Vince la vittima


Nel nostro strampalato sistema di cultura e valori, vince chi più sa fare la vittima, chi lamenta ingiustizie e soprusi, chi si vuol riscattare, indennizzarsi d’un danno (val bene anche calcare la mano): di fronte a una vittima l’appoggio corale cresce spontaneo, il consenso è empatico.

Non è raro nelle nostre escursioni incontrare altre persone: noi nudi, esse vestite. Da persone educate, per paura di offendere ci siam premuniti chiedendo: «Vi disturba se siamo nudi?», «Vi offende vederci così come siamo?» L’escursionista incrociato stava ancora raccapezzando le idee, perplesso di fronte a una situazione inconsueta, ancora non l’ha valutata, non ha ancora deciso come prenderla e noi gli diamo l’imbeccata: che potrebbe sentirsi disturbato o offeso! Ma noi di sicuro non volevamo né creare imbarazzo, né offendere. Noi stessi gli abbiamo suggerito che potrebbe sentirsi una vittima, che una libertà che ci siam presa ha superato i confini. In quanto vittima è in una botte di ferro, e perciò potrebbe alzare la cresta, forte proprio dello spunto che noi gli abbiam dato. Per primi abbiam riconosciuto che potremmo avere una parte di torto e che contiamo sulla sua comprensione. Così finiremo per correr dei guai. Garantito. Disturbati ed offesi inveiranno contro di noi, e noi pagheremo. Non andremo in prigione, ma saremo egualmente un po’ meno liberi.

Se noi consideriamo coloro che incontriamo vittime potenziali del nostro star nudi, diamo noi stessi la conferma che è la percezione soggettiva di un possibile danno a creare il dolo, la colpa, il reato. Il sano principio neminem laedere (“non far male a nessuno”) dovrebbe valer per entrambi. E anche per noi stessi con noi.

La scena mi richiama una corrida, dove tutti ce l’hanno col toro, come avesse tutte le colpe, come se gli spettatori fossero vittime della sua cattiveria, del suo furore, del fatto che è nero! Con le picche si tagliano i muscoli del collo, così che lo tenga chinato; con le banderillas lo si rende quel tanto aggressivo che fa tanto spettacolo. È dimostrato che è minaccioso, che può fare del male («che bisogno abbiam più di testimoni?» Vangelo di Matteo 26, 65), «le vittime siamo noi! Crucifige!») … Chi sta dalla parte del toro non va alle corride.

Quando vigeva la censura sui film, bastava la denuncia di uno spettatore scandalizzato (e di un magistrato) per far ritirare la pellicola su tutto il territorio nazionale e bruciarla in un rogo pubblico (come è capitato per il film di Giulio Questi Nudi per vivere del 1963). Lo spettatore si è sentito leso nella sua sensibilità, e ha usato il destro fornito dalla legge per imporre il suo punto di vista – anche pretestuosamente, – anche contro gli altri 99 spettatori che non si sono scandalizzati. Ma perché delegare a quell’unico spettatore, al suo gusto, alle sue preferenze, alle sue fisime il diritto di scelta per gli altri 99? (come se questi non avessero una testa loro in grado di giudicare per sé). Se la legge mi dà una mano, non butto l’occasione per ergermi arbiter elegantiarum: è un piccolo potere, ma sempre un potere.

La possibilità di passare per vittime ha una grande attrattiva, è come sentirsi al sicuro dietro il burladero dalla furia del toro, e magari aizzarlo ancora di più. La vittoria è assicurata, si passa persino da eroi, da campioni di moralità e buon costume, si vive un inatteso momento di gloria e notorietà. Senza alcun merito proprio, senza alcun rischio, senza alcun danno. Il “buon senso” ha la meglio, l’ordine è ristabilito. E noi, veniamo ricacciati nei ghetti, additati a peste morale e sociale, mele marce da separare, malerbe da estirpare.

Spesso ci facciamo scrupolo per la presenza di bambini, sebbene sappiamo molto bene che sono meno “disturbati” e “offesi” rispetto agli adulti. Gli adulti che li vogliono “educare” colgono al volo l’occasione insperata per sostanziare e rincarare l’“offesa” ricevuta. Chi meglio dei bambini può assumere il ruolo di vittima indifesa? (Scoprendo poi magari, a cose concluse, che quegli stessi bambini sono stati vittime di un’offesa maggiore ad opera dei loro stessi genitori).

Nelle prossime uscite non mi scuserò più per come (non) sono vestito, non presterò io stesso la freccia con cui colpirmi, non farò più domande “cortesi” ed autolesive, non mendicherò l’accoglienza di altri, e da bravo nudista non mi metterò nei panni degli altri, visto che ho buttato anche i miei. Nei “momenti di contatto” mi darà forza il mio orgoglio, non mi sottovaluterò, non mi sentirò debole, vittima di atavico senso di inferiorità, non penserò di essere in una situazione precaria; sebbene nudo non sono così vulnerabile, non mi sentirò dalla parte del torto.

Se noi stessi ci creiamo le vittime, non lamentiamoci se poi saremo noi a pagare, a riparare torti presunti, a risarcire danni inventati. A limitarci una libertà che la legge ancor non ci ha tolto.

Ma noi siamo magnanimi!…

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 4 aprile 2015, in Atteggiamenti sociali, Cinematografia, Giurisprudenza sul nudismo con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Invero se vincesse chi più sa fare la vittima i nudisti dovrebbero aver già vinto da un pezzo vista la loro attitudine al vittimismo più esasperato. No, non è così semplice, come non è così semplice dire non chiederò più.
    Vince chi alza la voce, specie se la controparte se ne sta zitta; vince chi non si mette nei panni degli altri, specie se la controparte si premura di non offendere; vince colui a cui dalla controparte viene data la possibilità di determinare, di decidere, di scegliere. Qui veniamo sulla stessa conclusione che è senz’altro insensato e controproducente rendersi sottomessi, nel contempo è però sensato e producente, vittorioso direi, coinvolgere gli altri in una decisione comune, decisione che, per essere tale, deve comprendere sia il si che il no, pur che siano dialogativi e costruttivi.
    L’educazione è sempre vincente, il rispetto (inteso come considerazione dell’altro e non come sottomissione all’altro) è educazione ed è educativo. Per dare l’esempio lo dobbiamo dare sotto tutti i punti di vista, anche sotto quello del dialogo. Tra l’altro psicologicamente parlando è ben difficile che ti venga detto no quando chiedi cortesemente un qualcosa, si tratta solo di come lo chiedi (anche nel senso del dare all’altro potere: questo accade se chiedi con il posso, le dispiace, ma non accade se chiedi con il la avviso, guardi che, eccetera). E lo dice anche la PNL che è una delle forme di comunicazione più vicina alla psicologia: ottieni ciò che dai, indi se dai aggressività ti rispondono aggressivamente; se dai comprensione ti comprendono!
    Dobbiamo sicuramente osare di più e pretendere di più, ma non esiste il tutto e subito, bisogna procedere progressivamente, con fermezza, ma progressivamente.

    Mi piace

  2. Considerazioni molto interessanti da entrambi, Vittorio, Emanuele…mia opinione a riguardo è: visto che in linea di massima chi si avvicina al nudismo naturismo è dotato di una spiccata personalità e spirito di vitalità e osservazione notevoli, noi nudisti dovremmo fare un ultimo ulteriore sforzo, metterci sullo stesso piano, del mondo tessile non sentirci inferiori nemmeno per un solo istante, anzi aver dentro di sé la consapevolezza che noi siamo più avanti, cerchiamo di costruire una società migliore di quella attuale, per tanti aspetti misera e degradante, se poi qualcuno ci ostacolerà in tutti i modi possibili , noi dobbiamo andare avanti, forti della consapevolezza che chi si mette a” nudo” sotto tutti gli aspetti è “vestito di una corazza inespugnabile”

    Mi piace

    • Esatto Angelo! Purtroppo è quello che una politica naturista improntata sull’opportunismo (far crescere solo e unicamente i villaggi chiusi e riservati… triplo sic!) ha volutamente impedito, riuscendo perfino a inculcare nella mente dei nudisti la paura nei confronti dell’unico vero naturismo (eh si, stavolta parlo di naturismo eheheh), quello negli spazi liberi, e un alterato concetto di rispetto inteso come sottomissione unilaterale del nudista verso la società tessile, anziché come reciproca comprensione e tolleranza nella contemporanea condivisone degli spazi e dei luoghi.

      Mi piace

  3. Bello il tuo articolo Vittorio. A volte io stessa chiedo a chi è presente con me se da fastidio una cosa o piuttosto un’altra. Può essere ad esempio la musica accesa in ufficio ed entra un cliente. La tua domanda a me arriva come forma di rispetto verso le persone che entrano nel tuo spazio e che non potevano sapere cosa avrebbero trovato Mi arriva come atteggiamento di consapevolezza verso la realtà che vivi e di onestà. Non riesco ad interpretarlo ne interpreto la mia disponibilità quando mi pongo nel medesimo atteggiamento come forma autolesionista ma come disponibilità verso l’altro.

    Mi piace

Lascia un tuo contributo

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

MOUNTAIN SOUND

LA' DOVE VIVONO GLI ANIMALI - MATTIA DECIO PHOTOGRAPHER

nude races

Copyright Enterprise Media LLC 2010-2017

Fools Journal

Magazine di cultura: letteratura, fotografia, arte, moda, queer life, eventi, musica, cinema, attualità

Aurora Gray Writer

Writer, dreamer, voracious reader and electric soul.

Gabriele Prandini

Informatico e Amministratore

Clothing Optional Trips

We share where we bare. Enjoy your trip.

silvia.del.vesco

graphic designer, photographer and fashion stylist

mammachestorie

Ciao, mi chiamo Filippo, ho 6 mesi e faccio il blogger

GUIDAXG

La guida agli eventi per giovani menti

Matteo Giardini

… un palcoscenico alla letteratura! ...

Cristina Merlo

Counselor e Ipnotista

PRO LOCO VALLIO TERME

Promuoviamo il turismo a Vallio Terme eventi - sport - cultura - enogastronomia

I camosci bianchi

Blog di discussione sulla montagna, escursionismo, cultura e tradizioni alpine

Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

The Naturist Page

Promoting social non-sexual Naturism & nudism

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: