Chi regge la canna?


La cultura della società attuale fa del pudore un punto non facilmente rinunciabile del viver civile. E di riflesso dell’identità sociale dell’individuo. È un gradiente di crescita nello sviluppo psico-affettivo del bambino e segna la consapevolezza della presenza corporea nella dinamica dei rapporti sociali. Il pudore ci si incarna addosso fino a considerarlo tratto naturale della persona e soprattutto della persona-sociale.

 Penso che come a livello fisico il pudore vieta la vista di alcune parti del corpo, così esista un pudore mentale che tiene nascosti alcuni concetti indiscutibili, dati per scontati al punto da diventare tratti generalizzati e quasi connaturati della nostra mentalità e cultura. Nasconde qualcosa di fisico e soprattutto difende una mentalità. Penso che il pudore funzioni da sentinella al posto di blocco che apre l’accesso all’uso legittimato dei piaceri, primo fra tutti il piacere sessuale (con le sue implicazioni nella determinazione dei rapporti sociali, affettivi ed economici fra gli individui). È come se dall’alto (o dalla “coscienza”) ci giungesse una voce autorevole che ci fa da guida, che ci indica modi e condizioni per l’ottenimento del lasciapassare. Come se il piacere in genere e quello sessuale in particolare ci ricordasse costantemente la “caduta” di Adamo ed Eva, come se coprissimo una ferita “originale” che non possiamo guarire e che soltanto eccezionalmente e con riti appropriati possiamo scoprire le bende, riconfermare il ricordo del “male” commesso in illo tempore, e con ogni cautela rimedicare la piaga con un nuovo cerotto.

Essendo un piacere connesso con la riproduzione, penso che la concessione del salvacondotto presupponga implicitamente l’accettazione del “progetto demografico” adottato dalla società, un male necessario e imprescindibile. Matrimonio, famiglia, educazione, eredità… sono gli strumenti con cui la società riproduce se stessa. Di fronte a una contrazione delle nascite scattano allarmi da una parte e “incentivi” dall’altra. Soloni mediatici mettono in guardia sui pericoli di perdita di “identità nazionale”, della debolezza numerica sullo scacchiere internazionale (conferma implicita della correlazione fra “potenza generativa” – fecondità, prolificità – e potenza politica).

Teoricamente questo modello culturale permetterebbe l’accesso al corpo nudo solo a fini procreativi all’interno del matrimonio: qualcuno ne ha fatto una legge morale, altri una legge di Stato (con diritti e doveri elencati nel Codice Civile); altri ritengono che i due punti di vista siano complementari e non in conflitto in una società “ben ordinata”. Eslege chiunque non la pensa così – e soprattutto che fa (meretricio, adulterio, libertinaggio, omosessualità…)

Se avessimo una benda sulla bocca e la togliessimo per mangiare e parlare, lo riterremmo assurdo e innaturale. Ma è esattamente quel che facciamo con le “parti incriminate”. L’abitudine, la sanzione sociale ci ha assuefatto a questa normalità e perfino c’è chi sostiene che il pudore sia connaturato filogeneticamente con il processo che ci ha distinti dagli altri animali. La mente poi viaggia, fa i suoi arzigogoli, i suoi collegamenti, talché vedere qualcuno senza indumenti è immediatamente associato all’imminente, intenzionale attività sessuale, cosa socialmente indecente perché viola i rituali condivisi, il costume, la norma. Da qui la necessità di porre un’ulteriore barriera preliminare che impedisca anche la sola visione del nudo e del richiamo al piacere sregolato (perché poi a questo sostanzialmente si pensa). L’assurdità di questa barriera è ulteriormente accentuata dal fatto che è fatto obbligo al singolo di difendere agli occhi di altri la propria nudità. Con un processo di assimilazione, interiorizzazione di un “sentire sociale” che si è imposto con forza di Legge. Logica vorrebbe che ciascuno fosse libero di scegliersi quel che vuole vedere, che tocchi a lui distoglier lo sguardo da quel che non vuole vedere, di mettersi tutti i paraocchi che vuole e non colpevolizzare le altrui preferenze in materia di abiti. Ciascuno ha le proprie fobie, non per questo si sono uccisi tutti i ragni e i topolini, si sono chiuse le piazze e gli ascensori, si sono colmati i burroni, si vietano immagini violente e la vista del sangue.

Come se la sola visione della nudità preludesse necessariamente all’attività sessuale e pregiudizialmente si pensasse che siano state violate le condizioni in cui questa può e deve svolgersi (intimità del talamo). Basterebbe quindi la visione del corpo nudo per suggerire, incoraggiare, indurre all’attività sessuale – opportunamente o meno.

Di fatto – e paradossalmente – questo è proprio l’effetto provocato dal pudore! Coloro che “non hanno il senso del pudore” (popoli primitivi, nudisti, medici, sportivi…) non vedono la correlazione.

Il pudore ci ha corrotti al punto da chiederci quale e come sia una libido naturale, talmente siamo punzecchiati da modelli sociali. Ci ha fatto dei voyeurs.

Poiché viviamo in una società altamente competitiva (dallo sport, al denaro, al culto dell’apparenza, ecc.) siamo molto competitivi anche nel campo dei piaceri (vacanze, sesso, wellness, cibo…) Ed esiste competitività persino nell’infrazione delle leggi (“trasgressivi”, provocatori, snob). L’impunità e la recidività sono blasone del primato personale, della propria personalità (quel tanto di “out” che fa sentire più “in”): don Giovanni, che pur può vantare un invidiabile Catalogo, arrossirebbe.

La pratica del nudismo, al di là del piacere fisico e personale, dei vantaggi nel campo della salute e dell’igiene, mette in discussione gli stereotipi, tempera gli eccessi, riconduce le eccentricità entro l’alveo di una recuperata naturalità e senso della misura (stavo per dire modestia, cioè di quel modo che si deve osservare nel vivere).
È come se ci togliessimo il bavero di bocca, il cerotto da una ferita che ci siamo inventata, e potessimo esprimerci normalmente, naturalmente, in tutta libertà. E la libertà di espressione non è annoverato fra gli ultimi nell’elenco dei diritti fondamentali della persona.
Torniamo al titolo. Il pudore funziona quindi da esca: ipocritamente è un allettamento della mano sinistra verso quel che la destra ufficialmente ci vieta. Vien da chiedersi: ma chi regge la canna? Siam tutti trote?

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 5 novembre 2014, in Atteggiamenti sociali, Motivazioni del nudismo con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Eccellente articolo, dovrebbero leggerlo tutte le peresone trinariciute e false e cercare di trarne insegnamenti. Antonio Meli.

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    • Vittorio Volpi

      Grazie mille, Antonio per l’apprezzamento. È ancora tutto in cantiere, capisco le cose man mano le vivo e mentre continuamente si cambiano, le esperienze concrete fanno capire molto più di tante parole. Però è giusto anche tentar di comunicare, condividere, ascoltare… Per me è un modo per rendere quel che ho imparato dalle esperienze che abbiam fatto insieme.

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  2. skindl@libero.it

    Ciao Vittorio, e’ passato un po’ di tempo da quando ci siamo visti Come sta Drago e come stai tu ? Ho ricevuto un invito tramite Albero ed Elena Grenni per il pranzo organizzato da Cinelli per il prossimo 22 del mese; ma non so bene di cosa si tratta e dove e’ previsto. A proposito mi stavo chiedendo in questi giorni se a Iseo anche quest’anno e’ previsto il pranzo-riunione come l’anno scorso. A proposito dei tuoi interventi di alta filosofia e dissertazione, mi sento troppo terra-terra e non so bene come risponderti, anche se penso che tu sappia gia’ che sostanzialmente non posso dissentire. Attendo tue delucidazioni a proposito del/dei pranzi – riunioni di fine anno Saluti Sandro

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