E se lo vengono a sapere?


Molti temono che si venga a sapere che sono nudisti, come se immediatamente dovesse scattare una sanzione sociale di esclusione, una reazione di disgusto, un giudizio di indegnità; come si perdesse ipso facto la faccia e la presentabilità. Altri temono di essere discriminati, di perdere il posto di lavoro, che nuoccia all’immagine professionale che si sono costruiti, pregiudichi la propria carriera, incrini la propria immagine, la serietà e l’affidabilità.

Quando capita, con sorpresa ci stupiamo che le reazioni degli altri (colleghi, superiori, clienti, conoscenti) sono quasi sempre inattese e non sempre negative. Chi ci conosce e ci ha accettato finora, non cambia facilmente opinione, né pensa sia un difetto, un tratto da correggere, un elemento che ci svilisce. Probabilmente, proprio il nostro “caso” li ha portati a riflettere che la scelta per il nudismo è personale, legittima, libera, indiscutibile. L’opinione che hanno di noi non cambia, se non in meglio, aggiungendo un tratto di sincerità e coraggio che forse non sospettavano in noi. E soprattutto si fanno più convinti che la nostra pratica non ha influito sulla nostra produttività, professionalità. Soprattutto quando lo vengono a sapere a distanza di qualche anno, da internet, da “voci” di corridoio. Fa meraviglia soprattutto la nostra indifferenza nei confronti della nostra nudità, che non ci importa di una foto su un blog, di un racconto in un libro. Si fanno meraviglie sul fatto che non lo nascondiamo. Che non temiamo reazioni negative. Con una segreta ammirazione – o anche solo curiosità – per il percorso che ci ha condotti sin lì, per la franchezza della nostra posizione, per la moderazione prudente che abbiamo usato, per il ponderato riserbo che abbiamo tenuto (sicuramente inferiore rispetto a un nuovo vestito o ad un’auto nuova, un viaggio…)

Penso infine che il nostro esempio, la forza d’animo che mostriamo nel gestire la nostra scelta siano il miglior lasciapassare per affermare il pieno diritto, la completa libertà di come vogliamo gestirci il corpo, il tempo libero, le relazioni. E sia in definitiva il modo più naturale e indolore per farci accettare, per far accettare come ovvio e indiscutibile il rispetto per le nostre scelte.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 20 settembre 2014 su Atteggiamenti sociali. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Aggiungiamoci che analoghe considerazioni si possono fare per tutti coloro che, da non nudisti, possono in qualsiasi modo venire a contatto col mondo del nudismo e dare allo stesso una qualsiasi forma di supporto: dagli amici che, restando vestiti, vogliono accompagnarci nelle nostre uscite nudista ai ristoranti a cui i nudisti possano chiedere di supportarci per un cena o un pranzo secondo il nostro stile di vita; da una piscina a una palestra che vogliano dare ospitalità a un evento nudista; da un albergo a un villaggio turistico che vogliano sperimentare la formula del “vestiti facoltativi” o del “nudo obbligatorio”. Qualcuno potrà forse torcere il naso o fare osservazioni maligne, ma alla fine tutto resterà come prima: i clienti non scapperanno, anzi, si aprirà una nuova fonte di guadagno, specie se si sceglierà la forma “clothing oprtional” (vestiti opzionali) che consente di approfittare continuamente di ambedue le clientele.

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  2. Io credo che sia una questione di territorialità. Lì a Brescia non lo so, e non posso disquisire le vostre esperienze personali, ma qua a Genova non è chiaramente così. Per dirne una: un mio vicino, a cui non ho mai parlato di nudismo o di naturismo, da quando ho attaccato alla macchina l’adesivo dell’A.N.ITA, non mi rivolge più il saluto. Secondo voi cosa frulla nel suo cervello? Cosa pensa di me? Come credete che mi debba atteggiare nei suoi confronti? E così pure un mio amico d’infanzia, da quando ha saputo che sono nudista mi saluta con freddezza, mi risponde con monosillabi, e dimostra disagio a starmi vicino. Ma poi mille altre situazioni… vedo come le persone fanno i sorrisini quando passano davanti alla mia macchina e vedono gli adesivi ANITA o NAKTIV (in cui si vedono stilizzati degli escursionisti che si distinguono chiaramente che sono nudi). Oppure, una mia amica che è stata in ferie a Maiorca, e ha raccontato tutta scandalizzata che là c’erano spiagge nudiste… O ancora, quando vado sul lavoro (attualmente sono in cassa integrazione), i miei colleghi, che sanno che sono nudista, mi salutano con cenni che rappresentano per esempio l’erezione o l’atto sessuale, ecc.
    Tutte situazioni che mi danno sempre l’idea di dovermi battere contro i mulini a vento di un’ottusità globale… Ma questa è Genova, e non è Brescia. E sono convinto che se si va al Sud Italia è peggio.

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    • 1) Non è di certo nascondendoti che cambi le cose!
      2) C’è un antico proverbio che dice “Tutto il mondo è paese” e questo vale in tutti i sensi, non solo in quelli negativi: anche a Brescia c’è chi reagisce negativamente (io, però, ne ho incontrati veramente pochissimi, li conto sulle dita di una mano), così come nel resto del mondo c’è di sicuro chi reagisce positivamente (io ho comunicato il mio essere nudista a persone di tutta Italia e del mondo: tutti hanno reagito positivamente; e conosco persone di tutta Italia e di tutto il mondo pronte a fare le stesse affermazioni… alcuni le hanno ben scritte su forum, blog e siti).
      3) La situazione la puoi cambiare solo se educhi gli altri e gli altri li puoi educare solo se vieni allo scoperto.
      4) Impariamo a dare il giusto peso a tutti, impariamo a dare rilevanza non solo alle cose negative ma anche e soprattutto a quelle positive, impariamo a guardare in tutte le direzioni e non solo in quelle che fanno comodo.
      5) Infine è dimostrabile (è stato dimostrato dagli scienziati della comunicazione) che se si ottengono reazioni negative al 90% è perchè si è sbagliata, più o meno percettibilmente, la comunicazione, in tempo o in luogo o in metodo o in tutte queste cose assieme.

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