Archivio mensile:maggio 2014

Divagando – Il Mondo nel nostro mondo


(La nostra palla di vetro sì, così greve, così grave, onerosa, perfino faticosa che due coglioni appesantiti arrossiscono al suo cospetto)

E non sarà mica vero che le cose stanno come stanno! Non è il caso, e non è neppure il coso. Son tutti svirgolamenti, cose su cose, accatastamenti, lezioni per imparare, lezioni per migliorare la parte peggiore di noi. Le cose non staranno mai come dovrebbero stare, sono animazioni penitenti e quindi, girovaganti sfiorano i perimetri della giustezza, dell’ovvio, della semplicità umanica (proprio umanica), ma s’imballano, s’impennano e travalicano. Si spostano repentine, senza riluttanza, con la decisione in fronte, abile manipolatrice dei condizionamenti ambiziosi, astratti e lodevoli. Movenze libere le cose che stanno, allungano artigliose frange e legano il posto a piacimento. Basta che sia solo sosta. Non ci deve essere fermata che sia.

Libertà come parola chiave, l’unica al posto giusto, nell’ubicazione consona che prevale nell’armonia del circondario. Le cose insomma, queste anime al travaglio, queste strade nel dissesto di un’organizzazione umana. Il rifiuto di non vivere che solo il momento, di cogliere l’attimo e di rivoltarlo come un calzino. Provate a metterle alla prova, provate ad essere ancor più circensi! Fate che le medesime possano essere sempre alla vostra portata, lì nel posto giusto al momento giusto, caramellate, edulcorate o come vi pare e vi pare e vi pare. La pietanza è pronta insomma. Vi riuscirà assai improbo, o pena uno sconvolgimento totale di ciò che ci hanno imparato a chiamare vita. La nostra palla di vetro sì, così greve, così grave, onerosa, perfino faticosa che due coglioni appesantiti arrossiscono al suo cospetto.

Parliamo di libertà quando noi siamo i primi a schiavizzare ad essere schiavi. Parliamo a vanvera e questo non ci è permesso fino quando la cosa non viene scritta. Allora scritto a vanvera va bene perché la scrittura implica una rilettura. Dicevamo schiavi, martiri, di che? Vogliamo risapere di che? Dei suoni per dire, e per non dire, di tutto quello che ci passa per sta bussola chiamata testa (ho perso la bussola, anzi l’orientamento, o il tempo?) compiendo un tragitto voluto.

Noi non siamo uomini siamo il suono degli uomini chessò, ominidi, umani? (Repetita iuvant: l’uomo quando imita la bestia allora assomiglia all’uomo). Noi siamo il loro succedaneo travaglio, ossia il nostro mondo nel mondo, come uno specchio che traspare l’appannata figura di come le cose dovrebbero crescere ed essere e in realtà non sono, vivendo un limite dove pure la guerra non ci fa più paura perché accade sempre più in là del nostro punto di vista assai più distante e devastante.

Simone Belloni Pasquinelli

Non mi interessa


Sul retro delle nostre case (delle villette a schiera), ci sono gli scivoli dei garages, un piccolo orto, il vialetto d’accesso. In questi giorni ho trapiantato le piantine di pomodoro cigliegino, ho comperato una pistola nuova per annaffiarli. Tutto funziona a dovere.

Torno da una passeggiata col cane nel pomeriggio di ieri. Di solito mi rinfresco con una doccia. Decido all’istante di farlo all’aperto. Esco sul retro, dalla claire del garage, guardingo, perché già sono nudo, ad onta che un vicino mi possa vedere. Nessuno.

Dolce è lo spruzzo di doccia che mi lava il sudore, mi rinfresco la pelle. Dal capo l’acqua mi scivola su tutta la pelle. Chiudo gli occchi, faccio brrr con le labbra. Con la sinistra mi sfrego ognidove, con la destra mi guido l’innaffio. Pace beata, un istante di benessere puro.

Ma arriva improvvisa una macchina, sono i vicini. Mi vedono, salutano. Concitato, non so se nascondermi, ormai non c’è più tempo, m’han visto. Continuo la doccia come fosse normale. Vedo la bimba che scende dall’auto. Mi chiudo dietro la claire, non credo abbia visto.

Vedo la vicina il mattino seguente, cioè poco fa, mentre porta a passeggio il suo cane. Mi scuso. «Non è niente, è tutto normale!» risponde. «È capitato all’improvviso, ero tornato dal giro col cane…» – «Non mi interessa.»

Ma allora chi ci fa credere che l’esser nudi talmente interessi, che smuova maliziose febbricine, che faccia sempre ad altro pensare?

Nudo: il grado zero della significazione: «Non mi interessa.»

Nudismo e… pioggia!


Inauguriamo una nuova serie di articoli che raccontino in modo molto, ma molto flash il nudismo e le “problematiche” che ad esso vengono spesso collegate.


Cosa fa un nudista quanto piove?

Le stesse cose di un non nudista: si mette l’impermeabile!

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In ricordo di Silvano Cinelli – 2012


Beatrice per Dante fu la musa ispiratrice, per noi, partecipanti a questo evento, lo spauracchio meteorologico: da una settimana tutti ne parlano, un ciclone che dovrebbe portare maltempo in tutta Italia e che arriverà proprio nel fine settimana: le previsioni specifiche per l’alta Val Trompia indicano proprio per domenica temporali a uosa. Invece Beatrice, da brava donzella, attenua le sue ire e ci sorvola velocemente con alcuni nuvoloni neri, due gocce d’acqua nel primo pomeriggio e tanta aria fresca che, alla fine, visto il caldo delle ultime settimane, risulta più piacevole che fastidiosa.

Così è che, nonostante le pessime previsioni e l’assenza della seggiovia, un nutrito gruppo di persone si ritrova anche quest’anno in quel della Pezzeda, dove la famiglia Cinelli ha rinnovato l’evento in memoria di Silvano, che qui, al Rifugio Blachì 2, terminò il suo cammino durante l’inaugurazione del Sentiero 3V: la Santa Messa officiata da Don Fabrizio Bregoli, il canto “Dio del Cielo Signore delle Cime” che si leva spontaneo, il pranzo ottimamente preparato dai gestori del rifugio, le gambe affaticate di chi ivi è giunto percorrendo i sentieri della zona, il sorriso che scaturisce dal ritrovarsi in mezzo a questi monti e questi boschi.

Grazie Beatrice per averci risparmiato; grazie a tutti i presenti per l’esserlo stati; grazie agli assenti che magari presenti lo sono stati con il pensiero.

Ciao Silvano!

Maria, Emanuele, Valeria e Carla Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

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