Storia e filosofia dell’Alpinismo: Evoluzione socio-culturale dell’alpinismo


Un altro dei miei vecchi lavori in ambito alpinistico, purtroppo rimasto incompiuto (la parte finale è solo impostata nei temi rilevanti)!


Chiave di lettura

Lo zainoTre possono essere gli obiettivi d’una analisi storica: la conoscenza dei fatti, la comprensione degli avvenimenti o ambedue.

Tralasciando l’ultima possibilità, che può intendersi come la somma delle altre due, ci è possibile riconoscere due diversi atteggiamenti di studio: il nozionismo e l’analisi.

Il nozionismo contempla, nella sua forma più esasperata, la sola memorizzazione d’un elenco di date, nomi e avvenimenti, alla quale si aggiunge, nelle forme meno esasperate, l’attenzione per la concatenazione formale dei singoli fatti; sempre, comunque, vengono completamente ignorate le diverse implicazioni sociali, culturali ed economiche: si osserva l’alpinista ignorando l’uomo.

L’analisi, al contrario, trascura la singolarità dei fatti per occuparsi in modo più ampio e approfondito delle genericità delle correnti ideologico-culturali, evidenziando, nel nostro specifico caso, il rapporto esistente fra evoluzione dell’alpinismo ed evoluzione dell’uomo.

Risulta evidente la complessità e l’impegno d’un lavoro di tipo analitico, ma la coinvolgente dinamicità dello studio, nonché la sua utilità pratica compensano ampiamente la fatica e la dedizione profuse molto più di quanto la semplicità e sinteticità del nozionismo possano compensarne l’accademismo e la noia.

Strutturazione dell’analisi

Non possiamo addentrarci in un lavoro analitico senza una precisa idea strutturale, senza, cioè, aver individuato la catena degli eventi fondamentali ai quali far riferimento, catena che possiamo così schematizzare:

  • 1° periodo  dall’apparizione dell’uomo al XVIII secolo – nascita ed evoluzione del rapporto uomo-montagna;
  • 2° periodo  XVIII secolo e prima metà del XIX – formazione ed evoluzione delle motivazioni socio-culturali che portarono alla nascita dell’alpinismo;
  • 3° periodo  seconda metà del XIX secolo – nascita dell’alpinismo;
  • 4° periodo  XX secolo – evoluzione tecnico concettuale dell’alpinismo.

Nascita ed evoluzione del rapporto tra l’uomo e la montagna

Preistoria

Sfruttamento per esigenze di sopravvivenza

Vari ritrovamenti archeologici dimostrano che già nella preistoria l’uomo s’inoltrò fra le montagne, costruendovi villaggi e dedicandosi allo sfruttamento delle risorse naturali. Ancora non è stato possibile stabilire con assoluta certezza (e, forse, mai si potrà farlo) quale fosse il rapporto che intercorreva tra i nostri lontani progenitori e la montagna, possiamo soltanto intuirlo sulla base di quanto si è potuto rilevare nelle popolazioni indigene che, negli ultimi secoli, ancora vivevano allo stato primitivo, osservazioni che ci autorizzano a pensare ad un rapporto fortemente condizionato dalla paura, una sorta di timorosa venerazione, se non addirittura una vera e propria adorazione idolatria: la montagna come un dio possente e misericordioso da temere, rispettare e servire in cambio dei suoi favori e in pena dei suoi furori.

D’altra parte, come poteva diversamente apparire all’uomo della preistoria questo misterioso mondo popolato da belve feroci, ma che allo stesso tempo gli offriva incomparabili doni quali le grotte dove rifugiarsi o la selvaggina con cui nutrirsi?

Idolatria

Così, per migliaia e migliaia di anni, la montagna non solo condiziona, ma determina il regime di vita delle popolazioni che abitano nelle sue non necessariamente immediate vicinanze.

Con l’affievolirsi dei fenomeni di assestamento geologico, il dio montagna sembra placarsi e perdere parte della sua potenza, l’uomo, presumibilmente, ne approfitta per incrementare la propria attività di sfruttamento delle risorse naturali, acquistando man mano la posizione del padrone, del dominatore. A questo punto non è più pensabile che l’uomo possa essere sottomesso ad una figura totalmente dissimile dalla propria e, abbandonate le forme di venerazione idolatria, crea uno o più dei a propria somiglianza, dando origine al deismo.

Paganesimo

Sacralità (dimora degli dei)

0461Con l’avvento delle religioni deistiche si assiste ad un primo sostanziale mutamento nel rapporto tra l’uomo e la montagna, non più o non solo salita per ottemperare alle necessità di sopravvivenza, ma anche per esigenze meno impellenti, quali la costruzione dei templi o la celebrazione di riti religiosi, ad esempio le orge in onore del dio Dionisio che le Baccanti tenevano sulla cima del Parnaso, monte della Grecia sovrastante l’antica città di Delfo.

Certamente è ancora presto per parlare di alpinismo, ma è comunque un primo passo verso il tipo di rapporto che ne è alla base: la montagna non è più un dio ma soltanto un oggetto temporale che, per la sua posizione dominante e vicina al cielo, può anche, ma non necessariamente, assumere il ruolo di altare e, talvolta, di dimorategli dei (vedi l’Olimpo, dove, secondo gli antichi Greci, viveva Zeus).

Lotte imperiali

Militarizzazione

Parallelamente alla dimensione religiosa, il succedersi di violente guerre d’espansione imperiale porta la diffondersi di un utilizzo militare delle montagne, vuoi per proteggersi dagli assalti degli eserciti nemici, che per aggirare le linee di difesa dell’avversario, ma anche come luogo d’osservazione; l’esempio forse più grandioso è dato dall’impresa di Annibale che, nel 218 A.C. fece attraversare al suo esercito, comprendente anche un discreto numero di elefanti, l’arco alpino.

Il tutto contribuisce, chiaramente, ad un ulteriore avvicinamento dell’uomo alla montagna, ma siamo ancora nel campo di un rapporto forzato e la montagna è solo un mezzo e non il fine.

Cristianesimo

Misticismo (Altare)

Durante il periodo di massima espansione dell’impero romano, la pax romana consente una libera circolazione nell’intero areale mediterraneo e, conseguentemente, vi è una trasfusione di religioni dall’oriente all’occidente, fra le quali si trova anche il Cristianesimo.

Inizialmente il culto di Cristo viene osteggiato dalla classe romana dominante, che vede nelle regole evangeliche un tarlo per i poteri e i vantaggi acquisiti; anche la gente comune, la plebe, non apprezza anzi teme questa ideologia ed emargina i suoi cultori, come possiamo ben capire leggendo i commenti di Tacito sulle persecuzioni ordinate da Nerone.

Nel frattempo la necessità di una fede mistica che non si limiti a dare dei concetti ma dia una ragione alla vita e alla morte e la profonda impressione suscitata nei pagani dalla tranquillità con cui i Cristiani affrontano ogni genere di supplizio, portano ad un lento ma continuo diffondersi di questo nuovo culto.

Presto anche la più tenace resistenza dei ricchi e dei potenti s’incrina e nel 313 d.C. con l’Editto di Milano, Costantino concede ai Cristiani la piena libertà di culto.

Con questa data inizia una nuova era, non solo per la storia socio-culturale dell’Europa, ma anche per il rapporto uomo-montagna, che con il diffondersi del Cristianesimo trova nuovi spunti per modificarsi.

Medioevo (1000 – 1700)

Demonizzazione

Purtroppo, la Chiesa Cattolica nei secoli a seguire, acquisita una posizione dominante, si dimostra più interessata al mantenimento e al potenziamento del proprio potere temporale che alla professione della verità, e per perseguire tali obiettivi inventa e diffonde parabole intimidatorie che esasperando le figure demoniache creano nell’animo della gente un profondo timore dell’ignoto, del sovrannaturale, di tutto ciò che la ragione umana non riesce a comprendere e spiegare.

Di fatti incomprensibili la montagna ne è ricca ed è così che il timore si combina con la fantasia creando dicerie tutt’altro che accattivanti: demoni, streghe, serpenti e draghi sono tra i principali interpreti di tali racconti e il risultato è facilmente intuibile, specie dopo che il Concilio Ecumenico di Trento esilia fra i monti demoni e streghe del paese.

Motivazioni socio-culturali che determinano la nascita dell’alpinismo

Illuminismo (seconda metà del 1700)

Conoscenza scientifica

Le legende alpine continuano per molto tempo a spaventare la gente, tenendola a rispettosa distanza dalla montagna, ma col nascere dell’ideale illuministico diventano fonte d’interesse e, contrariamente a prima, contribuiscono ad alimentare il movimento di studio ed esplorazione dell’alpe.

Infatti l’Illuminismo si prefiggeva di portare la luce della ragione nelle tenebre del passato e, rifiutando a priori ogni fattore mistico, riteneva di poter spiegare qualsiasi avvenimento che i sensi umani possono percepire.

Ecco che questi draghi sputafuoco, questi enormi serpenti, questi demoni diventano un argomento di studio, insieme a tutti gli altri aspetti della natura alpina e non.

Presa di contatto

Fra gli scienziati interessati all’alta montagna c’è un professore di filosofia e scienze naturali, il ginevrino Horace Benedict de Saussure, attratto in particolar modo dal Monte Bianco, già ritenuto la più alta cima delle Alpi. In questa scelta è probabile che entri in gioco anche un fattore puramente emotivo, il fascino suscitato da una montagna tanto alta e imponente, ma lo scopo principale del De Saussure è quello di portarsi il più in alto possibile per eseguire una serie di esperimenti sulla rarefazione dell’ossigeno, sulla temperatura dell’aria eccetera. A tal fine, però, si deve trovare un adeguato itinerario di salita, pertanto nel 1760 offre un premio in denaro a colui o a coloro che per primi tracceranno la via alla vetta del Monte Bianco. Ne scaturisce una competizione tra i montanari di Chamonix che, a più riprese, tentano l’ascensione, superando ostacoli davvero considerevoli per l’equipaggiamento e la conoscenza di cui dispongono; l’8 agosto 1786 alle ore 18, dopo un bivacco a quota 2329, Jacques Balmat e Cristofe Paccard raggiungono la vetta del Monte Bianco.

Annullamento delle leggende e superamento delle paure

Portamento dello zainoTecnicamente nasce l’alpinismo ma ne manca ancora il concetto morale, l’unica giustificazione per i rischi corsi sono i soldi o l’interesse scientifico: quando Paccard e Balmat raggiungono la vetta del Monte Bianco i giornali riportano la notizia che un uomo è riuscito a portare un barometro sulla cima del Monte Bianco; in seguito il De Saussure stesso scrive <<il mio scopo era soltanto quello di raggiungere il punto più elevato; era necessario soprattutto condurre a termine lassù quelle osservazioni e quelle esperienze che, sole, avrebbero giustificato il viaggio>>.

Tali salite, peraltro, portano all’annullamento delle leggende e al superamento delle paure nei confronti della montagna, come conseguenza si moltiplicano le persone coinvolte in questo nuovo tipo di attività, vuoi in qualità di guide che in qualità di scienziati.

Parallelamente è opportuno rilevare che il fascino della montagna non lascia indifferenti questi primi suoi esploratori, lo stesso De Saussure, durante un bivacco al Colle del Gigante, scrive: <<Queste cime hanno voluto cercare di lasciare in noi un senso di rimpianto; abbiamo avuto una sera semplicemente stupenda: tutte le vette che ci circondano e la neve che le separa erano colorate delle più belle sfumature del rosa e del porpora, l’orizzonte verso l’Italia era limitato da una enorme cintura rossa dalla quale la luna piena è sorta con la maestà di una regina. Queste nevi e queste rocce, che danno un riflesso insostenibile alla luce del sole, rappresentano uno spettacolo stupefacente e delizioso al dolce chiarore della luna. Che meraviglioso contrasto fra le rocce scure e di forma precisa ed ardita ed il candore lucido della neve! L’anima si eleva, l’orizzonte dello spirito sembra allargarsi, e, in mezzo a questo maestoso silenzio, sembra di sentire la voce della Natura, di diventare i confidenti dei suoi riposti segreti>>.

Preromanticismo

Rifiuto e abbandono del razionalismo estremo

Sull’orma del De Saussure, che scrive la Relation Abregee, altri scrivono sulla montagna: nasce la letteratura alpina ed uno dei suoi principali interpreti è Ramond de Carbonnieres, avvocato e scrittore.

Romanticismo (prima metà del 1800)

Ricerca dell’intimo colloquio con la natura

Con l’inizio del XIX secolo si diffonde in Europa una nuova corrente ideologica, il Romanticismo; la riscoperta del sentimento, l’esaltazione dell’intimo colloquio con la natura portano a guardare la montagna sotto il solo aspetto emotivo, dimenticando a valle gli strumenti della scienza.

Nascono a questo punto anche il concetto alpinistico e lo sport dell’alpinismo, una forma di svago in cui la montagna non è un mezzo ma un fine.

Diffusione della pratica alpinistica

Durante il periodo romantico la montagna entra nei temi di molti poeti e scrittori, le cui toccanti descrizioni penetrano nell’animo della gente diffondendo l’interesse per il nuovo sport, sebbene via sia ancora chi non condivide tale visione della montagna: infatti ancora nel 1833 l’Inglis osserva <<per chi non è spinto da motivi scientifici, è pura follia affrontare le sofferenze e i pericoli di un’ascensione ben al di sopra della linea del gelo eterno>>

Modificazioni del concetto alpinistico ed evoluzione dell’alpinismo

Novità snob

Esplorazione delle montagne

Primi segni di evoluzione tecnologica

Nel 1869 Paul Grohmann sostituisce gli scarponi chiodati con le pedule.

Differenziazione dei livelli tecnico-concettuali

Ricerca di nuove mete (fine 1800)

Lotta con l’Alpe (inizio 1900)

Meredith: <<trasferite la vostra febbre nelle Alpi, voi che avete lo spirito ammalato; salite, torturate le vostre membra, lottate tra le vette, gustate il pericolo, il sudore, trovate il riposo… Volete sapere che cosa significa sperare e avere tutte le speranze a portata di mano? Affrontate le rocce là dove il pendio è tale che ogni passo dimostri quello che siete e quello che potete diventare.>>.

Guido Rey: <<Io credetti e credo la lotta coll’Alpi utile come il lavoro, nobile come un’arte, bella come una fede>>.

Alpinismo = conquista

Alpinismo = arrampicata

Mummery: <<il vero alpinista è l’uomo che tenta nuove ascensioni.>>

1905 Guido Rey: <<Incominciavo a provare dei formicolii alle spalle; gli è che toccava ai muscoli superiori il lavoro più faticoso; in simili salite non sono le gambe che sospingono la persona ma le braccia che la traggono in alto; le ginocchia hanno l’ufficio di pontelli che tengono il corpo discosto dalla rupe, mentre i piedi, inutile peso, ciondolano nel vuoto. Ma è una tecnica indescrivibile che muta ad ogni istante come suggerisce l’istinto. Nei cataletti si va su più per contatti e per aderenze che per trazione o per spinte; nella strettoia delle pareti il corpo si contorce e ondeggia, si rigonfia o si fa sottile, scatta o striscia come quello di un serpe; ma sul muro nudo e liscio, ove non sono più che brevi fasce e rare sporgenze, si procede radente il pendio, a passetti misurati, ponendo con cautela un piede davanti all’altro, tastando, accarezzando la rupe, avvicinandole il volto come se si volesse baciarla, mentre si è tentati di morsicarla coi denti; e si cerca di equilibrare la persona con lenti moti, con spostamenti lievissimi, ma per lo più ci si contenta di una stabilità molto relativa.>>

1910 Guido Rey: <<Piaz mi ammoniva come un novizio che non era buona scuola lo affidarsi alle mani, si sale con gli occhi, diceva; cerchi con calma, e troverà ovunque ove appoggiare il piede>>.

Nel 1900 gli arrampicatori usano pedule con tomaia in pelle o in tela e la suola in feltro pressato.

Grivel costruisce i primi ramponi a 10 punte.

Nel 1909 il tedesco Fiechtl inventa il chiodo forgiato.

Nel 1912 Dulfer introduce l’uso del moschettone.

Nel 1924 viene utilizzato il primo chiodo da ghiaccio.

Nel 1929 i fratelli Grivel realizzano i ramponi a 12 punte.

Contrasti ideologici

Mummery al Dente del Gigante: <<Assolutamente inaccessibile con mezzi leali>>

1912, Regole di Preuss: <<1 – Non bisogna soltanto essere all’altezza delle difficoltà che si affrontano, ma nettamente superiori ad esse; 2 – le difficoltà che un alpinista può superare in discesa, senza l’uso della corda e con tranquillità d’animo, devono costituire il limite massimo delle difficoltà che affronterà in salita; 3 – l’uso dei mezzi artificiali è giustificato solo in caso di pericolo; 4 – il principio della sicurezza prevale, non però l’assicurazione forzatamente ottenuta con mezzi artificiali, in condizioni d’evidente pericolo, ma quella sicurezza preventiva che ogni alpinista deve basare sull’esatta valutazione delle proprie forze; 5 – il chiodo da roccia è una riserva per casi di necessità e non deve costituire il fondamento di una tecnica speciale.

Piaz: <<Secondo me il voler elevare a principio sovrano la soluzione di ogni problema, escludendo nel modo più assoluto l’impiego dei mezzi tecnici, dal puntoi di vista umano è barbaramente assurdo e ritengo che si tale per tutti coloro che nell’arrampicata non scorgono solo un’attività sportiva diretta arbitrariamente da norme inamovibili che tarpano le ali ad ogni individualità ed abbassano l’individuo alla parte di una macchina meschina, con l’obbligo di comportarsi come la recluta al comando di un caporale. Sfidare la morte per la purezza dello stile! Ciò francamente mi sembra più mostruoso che enorme. Non mi pare di enunciare una grande scoperta dicendo che il condurre a termine una scalata con la massima riduzione del pericolo sia un principio più saggio e soprattutto più umano.>>.

L’estetismo (1950 – 1960)

Ricerca della linea a goccia d’acqua

Espansione della progressione artificiale

Il purismo (1975)

Influssi anglosassoni e americani

Il nuovo mattino

Il rispetto (1990)

Ecologia

Nuove dimensioni dell’Alpinismo


Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 1 febbraio 2014, in Racconti di sport con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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