Quadro che non quadra


IMG_0635Vado a casa d’altri e devo restare vestito perchè è giusto adeguarsi alle abitudini di chi ci accoglie.

Vengono gli altri a casa mia e devo vestirmi per evitare di mettere in imbarazzo chi viene a trovarmi.

Bah, c’è qualcosa che non quadra in questo: alla fine son sempre e solo io a dover modificare il mio atteggiamento per far piacere agli altri. No, così funziona male, così più che parlare di rispetto si deve parlare di onnubilazione, la mia!

Perchè non usare una regola che contempli la reciprocità?

Meglio ancora…

Perchè non possiamo semplicemente essere noi stessi sempre, comunque e ovunque?

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei tre blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport, in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con la natura, seguendo i suoi insegnamenti ho imparato a lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 4 luglio 2015, in Atteggiamenti sociali con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. Hai ragione Emanuele. Siamo ancora molto indietro su questo aspetto. Anche da vestiti. Sì perchè essere noi stessi è difficile da mettere in pratica. La società ti vuole in un certo modo e se rispetti te stesso le possibilità di non piacere sono molteplici. E’ un baratto alla fine al di là del vestito o meno, al di là di essere a casa d’altri o propria.

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  2. Il tuo articolo Emanuele,che tra l’altro condivido pienamente, mi ha fatto venire in mente, tanto per sdrammatizzare quei cartelli che si usano fuori la porta ”attenti al cane”. Dovremmo forse scrivere sui nostri ingressi”attenti al nudista”?
    Venerdì mattina suonano alla porta. La badante della mia dirimpettaia centenaria mi chiedeva aiuto. Istintivamente apro la porta, ma totalmente sovrappensiero avevo dimenticato di essere nudo. ”Scusi, un attimo metto i pantaloni”. ”Non si preoccupi, sta scivolando mi aiuti da sola non ce la faccio”
    La mia nudità era passata in secondo piano. Il suo problema in quel momento era la sua assistita non il mio essere nudo. Dopo i suoi mille ringraziamenti, sono rientrato in casa, facendo la tua stessa riflessione.

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    • Grazie Stefano per il prezioso contributo. Cosa ne possiamo evincere? Che, con un poco di furbizia e attenzione, possiamo sfruttare priorità di più alto livello per educare il vicinato, e non solo quello, alla nostra nudità!

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  3. Mario Chigiotti

    Purtroppo la mentalità comune è soggetta ad un perbenismo di facciata che condiziona i comportamenti. Non c’è nulla di più assurdo che provare vergogna per il proprio corpo o vergogna per la vista di un corpo altrui. Vergogna che poi, in realtà, credo che non ci sia. C’è soltanto un comportamento condizionato che impedisce la naturale espressione del nostro essere e di questo condizionamento soltanto poche persone si rendono conto e se ne liberano.

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