Escursioni miste


Altri escursionisti ci osservano incuriositi durante la pausa pranzo

Altri escursionisti ci osservano incuriositi durante la pausa pranzo

Nudo opzionale

Le nostre escursioni miste si stanno rivelando un successo, e una via da percorrere.

Si collocano in un’interzona fra il mondo tessile e il ghetto. O meglio, anticipano, concretizzano, l’idea utopica e peregrina dell’indifferenza verso il corpo nudo.

Ben oltre la tolleranza. Non vorrei essere “tollerato” da una norma benpensante, da un uso comune che fa un’eccezione: così facendo, come dice il proverbio, la regola vien confermata.

L’utopia che abbiamo di mira e che cerchiamo di mettere in pratica, correggendo e imparando ogni volta, è di una semplicità impressionante: si può esser nudi o vestiti indifferentemente. “Nudi è meglio”, ma questo lo lasciamo a ciascuno da scoprire.

Questa indifferenza man mano sta prendendo piede, allarga il pensiero, lo espande oltre steccati inveterati sia in noi che in chi occasionalmente ci incontra. Molti infatti pensano che il pudore sia naturale, innato. Invece no, è un’acquisizione culturale, un comportamento sociale, un’abitudine consolidata (come spiegava Emanuele in un recente articolo).

Quanto più il nudo diventa opzionale, senza che ne derivino sanzioni o acclamazioni, tanto più diventa un atteggiamento e comportamento non etichettabile, una variante irrilevante e senza particolari significati aggiunti, tanto più è aperta la strada a una più generale accettazione. Come l’abito non fa il monaco, così nemmeno il nudo allora fa l’uomo.

L’essere nudi è un tratto che non sostanzia una differenza: le individue personalità, le singole identità personali non si lasciano modificare o interpretare da una manifestazione così esteriore come il portare o meno “una toga” (cfr. il faceto componimento di Galilei, Capitolo contro il portar la toga).

Le persone vestite nel gruppo

Nelle nostre escursioni abbiamo cancellato la linea di demarcazione fra il nudo e il vestito. Noi che abbiamo vissuto e voluto questo annullamento ci siamo accorti come di un’ovvia evidenza, che si trattava di una linea ideologica, che voleva tenere distinte in bianche e nere menti e coscienze, aggiungendo il deterrente un po’ arcano della vergogna, il tormento dei sensi di colpa, la minaccia di uno stigma sociale.

Le persone vestite che si uniscono a noi nelle nostre escursioni non si scandalizzano più, nel momento stesso in cui hanno deciso avevan già distrutto a picconate “il muro di dentro”. Il rapporto reciproco non si basa sulla tolleranza, su un’accettazione perbenistica, e nemmeno più tanto sul rispetto (quest’ultimo sembra l’altra faccia della vergogna…). Avendo azzerato in sé ogni differenza, avendo banalizzato l’opzione nudo/vestito, avendo tolto ogni significato attribuibile alla scelta di campo (anzi avendo tolto la siepe di confine e unito un uno i due campi), invalidando ogni discriminante ancora vigente, si sono resi più consapevoli di quel che impercettibilmente è tuttora ben operante nella maggior parte del consorzio umano. Intendo i condizionamenti e i criteri di separazione in “buoni” e “cattivi”. Vuol dire che hanno fatto un percorso parallelo al nostro. Se continuano a frequentarci vuol dire che ci approvano e si trovano meglio.

Mi premeva dire che l’opzione nudo/vestito non ci cambia identità, ma solo l’atteggiamento – attivo e passivo – nei confronti degli altri: per la parte attiva, la mancanza di senso del pudore/vergogna ci ha tolto un grosso fardello insensato, facendoci riprendere quella fiducia in noi, quella dignità del corpo che ci era stata umiliata con precetti, buona educazione e il “buon esempio”. Per la parte passiva, la nostra indifferenza rispetto allo sguardo e all’opinione degli altri è da considerare alla stregua di un passo di emancipazione e rafforzamento della nostra indipendenza, originalità, maturità e identità. Noi rimaniamo sostanzialmente noi stessi, pur non seguendo le mode, i riti, gli stereotipi del resto della società. Il dubbio di esser dalla parte sbagliata non ci scalfisce: ci basta che la sentiamo per nostra, assolutamente nostra.

Incontri – desideri – identificazione – occasione

Infine un’ultima considerazione “tattica”. Sono sempre più convinto – e gli incontri con altre persone in Val di Stabio me lo hanno suggerito e subito confermato – che il nostro gruppo misto ha fatto cadere dei muri in chi ci ha visto. Le persone che abbiamo incrociato o che semplicemente passavano a distanza, constatando la presenza indifferente di persone nude e vestite si saranno identificate con le persone vestite, si saran chiesti come essi stessi si sarebbero sentiti in una situazione simile. Vedendo l’esempio concreto, l’esperienza di una pacifica, possibile, cordiale, serena, naturale convivenza, possono essersi sentiti attirati, può esser nato il desiderio – forse coltivato in segreto da tempo – vedendone la evidente fattibilità, di misurarsi e scoprire le proprie reazioni in una situazione finora solo immaginata, cercando di capire perché fossero così impacciate, timorose, imbarazzate, al limite del crollo nervoso. Ma d’altra parte anche decisiva, imprescindibile per la propria crescita personale.

Oso azzardare che non è tanto la presenza di nudi ad attrarre: lo sarebbe qualsiasi altra situazione “curiosa” messa in atto da nostri altri simili; ma la rara, immediata, concreta possibilità di potersi addentrare in una zona non mai ben esplorata, di potersi aprire alle genuine sensazioni che il corpo ci manda ed accettarle per quelle che sono, senza gli inquadramenti preconcetti della mente e della cultura, di potersi anche confrontare, sentendo da una parte una sorta di protezione nella presenza delle persone vestite del gruppo e dall’altra la conferma che il passo azzardato in una zona malcerta e ritenuto sinora insidiosa, non è tale e lo si legge nel volto di quei che son nudi.

Gli abiti sono anche abitudini che si conservano finché le osserviamo, infrangibili come superstizioni finché ci si crede, finché non si decide di agire da sé.

Un gruppo di escursionisti passa in lontananza

Un gruppo di escursionisti passa in lontananza

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 14 giugno 2015, in Atteggiamenti sociali con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Grandioso articolo, riflessioni interessantissime e decisamente stimolanti. In poche parole hai scritto quello che da anni vado dicendo e che ancora non ero riuscito a formulare con altrettanta sitensi e illuminante chiarezza. Bravo!

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  2. complimenti Vittorio, hai fatto un’ottima sintesi di quello che stiamo portando avanti, noi di Mondo nudo, non ci limitiamo a stare bene solo con noi stessi, come del resto fanno tutti i nudisti, ma stiamo coinvolgendo , modificando l’approccio alla natura, alla montagna, di tanti appassionati che mai e poi mai avrebbero pensato di passare ore ed ore in compagnia di nudisti, persone normalissime ma che hanno una forza vitale sincera sana e genuina, questa forza viene recepita e accettata da chi anche occasionalmente incrociamo.

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  3. Credo che con queste iniziative si stiano facendo grossi passi in avanti… complimenti davvero per la riuscita di questa integrazione. D’altra parte le foto documentano bene il tutto. Chissà se alla prossima escursione cadrà qualche altro vestito. Da parte mia vorrei tanto essere con voi in quei posti meravigliosi!

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