina e nel 313 d.C. con l’Editto di Milano, Costantino concede ai Cristiani la piena libertà di culto.

Con questa data inizia una nuova era, non solo per la storia socio-culturale dell’Europa, ma anche per il rapporto uomo-montagna, che con il diffondersi del Cristianesimo trova nuovi spunti per modificarsi.

Medioevo (1000 – 1700)

Demonizzazione

Purtroppo, la Chiesa Cattolica nei secoli a seguire, acquisita una posizione dominante, si dimostra più interessata al mantenimento e al potenziamento del proprio potere temporale che alla professione della verità, e per perseguire tali obiettivi inventa e diffonde parabole intimidatorie che esasperando le figure demoniache creano nell’animo della gente un profondo timore dell’ignoto, del sovrannaturale, di tutto ciò che la ragione umana non riesce a comprendere e spiegare.

Di fatti incomprensibili la montagna ne è ricca ed è così che il timore si combina con la fantasia creando dicerie tutt’altro che accattivanti: demoni, streghe, serpenti e draghi sono tra i principali interpreti di tali racconti e il risultato è facilmente intuibile, specie dopo che il Concilio Ecumenico di Trento esilia fra i monti demoni e streghe del paese.

Motivazioni socio-culturali che determinano la nascita dell’alpinismo

Illuminismo (seconda metà del 1700)

Conoscenza scientifica

Le legende alpine continuano per molto tempo a spaventare la gente, tenendola a rispettosa distanza dalla montagna, ma col nascere dell’ideale illuministico diventano fonte d’interesse e, contrariamente a prima, contribuiscono ad alimentare il movimento di studio ed esplorazione dell’alpe.

Infatti l’Illuminismo si prefiggeva di portare la luce della ragione nelle tenebre del passato e, rifiutando a priori ogni fattore mistico, riteneva di poter spiegare qualsiasi avvenimento che i sensi umani possono percepire.

Ecco che questi draghi sputafuoco, questi enormi serpenti, questi demoni diventano un argomento di studio, insieme a tutti gli altri aspetti della natura alpina e non.

Presa di contatto

Fra gli scienziati interessati all’alta montagna c’è un professore di filosofia e scienze naturali, il ginevrino Horace Benedict de Saussure, attratto in particolar modo dal Monte Bianco, già ritenuto la più alta cima delle Alpi. In questa scelta è probabile che entri in gioco anche un fattore puramente emotivo, il fascino suscitato da una montagna tanto alta e imponente, ma lo scopo principale del De Saussure è quello di portarsi il più in alto possibile per eseguire una serie di esperimenti sulla rarefazione dell’ossigeno, sulla temperatura dell’aria eccetera. A tal fine, però, si deve trovare un adeguato itinerario di salita, pertanto nel 1760 offre un premio in denaro a colui o a coloro che per primi tracceranno la via alla vetta del Monte Bianco. Ne scaturisce una competizione tra i montanari di Chamonix che, a più riprese, tentano l’ascensione, superando ostacoli davvero considerevoli per l’equipaggiamento e la conoscenza di cui dispongono; l’8 agosto 1786 alle ore 18, dopo un bivacco a quota 2329, Jacques Balmat e Cristofe Paccard raggiungono la vetta del Monte Bianco.

Annullamento delle leggende e superamento delle paure

Portamento dello zainoTecnicamente nasce l’alpinismo ma ne manca ancora il concetto morale, l’unica giustificazione per i rischi corsi sono i soldi o l’interesse scientifico: quando Paccard e Balmat raggiungono la vetta del Monte Bianco i giornali riportano la notizia che un uomo è riuscito a portare un barometro sulla cima del Monte Bianco; in seguito il De Saussure stesso scrive <<il mio scopo era soltanto quello di raggiungere il punto più elevato; era necessario soprattutto condurre a termine lassù quelle osservazioni e quelle esperienze che, sole, avrebbero giustificato il viaggio>>.

Tali salite, peraltro, portano all’annullamento delle leggende e al superamento delle paure nei confronti della montagna, come conseguenza si moltiplicano le persone coinvolte in questo nuovo tipo di attività, vuoi in qualità di guide che in qualità di scienziati.

Parallelamente è opportuno rilevare che il fascino della montagna non lascia indifferenti questi primi suoi esploratori, lo stesso De Saussure, durante un bivacco al Colle del Gigante, scrive: <<Queste cime hanno voluto cercare di lasciare in noi un senso di rimpianto; abbiamo avuto una sera semplicemente stupenda: tutte le vette che ci circondano e la neve che le separa erano colorate delle più belle sfumature del rosa e del porpora, l’orizzonte verso l’Italia era limitato da una enorme cintura rossa dalla quale la luna piena è sorta con la maestà di una regina. Queste nevi e queste rocce, che danno un riflesso insostenibile alla luce del sole, rappresentano uno spettacolo stupefacente e delizioso al dolce chiarore della luna. Che meraviglioso contrasto fra le rocce scure e di forma precisa ed ardita ed il candore lucido della neve! L’anima si eleva, l’orizzonte dello spirito sembra allargarsi, e, in mezzo a questo maestoso silenzio, sembra di sentire la voce della Natura, di diventare i confidenti dei suoi riposti segreti>>.

Preromanticismo

Rifiuto e abbandono del razionalismo estremo

Sull’orma del De Saussure, che scrive la Relation Abregee, altri scrivono sulla montagna: nasce la letteratura alpina ed uno dei suoi principali interpreti è Ramond de Carbonnieres, avvocato e scrittore.

Romanticismo (prima metà del 1800)

Ricerca dell’intimo colloquio con la natura

Con l’inizio del XIX secolo si diffonde in Europa una nuova corrente ideologica, il Romanticismo; la riscoperta del sentimento, l’esaltazione dell’intimo colloquio con la natura portano a guardare la montagna sotto il solo aspetto emotivo, dimenticando a valle gli strumenti della scienza.

Nascono a questo punto anche il concetto alpinistico e lo sport dell’alpinismo, una forma di svago in cui la montagna non è un mezzo ma un fine.

Diffusione della pratica alpinistica

Durante il periodo romantico la montagna entra nei temi di molti poeti e scrittori, le cui toccanti descrizioni penetrano nell’animo della gente diffondendo l’interesse per il nuovo sport, sebbene via sia ancora chi non condivide tale visione della montagna: infatti ancora nel 1833 l’Inglis osserva <<per chi non è spinto da motivi scientifici, è pura follia affrontare le sofferenze e i pericoli di un’ascensione ben al di sopra della linea del gelo eterno>>

Modificazioni del concetto alpinistico ed evoluzione dell’alpinismo

Novità snob

Esplorazione delle montagne

Primi segni di evoluzione tecnologica

Nel 1869 Paul Grohmann sostituisce gli scarponi chiodati con le pedule.

Differenziazione dei livelli tecnico-concettuali

Ricerca di nuove mete (fine 1800)

Lotta con l’Alpe (inizio 1900)

Meredith: <<trasferite la vostra febbre nelle Alpi, voi che avete lo spirito ammalato; salite, torturate le vostre membra, lottate tra le vette, gustate il pericolo, il sudore, trovate il riposo… Volete sapere che cosa significa sperare e avere tutte le speranze a portata di mano? Affrontate le rocce là dove il pendio è tale che ogni passo dimostri quello che siete e quello che potete diventare.>>.

Guido Rey: <<Io credetti e credo la lotta coll’Alpi utile come il lavoro, nobile come un’arte, bella come una fede>>.

Alpinismo = conquista

Alpinismo = arrampicata

Mummery: <<il vero alpinista è l’uomo che tenta nuove ascensioni.>>

1905 Guido Rey: <<Incominciavo a provare dei formicolii alle spalle; gli è che toccava ai muscoli superiori il lavoro più faticoso; in simili salite non sono le gambe che sospingono la persona ma le braccia che la traggono in alto; le ginocchia hanno l’ufficio di pontelli che tengono il corpo discosto dalla rupe, mentre i piedi, inutile peso, ciondolano nel vuoto. Ma è una tecnica indescrivibile che muta ad ogni istante come suggerisce l’istinto. Nei cataletti si va su più per contatti e per aderenze che per trazione o per spinte; nella strettoia delle pareti il corpo si contorce e ondeggia, si rigonfia o si fa sottile, scatta o striscia come quello di un serpe; ma sul muro nudo e liscio, ove non sono più che brevi fasce e rare sporgenze, si procede radente il pendio, a passetti misurati, ponendo con cautela un piede davanti all’altro, tastando, accarezzando la rupe, avvicinandole il volto come se si volesse baciarla, mentre si è tentati di morsicarla coi denti; e si cerca di equilibrare la persona con lenti moti, con spostamenti lievissimi, ma per lo più ci si contenta di una stabilità molto relativa.>>

1910 Guido Rey: <<Piaz mi ammoniva come un novizio che non era buona scuola lo affidarsi alle mani, si sale con gli occhi, diceva; cerchi con calma, e troverà ovunque ove appoggiare il piede>>.

Nel 1900 gli arrampicatori usano pedule con tomaia in pelle o in tela e la suola in feltro pressato.

Grivel costruisce i primi ramponi a 10 punte.

Nel 1909 il tedesco Fiechtl inventa il chiodo forgiato.

Nel 1912 Dulfer introduce l’uso del moschettone.

Nel 1924 viene utilizzato il primo chiodo da ghiaccio.

Nel 1929 i fratelli Grivel realizzano i ramponi a 12 punte.

Contrasti ideologici

Mummery al Dente del Gigante: <<Assolutamente inaccessibile con mezzi leali>>

1912, Regole di Preuss: <<1 – Non bisogna soltanto essere all’altezza delle difficoltà che si affrontano, ma nettamente superiori ad esse; 2 – le difficoltà che un alpinista può superare in discesa, senza l’uso della corda e con tranquillità d’animo, devono costituire il limite massimo delle difficoltà che affronterà in salita; 3 – l’uso dei mezzi artificiali è giustificato solo in caso di pericolo; 4 – il principio della sicurezza prevale, non però l’assicurazione forzatamente ottenuta con mezzi artificiali, in condizioni d’evidente pericolo, ma quella sicurezza preventiva che ogni alpinista deve basare sull’esatta valutazione delle proprie forze; 5 – il chiodo da roccia è una riserva per casi di necessità e non deve costituire il fondamento di una tecnica speciale.

Piaz: <<Secondo me il voler elevare a principio sovrano la soluzione di ogni problema, escludendo nel modo più assoluto l’impiego dei mezzi tecnici, dal puntoi di vista umano è barbaramente assurdo e ritengo che si tale per tutti coloro che nell’arrampicata non scorgono solo un’attività sportiva diretta arbitrariamente da norme inamovibili che tarpano le ali ad ogni individualità ed abbassano l’individuo alla parte di una macchina meschina, con l’obbligo di comportarsi come la recluta al comando di un caporale. Sfidare la morte per la purezza dello stile! Ciò francamente mi sembra più mostruoso che enorme. Non mi pare di enunciare una grande scoperta dicendo che il condurre a termine una scalata con la massima riduzione del pericolo sia un principio più saggio e soprattutto più umano.>>.

L’estetismo (1950 – 1960)

Ricerca della linea a goccia d’acqua

Espansione della progressione artificiale

Il purismo (1975)

Influssi anglosassoni e americani

Il nuovo mattino

Il rispetto (1990)

Ecologia

Nuove dimensioni dell’Alpinismo


MOUNTAIN SOUND

LA' DOVE VIVONO GLI ANIMALI

nude races

Copyright Enterprise Media LLC 2010-2017

Fools Journal

Magazine di cultura: letteratura, fotografia, arte, moda, queer life, eventi, musica, cinema, attualità

Aurora Gray Writer

Writer, dreamer, voracious reader and electric soul.

Gabriele Prandini

Informatico e Amministratore

Clothing Optional Trips

We share where we bare. Enjoy your trip.

silvia.del.vesco

graphic designer, photographer and fashion stylist

mammachestorie

Ciao, mi chiamo Filippo, ho 6 mesi e faccio il blogger

GUIDAXG

La guida agli eventi per giovani menti

Matteo Giardini

… un palcoscenico alla letteratura! ...

Cristina Merlo

Counselor e Ipnotista

PRO LOCO VALLIO TERME

Promuoviamo il turismo a Vallio Terme eventi - sport - cultura - enogastronomia

I camosci bianchi

Blog di discussione sulla montagna, escursionismo, cultura e tradizioni alpine

Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

The Naturist Page

Promoting social non-sexual Naturism & nudism

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: