Un corpo che sboccia


La vita che ho dentro! Che nemmeno la sento. Mi svuota e rimpiena.
M’affoga, mi fa respirare. Il corpo non è solo un’interfaccia meccanica.
Attira e converge su ogni cellula l’ardore in cui è immerso.
Quando passeggio nudo al vigneto mi sento dissolvere, svaporare
e di altro – di erba, di sole, di spazio – mi ricompongo.

Respiro luce, tepore e freschino, odori distinti e purezza dell’aria.
È un modo dell’essere, son tutto una branchia, mi clorofillo.
La cupola della mia mente è azzurra come il cielo che vedo,
verde come una foglia, per questo è ancora goloso un cavallo dei tralci di vite.

Nei prati stan falciando i maggenghi, le froge briache d’odori.
Ci passo attraverso, ma il movimento è solo apparente:
tutto rimane anche nel passo seguente, passato quell’attimo.
Scoppierei se mi entrasse quel tutto, non sminuzziato in attimi e passi.

Un volto femminile si china sul mio: «Non ci posso credere!» lei dice e io penso.
Mi mancava questa presa che mi serra al reale, che mi compatta col vivere.
Mi chiama per nome e cognome come fosse una grande occasione, ufficiale.
Pelle con pelle, la punta di un dito mi percorre lo sterno, mi dice son qui.

Un timbro mi entra, una voce che parla, s’assona al mio battito.
Una corrente avvolge in alone il mio cuore, una nube con piccoli lampi.
Lo pungono, accelera i battiti come temesse, sorpreso dall’emozione del nuovo.
Fa balzi di gioia, come andasse a canestro, incredulo di esser nel bene.
Ma è già accaduto, sta accadendo: quel dito era una lama che mi apriva:
mi par di sentire l’unghia che taglia, il polpastrello che medica.

Il corpo non fa da ponte: è un luogo da dove osservare al di là.
È uno stelo che fa parte del fiore: stami e stimmi per dare e ricevere.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri.

Pubblicato il 10 maggio 2015, in Poesia con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. complimenti molto bella La condivido

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