Libera il Capezzolo… loro vinceranno!


“Free the Nipple”, “Libera il Capezzolo”, è un movimento che ha già coinvolto gran parte del mondo (purtroppo, da quanto ho potuto vedere e appurare, pare che l’Italia ancora ne sia rimasta fuori). Anche personalità dello spettacolo, della moda e della politica sono scese in campo aderendo in prima persona alle azioni di protesta e di dissenso. Ragazze giovani, donne di ogni età, cultura, religione ed estrazione sociale, intere classi di studentesse stanno orgogliosamente riempiendo i social network e i media con le loro mammelle nude, e scendono anche in pubblica via, persino davanti ai palazzi istituzionali come il recente caso delle donne islandesi. Anche molti uomini, pure loro di ogni età, cultura, religione, eccetera, hanno e stanno partecipando alla campagna.

Le motivazioni sono, ovviamente, sane e sincere, motivazioni che vanno assolutamente supportate e condivise: il diritto a non essere violentate perché donne, il diritto a non essere giudicate solo in base a come vestono, il diritto a non imprigionare parte del proprio corpo in un indumento fastidioso e inutile, il diritto all’eguaglianza con l’uomo.

In buona parte sono le stesse motivazioni, o sono similari, di quelle che stanno dietro al movimento nudista, ma ci sono aspetti che differenziano le due campagne sociali facendo ipotizzare una rapida vittoria per la liberazione del capezzolo, mentre hanno fino ad ora decretato l’immobilismo più assoluto per il nudismo.

“Free the Nipple”, al contrario del nudismo (& naturismo), è una campagna molto attiva e partecipata, una campagna portata avanti senza paure, senza autocensure, senza seghe mentali del tipo “c’è chi potrebbe non apprezzare”, senza stupidamente chiedere solo dei posti dove poter stare come si vuole ma intelligentemente pretendendo il diritto di stare a petto scoperto ovunque lo possano fare gli uomini.

“Free the Nipple” è una campagna delle donne per le donne e, come giù successo in altre occasioni (la minigonna e l’emancipazione femminile tanto per fare i due esempi più recenti e conosciuti), le donne si mostrano ben più determinate degli uomini, generando manifestazioni molto più convincenti e coinvolgenti di quelle condotte dagli uomini, i quali, a quanto pare, senza ricorrere alla armi sanno solo proferir parole.

Ecco perché le donne di “Free the Nipple” vinceranno e vinceranno entro tempi ragionevoli, mentre i nudisti (& naturisti), pur essendo in campo da un tempo ben maggiore, dovranno aspettare ancora un bel po’ prima di vedere rispettato il loro diritto sociale a stare nudi ovunque e comunque.

“Free the Nipple”… loro vinceranno! Nudisti (& naturisti)… loro no, non è ancora ipotizzabile, loro aspettano e sperano; sapranno almeno sfruttare la liberazione del capezzolo, sapranno usarla come trampolino di lancio? Mah, se le cose non cambiano temo proprio di no. Sarà la società a farlo per loro? Forse, questo forse si, questo anzi sicuramente si, ma non sarà un merito dei nudisti (& naturisti), anzi loro probabilmente sapranno anche ignorare o peggio ribaltare a loro sfavore l’occasione propizia: già ho letto frasi come “non crediate di potervi alleare con loro, a queste donne il nudismo non interessa affatto”. Sic!.

“Free the Nipple”, “Libera il Capezzolo”, voi avete già vinto, brave!

“Free the Nipple” in un interessante articolo (in italiano)

“Free the Nipple” su Twitter

“Free the Nipple” sul web

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 28 marzo 2015, in Atteggiamenti sociali, Motivazioni del nudismo con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. In effetti associare minigonna, emancipazione, topless o stessi diritti dell’uomo di stare con il torace nudo non chiama il nudismo. Sono tessile, almeno fino ad ora e percepisco il nudismo come libertà o sensazione di libertà. Visualizzo persone nude nell’ambiente naturale in completa e assoluta armonia, percepisco che stanno interagendo con ciò che li circonda in modo esclusivo, intimo. Mi sento testimone e sono grata ad Emanuele per consentirmi di vivere questa realtà, così per come riesco, con i miei tessuti. Ci accomuna la voglia di lbertà o di percepirne la sensazione. Nella storia ci sono state evoluzioni importanti a favore della donna, concrete, vere, di valore,che vanno oltre “la libertà della minigonna, o di una parola maltrattata anche dalle donne: emancipazione”. Le “femmine” possono andare a scuola, le “femmine” possono votare, le “femmine” possono essere musiciste, e tanto altro ancora è accaduto e continua a vivere fra noi in modo permanente.
    Il nudismo di per se accomuna la donna e/o l’uomo nella ricerca dell’armonia assoluta con ciò che lo circonda, lo percepisco come uno status, nudi alla nascita, modificati da terzi durante la crescita, e finalmente, arriva il momento di una nostra personale terza dimensione . Zona di contattto: utile per i nudisti che si trovano di fronte alla prova, non facile, di confermare la loro scelta, in presenza contestuale dei tessili. Utile per i tessili che hanno l’opportunità di fare un po’ d’introspezione, di porsi quelle domande relative al cambiamento del loro status, e che si trovano di fronte al desiderio mascherato da invidia di provare le medesime sensazioni corporee del compagno di avventura che lo affianca privo di vestiti.

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  2. Grande Mara, ottime e bellissime considerazioni che in gran parte condivido, non per niente sto avviandomi su una nuova strada: il superamento della distinzione tra nudista e tessile. Purtroppo per ora non potrò evitare d’usare ancora i due termini e quelli a loro associati, ma cercherò d’usarli il meno possibile e cercherò di unire il più possibile il sociale dei vestiti con il sociale del corpo libero.

    Un appunto, invece, sulla tua frase iniziale “In effetti associare minigonna, emancipazione, topless o stessi diritti dell’uomo di stare con il torace nudo non chiama il nudismo”. Dipende da cosa intendiamo con i vari termini, in particolare con quello di nudismo, e da come vogliamo osservare i vari eventi. In realtà le cinque cose sono accomunate tra loro molto più di quello che possa apparire visto che tutte riguardano l’imprescindibile naturale diritto delle persone di vivere secondo loro scienza e coscienza, di non essere giudicate per quello che fanno o per come vivono e vestono.

    Analogamente direi che si cade nella stessa distorsione quando si afferma che “ci sono state evoluzioni importanti a favore della donna, concrete, vere, di valore, che vanno oltre “la libertà della minigonna, o di una parola maltrattata anche dalle donne: emancipazione”. Quelle citate sono le manifestazioni esteriori e concrete di quelle evoluzioni che si ritengono superiori; le “femmine” possono andare a scuola, le “femmine” possono votare, le “femmine” possono essere musiciste e via dicendo sono cose che in parte hanno determinato le conquiste citate ma in gran parte ne sono derivate: il mondo e il sociale non sono a comparti stagni, ogni cosa si lega indissolubilmente alle altre, nessuna meno importante, nessuna più importante, non ci sarebbero le une senza le altre. Tant’è che mi infastidiscono le tipiche frasi (che se vai a fondo scopri essere formulate proprio da chi dovrebbe piuttosto starsene zitto: maschilisti, maniaci, violenti, ignoranti, persone con cui è però impossibile confrontarsi: dovresti scendere al loro livello e li verresti battuto per la tua inesperienza) quali, per citarne una sola, “piuttosto che alle tette al vento, pensate alla fame del mondo”. E quest’ultimo era un punto su cui volevo soffermarmi nell’articolo, ma alla fine non sono riuscito a ben legarlo nel contesto e, per non perdere tempo ed uscire in contemporanea coi fatti di cronaca citati, ho preferito lasciar perdere, è comunque ben trattato nell’articolo che ho linkato in fondo al mio.

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