La deresponsabilizzazione: “cum grano salis!”


canalinoTempo fa scrissi un articolo sulla deresponsabilizzazione che restò però circoscritto all’ambito specifico della scuola e del rapporto scuola – studenti. Ora voglio riprendere l’argomento allargandolo agli altri contesti o, per la precisione, decontestualizzandolo.

“Cum grano salis”, un tempo questa locuzione era molto usata e indicava l’agire con cognizione di causa o, quantomeno, con un briciolo di cervello. Si usava per indicare quella persona che sapeva gestire gli eventi differenziando fra loro i diversi livelli di pericolo, ad esempio l’alpinista che sapeva quando usare la corda di sicurezza e quando poterne fare a meno, oppure il ciclista che capiva quando il caschetto era indispensabile e quando no, l’automobilista che sapeva gestire correttamente la velocità dell’autovettura adeguandola alle condizioni proprie, della strada e del traffico e via dicendo.

Oggi non esiste più il “cum grano salis”, oggi si è estremizzato il tutto riducendo le cose ad un solo livello: quello del massimo pericolo. Non esiste più il libero arbitrio ma solo l’obbligo perentorio alle protezioni: l’alpinista deve sempre usare la corda, chi fa le vie ferrate deve sempre usare il dissipatore, il ciclista o il fantino o lo sciatore devono sempre usare il caschetto, se vai con i pattini ti devi assolutamente corazzare come un antico cavaliere della tavola rotonda, l’automobilista deve andare sempre e solo piano, eccetera. Una vera è propria caccia alle streghe dove poco importa se non sai cosa voglia dire andare in montagna, se non conosci la differenza tra un sentiero attrezzato e una via ferrata, se non sai cosa sia la tecnica di progressione in arrampicata, se non conosci il codice della strada, se non hai idea di cosa sia la traiettoria di curva, se nessuno ti ha insegnato a cavalcare, a che servono queste cose, a che serve perdere tempo per imparare: tanto ci sono le protezioni!

Il sistema dal canto suo, sotto l’influenza delle assicurazioni e del pensiero debole, incrementa tale modo di vedere, così istituzioni e aziende praticano lo scaricabarile, molte persone (s)ragionano pensando solo in funzione dell’aspetto emotivo, gli adulti si sono dati alla furbizia (chiedere il risarcimento di qualsiasi danno anche se causato dalla propria ignoranza e incuria al grido di “tanto c’hanno l’assicurazione”) e i giovani non solo apprendono tali insulsi atteggiamenti, ma, costantemente vigilati per cui privati di ogni autodeterminazione, diventano adulti irresponsabili, adulti incapaci di fare scelte “cum grano salis!”.

A questo punto la domanda sorge spontanea: come finirà la società se si continua con questo giro vizioso?

 

 

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 9 agosto 2014, in Atteggiamenti sociali con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. molto bello l’articolo Aggiungo al tuo elenco chi a tutti i costi insiste sul cambio di alimentazione delle persone “non sue simili” non partendo dall’educare il primo anello rapporto uomo che lavora con gli animali ma l’ultimo il consumatore. La società è molto confusa educa a non assumersi le proprie responsabilità. Lo si avverte in tutti i livelli degli eventi che accadono dai politici che non si vogliono mai dimettere nonostante abbiano in corso procedimenti giudiziari importanti, ai cavilli consentiti dal sistema giudiziario per riuscire a far cadere in prescrizione diversi reati, alla non pena adeguata di chi commette gravi atti, e se lavora nel sistema pubblico mantiene pure il posto di lavoro. Bisogna prendere distanza dalla società, per ora cattiva educatrice. Non si può far altro.

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  2. Quante cose imparo leggendoti e leggendo anche i commenti. Nello stesso tempo, pur non sapendo, ritrovo me stessa, i modi di interpretare la vita e non mi sento più “strana”, inadeguata o inappropriata in questo mondo che, a volte, mi sembra aver dimenticato che siamo parte di un tutto e che, volenti o nolenti, seguiamo e siamo le leggi della natura. Possiamo cercare di non seguirla ma, prima o poi, i nodi vengono al pettine e la legge naturale ti riporta con i piedi nudi per terra e ti fa capire chi comanda.

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