L’arte di vivere nudi


Masolino, La tentazione Da: http://www.galleriaroma.it

Masolino, La tentazione
Da: http://www.galleriaroma.it

Gioco un po’ con le parole in questo titolo.

Il concetto-base è che la percezione del nudo nel nostro vivere quotidiano (di noi nudisti, preciso) assomiglia moltissimo a quel che ci suscita il nudo nell’arte: tutto, fuorché erotismo, propensione all’attività sessuale, risveglio dei sensi, turbamento. Caso mai per questi fini si usano altri mezzi, pieni di ammiccamenti, di nascondimenti, ma non il nudo esplicito, ma anzi la sua allusione, così da sbrigliare l’immaginazione a saltare l’ultimo ostacolo, lungo percorsi che il nostro inconscio, la nostra mente, la nostra libido conosce più che bene.

 

La trasgressione

L’arte usa il nudo come mezzo per trasmettere un messaggio, quel tanto di sale trasgressivo che attira i curiosi. Ma qui non è come nella pubblicità: nell’arte il messaggio è importante, è verità. E come l’artista non teme ritorsioni mostrando il nudo, così non teme di dire la propria verità. Quel che si cela sotto i vestiti, sono segreti che tutti già sanno, ma la nuda verità potrebbe ancora turbare certe sensibilità. Il nudo è impietoso: un corpo flaccido, lardoso, senescente – pur essendo quanto mai vero – non è un bel vedere. Dipende dai canoni: le Veneri preistoriche dimostrano che i gusti posson cambiare. Un modello/modella si può anche svestire: ciò che per il gusto della nostra società non è bello da vedere si deve coprire.

 

La spregiudicatezza

In barba al giudizio comune, l’artista segue la propria libertà, si sente in dovere di essere al meglio espressivo, di usare tutti i mezzi per attirare l’attenzione sul proprio messaggio: costasse la sfida di dover scardinare pregiudizi, tradizioni e costumi: ha una verità urgente e dirompente e la fa passare sul filo precario del rischio d’esser bandito. Nell’accettare il linguaggio artistico come eccezione, come licenza, la società pur consapevole delle proprie ipocrisie e opportunismi, tollera magnanima i mezzi espressivi usati dall’artista, ben sapendo che la loro efficacia fa perno proprio nella solidità della norma comune, che paradossalmente ne trae una conferma.

 

Goya La Maja desnuda. Da: Wikipedia

Goya La Maja desnuda.
Da: Wikipedia

L’arte d’ogni giorno
Nel vivere quotidiano l’arte del vivere nudi lancia il suo messaggio, un messaggio personale, coraggioso, azzardato, ma pieno di senso. Paradossalmente, se il nudo fosse normale, il suo significato trasgressivo e spregiudicato sarebbe talmente inflazionato da scomparire del tutto. Il nudista, mettendosi nudo, comunica la propria verità, banale, soggettiva, dove l’efficacia non sta nella rappresentazione artistica di un’idea, non usa il nudo come mezzo espressivo. Quel che vuol dire lo dice coi fatti, senza simbolismi, senza rimandi. A suo modo è un artista, perché dell’artista sente la medesima urgenza e dirompenza di essere autenticamente quello che è. Sa di aver diritto alla medesima libertà; non vuol esser eccezione, non vuole elemosinare licenze. Star nudo è il suo modus vivendi. Se proprio si vuole: egli si denuda dei vestiti come si sbarazza dei pregiudizi comuni, dei preconcetti usati come condizione e pedaggio del viver civile, e non attende che la società sia più tollerante, perché certi condizionamenti egli stesso non li tollera più. E rischia di suo, nel quotidiano, perché sente che così deve fare, che questa è l’opera cui sta lavorando giorno per giorno, questo è il proprio messaggio, che trascende le bagatelle dell’oggi, ed ogni giorno egli stesso si riconferma per se stesso nel vero. E per questa verità, la nuda verità di sapere chi è, ruba ogni giorno un briciolo di libertà.

Se è vero che la verità rende liberi (Vangelo di Giovanni 8, 32), allora, in nome della verità che ricerco di me, sono anche libero di pensare che la libertà renda veri.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 15 dicembre 2014 su Motivazioni del nudismo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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