Solarium (malga Torrione, Bagolino)


La nudità è multicolore, il corpo irraggia la sua lucentezza,
scoppia di salute, vivo e contento di vivere – senza pensarlo.
In quiete, pacato si gode il tempo che ha innanzi, senza scadenze immediate.
Le mani incrociate dietro la testa, sento espandermi come un vapore,
assorbo forme e colori, computo nomi, presenze e distanze in un tutto.

Avverto il contatto del dorso contro la roccia e poi solo la pelle che vedo.
Rispetto ad un sasso, ad un albero, a un filo d’erba, e persino a un ruscello, potrei muovermi,
attraversare il ruscello, camminare nell’erba, toccare quell’albero,
andarmi a sedere su quel sasso col bel muschio e gialli licheni.
Penso che sono in vantaggio, più forte… ma se mi muovo perdo sensibilità.
Se mi ricompatto son meno presente, concreto: ritorno ad esser quel che mi penso.

Da fermo si aprono i pori, mi entra quel vento; odori suoni colori fanno contraria.
Nel vuoto dei pori pare che tutto mi colmi… di questa porzione del tutto che vedo.
Son nudo persin dei pensieri che di solito faccio di me, che m’impacchettano.
Dal corpo non mi salgon pensieri: son fatto di quel che mi arriva e che sento.
Ogni organo un radar che capta secondo la propria natura e costituzione:
gli occhi son pieni del fragore del ruscello che scroscia, che scorre veloce discosto.
Le orecchie son piene di spazi, distanze, voci, presenze, cinguettii, aria che cambia.

Come rugiada quel che vedo si condensa in piccole gocce che m’imperlan la pelle.
Il sudore m’ha portato sin qui, ed ora mi rinfresca una brezza che passa e rasciuga.
Sento le vene gonfiarsi, un velo d’acidulo in fondo alla lingua, come di latte cagliato.
La luce mi attraversa, il tepore mi avvolge, mi vortica in testa, m’assonno.
Raggi mi perlustran la pelle, cipria dorata mi piove, dopo il bagno, dal sole.

Le parole han perso i confini, non ha più senso definir, designar che son nudo.
Non c’è nemmeno necessità di capire, che già tutto me lo dice il dintorno.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 23 maggio 2015 su Poesia. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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