Nudi al lavoro


Non esiste l’impossibile, esistono solo cose che non si vogliono fare!

Quando, la scorsa estate, ho pubblicato “Nudisti in azienda? Un valore aggiunto!” la principale obiezione, tra altro avanzata dagli stessi nudisti (sic!), è stata quella di una cosa improponibile, di un qualcosa senza senso, di una situazione che avrebbe imbarazzato gli stessi nudisti. Orbene, come avevo già detto nell’articolo stesso, non facevo solo teoria, non avanzavo solo ipotesi e belle speranze, ma mi basavo su dati reali, su esperienze pratiche che alcune aziende avevano già fatto.

Andiamo a vederne alcune, ce ne sono molte altre delle quali, purtroppo, la rete ne ha perso o non ha mantenuto le tracce.

Onebestway – Lo psicologo aziendale David Taylor mette a nudo il personale e dopo un breve iniziale imbarazzo, il morale migliora, il dialogo si fa più sincero, la produttività cresce e l’azienda migliora.

Bold Italic’s – Sperimentano per un mese e … vogliono continuare.

Nude House dove i vestiti sono assolutamente proibiti.

Definitive dove, nel 2009, l’esperienza è stata motivata da una serie TV “The Naked Office” di Virgin1

Non esiste l’impossibile, esistono solo cose che non si vogliono fare!

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 3 aprile 2015, in Atteggiamenti sociali con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. ho guardato il primo filmato Non so l’inglese, Ho osservato le immagini, queste persone sono riuscite a spogliarsi parzialmente, durante la loro mansione lavorativa. Emanavano forme poco sciolte, imbarazzate nonostante la presenza degli slip. Una sola fra loro si è spogliata completamente coprendosi comunque con il computer. Non conoscendo il dialogo non so cosa stava dicendo. E’ stato un’esperimento iniziato con la prima ragazza completamente nuda che in modo disinvolto ha interagito con il gruppo tessile e senza problemi si è alzata ed è uscita. Questo documento dimostra che il nudismo può entrare in ogni luogo ma anche che se non lo si condivide appieno non ci si sente a proprio agio

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    • Non cvi si sente a proprio agio per effetto di un lungo e profondo condizionamento, per superarlo non basta condividere mentalmente il nudismo, ma bisogna vivere e provare la naturale e quotidiana nudità. Per altro questi non si sentivano a loro agio più che altro perchè poi sarebbero apparsi in TV, in più i loro atteggiamenti non erano spontanei ma condizionati da esigenze televisive, tra le quali la censura.

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  2. ho guardato anche il secondo filmato Con la continuità si sono rivelati meno imbarazzati. Intuisco che è stato un modo per superare delle barriere produttive/creative e che una volta raggiunto lo scopo siano ritornati tessili come prima almeno sul posto di lavoro Ma potrei anche sbagliarmi, visto che “ascolto” solo le immagini

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    • Devi tener conto che sono anglosassoni (per i quali la nudità è un tabù enorme) e che non è stata una decisione condivisa ma una forzatura e poi, cosa ancor più importante, erano ripresi dalla TV. Che poi siano ritornati o meno tessili è cosa di poca se non nulla rilevanza (per altro non era l’obiettivo dell’iniziativa, che se lo fosse stato probabilmente ci sarebbero arrivati), quello che conta è che hanno superato delle barriere e sono riusciti a lavorare nudi insieme, che hanno dimostrato la fattibilità della cosa. L’imbarazzo inziale rafforza ancora di più il messaggio di fattibilità. Se fossero partiti giù tutti belli e disponibili sarebbe sembrato tutto banale, si sarebbe pensato che già di loro fossero tutti dei nudisti e le scene costruite ad arte. così, invece, è naturale e reale come di fatto lo era.

      Nessuno vuole affermare che l’accettazione della nudità sociale sia semplice e indolore, si afferma solo che è possibile arrivarci e che si ottengono tanti vantaggi diretti indiretti. Si rinuncia a qualcosa solo perchè vi sono delle difficoltà? Direi proprio di no!

      Gli articoli linkati sono assai più significativi: in ambedue i casi ci si è resi conto del valore intrinseco della nudità, dei suoi vantaggi e si è sviluppato il desiderio di continuare a lavorare nudi. 2 a 1, anzi 2.5 a 0.5, direi che la nudità al lavoro vince senz’ombra di dubbio.

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