Cornuti e mazziati


Solo chi lo vive può sperimentarlo e non tutti coloro che lo sperimentano se ne rendono conto.

Viviamo in un sistema criminale che, interessato solo a mantenere in vita se stesso e le sue posizioni di potere, dominato dai soli fini economici, conscio di utilizzare metodi obsoleti, conscio del fatto che esistano metodi diversi, conscio che questi ultimi siano molto spesso più efficienti dei primi, continua imperterrito non solo ad utilizzare i primi, ma a imbrogliare le persone per convincerle che le sue azioni sono le migliori e le uniche possibili. E non si ferma qui, si spinge a suggerire atteggiamenti protettivi che il sistema stesso porta a violare, atteggiamenti che non sarebbero necessari se il sistema utilizzasse le altre e più nuove metodiche.

Viviamo in un sistema che millanta dedizione alla ricerca e invece s’è fossilizzato sulle posizioni, spesso ormai più che decennali, a lui più convenienti, condizionando ricerca e ricercatori affinché non possano o non riescano a lavorare su nuovi percorsi che non siano quelli previsti e ammessi dal sistema, chi lo fa viene immancabilmente denigrato e distrutto dalla gogna mediatica che il sistema e solo il sistema, grazie alla complicità altrettanto criminale dei media ligi al potere, ha la possibilità e la facoltà di generare.

Purtroppo tra gli operatori e l’utenza del sistema pochi sono coloro che osano denunciare questo stato, molti, al contrario, addirittura lo difendono a spada tratta.

Nel caso degli operatori tre sono gli scenari ipotizzabili…

  1. Sono all’oscuro dell’esistenza delle altre e migliori metodiche, scenario, però, che ormai risulta difficilmente sostenibile e, comunque starebbe a indicare che tali operatori non adempiono al loro dovere deontologico: tenersi informati costantemente e al meglio.
  2. Sono veramente convinti che la metodica a loro indicata dal sistema e da loro pertanto utilizzata sia l’unica possibile o quantomeno la migliore, scenario certamente possibile ma, oggi come oggi, comunque da collegarsi al punto precedente (mancata informazione) o a uno dei due successivi.
  3. Sono complici del sistema, scenario che è ormai notoriamente vero per alcuni, talvolta diversi, casi, non voglio credere che lo sia per tutti, non lo ritengo nemmeno ipotizzabile.
  4. Sono ricattati, vessati, intimoriti dal sistema, e anche questo scenario sappiamo essere vero ed è quello che coinvolge la maggior parte degli operatori.

È veramente deludente, oltre che deprimente, sapere che ciò succeda e rendersi conto che, da utenti, ci si debba affidare ad un sistema siffatto, a operatori che sono o disinformati o complici o ricattati dal sistema.

Ed eccoci quindi all’utenza. Perché l’utente deve difendere un sistema che gli manca di rispetto e lo imbroglia continuamente?

Materialmente direi che gli scenari sono gli stessi già visti per gli operatori, cambiano solo le motivazioni e le dinamiche…

  1. Sebbene oggi l’informazione sia facilmente accessibile è evidente che per l’utente possa sussistere la possibilità di non poterla ottenere o recepire, specie se consideriamo che un sistema siffatto, proprio al fine di non farsi scoprire, si adopera affinché l’informazione non arrivi all’utenza o ci arrivi deformata, oppure fa in modo che ci sia chi, operatore o utente, semini zizzania e confonda le idee.
  2. Parlando per principio dovremmo dire che chiunque non si ribelli a un sistema corrotto e imbroglione si renda complice di quel sistema (e di sicuro lo sono quegli utenti che pur sapendo o essendo in grado di sapere prendono volontariamente le difese del sistema e diffondono  informazioni false e tendenziose), però dobbiamo tener conto che una parte più o meno consistente dell’utenza potrebbe anche non rendersi effettivamente conto d’essere imbrogliata e che sussiste un ulteriore scenario.
  3. È certo che la maggioranza dell’utenza si trovi ad essere se non proprio ricattata quantomeno intimorita e vessata dal sistema, direttamente o, più facilmente, attraverso i suoi operatori (questi lo possono fare sia coscientemente che inconsciamente, il che non giustifica nulla ma è pur sempre importante comprendere i modus operandi del sistema), verso i quali l’utenza soffre di un comprensibile stato di remissione e dipendenza.

Cosciente che ci siano tanti altri esempi, ben sapendo che esistono situazioni ben più critiche, visto che è mia abitudine parlare solo di ciò che ben conosco chiudo con un esplicativo esempio pratico scegliendolo tra gli eventi che mi ha coinvolto molto da vicino.

Un malato di tumore viene sottoposto ad una metodologia notoriamente distruttiva, la chemioterapia, una metodologia che si basa sull’idea, oggi decisamente inaccettabile in quanto si è palesemente dimostrato che così non avviene (anche se, a dire il vero, la logica stessa lo doveva far sospettare), che un veleno possa distruggere solo o quantomeno prima le cellule malate. Nessuno gli sottopone l’idea che oggi sussistano altre metodologie, certo meno sperimentate (per forza, il sistema ha tutto l’interesse a non sperimentarle) ma che ai dati di fatto risultano meno o per nulla distruttive e altrettanto se non più efficienti. Sarebbe un suo diritto avere tali informazioni, ma no, niente, non le può ottenere e se per puro caso le ottiene per conto suo e prova a parlarne con i medici ne ottiene solo risposte elusive, spesso rabbiose e talvolta minacciose. Ma andiamo avanti che fin qui siamo solo nella parte del cornuto, dove è il mazziato? Arriva, arriva.

Inizia la chemioterapia e insieme a questa il malato è sottoposto a tutta una serie di visite, esami, terapie di supporto (eh sì, terapie di supporto, perché è evidente, loro lo sanno che la chemioterapia distrugge l’organismo, non te l’hanno magari detto in forma palese ma lo sanno benissimo, e così ti danno una nutrita serie di terapie per tentare la compensazione dei danni provocati dalla chemio). Ovviamente il tutto non può esser fatto in un’unica sede e in un unico momento, no, devi impegnare buona parte del tuo tempo per correre da un ambulatorio all’altro, da un esame all’altro, tra il medico generico (perché ci vogliono le ricette, e queste, pur se siamo nella società dell’informatica, pur se le amministrazioni si vantano di essersi informatizzate, non si possono fare per via elettronica) e la farmacia, quando poi non si dimenticano delle regole (il medico non può fare la ricetta se non ha il piano terapeutico, che va redatto dallo specialista, e la farmacia non può dare le medicine se non c’è la ricetta) e allora al malato tocca rifare il giro. Ovviamente questo comporta che tu debba uscire spesso di casa (seppure non esista esenzione dalla visita del medico del lavoro per il tumore e se questo non ti trova in casa poi sono se non proprio casini comunque altri fastidi e perdite di tempo) e andare in mezzo alla gente (in farmacia può andarci anche un altro, ma le visite e gli esami no, li devi fare tu stesso). Ma le tue difese autoimmunitarie sono ormai già distrutte o quantomeno destabilizzate ed è, così, facile trovarsi con qualche acciacco supplementare: mal di gola, raffreddore, febbre e via dicendo. Lo dici ai medici che ti seguono e… “ma lei lo sa che deve tenersi riguardato? non deve uscire di casa, non deve stare dove c’è tanta gente!” Ahó, ma mi pigliate per i fondelli? Siete voi che mi costringete a uscire di casa, a stare in mezzo alla gente, siete voi che, pur avendo alternative valide e non distruttive, mi imponete una metodologia (non la chiamo ne cura ne terapia perché di fatto non è né l’una né l’altra cosa) distruttiva! Ed ecco il mazziato!

Anzi, doppiamente mazziato perché prima o poi, e più prima che poi, la chemio ti rende inabile a spostarti in autonomia e così qualcuno ti deve accompagnare, presumibilmente il compagno di vita. Ed ecco che ci si trova in due a perdere giornate di lavoro: già uno è malato, e di una malattia che di certo non è una passeggiata, e il sistema gli ci aggiunge anche la perdita forzata di una fetta più o meno consistente del sostentamento economico familiare. Che dire? Un sistema proprio a misura di malato! Altro che libro bianco della sanità, altro che dibattito pubblico sulla sanità, altro che libertà di cura, si certo belle cose, ma se partono già viziate a che servono? Io, vista l’opportunità fornita per tramite del libro bianco della Regione Lombardia, ci ho provato comunque a scrivergli, vedremo!

P.S.

Ovviamente ognuno è libero di pensarla come vuole in merito alle metodologie, ivi comprese quelle di cura di cui parlo nell’esempio, ma non ha il diritto, nemmeno se è un operatore o il sistema stesso, di obbligare e limitare gli altri a seguire quelle metodiche da lui considerate valide, a tacerne l’esistenza e celarne la consistenza: il sistema e altri per suo conto non possono arrogarsi il diritto di decidere per  noi, suo compito è quello di metterci a disposizione tutte le metodiche esistenti fornendoci tutte le relative informazioni complete e incondizionate, poi noi e solo noi possiamo e dobbiamo scegliere!

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 7 agosto 2014, in Atteggiamenti sociali con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. La paura è la loro arma. Hanno il coltello dalla parte del manico. E lo sanno. Complimenti per l’articolo. Ciao, Claudia Fusi

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