Veneto e tutela del turismo naturista: è legge!


Spiaggia Nido dell'AquilaAnni addietro fu l’Emilia Romagna, lo scorso anno è arrivato l’Abruzzo, ora tocca al Veneto con l’approvazione di una legge regionale a tutela del turismo naturista. Come già fatto per quella abruzzese, noi di Mondo Nudo non ci potevamo esimere dal fare alcune osservazioni anche su questa e l’abbiamo fatto seriamente, appoggiandoci alla consulenza di un amico giurista, al quale abbiamo chiesto di revisionare il nostro scritto e apportargli gli opportuni aggiustamenti logico-giuridici.

Lungi dal voler mettere in discussione la passione e la buona volontà di quanti si siano prodigati per elaborare, proporre e sostenere la legge in questione, il nostro intento è solo quello di esaminare oggettivamente e obiettivamente questa legge. Coscienti del fatto che essendo ormai stata approvata, quindi non più discutibile e modificabile, lo facciamo al solo fine di dare i necessari suggerimenti a coloro che vorranno seguire l’esempio e formulare proposte legislative ad altre regioni: come sempre andrebbe fatto alla fine di un qualsiasi lavoro, piuttosto che crogiolarsi nei risultati ottenuti, qualsiasi essi siano, è importante effettuarne un’analisi per comprendere ed evidenziare le potenzialità, purtroppo qui già palesemente assai limitate (leggi “Il Garda vuole perdere una grande opportunità di sviluppo? Pare proprio di si!”), e i pericoli, purtroppo qui fondati e rilevanti, al fine d’imparare dall’esperienza, vuoi per evitare di ripetere gli stessi errori, vuoi per apportare benefici ai lavori altrui, ovvero prestare valido contributo alla formulazione di ulteriori proposte.

Evidenti sono gli esempi di leggi nate per tutelare il nudismo e che nel giro di poco si sono rivelate essere un’arma di distruzione in mano a chi di nudismo non ne vuole sentir parlare, vedasi quanto successo al Lido di Dante, ma soprattutto recentissimamente in Portogallo: qui la legge prevede una distanza minima tra le strutture nudiste e quelle tessili, potrebbe sembrare una cosa logica, invece… invece, non essendo precisato che le strutture tessili devono essere preesistenti alla nascita di quelle nudiste,  si strumentalizza la legge aprendo nuove strutture tessili col preciso fine di far chiudere quelle nudiste.

Passione e buona volontà sono sempre da plaudire e non ci siamo esentati dal farlo rilanciando i vari articoli sull’approvazione della legge veneta che sono apparsi su Facebook, però passione e buona volontà da sole non bastano a fare di una legge una buona legge, risulta indispensabile che siano accompagnate da prudenza (nel senso di stare attenti a non promuovere passaggi boomerang), molta lungimiranza (per vedere come potrebbero nel futuro essere strumentalizzate le cose da chi vuole contrastare l’espansione del nudismo), un buon pizzico di malizia (per lo stesso precedente motivo), sufficiente cattiveria (per non farsi mettere i piedi in testa), adeguate conoscenze giuridiche (per saper distinguere le convenzioni sociali e giuridiche dalle disposizioni di legge e per non creare appigli legali a chi, contrario al nudismo, volesse poi ribaltare a sua favore le cose), forza e abilità contrattuale (per gestire adeguatamente i tentativi di ridimensionare la proposta in fase di presentazione), assenza di condizionamenti (per non farsi guidare dalle paure e dagli interessi vari).

In questa legge veneta quello che balza subito all’occhio è che materialmente non promuove nulla di diverso da quanto già fosse prima della sua promulgazione, caso mai inserisce vincoli che prima non esistevano, rendendo di fatto le cose più limitanti, come si evince dall’analisi degli articoli di legge.

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Art. 1 – Finalità.
1. La Regione del Veneto, nell’ambito delle proprie competenze, ai sensi dell’articolo 117, quarto comma della Costituzione, promuove le condizioni necessarie a garantire la possibilità di praticare il turismo naturista, nel rispetto delle persone, della natura e dell’ambiente circostante.

Ok, nulla da obiettare se non il fatto che dagli articoli a seguire si capisce che il concetto di rispetto viene visto a senso unico: i nudisti devono rispettare chi non è nudista, il contrario no!

Art. 2 – Delimitazione e segnalazione delle aree destinate al turismo naturista.
1. Il turismo naturista è consentito liberamente, purché in aree, spazi e infrastrutture, appositamente destinati, delimitati e segnalati.

Formulazione particolarmente infelice, sarebbe stato più corretto scrivere “il turismo naturista viene promosso dalla Regione esclusivamente in aree etc.”. Appare comunque evidente che in tal senso l’interprete, quindi anche il giudice, dovrà intendere questo passaggio, pena l’incostituzionalità della presente legge.

2. Tutte le aree pubbliche o private destinate al turismo naturista, al fine di evitare ogni promiscuità di spazi con chi non lo pratica, devono essere riconoscibili all’esterno e adeguatamente segnalate con appositi cartelli o con altri efficaci mezzi di segnalazione.
3. Nel caso in cui l’area dedicata al turismo naturista non sia situata in luoghi idoneamente appartati o non disponga di una naturale barriera visiva, deve essere collocata un’ulteriore segnalazione e delimitazione che ne attesti la presenza, a idonea distanza e comunque a non meno di 50 metri dall’inizio della stessa.

Eccoci, perché mai spazi delimitati per il nudismo? Le statistiche sono ormai chiare: coloro che non tollerano la presenza di nudisti sono una netta minoranza (anche rispetto ai nudisti stessi), logica allora vorrebbe che fossero costoro a venire esiliati in spazi delimitati e segnalati. Evidente che chi ha promosso questa legge, in contraddizione con quanto evidenziato da vari recentissimi sondaggi, ritiene impossibile la convivenza tra nudisti e non nudisti. Evidente che chi ha supportato questa legge non ha una chiara visione di quanto avvenga sulla spiagge nudiste, dove il passaggio dei non nudisti è continuo e privo di problemi, indicando che la promiscuità è solo un falso problema. Evidente che si è operato in ragione degli interessi e delle opinioni di alcuni anziché, come dovrebbe essere per un consiglio regionale, in ragione degli interessi e delle opinioni della comunità intera.

Art. 3 – Aree pubbliche destinate al turismo naturista.
1. I comuni e gli altri enti pubblici locali secondo e nei limiti delle rispettive competenze, possono destinare spiagge marine, lacustri o fluviali, boschi, parchi ed altri ambienti naturali di proprietà demaniale o di enti pubblici locali, alla pratica del turismo naturista.

“Possono” implica il “possono anche non farlo”, indi per cui le cose stanno esattamente come erano prima della promulgazione di tale legge, quando qualsiasi comune poteva comunque riconoscere e autorizzare aree pubbliche per la fruizione nudista, come testimoniato dall’esistenza in Italia di spiagge nudiste da tempo ufficialmente riconosciute e autorizzate con delibera comunale: Capocotta, Lido di Dante, Nido dell’Aquila, Marina di Camerota.

2. I comuni contermini individuano le aree per la pratica del turismo naturista possibilmente in aree tra loro confinanti.

E di grazia, qual’è il senso e lo scopo di questo passaggio? Era proprio necessario?

3. La gestione di aree pubbliche destinate al turismo naturista può essere concessa a privati, ad associazioni o ad organizzazioni che ne garantiscano il buon funzionamento e la corretta fruizione, in conformità alla vigente normativa in materia di concessioni.

Qui il possono diventa ambiguo, non è infatti chiaro se la presenza di una gestione debba essere ritenuta caratteristica fondante per la concessione, o se possano sussistere aree nudiste non gestite, ovvero libere. Stando alla logica e alla corretta sintassi italiana si dovrebbe ritenere valida la seconda ipotesi, ma l’esperienza insegna che in ambito giuridico e politico spesso ci si concedono ampie licenze logiche, sintattiche, lessicali e grammaticali. Meglio sarebbe stato scrivere questo passaggio in modo diverso, ad esempio: “Le aree pubbliche destinate al turismo naturista possono anche essere concesse in gestione a privati eccetera”.

Art. 4 – Aree private destinate al turismo naturista.
1. Per l’esercizio del turismo naturista in aree private quali campeggi, alberghi, piscine, o altro, si osservano le disposizioni della presente legge e quelle in materia urbanistica e di turismo.

Boh, che ci azzeccano le leggi urbanistiche e turistiche con la pratica del nudismo all’interno di una struttura privata? Ma soprattutto cosa c’entra la presente legge? Da quando una struttura privata al suo interno non può gestirsi in totale autonomia? Una piscina che volesse concedere spazio al nudismo nell’ambito del normale orario di apertura al pubblico (poco conta se per ora ancora non sia successo, una legge vale per “sempre” quindi non può basarsi sul “ora” ma deve guardare anche al “forse poi”) così non può farlo se non istituendo apposite barriere di separazione. E una sauna? Sappiamo benissimo che c’è un solo modo corretto di fare la sauna ed è nudi, ma così non può esistere una sauna corretta. Qui c’è una forte e anticostituzionale ingerenza negli affari privati.

Art. 5 – Controlli sulle aree destinate al turismo naturista.
1. I comuni e gli altri enti pubblici secondo le rispettive competenze, esercitano l’attività di controllo sul buon funzionamento e corretta fruizione delle aree destinate al turismo naturista.

Cosa si vuole intendere con buon funzionamento e corretta fruizione? Perché un’area destinata al nudismo dovrebbe essere assoggettata a controlli diversi da quelli già previsti per una qualsiasi altra area? Ok, con uno sforzo possiamo arrivare a comprendere il senso del passaggio, ma era proprio necessario metterci quel “buon funzionamento e corretta fruizione”? Non bastava definire che il controllo su tali aree è di competenza dei comuni così come avviene per qualsiasi altra area pubblica?

Art. 6 – Sanzioni.
1. Il comune applica la sanzione amministrativa da euro 500,00 ad euro 2.000,00 a carico del gestore dell’area destinata al turismo naturista ed ordina la sospensione dell’attività nell’area sanzionata per un periodo da dieci a novanta giorni qualora l’area risulti priva di uno o più dei requisiti definiti dal provvedimento di Giunta regionale di cui all’articolo 7.
2. Il comune ordina la immediata cessazione dell’attività dell’area destinata al turismo naturista nei seguenti casi:
a) mancato pagamento della sanzione pecuniaria di cui al comma 1, nel termine di sessanta giorni;
b) mancato adeguamento dell’area ai requisiti di cui al comma 1 nel termine stabilito dal comune;
c) gestione dell’area svolta nel periodo di sospensione di cui al comma 1.

Boh, era proprio necessario prevedere delle sanzioni specifiche per le aree nudiste? Non bastava quanto previsto dagli ordinamenti già esistenti?

Art. 7 – Criteri per il rilascio delle concessioni e per l’individuazione delle aree destinate al turismo naturista.
1. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, individua:
a) i criteri per il rilascio delle concessioni, in conformità alla disciplina delle concessioni demaniali, prevedendo in particolare che le aree destinate al turismo naturista:

Non contenta di dettare una disciplina già assurdamente dettagliata, la legge contiene un incredibile rinvio ad un successivo provvedimento elaborato dalla Giunta regionale, alla quale è demandato il compito di regolare in maniera ancor più minuziosa tutta una serie di aspetti relativi alle aree destinate al turismo naturista (neanche fossero discariche di rifiuti pericolosi!). Sembra proprio di assistere alla peggiore prassi italica di complicare all’ennesima potenza una regolamentazione, con lo scopo neanche tanto velato di rendere di fatto impossibile il rispetto di tutte le regole che vengono dettate.

1) siano localizzate in modo da non causare, di norma, interruzioni alla continuità delle aree fruibili dal turismo non naturista, qualora, per la conformazione naturale dei luoghi, non siano separate e appartate rispetto a quelle del turismo non naturista;

Oops, chi ben conosce la realtà delle coste italiane (fortemente antropizzate e ampiamente privatizzate), sa benissimo che tale condizione non può essere rispettata

2) abbiano accesso alla risorsa naturale marina, lacustre o fluviale, di interesse turistico;

Questo passaggio sembra scritto per dare valore all’area nudista, invero, come tutti sanno, ai nudisti spesso interessano di più le aree poco affollate, alias di limitato o nullo interesse turistico, aree, queste, che per il presente passaggio risultano non concedibili alla fruizione nudista. Bon, riversiamoci sulle aree turistiche allora, eh già, ma queste sono già ampiamente sfruttate, impossibile non spezzare la continuità dei presidi preesistenti quindi, per il passaggio di cui sopra, nulla da fare, non si possono concedere. E allora, quali sono le aree identificabili per una fruizione nudista? A questo punto nessuna o quasi nessuna!

3) siano concesse con preferenza, a parità di condizioni, alle associazioni o organizzazioni affiliate ad una delle federazioni o confederazioni naturiste nazionali o internazionali;

Ehm, quel parità di condizioni che vuol dire? Che se sulla stessa area c’è un interesse privato l’associazione deve poter offrire lo stesso affitto? Sappiamo benissimo su cosa le associazioni basano il loro sostentamento (il tesseramento), non potranno mai competere con i privati, conseguenza? Il nudismo come pratica a pagamento, in contraddizione con gli stessi principi che stanno alla base del naturismo.

Poi perché legare la concessione alla condizione federativa o confederativa? Perché escludere da tale possibilità i tanti gruppi spontanei (anche piuttosto grossi, come la comunità de iNudisti che conta di oltre quarantamila iscritti, a fronte dei cinquemila dichiarati dalla federazione naturista italiana) e le associazioni indipendenti (ad oggi poche ma che in futuro potrebbero diventare più numerose e, come già detto, le leggi non devono basarsi sul presente ma prendere in considerazione anche il futuro)?

b) i criteri urbanistici per la destinazione, estensione, delimitazione, segnalazione e localizzazione delle aree naturiste anche nel rispetto dell’interesse alla tutela del paesaggio, e in particolare le caratteristiche tecniche delle recinzioni di tali aree in modo da garantire i terzi non naturisti rispetto alla visibilità dall’esterno dei luoghi di pratica naturista.

Si ritorna alla barriera visiva, ok si potrebbe decidere che non serve, ma si potrebbe anche maliziosamente decidere che deve avere caratteristiche non conformi alla tutela del paesaggio e.. bingo, a quel punto impossibile dare concessioni per aree nudiste, invalidando l’intero impianto legislativo.

Pisenze

Data l’analisi viene da chiedersi a che pro promuovere una legge che, tralasciandone i potenziali aspetti limitanti, materialmente non apporta nulla di nuovo? Sono forse vere le illazioni che vorrebbero la legge fatta su misura per facilitare l’approvazione e l’apertura di un solo specifico campeggio nudista, in area già identificata e conforme alle disposizioni di questa legge, in un comune già intenzionato a dare tale approvazione, senza per questo creare precedenti fastidiosi e obblighi agli altri comuni del veronese? Tant’è che, forti del “possono”, tutti i sindaci della sponda veronese del Garda si sono già dichiarati non interessati o addirittura contrari all’apertura sul loro territorio di aree nudiste, gli altri per ora tacciono, ma, se tanto dice tanto, il timore che siano sulla stessa linea di pensiero è molto più che un semplice timore: una quasi certezza. Se poi prendiamo in considerazione l’insieme della legge, quindi anche i suoi  aspetti limitanti, sorge il sospetto che qualcuno abbia preso la palla al balzo per ottenere uno strumento che, fingendo di voler tutelare la diffusione del nudismo, invero realizzasse il suo contenimento: è infatti evidente che ora, in Veneto, ogni forma di nudismo libero, ovvero di nudismo praticato in aree non espressamente autorizzate, è di fatto osteggiata proprio dalla stessa legge che avrebbe potuto e dovuto esserne la promotrice. Certo una legge regionale non può vietare la pratica del naturismo, può però rappresentare un elemento per orientare l’interpretazione dei giudici circa i confini della “pubblica decenza”: se, come appare per questa veneta, la legge è scritta male e con un tono sospettoso nei confronti del nudismo, potrebbe essere più difficile dimostrare al giudice che lo stare nudi è un atteggiamento oggi socialmente accettato.

Qualcuno ha affermato che ad oggi non era possibile ottenere di più. Beh, evidente che si ottiene quello che si chiede e se si chiede poco si ottiene poco: lo dimostra la legge abruzzese dove di più è stato chiesto e di più è stato ottenuto. Già, osserva la stessa persona, ma qui siamo in Veneto, regione notoriamente bacchettona. Boh, lascio ai veneti eventuali contestazioni, io mi limito a notare che il Veneto è una delle regioni con il più alto numero di nudisti e che fino a qualche anno fa (prima delle varie ordinanze di divieto al nudismo) era la regione d’Italia con il maggior numero di aree dove il nudismo veniva tollerato.

“Volete tutto e subito” si rincara. Mah, come detto in apertura di articolo, è invero prassi buona e opportuna quella di mettere in discussione tutto quello che si fa, ivi comprese le decisioni che si prendono, i risultati che si ottengono, gli obiettivi che si perseguono. Valutare e discutere le cose non è volere tutto e subito, al contrario è voglia d’imparare al fine di evitare la reiterazione degli errori, visto che di errori sempre se ne commettono, e anche ammesso che di errori non ce ne siano stati è l’unico modo per potersi migliorare, dato che le cose sono sempre perfettibili.

Qualcun altro afferma “dovete vedere le strutture chiuse e recintate non come un ghetto ma come un’opportunità, l’opportunità di praticare nudismo in serenità e tranquillità, ovvero in sicurezza”. Si certo, è verissimo, nessuno nega che le strutture chiuse abbiano i loro vantaggi e nessuno pretende che non ne vengano costruite, è solo che intanto non appaiono esserci molti imprenditori interessati ad aprire tali strutture e poi appare evidente che senza strutture e spiagge pubbliche a libero accesso questa opportunità risulta disponibile solo a coloro che si possono permettere centinaia di chilometri ad ogni fine settimana, che hanno i soldi per pagarsi questi numerosi accessi alle strutture chiuse, che abbiano la voglia di sopportare le lunghe code stradali: nudismo solo a pagamento, ma che bella opportunità!

Forse se, come fatto per la proposta siciliana (apparentemente svanita nei meandri della burocrazia) e per quella abruzzese (giunta invece a positivo compimento), si fosse aperto un costruttivo dibattito pubblico preliminare, invece di tenerlo ristretto a pochi compagni di “partito”, la proposta di legge si sarebbe potuta formulare in modo più consono alle esigenze della comunità nudista, pervenendo ad una legge probabilmente migliore ma soprattutto condivisa e realmente rappresentativa delle esigenze della comunità nudista veneta e italiana.

Sintetizzando: voto….

  • dal punto di vista del turismo diamo un tre (3): in un mondo ideale potrebbe essere anche un sei, ma in un mondo ideale non ci sarebbe nemmeno bisogno di una legge per garantire al nudismo la sua lecita libertà d’espressione; nel mondo reale potenzialmente arriviamo a un quattro, ma materialmente, viste le posizioni espresse da diversi sindaci, si palesa che non si vada oltre il due, escludendo ciò che è solo ipotesi virtuale e non dato materiale, fatta la media viene il tre;
  • dal punto di vista dello stile di vita nudista non si può che dare zero (0): non esiste un singolo passaggio di questa legge che prenda in considerazione anche solo lontanamente le esigenze di chi ha scelto di vivere nudo.

Piccola considerazione finale: troppo spesso anche gli stessi, quantomeno alcuni, rappresentanti ufficiali del nudismo italiano (e non solo italiano) sembrano dimenticarsi che il nudismo non è (solo) starsene nudi in spiaggia o in altro luogo qualche ora del giorno e qualche giorno dell’anno, al contrario, il nudismo è (anche) una scelta di vita e il nudista desidera, anzi, avendo recuperato la sensibilità epidermica dell’infante che si era addormentata a seguito del costante stare vestiti, ha l’esigenza fisica e psicologica di restare nudo il più possibile, in casa come fuori casa, in vacanza come nella vita quotidiana, nel tempo libero come al lavoro.

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 22 febbraio 2014, in Giurisprudenza sul nudismo, News di nudismo con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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