Divagando – Copiosamente t’amo


(Sembra un paradosso, ma è minimale l’amore copioso)

T’amo gallina mia. E t’amo perché mi fai le uova fresche tutti i giorni. Tutta frescura. Canti perché far le uova è doloroso ed impegnativo, e le tue evoluzioni, i tuoi gorgheggi sono pura sopraffazione alle mie orecchie. Questi miei padiglioni sono prensili ai tuoi inviti, ai tuoi umili precetti, alle tue inenarrabili calure, perché io copiosamente t’amo di sangue. Nel vaniloquio di quel che non ti voglio dire ma vorrei, o nell’essenza di ciò che qui mormoro, in questo rimbrotto, in questa afasia, cerco e trovo lo sdilinquimento dell’amoreggiar.

Te lo servo freddo, come quegli antipasti primaverili che sembrano dare refrigerio accompagnati da un frizzantino secco, che mesce acquolina e gola. E ti piovo dentro, pasto. E tu sei fuori di me, quasi per me. Sei materia fuori, sei maneggevole, intesa intera, ma ti farei a pezzetti per farti parte mia a spizzichi e bocconi. Cos’è l’amore? Pasto, trangugio, opulenza, pancia, è essere obesi al dunque che siamo. Arrivarci è un attimo. Arrivare oltre le calze al dunque e distinguerci uno alla volta assieme. E’ fame!

Abbiamo bisogno del sopravvento in una cospirazione alterna. Volere di più è pretendere il minimo. Un cuore oligarchico. Sembra un paradosso, ma è minimale l’amore copioso. E’ anche da soli. Anzi, è soprattutto soli. Difatti siamo in solitudine l’altrui. Quando lo hai lo desideri, quando se ne va lo ami. Ami la mancanza.

Con comunicazione, quasi essa sia il tramite tra il dire ed il fare, in cui quest’ultimo è impossibilitato. Ecco! Quando sei là ti farei, quando ci sei sei fatta! Ma non chiedo troppo, sono permissivo e mi prendo la briga di… Gallina mia, le tue piume. Gallina, quelle piume nelle mie imbottiture, pizzichevoli nel naso come prolungamento, prolungamento. Sotto sta lo stupore di una bocca inebetita che si conta i denti perché sono ossa visibili all’amore, allo spolpamento della materia linguistica. Sono l’accidenti dei pretendenti, dove il morso sta. E’ incisivo, di buona lena lavora. Accenno, in dolce pressa. Vuoi di più? Vuoi oltremodo?

Vuoi il brodo di un vizio proselito? Allora cerca più vicino, qui la distanza non ha più forma se non le altre. E le altre sono i vizi. Mi ritocca guardarti, capire le ragioni del troppo facile, del “è così”, del “non potrebbe essere diversamente” e si ricade nella cronaca divorati dal banale, nell’utopistica forma della ragion propria, dove l’esclusiva è forviante. La sensazione… ma ne ho già parlato. Sai cos’è l’amore? E’ ciò che non ti viene in mente perché c’è solo dell’altro, quindi è “non osare spostarmi Gallina!”

Simone Belloni Pasquinelli

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 10 ottobre 2014, in Prosa con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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